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Dante si risvegliò nella propria stanza sulla Northern
Star.
Era sudato. Come un turbine, i ricordi degli ultimi giorni lo affossarono
nelle calde maglie del letto.
Si sentì come sprofondare mentre tuttintorno il mondo perdeva
consistenza.
Poi una mano lo carezzò. Provò ad aprire gli occhi e la
vide li. Sierra. Mormorò il suo nome ma poi la figura cambiò
leggermente.
Era una ragazza dellequipaggio, probabilmente lo stava vegliando.
Istintivamente si ritrasse
poi però cedette, non era male.
«Quanto tempo
» provò a dire.
«È un giorno che lei dorme
il capitano dice che se
lei è ridotto così, in quel castello deve essere successo
qualcosa di veramente tremendo.» Lei gli sorrise amabile.
Dante voltò il capo.
«Sono
stanco. Era molto tempo
»
Coral si alzò a sedere di soprassalto.
«Dove sono?» chiese a nessuno in particolare.
Leen, la ragazza che era seduta vicino a lui, si svegliò stiracchiandosi
un po'.
«Finalmente sei sveglio... come ti senti?»
«Come ogni volta che mi sveglio.»
Lei sorrise. Vado ad avvertire Ridley, ha detto che voleva farti delle
domande.
«Immagino già cosa mi chiederà...»
La ragazza si allontanò, non prima di avergli dato un bacetto sulla
fronte.
Per qualche strano motivo, Coral si sentì arrossire.
Era ancora lì, seduto sulla rupe a fissare il mare. La bottiglia
in mano.
«Dante ha fatto in modo che bevessi il sangue di Sierra per guarire
il mio malore... figlio di puttana nessuno glielo aveva chiesto...»
«Davvero? Dicevi di avere dei rimpianti però!»
La Morte era apparsa, visibile, dietro di lui.
«Sei qui a prendere la mia vita?»
«Ancora non lo so. Comunque è vero. Quel sangue può
mantenerti in vita... può farlo ancora a lungo... il tempo di una
vita umana.»
«Tu come fai a sapere tutte queste cose...»
«Sono la Morte.»
Noah sospirò.
«Già... è solo che non sono sicuro di voler conservare
questa bottiglia.»
«La scelta è tua. Voi umani avete il libero arbitrio...»
«Voi umani?»
«Hai capito bene. Per un demone non credo sia contemplata la scelta
del suicidio.»
«Curioso...»
«Non credo. Il suicidio è una scelta irrazionale.»
«I demoni sono razionali?»
Etrom si fece cadere seduta di fianco a Noah con uno sbuffo. Attese qualche
istante prima di rispondere.
«Dovrebbero esserlo...»
Noah si voltò a guardarla... aveva uno sguardo strano.
«Che ti prende? Non hai la stessa voce dell'altra volta... sulla
nave...»
«Forse perché stavolta mi risparmio la tua cameretta rosa...»
«La mia cameretta rosa non ha nulla che non va... e comunque non
si tratta di quello... sei... diversa.»
«Ah... questa si che è bella... un umano che chiede alla
Morte come sta...»
«Senti non starò qui a dare lezioni di vita... ma per me
demoni, draghi o umani non hanno mai fatto differenza...»
Etrom lo guardò coi suoi occhi color rosso acceso. Nonostante quello
che era successo al suo regno...
«Proprio così...» riprese lui «quindi non vedo
perché non dovrei chiederti come stai...»
«Noi siamo creature maligne... la nostra estinzione sarebbe un bene
per voi umani.»
Noah si accese una sigaretta addentandola da un pacchetto stropicciato.
Era sbilenca... quasi spezzata.
«Le generalizzazioni sono delle puttanate...»
Etrom per poco non scivolò, al posto suo, dei sassi rotolarono
giù dallo strapiombo.
Fu lei la prima a riprendere la parola.
«In tutti i secoli di lavoro non mi era mai capitato di provare
ammirazione per qualcuno che non fosse il mio capo...»
«Deve essere un bel tipo...»
«Si... è una statua di cristallo... che contiene un veleno
purissimo...»
Sul capo di Noah comparve una gocciolina.
«Suppongo sia un complimento...» sorrise.
«Si lo è... » altri attimi di silenzio... «solo
una volta provai qualcosa di simile per un'altra creatura... erano i tempi
del Fante Oscuro. Il suo modo di dispensare la morte, la sua tecnica di
combattimento, la sua bravura. Sembrava puro e perfetto come il mio capo.»
«Puro e perfetto solo perché era un pazzo omicida?»
«Si...»
Noah si strinse nelle spalle. «Un suo fascino in effetti ce l'aveva...
quel vecchio pazzo...» ghignava. «E adesso?»
«E adesso l'ho trovato... e non è come lo immaginavo... è...
diverso.»
«Delusa?»
«Non so...»
«Un giorno Dante mi raccontò una storia» riprese il
ragazzo fissandola di traverso. «Parlava di un uomo dotato di poteri
incommensurabili... ma senza la capacità di utilizzarli. Era fragile
e debole.»
Noah riflesse il proprio sguardo nella lunga lama arcuata della falce
di Etrom che lo circondava, posata a terra.
«Intorno a lui le forze del bene e quelle del male facevano a gara
a chi se lo sarebbe accaparrato. Ma lui era instabile. Era facile che
perdesse le staffe scatenando l'inferno... l'unica persona che sapeva
come trattarlo era la sorella maggiore. Fu per lei e, a sua insaputa,
che acconsentì a essere istruito nell'arte del combattimento da
una delle creature più potenti di questa terra. A quell'epoca aveva
già perso la donna che amava.»
Etrom lo squadrò socchiudendo leggermente gli occhi.
«Ma la sua personalità non era cambiata... e un giorno avvenne
l'irreparabile. Anche la sorella maggiore gli fu portata via da qualcuno
che non poteva combattere.»
Noah si stiracchiò sputando il fumo.
«Dante mi disse che quel ragazzo impazzì definitivamente
e smise di essere umano... finché le tenebre che lo circondavano
non lo avvolsero del tutto. Era il Fante Oscuro.»
Etrom distolse lo sguardo.
«Perché mi racconti questo? Se il mio capo non me ne aveva
mai parlato probabilmente c'era un motivo...»
«Non so perché te l'ho raccontato... comunque dopo arrivava
un coniglio bianco con un orologio a cipolla!!»
Etrom scosse la testa sorridente...
Noah tossicchiò «Spero che la storiella ti aiuti a stare
un po' meglio... ora per piacere vai via... voglio stare un po' da solo.»
Noah si sporse verso Etrom e le baciò la fronte.
La Morte si ritrasse allarmata. Poi svanì lentamente nel nulla.
«È notte?» Chiese Astea.
«No, ma non c'è sole, e il cielo è livido.»
«Dove sono Teiris e Manoa?»
«Sono andate a caccia.»
«Bel colpo...»
«Ti riferisci a prima?»
«Si... è stato strano sentirti intervenire dopo così
tanto tempo.»
«Già. Forse mi sono arrugginito... ti va di combattere?»
«Io e te?»
«Si, un allenamento... »
«Non ho voglia.»
«Andiamo... fallo per il tuo vecchio amico Wein.»
Astea si voltò verso il drago passandogli attraverso con lo sguardo.
«Avanti... combatti.»
Astea scrocchiò il collo prima da una parte poi dall'altra.
«Se ti faccio male poi non andare a piangere da Teiris.»
«Perché da Teiris? »
«Perché ho capito cosa hai in mente.»
Wein indietreggiò di qualche passo sorridendo. «Andiamo!
Non penserai mica che io voglia...»
Astea alzò con una sola mano l'alabarda portando la punta a qualche
millimetro dal naso di Wein. «L'hai detto tu, no? Combatti.»
«Perfetto.» Wein svanì nel nulla, ma non si era teletrasportato.
Astea attese immobile in quella posizione. Poi richiamò a se l'alabarda
e cinque quadrelli si infransero sul piatto dell'arma con uno schianto
che lo affossò nel terreno. Una pioggia di scintille cadde a terra
vivida.
«Non male!» gridò Wein da un luogo imprecisato intorno
al ragazzo.
Fu Astea a muoversi. L'alabarda risuonò nell'aria come un leggero
strumento a fiato, fendendola con delicatezza. Poi la lama si abbatté
a terra, Wein ridivenne visibile per qualche istante mentre schivava il
colpo saltando verso l'alto.
«Sei il migliore!» Sorrise.
«Non sono il migliore perché non ho sconfitto il mio maestro,»
rispose Astea attaccando nuovamente.
Intorno a loro l'aria si fece sempre più tesa e tagliente mentre
il ragazzo vorticava l'enorme alabarda alla ricerca del drago, veloce
e sfuggente come mai.
Altri quadrelli volarono in aria, ma Astea li evitò quasi con un
passo di danza. La sua figura diveniva sfocata quando si muoveva in quel
modo, quasi non fosse veramente dove l'occhio credeva si trovasse.
Apparve dietro Wein.
«Se dici un'altra parola ti ammazzo.»
Wein scartò nuovamente e una pioggia di dardi cadde dall'alto nel
luogo dove prima si trovava Astea.
«Perché non proviamo ad affrontarlo questo maestro?»
disse.
Poi l'alabarda calò su di lui. Utilizzò la balestra come
un bastone e la frappose all'attacco che per poco non lo schiantò
a terra.
Strinse i denti. Lo sguardo di Astea era di nuovo impazzito.
«Hai voglia di scherzare?» sibilò il Fante Oscuro.
«Sierra? Si fa menzione di una creatura della notte con questo nome
in alcuni antichi scritti di Ithos...» ragionò Ridley seduta
vicino al letto d'infermeria dov'era stato messo Coral.
Il demone era in piedi e passeggiava per lo stanzone. L'infermeria era
piena di feriti, qualcuno mugolava nel sonno ma non sembravano esserci
casi disperati.
«È... o meglio... era, un vampiro. Credo che Dante si sa
sbarazzato di lei.»
«Vecchio pazzo cos'avrà in mente...»
«Non so... a ogni modo... se vuoi sapere di Noah... è ancora
vivo credo. Sierra gli ha fatto bere il proprio sangue per renderlo uno
schiavo immortale... e così Noah non è morto subito...»
«Subito?»
«Dante ha poi combattuto con Noah per sottrarlo al controllo mentale
del vampiro. E c'è riuscito anche se non per poco non l'ha ucciso.
Al castello poi, prima che sprofondasse, Dante ci ha lanciato in stato
confusionale, un vaso con dentro il sangue che scorreva nelle vene di
Sierra.»
«Un vaso?»
«Si... dice che aveva fatto una promessa... e che doveva salvarlo...
immagino l'avesse fatta a te.»
Ridley distolse lo sguardo sbuffando.
«E adesso? Dov'è?»
«Non è voluto salire sulla nave. L'ho lasciato andare con
la bottiglia.»
«Lasciato andare? Sarà morto! Come hai potuto!» Ridley
si alzò in piedi e afferrò Coral per il bavero. «Stupido
demone... volevi liberarti di lui vero? Sei un servo di Brynard? Avrei
dovuto pensarci prima!»
«Ehm un momento le cose non stanno così... primo non sono
servo di Brynard, secondo non era mia intenzione ucciderlo. Se vuole farlo
lo farà per conto suo.»
«Che cosa?»
«Adesso sarà in giro da qualche parte a pensare... credo.»
«Dobbiamo trovarlo!» Ridley lasciò andare Coral facendo
per imboccare la porta ma il demone la fermò.
«Capitano! Credi che adesso, andandolo a prendere con la forza risolveresti
qualcosa? È una scelta che spetta a lui.»
«E poi fuori è peno di draghi dico bene?» disse Shepard
apparendo sull'uscio.
Noah fissò il vaso...
«Al diavolo...»
Lo inclinò e lentamente alcune gocce presero a scivolare via cadendo
in mare mischiandosi agli spruzzi delle onde sugli scogli.
«Non gliel'ho chiesto io di continuare a vivere... sarei dovuto
morire trecento anni fa con Lilith...»
«Non avevi detto di avere dei rimpianti?» Sentì
la voce di Etrom come risuonargli in testa...
in realtà era a pochi passi da lui a parlargli da invisibile con
un piccolo megafono di carta arrotolata...
«Rimpianti? Certo... non aver smembrato il tizio col cilindro e
la coda...»
«Sto parlando di altri rimpianti... non ricordi? Stavi morendo...»
Lo sguardo di Noah si intristì...
«Ridley... sono stato un vero idiota... a trattarla così...»
La bottiglia era arrivata a metà.
Il ragazzo si risvegliò dalla trance. «Oh merda! È
quasi finita!» Sollevò di nuovo il collo e la strinse al
petto. Guardandosi intorno.
«Cosa stai guardando?»
«Alice... è qui... e non voglio che mi veda...»
Etrom fissò il vuoto non capendo mentre un alito di vento faceva
rotolare qualche balla di sterpaglie più in basso per la discesa.
Per poco non ridivenne visibile poi riacquistò la calma...
«Ehm... addio...»
La Morte si voltò e si allontanò. Prima di svanire nel nulla
lanciò un bacetto al ragazzo con le dita.
«Tsk! Parlo anche da solo... sono pazzo?»
Il vento riprese a spirare portandosi dietro una selva di balle di sterpaglie.
«Che hai da ridere vento idiota!?»
La rupe tornò normale e il vento cessò.
Dopo qualche altro istante Noah smise di guardarsi intorno.
«Terrò con me la bottiglia finché non restituirò
il favore a Ridley... poi me ne andrò in pace.»
Si alzò.
Sorrideva.
Prese a correre giù dalla rupe.
«Ah merda! Come cazzo ci torno sulla nave adesso?!»
«Ridley?»
Era Shepard, fra la barba lunga e qualche cicatrice aveva occhi preoccupati.
Il capitano della Northern Star uscì dall'infermeria lasciando
Coral che si fece cadere seduto sul letto.
«Ho visto... qualcuno stanotte.»
«Chi.»
«Non lo so, non l'avevo mai visto e non so come abbia fatto a salire...
aveva uno strano cappello a cono di vimini e una lunga tunica.»
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