Trentesimo Episodio: Nature_1  


MusicPlaylist
MySpace Music Playlist at MixPod.com

Vide lo scafo della Northern Star allontanarsi velocemente.
Esplosioni che detonavano sulla nave illuminarono i suoi occhi e i capelli.
Vide i draghi passargli sopra senza accorgersi di lui. Figure in volo si riflettevano sui suoi occhi.
Poi portò lo sguardo a terra…
La foresta gli crollò addosso.
O forse era il contrario.
Protesse la bottiglia.
Poi svenne.

Quando riaprì gli occhi era ancora vivo.
La notte era ormai passata del tutto.
Era mattina.
Nessuno si era accorto di lui. I draghi non avevano nemmeno perso tempo a setacciare la zona, sicuri come erano di dover cercare la Northern Star… e poi in fondo a nessuno fregava qualcosa di lui…
Erano tutti dietro Dante…
A nessuno importava qualcosa di lui tranne…
Tranne forse Ridley… o lo stesso Dante…
Sorrise. Le fasciature erano sporche di sangue... ma le emorragie sembravano ormai un ricordo lontano.
Ricordò di quando Dante lo veniva a trovare a Tradnor quando era piccolo, e anche dopo... il tempo che avevano passato assieme.
Draghi e umani erano rimasti a lungo tempo separati dopo gli esiti della Vera Guerra… ognuno dava la colpa della sconfitta agli altri… e alla fine i rapporti si erano arrugginiti.
Dante sembrava estraneo ai pregiudizi… estraneo a tutto.
E così veniva spesso a trovarlo… era amico di suo padre, e qualche volta aveva anche giocato con lui.
In effetti conoscendolo non sembrava proprio il tipo da giocare coi bambini... o da prendersi cura di loro.
Forse era per il fatto che anche il drago in un certo senso era insofferente della carica nobile… come lui da piccolo, come lui da grande.
Cos’era quella bottiglia?
La guardò. Sembrava sangue.
E non sembrava una bottiglia.
Sembrava più un vaso… dalla strana forma.
Poco a poco fece caso al proprio cuore…
Si sentiva meglio… non era più pesante come prima.
Certo... aveva il corpo spezzato un po’ ovunque… ma il cuore… sembrava a posto.
Si accese una sigaretta.
Poi decise che fosse il caso di scendere da quel groviglio di liane in cui era imprigionato mezzo sotto sopra...
«Eh che cazzo…»
… bastò liberare appena la katana per togliersi subito di impaccio.
Atterrò… barcollò un po’, era ancora debole.
Cominciò a camminare.


Il risveglio di Astea non fu dei migliori. Sembrava che avesse dormito in uno di quei distruttivi sonnellini da pomeriggio caldo ed ozioso.
Gli occhi abbottonati. Un'acidità di stomaco galoppante unita a un sapore in bocca disgustoso. Era sudato e a buon bisogno aveva anche dormito in una posizione scomoda.
A fatica s'issò a sedere. Pensò che issarsi a sedere per lui prima aveva tanti significati. Vedere dove si trovava, guardarsi intorno, sentire il vento. Adesso invece era solo una tappa prima di alzarsi in piedi.
Molto nella sua vita aveva perso valore.
Si mosse. Dove si trovava? Domanda stupida… o forse non aveva importanza.
In piedi. Qualche passo.
Non è propriamente piacevole risvegliarsi in quello stato senza sapere dove si è. Sembra di stare ancora dentro un sogno… magari uno di quelli che si mischiano alla realtà.
Poi delle sbarre. Si accorse poco dopo che c'erano delle altre catene oltre alle solite, gli legavano i polsi.
«Ma che diavolo?»
«Oh il tizio s’è svegliato» disse una voce. «Qualche ultimo desiderio?»
«Ma che volete ammazzarmi?»
«Ovviamente si,» disse la voce.
Astea rise.
«Posso almeno chiedervi chi siete? Il villaggio di prima? Quello con la locanda delle zucchine ripiene?»
«Non so di cosa tu stia parlando… a ogni modo il mio capo ti ha catturato e ti ha portato nel nostro nascondiglio.
«Chi è il tuo capo?»
«Non lo conosci? È il terrore nero! Il Fante Oscuro! La stessa figura che secoli fa terrorizzò l’intera penisola seminando morte e distruzione finché un giorno non svanì nel nulla, alcuni dissero che si era diretto verso sconosciuti antichi regni del nord… altri parlarono di una punizione divina… beh il Fante Oscuro è qui e ha scelto voi come suoi sacrifici.»
«Fammi capire… questo “Fante Oscuro”… sacrifica le persone? Io ricordavo che le faceva semplicemente a pezzi quando era irritato…»
«Ovviamente sì! Sacrifica le persone e presto avrà ai suoi piedi un esercito di uomini per conquistare Sadon! O meglio ancora Ithos!» Rispose ancora la voce.
«Senti ma non è che stiamo parlando dello stesso tizio-maniaco con intorno delle storie assurde sul fatto che rubasse le anime e altre idiozie dal paese delle zucchine ripiene?»
«Il Fante Oscuro ha molti nomi e molte leggende… e dopo secoli di inattività nessuno si ricordava più di lui così sono sorte nuove leggende attorno alla sua figura.»
«TU chi sei?»
«Io sono il boia e sono il suo braccio destro! Il suo più importante seguace!
«Il braccio destro? Non è che sei l'unico?»
«Ovviamente si!!! Ma presto saremo in molti! »
Astea scosse la testa appoggiandosi alle sbarre.
«Ehm ma sei il boia e stai qui a chiacchierare con me?»
«Ovviamente si! Mi piace sempre fare due chiacchiere con la gente prima di ucciderla… mi aiuta a conoscerla e a farmi una idea di loro… sai… per ammazzarli meglio.»
«Capisco… sei un professionista… ti è mai capitato di non riuscire ad ammazzare qualcuno?»
«No no no! Una volta ho avuto problemi per via di un gruppo di amici di un condannato che hanno cercato di salvarlo da un rogo… ma sono stato abile. Ho lanciato la mia ascia e ho spezzato condannato e palo in un colpo solo… così sono riuscito a rimediare al casino…»
«Interessante… quando mi ammazzate?»
«Fra una decina di minuti credo… fra poco ti avrei svegliato io stesso…»
«Quanto è che dormo?»
«Qualche giorno.»
«Capisco… strano ho come l’impressione che dovrei ricordarmi di qualcosa ma adesso non mi viene in mente…»
«Forse ti riferisci ai tuoi amici? C’è dell’altra gente che sarà sacrificata oggi… dicono di conoscere qualcuno che risponde alla tua descrizione…»
«Amici?»
«Così hanno detto…»
«Boh non mi viene in mente nessuno a parte la Morte…»
«Già… bella battuta… a te toccherà il rogo, ho deciso… mi hai fatto pure ricordare quell’episodio di gioventù…»
«Ok grazie… spero sia la scelta adatta… anche se altre volte ci ho provato ma non ha funzionato…»
«Davvero?»
«Si… è una storia lunga… un giorno te lo spiegherò…»
«Ok… anche se non credo che capiterà…»
«Non si sa mai… ah… sai dov’è la mia alabarda?»
«Mi sembra che il nostro capo abbia razziato il villaggio dove ti ha trovato... disse che non si divertiva più… c’era anche una alabarda nel bottino era un affare gigante e scomodo…»
«Ah ho capito… potresti portarla alla mia esecuzione? Ci tengo che sia li quando me ne andrò.»
«La terrò vicino al rogo. Mi sei simpatico.»
«Sei gentile dopotutto… grazie a quella alabarda mi oriento meglio… e poi è un ricordo di gioventù…»
«Allora sei sicuro di non sapere chi sono questi amici? C’erano anche due belle ragazze…»
Astea si grattò la testa cercando di riflettere…
«Guarda non mi ricordo proprio…»
«Ok… allora giustizieremo prima te e poi loro… il sacrificio di gruppo è più scenico e va per ultimo come pezzo forte…»
«Si si certo… immagino che saprai il fatto tuo…»
«Già… andiamo?»
«Ok.»
Astea si alzò, le sbarre scattarono con un suono metallico e la prigione fu aperta, poi seguì il boia.


Era molto tempo che camminava, era scesa nuovamente la notte. Non sapeva quanto aveva vagato. Camminare lo aiutava a riflettere, starsene da solo dopo così tanto tempo era strano. Si sentiva in un certo senso a casa. Per altri versi abbandonato.
Ma era solo colpa sua se le cose stavano così… o almeno si ripeteva questo.
Si domandò come mai Dante gli avesse lanciato la bottiglia… e poi cosa aveva Dante? Non l’aveva mai visto così… come… come se non fosse in sé.
Riprese a fissare il vaso ricolmo di sangue.
Strana accoppiata Noah con un vaso di sangue in mano.
Gli alberi del bosco finirono e arrivò su una rupe.
Cominciava ad avere fame.
Si sedette sul bordo.
Sotto di lui il mare sbatteva sulle rocce in migliaia di spruzzi.


Astea era legato per bene. Nodi bagnati che col fuoco si sarebbero stretti, avrebbero resistito di più evitando la fuga del condannato. Dovette riconoscere che era tempo che non veniva giustiziato con tanta professionalità.
L’unica cosa che non gli quadrava era il nome del Fante Oscuro.
Quel nome…
C’era odore di sudore e fumo.
Sembrava una specie di accampamento… o forse un rifugio nella roccia. Non sentiva ne vento ne fresco.
Iniziava a essere curioso sull’identità del maniaco pervertito… era strano che si ricordasse del Fante Oscuro…
Poi ripensò al suo seguace, il boia… tsk… non gli aveva nemmeno chiesto come si chiamava… ma d’altra parte nemmeno il boia l’aveva fatto, probabilmente una questione di etichetta.
Sentì del calore avvicinarsi, le torce.
Sentì anche le voci di una specie di sacerdote, scivolargli sopra.
«Astea?»
«Si?»
Era Etrom. Se ne stava li splendida, con le braccia conserte, sospesa a mezz'aria nel nulla come la vedeva sempre.
«Mi ammazzano?»
«Prova a indovinare.»
«No, immagino.»
«Già… ma devi stare attento… il Fante Oscuro non è una persona qualsiasi… a quei tempi io ero da poco in carica… ovunque arrivavo era già troppo tardi e di lui nemmeno una traccia… insomma… per me è una specie di idolo di gioventù… mi faceva fare tanto lavoro senza sapere nemmeno come facesse…»
«Etrom…»
«I corpi straziati con una violenza sovrannaturale… ma non era un demone! Era semplicemente molto in gamba!»
«Etrom…»
«Fammi finire! Pensa che una volta per poco non riuscii a guardarlo in faccia ma aveva il volto coperto… si forse… era un cappello…»
«Etrom il Fante Oscuro sono io!»
Gridò Astea. Il sacerdote si zittì all’improvviso, poi sentì il boia biascicare qualcosa mentre dei passi si avvicinavano verso di lui.
Etrom invece era semplicemente ammutolita.
«Cosa osa dire il miscredente?»
«Wabbé ormai l’ho detto. Il Fante Oscuro sono io! O meglio… lo sono stato, tempo fa ero abbastanza incavolato e desideroso di gente che provasse a uccidermi che andavo in giro a distruggere qualsiasi cosa mi si parasse davanti...»
«Tempo fa? Quest’uomo è pazzo! Parliamo di secoli fa! Solo il nostro capo può essere vissuto abbastanza a lungo…»
«Vorrei proprio vederlo questo impostore! Ehm dimenticavo… mi sa che mi sarà abbastanza difficile “vederlo”…» sorrise.
«Alle fiamme!» Urlò il sacerdote.
«Bruciatelo bruciatelo! Gridò il capo impostore con una voce diversa dalle altre due presenti oltre a Etrom.
«Eh no che palle basta!! ARGH! VADO A FUOCO!!»
Astea si liberò con facilità delle corde come se stracciasse una vecchia ragnatela e scese dal rogo spezzando il palo che lo reggeva. Non fece qualche passo col cappello in fiamme che un'ascia da lancio lo raggiunse diretta al petto scaraventandolo a terra.
«Bel lavoro boia… ma io non posso morire!» disse urlando a nessuno in particolare, con la mano destra sfilò l'ascia e la gettò a terra. Gli fece eco una imprecazione.
Improvvisamente però si sentì a disagio, come nudo, durò pochi secondi, poi tornò a sentire le cose che lo circondavano.
«Wein!» gridò Manoa. Per la materializzazione dell’energia dell’elfa non era stato difficile slegarli. Ora erano liberi.
«Usciamo di qui.»
«Ma Wein… Astea è ancora la sul patibolo… in fiamme» protestò Teiris.
«Lo so… ma… ecco, ti ricordi quando questa creatura ci ha preso alla sprovvista?»
«Si… con me si è finto Astea…con te si è finto me… sembrava avere qualche strano potere di lettura nel pensiero... e di mutaforma...»
«Precisamente… quella creatura è un demone e ha la capacità di leggere nell’animo umano per assumere le sembianze che più gli fanno comodo. Ho paura che con Astea si “fingerà” la persona sbagliata.»
«Che cosa?»
«Non discutere! Fuggi! Questo posto fra qualche istante sarà un inferno!»
«Un demone?? Sacro Galder che schifo!» gridò Manoa.
«Già! E io l’ho pure baciato!!» protestò esasperato il Drago Occulto.
«Cosa?» domandò Teiris.
«Niente niente!!» Le due ragazze imboccarono un profondo corridoio scavato nella roccia correndo chine per via del fumo che saliva verso l'uscita.

Astea raccolse l’alabarda vicino al rogo. Un’asta di due metri e ottanta non passa inosservata nemmeno per uno come lui. Poi una volta presa, la fece volteggiare in aria per capire dove si trovava.
Una figura si avvicinò. Si mise in guardia.
Poi tutto avvenne velocemente.
La figura, una ragazza, poco più bassa di Astea dai capelli di un castano più chiaro, mossi, fece per parlare con lui, Wein dall’entrata della grotta dove erano tenuti prigionieri, si fermò per qualche frazione di secondo a guardare la figura che fronteggiava Astea. Poi fece scorrere la balestra gigantesca sulla spalla e fece scattare una infinità di quadrelli ricaricando con una velocità fuori dal comune.
Sembrava che attorno alla sua balestra sventolassero impazzite decine di lingue di stoffa verde mosse da un vento impazzito, le sue braccia si muovevano troppo velocemente per essere distinte meglio di così.
Lei non riuscì a pronunciare nemmeno una parola che centinaia di strali luminosi la passarono da parte a parte.
Poi la sua figura divenne intermittente. Wein comparve vicino ai due, Astea sembrava aver sentito arrivare le frecce e si guardava intorno allarmato… il Drago Occulto invece fissò la ragazza che arrancava, si muoveva sconnessa, faticava a respirare… ma durò poco, le sembianze umane lasciarono il passo a quelle di una creatura malvagia e corrotta, un demone il quale volto mutava incessantemente mostrando tutte le facce che aveva visto nel cuore delle proprie vittime.
Wein caricò l’ultimo strale e glielo piantò fra gli occhi. Il demone prese a sprigionare un fumo nero denso e pestilenziale.
«Che diavolo succede? Sei tu Wein?»
Wein attese qualche istante, rapito dall’agonia del demone che lentamente svaniva… poi rispose come svegliandosi dal torpore.
«Si sono io, muoviti Astea, dobbiamo andarcene di qua.»
«E l’impostore?»
«Ci ho pensato io.»
«E il boia?»
«Ma che te ne frega del boia?» sbottò Wein con una vena pulsante sulla tempia.
«Non lo so era un brav’uomo!»
«Ma piantala idiota!»
Wein afferrò Astea, evitò un’altra ascia volante che per poco non gli accorciò l’orecchio destro, dopodiché i due già solcavano la pianura che si estendeva fuori dal rifugio del demone.
Teiris e Manoa attendevano insieme al somaro.
Probabilmente fu solo una impressione di Teiris… ma quando il somaro vide che Wein stava bene, tirò un sospiro di sollievo.

previous
index
next