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Vide lo scafo della Northern Star allontanarsi velocemente.
Esplosioni che detonavano sulla nave illuminarono i suoi occhi e i capelli.
Vide i draghi passargli sopra senza accorgersi di lui. Figure in volo
si riflettevano sui suoi occhi.
Poi portò lo sguardo a terra
La foresta gli crollò addosso.
O forse era il contrario.
Protesse la bottiglia.
Poi svenne.
Quando riaprì gli occhi era ancora vivo.
La notte era ormai passata del tutto.
Era mattina.
Nessuno si era accorto di lui. I draghi non avevano nemmeno perso tempo
a setacciare la zona, sicuri come erano di dover cercare la Northern Star
e poi in fondo a nessuno fregava qualcosa di lui
Erano tutti dietro Dante
A nessuno importava qualcosa di lui tranne
Tranne forse Ridley
o lo stesso Dante
Sorrise. Le fasciature erano sporche di sangue... ma le emorragie sembravano
ormai un ricordo lontano.
Ricordò di quando Dante lo veniva a trovare a Tradnor quando era
piccolo, e anche dopo... il tempo che avevano passato assieme.
Draghi e umani erano rimasti a lungo tempo separati dopo gli esiti della
Vera Guerra
ognuno dava la colpa della sconfitta agli altri
e alla fine i rapporti si erano arrugginiti.
Dante sembrava estraneo ai pregiudizi
estraneo a tutto.
E così veniva spesso a trovarlo
era amico di suo padre, e
qualche volta aveva anche giocato con lui.
In effetti conoscendolo non sembrava proprio il tipo da giocare coi bambini...
o da prendersi cura di loro.
Forse era per il fatto che anche il drago in un certo senso era insofferente
della carica nobile
come lui da piccolo, come lui da grande.
Cosera quella bottiglia?
La guardò. Sembrava sangue.
E non sembrava una bottiglia.
Sembrava più un vaso
dalla strana forma.
Poco a poco fece caso al proprio cuore
Si sentiva meglio
non era più pesante come prima.
Certo... aveva il corpo spezzato un po ovunque
ma il cuore
sembrava a posto.
Si accese una sigaretta.
Poi decise che fosse il caso di scendere da quel groviglio di liane in
cui era imprigionato mezzo sotto sopra...
«Eh che cazzo
»
bastò liberare appena la katana per togliersi subito di
impaccio.
Atterrò
barcollò un po, era ancora debole.
Cominciò a camminare.
Il risveglio di Astea non fu dei migliori. Sembrava che avesse dormito
in uno di quei distruttivi sonnellini da pomeriggio caldo ed ozioso.
Gli occhi abbottonati. Un'acidità di stomaco galoppante unita a
un sapore in bocca disgustoso. Era sudato e a buon bisogno aveva anche
dormito in una posizione scomoda.
A fatica s'issò a sedere. Pensò che issarsi a sedere per
lui prima aveva tanti significati. Vedere dove si trovava, guardarsi intorno,
sentire il vento. Adesso invece era solo una tappa prima di alzarsi in
piedi.
Molto nella sua vita aveva perso valore.
Si mosse. Dove si trovava? Domanda stupida
o forse non aveva importanza.
In piedi. Qualche passo.
Non è propriamente piacevole risvegliarsi in quello stato senza
sapere dove si è. Sembra di stare ancora dentro un sogno
magari uno di quelli che si mischiano alla realtà.
Poi delle sbarre. Si accorse poco dopo che c'erano delle altre catene
oltre alle solite, gli legavano i polsi.
«Ma che diavolo?»
«Oh il tizio sè svegliato» disse una voce. «Qualche
ultimo desiderio?»
«Ma che volete ammazzarmi?»
«Ovviamente si,» disse la voce.
Astea rise.
«Posso almeno chiedervi chi siete? Il villaggio di prima? Quello
con la locanda delle zucchine ripiene?»
«Non so di cosa tu stia parlando
a ogni modo il mio capo ti
ha catturato e ti ha portato nel nostro nascondiglio.
«Chi è il tuo capo?»
«Non lo conosci? È il terrore nero! Il Fante Oscuro! La stessa
figura che secoli fa terrorizzò lintera penisola seminando
morte e distruzione finché un giorno non svanì nel nulla,
alcuni dissero che si era diretto verso sconosciuti antichi regni del
nord
altri parlarono di una punizione divina
beh il Fante
Oscuro è qui e ha scelto voi come suoi sacrifici.»
«Fammi capire
questo Fante Oscuro
sacrifica
le persone? Io ricordavo che le faceva semplicemente a pezzi quando era
irritato
»
«Ovviamente sì! Sacrifica le persone e presto avrà
ai suoi piedi un esercito di uomini per conquistare Sadon! O meglio ancora
Ithos!» Rispose ancora la voce.
«Senti ma non è che stiamo parlando dello stesso tizio-maniaco
con intorno delle storie assurde sul fatto che rubasse le anime e altre
idiozie dal paese delle zucchine ripiene?»
«Il Fante Oscuro ha molti nomi e molte leggende
e dopo secoli
di inattività nessuno si ricordava più di lui così
sono sorte nuove leggende attorno alla sua figura.»
«TU chi sei?»
«Io sono il boia e sono il suo braccio destro! Il suo più
importante seguace!
«Il braccio destro? Non è che sei l'unico?»
«Ovviamente si!!! Ma presto saremo in molti! »
Astea scosse la testa appoggiandosi alle sbarre.
«Ehm ma sei il boia e stai qui a chiacchierare con me?»
«Ovviamente si! Mi piace sempre fare due chiacchiere con la gente
prima di ucciderla
mi aiuta a conoscerla e a farmi una idea di loro
sai
per ammazzarli meglio.»
«Capisco
sei un professionista
ti è mai capitato
di non riuscire ad ammazzare qualcuno?»
«No no no! Una volta ho avuto problemi per via di un gruppo di amici
di un condannato che hanno cercato di salvarlo da un rogo
ma sono
stato abile. Ho lanciato la mia ascia e ho spezzato condannato e palo
in un colpo solo
così sono riuscito a rimediare al casino
»
«Interessante
quando mi ammazzate?»
«Fra una decina di minuti credo
fra poco ti avrei svegliato
io stesso
»
«Quanto è che dormo?»
«Qualche giorno.»
«Capisco
strano ho come limpressione che dovrei ricordarmi
di qualcosa ma adesso non mi viene in mente
»
«Forse ti riferisci ai tuoi amici? Cè dellaltra
gente che sarà sacrificata oggi
dicono di conoscere qualcuno
che risponde alla tua descrizione
»
«Amici?»
«Così hanno detto
»
«Boh non mi viene in mente nessuno a parte la Morte
»
«Già
bella battuta
a te toccherà il rogo,
ho deciso
mi hai fatto pure ricordare quellepisodio di gioventù
»
«Ok grazie
spero sia la scelta adatta
anche se altre
volte ci ho provato ma non ha funzionato
»
«Davvero?»
«Si
è una storia lunga
un giorno te lo spiegherò
»
«Ok
anche se non credo che capiterà
»
«Non si sa mai
ah
sai dovè la mia alabarda?»
«Mi sembra che il nostro capo abbia razziato il villaggio dove ti
ha trovato... disse che non si divertiva più
cera anche
una alabarda nel bottino era un affare gigante e scomodo
»
«Ah ho capito
potresti portarla alla mia esecuzione? Ci tengo
che sia li quando me ne andrò.»
«La terrò vicino al rogo. Mi sei simpatico.»
«Sei gentile dopotutto
grazie a quella alabarda mi oriento
meglio
e poi è un ricordo di gioventù
»
«Allora sei sicuro di non sapere chi sono questi amici? Cerano
anche due belle ragazze
»
Astea si grattò la testa cercando di riflettere
«Guarda non mi ricordo proprio
»
«Ok
allora giustizieremo prima te e poi loro
il sacrificio
di gruppo è più scenico e va per ultimo come pezzo forte
»
«Si si certo
immagino che saprai il fatto tuo
»
«Già
andiamo?»
«Ok.»
Astea si alzò, le sbarre scattarono con un suono metallico e la
prigione fu aperta, poi seguì il boia.
Era molto tempo che camminava, era scesa nuovamente la notte. Non sapeva
quanto aveva vagato. Camminare lo aiutava a riflettere, starsene da solo
dopo così tanto tempo era strano. Si sentiva in un certo senso
a casa. Per altri versi abbandonato.
Ma era solo colpa sua se le cose stavano così
o almeno si
ripeteva questo.
Si domandò come mai Dante gli avesse lanciato la bottiglia
e poi cosa aveva Dante? Non laveva mai visto così
come
come se non fosse in sé.
Riprese a fissare il vaso ricolmo di sangue.
Strana accoppiata Noah con un vaso di sangue in mano.
Gli alberi del bosco finirono e arrivò su una rupe.
Cominciava ad avere fame.
Si sedette sul bordo.
Sotto di lui il mare sbatteva sulle rocce in migliaia di spruzzi.
Astea era legato per bene. Nodi bagnati che col fuoco si sarebbero stretti,
avrebbero resistito di più evitando la fuga del condannato. Dovette
riconoscere che era tempo che non veniva giustiziato con tanta professionalità.
Lunica cosa che non gli quadrava era il nome del Fante Oscuro.
Quel nome
Cera odore di sudore e fumo.
Sembrava una specie di accampamento
o forse un rifugio nella roccia.
Non sentiva ne vento ne fresco.
Iniziava a essere curioso sullidentità del maniaco pervertito
era strano che si ricordasse del Fante Oscuro
Poi ripensò al suo seguace, il boia
tsk
non gli aveva
nemmeno chiesto come si chiamava
ma daltra parte nemmeno il
boia laveva fatto, probabilmente una questione di etichetta.
Sentì del calore avvicinarsi, le torce.
Sentì anche le voci di una specie di sacerdote, scivolargli sopra.
«Astea?»
«Si?»
Era Etrom. Se ne stava li splendida, con le braccia conserte, sospesa
a mezz'aria nel nulla come la vedeva sempre.
«Mi ammazzano?»
«Prova a indovinare.»
«No, immagino.»
«Già
ma devi stare attento
il Fante Oscuro non
è una persona qualsiasi
a quei tempi io ero da poco in carica
ovunque arrivavo era già troppo tardi e di lui nemmeno una traccia
insomma
per me è una specie di idolo di gioventù
mi faceva fare tanto lavoro senza sapere nemmeno come facesse
»
«Etrom
»
«I corpi straziati con una violenza sovrannaturale
ma non
era un demone! Era semplicemente molto in gamba!»
«Etrom
»
«Fammi finire! Pensa che una volta per poco non riuscii a guardarlo
in faccia ma aveva il volto coperto
si forse
era un cappello
»
«Etrom il Fante Oscuro sono io!»
Gridò Astea. Il sacerdote si zittì allimprovviso,
poi sentì il boia biascicare qualcosa mentre dei passi si avvicinavano
verso di lui.
Etrom invece era semplicemente ammutolita.
«Cosa osa dire il miscredente?»
«Wabbé ormai lho detto. Il Fante Oscuro sono io! O
meglio
lo sono stato, tempo fa ero abbastanza incavolato e desideroso
di gente che provasse a uccidermi che andavo in giro a distruggere qualsiasi
cosa mi si parasse davanti...»
«Tempo fa? Questuomo è pazzo! Parliamo di secoli fa!
Solo il nostro capo può essere vissuto abbastanza a lungo
»
«Vorrei proprio vederlo questo impostore! Ehm dimenticavo
mi sa che mi sarà abbastanza difficile vederlo
»
sorrise.
«Alle fiamme!» Urlò il sacerdote.
«Bruciatelo bruciatelo! Gridò il capo impostore con una voce
diversa dalle altre due presenti oltre a Etrom.
«Eh no che palle basta!! ARGH! VADO A FUOCO!!»
Astea si liberò con facilità delle corde come se stracciasse
una vecchia ragnatela e scese dal rogo spezzando il palo che lo reggeva.
Non fece qualche passo col cappello in fiamme che un'ascia da lancio lo
raggiunse diretta al petto scaraventandolo a terra.
«Bel lavoro boia
ma io non posso morire!» disse urlando
a nessuno in particolare, con la mano destra sfilò l'ascia e la
gettò a terra. Gli fece eco una imprecazione.
Improvvisamente però si sentì a disagio, come nudo, durò
pochi secondi, poi tornò a sentire le cose che lo circondavano.
«Wein!» gridò Manoa. Per la materializzazione dellenergia
dellelfa non era stato difficile slegarli. Ora erano liberi.
«Usciamo di qui.»
«Ma Wein
Astea è ancora la sul patibolo
in fiamme»
protestò Teiris.
«Lo so
ma
ecco, ti ricordi quando questa creatura ci
ha preso alla sprovvista?»
«Si
con me si è finto Astea
con te si è
finto me
sembrava avere qualche strano potere di lettura nel pensiero...
e di mutaforma...»
«Precisamente
quella creatura è un demone e ha la capacità
di leggere nellanimo umano per assumere le sembianze che più
gli fanno comodo. Ho paura che con Astea si fingerà
la persona sbagliata.»
«Che cosa?»
«Non discutere! Fuggi! Questo posto fra qualche istante sarà
un inferno!»
«Un demone?? Sacro Galder che schifo!» gridò Manoa.
«Già! E io lho pure baciato!!» protestò
esasperato il Drago Occulto.
«Cosa?» domandò Teiris.
«Niente niente!!» Le due ragazze imboccarono un profondo corridoio
scavato nella roccia correndo chine per via del fumo che saliva verso
l'uscita.
Astea raccolse lalabarda vicino al rogo. Unasta di due metri
e ottanta non passa inosservata nemmeno per uno come lui. Poi una volta
presa, la fece volteggiare in aria per capire dove si trovava.
Una figura si avvicinò. Si mise in guardia.
Poi tutto avvenne velocemente.
La figura, una ragazza, poco più bassa di Astea dai capelli di
un castano più chiaro, mossi, fece per parlare con lui, Wein dallentrata
della grotta dove erano tenuti prigionieri, si fermò per qualche
frazione di secondo a guardare la figura che fronteggiava Astea. Poi fece
scorrere la balestra gigantesca sulla spalla e fece scattare una infinità
di quadrelli ricaricando con una velocità fuori dal comune.
Sembrava che attorno alla sua balestra sventolassero impazzite decine
di lingue di stoffa verde mosse da un vento impazzito, le sue braccia
si muovevano troppo velocemente per essere distinte meglio di così.
Lei non riuscì a pronunciare nemmeno una parola che centinaia di
strali luminosi la passarono da parte a parte.
Poi la sua figura divenne intermittente. Wein comparve vicino ai due,
Astea sembrava aver sentito arrivare le frecce e si guardava intorno allarmato
il Drago Occulto invece fissò la ragazza che arrancava, si muoveva
sconnessa, faticava a respirare
ma durò poco, le sembianze
umane lasciarono il passo a quelle di una creatura malvagia e corrotta,
un demone il quale volto mutava incessantemente mostrando tutte le facce
che aveva visto nel cuore delle proprie vittime.
Wein caricò lultimo strale e glielo piantò fra gli
occhi. Il demone prese a sprigionare un fumo nero denso e pestilenziale.
«Che diavolo succede? Sei tu Wein?»
Wein attese qualche istante, rapito dallagonia del demone che lentamente
svaniva
poi rispose come svegliandosi dal torpore.
«Si sono io, muoviti Astea, dobbiamo andarcene di qua.»
«E limpostore?»
«Ci ho pensato io.»
«E il boia?»
«Ma che te ne frega del boia?» sbottò Wein con una
vena pulsante sulla tempia.
«Non lo so era un bravuomo!»
«Ma piantala idiota!»
Wein afferrò Astea, evitò unaltra ascia volante che
per poco non gli accorciò lorecchio destro, dopodiché
i due già solcavano la pianura che si estendeva fuori dal rifugio
del demone.
Teiris e Manoa attendevano insieme al somaro.
Probabilmente fu solo una impressione di Teiris
ma quando il somaro
vide che Wein stava bene, tirò un sospiro di sollievo.
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