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«Ville!» gridò Wein avvicinando la ragazza
al bancone della locanda.
«Ti chiami così vero? Ho letto quando hai firmato il registro!
Ville Ingram di Shaen... bel nome!»
La ragazza al bancone guardò annoiata il ragazzo che le si era
parato davanti. Poi scostò una ciocca di capelli castani con una
mano e lo ignorò.
«Signorina... ce l'ho con lei... e col suo bel nome...»
«È un nome da uomo.» tagliò corto lei.
«Beh... a me piace anche per una ragazza...»
«Cosa vuoi drago.» mise mano al boccale di birra e bevve un
sorso.
«Drago? Come hai fatto a capire che sono un drago??» Wein
si guardò intorno come se si aspettasse di vedere la sua coda o
le ali spuntare da qualche parte ma in effetti non c'era proprio nulla
che facesse di lui un drago... a parte le orecchie allungate... forse.
«Vi riconosco dalla puzza...» disse guardandolo di sfuggita
nel vetro oltre il bancone.
Wein si grattò la testa... «Ehm... devo cambiare profumo...»
sorrise.
«A ogni modo ciao! Il mio nome è Wein Swiftblade... »
concluse Wein porgendo la mano prontamente ignorata da lei, poi ebbe un
sussulto.
«Incredibile! Ce l'ho fatta a pronunciarlo senza errori!»
serrò i pugni davanti al viso come se fosse riuscito in una grande
impresa. Tornò a guardarla pieno di sé ma lei se n'era andata.
Si era spostata un paio di metri più lontano e aveva ripreso a
bere.
Wein fece schioccare la bocca. Sembrava una preda difficile.
«Ehm... non ti sto simpatico o cosa?» si fece nuovamente sotto.
«Non ho voglia di parlare.»
Indossava un cappotto nero legato da fibbie di cuoio, sotto il cappotto
si vedeva una maglia attillata sempre dello stesso colore, come i pantaloni,
da viaggio e poco costosi. I capelli lunghi fino alle spalle che ricadevano
in ampie volute, di contro erano di un castano molto luminoso come i suoi
occhi marroni molto chiari.
«Non mi era mai capitato di incontrare così tanta resistenza...»
ragionò lui.
«Wow sei un professionista delle donne? Adesso ho ancora più
voglia di non saperne nulla di te.»
«Sai...che non sei molto gentile? Quegli occhi mi avevano fatto
pensare ad una ragazza gentile e premurosa...»
«Allora comprati un paio di occhiali.»
Ancora silenzio. Lei finì il boccale.
«Oste? Ci porti altri due boccali di birra!» dichiarò
Wein sperando stavolta di ottenere qualche risultato.
«Devi essere un gran bevitore per scolatene due da solo,»
detto questo lei se ne andò.
Wein rimase lì impietrito fissando il bancone umido di condensa.
L'oste portò i due boccali davanti al ragazzo.
«Serataccia Wein?» chiese fissandolo in maniera paternale.
Ne prese uno e brindò col ragazzo.
«Abbastanza... » rispose lui bevendo. Poi posò il boccale
senza averlo finito, due monete di rame sul bancone e se ne andò
salutando con la mano.
Ville imboccò le scale e salì al secondo piano. Fino ad
arrivare alla propria stanza.
Entrò.
Nell'oscurità, seduto al contrario su una sedia c'era un ragazzo
dalla folta chioma riccia. C'erano un cappello da strega spiegazzato e
un cappotto buttati sull'altra sedia.
Una lunga alabarda era appoggiata di sbieco vicino l'entrata, era fasciata.
Lei richiuse la porta.
«Ciao "fratellone"...» disse il ragazzo.
«Ciao "sorellina"...» rispose lei prima lasciarsi
cadere stancamente sul letto a due piazze.
«Novità?»
«Di sotto c'è un drago. Ma non è un Drago Celeste...
credo che possiamo stare tranquilli...»
Il ragazzo annuì.
«Andiamo a letto?»
«Sì, sono stanca. Sono giorni che non riposiamo ed è
meglio sfruttare l'occasione.»
«Dormi, io non ho sonno.»
Lei lo guardò nell'oscurità. «Va bene. Svegliami fra
un paio d'ore.»
«Sai che non lo farò.»
«E io mi incavolo. A te la scelta.»
Il ragazzo sorrise. «Ok ok... hai vinto...»
La ragazza si spogliò, lasciò cadere il cappotto sulla sedia
sopra il cappello, posò la maglia ed i pantaloni sul comodino.
Il loro mantelli era appoggiati alla meno peggio sull'angoliera, e coprivano
l'ampio specchio e i cassetti.
«Ah un'ultima cosa...»
«Cosa?»
«Tieni.» gli lanciò un incarto lungo poco meno di mezzo
metro...
Astea per poco non mancò la presa. «Cavolo qua è buio
pesto e non ci vedo una mazza!!!»
«Beh l'hai preso no?»
«Beh si... è un panino?»
«Sì...» sorrise lei... «lo so che sei affamato
anche se non me lo dici...»
Il volto di Astea si rischiarò in un sorriso a trentasei denti
mentre scartava con lo sguardo e poi con le mani il panino.
«Buonanotte.. Astea» disse mentre si infilava vestita solo
di paio di braghe ed una fascia per il seno, sotto le coperte.
«Notte Ville...»
Nella sua testa risuonavano ancora le parole del suo ultimo incontro...
oltre al rumore forsennato delle mandibole...
«Non potrete andare avanti così ancora a lungo...»
le aveva detto quella splendida donna dalla folta chioma bionda.
«Non cambierai le cose, noi non ci schiereremo con nessuno. Né
con i Draghi né con voi Demoni.»
«Ma io non ti sto chiedendo di schierarti con i demoni. In questo
momento non ho voglia di avere alleati... altrimenti credimi, ci penserei
da sola a procurarmeli...»
«Ma certo... vatti a fidare di un demone...»
Lei gli si era avvicinata senza che lui nemmeno se ne accorgesse. Aveva
concluso la discussione dietro di lui, sussurrandogli all'orecchio.
«Non voglio uno schiavetto... né un aiuto. Voglio un allievo»
gli aveva detto semplicemente.
Poi era arrivata Ville e quella donna dalla pelle dorata che profumava
di frutta esotica, era scomparsa nel nulla, senza che Ville se ne accorgesse.
Nell'oscurità riusciva a distinguere a malapena i contorni della
sorella sotto le coperte.
Era bella, la guardò con occhi sereni. La guardava coi suoi occhi,
marroni scuri.
«Andiamo vecchietto... ti stiamo solo chiedendo qualche innocente
informazione... non vuoi proprio dirci se da queste parti sono passati
due comuni viandanti? Uno è alto, indossa uno strano cappello e
va in giro con una enorme alabarda, lei invece è splendida e non
credo che passi inosservata in una bettola come questa...»
Due uomini al bancone sventolavano davanti all'oste tre monete d'oro.
«Vi ripeto che non ne so nulla...»
«Beh allora lasciaci dare una occhiata al registro no? Ne avrai
uno... sai... senza registro questo posto sarebbe fuori regola...»
«Il registro contiene informazioni riservate, non posso farlo vedere
ai primi che passano...»
«Ma noi non siamo.. " i primi che passano..."» detto
questo, uno dei due estrasse un pugnale e lo piantò nel bancone.
Su di esso lo stemma degli Inquisitori della Fiamma Sacra. Uomini del
patriarca Mustis. «Andiamo facci dare una occhiata o ti facciamo
chiudere...»
«Veramente...»
«Li ho visti io.» disse all'improvviso una voce.
I due si girarono di scatto percependo una figura, era il Drago di prima,
Wein.
Era più alto di loro, sul metro e ottanta. Due ciocche di capelli
lisci e corvini gli incorniciavano il viso pulito. Li guardava con scintillanti
occhi verdi.
«E sentiamo... che informazioni hai da darci ragazzino?» chiese
uno dei due togliendo il pugnale dal bancone e facendolo sparire sotto
la toga.
«Ho visto la ragazza, è splendida... e non passa inosservata
in questa bettola...»
Gli occhi di Astea guizzarono verso la porta. Dei passi; per quanto leggeri
poteva sentirli. Sembrava che qualcuno non volesse far sentire il suo
arrivo.
Si lanciò sul letto, svegliò Ville poggiandole un dito sulle
labbra, lei lo fissò infastidita, poi capì. Con un cenno
del capo gli fece segno di nascondersi dietro la porta.
La ragazza si alzò seduta sul letto reggendo la coperta sul petto
in attesa.
Qualcuno bussò.
Non risposero.
Allora la serratura scattò ed entrò una figura.
Appena dentro Astea fu su di lui prendendolo alle spalle e richiudendo
la porta; lo afferrò per il collo con entrambe le mani e lo sollevò
da terra.
La figura boccheggiò immobilizzandosi, poi provò a scalciare.
Dietro di lui Astea serrò la presa col volto distorto in un ghigno.
«Toc toc... chi è?» sibilò...
«Un momento Astea... fermati...»
«Cosa?»
«Lascialo andare... non è uno di loro...»
«Ma...»
«Non c'è nessun "ma". Lascialo.»
Astea lasciò la presa e Wein cadde a terra bocconi. Ansante.
«Merda che presa...» sussurrò massaggiandosi il collo
che riportava ancora i segni della stretta.
Ville inarcò un sopracciglio. «Cosa diavolo vuoi drago. Non
siamo in orario di visite...»
«Lo so... » prese a ridere... «è proprio per
questo che sono qui. Al piano di sotto qualcuno sembrava avere le mie
stesse intenzioni. Quando ho saputo che avevi un compagno ho desistito
dal venire a farti visita... ma i due hanno insistito troppo con l'oste
e allora sono andato a dargli una mano...»
«E che cosa gli hai detto?»
«Che ti avevo vista...»
Astea gli si avvicinò sollevandolo da terra ma lui mise le mani
avanti...
«Un momento un momento... gli ho detto che ti avevo dato fastidio
e che tu avevi cambiato locanda...»
Ville sorrise... «ben detto... Wein...»
«Wow ti ricordi il mio nome... sono contento... anche se... sembra
che io stia poco simpatico al tuo ragazzo...» Astea continuava a
fissarlo in cagnesco...
«Primo, Astea non è il mio ragazzo ma è mio fratello
minore... secondo... grazie Wein.»
«Che bello non state insieme... ho qualche speranza...»
Astea urtò sbadatamente l'alabarda che crollò a picco su
Wein. La fermò con un dito prima che la lama affettasse la testa
al ragazzo.
«Occhio a quello che dici...» gli disse Astea.
Allora Wein ricambiò lo sguardo, fissandolo stavolta con tono di
sfida. «Ehi amico mi stai seccando...» disse allontanando
la lama fasciata col dorso della mano.
I due si fronteggiarono finché Ville non li separò.
«Piantatela voi due. Quando avete finito con questa dimostrazione
di palle fatemi un fischio.»
Wein si era seduto sulla sedia dove Ville aveva trovato Astea.
«E così siete dei ricercati eh... che avete fatto? Profanato
qualche tempio? Rubato un po' di cianfrusaglie?» chiese Wein mentre
si risistemava la piega della mantellina verde.
«Non fare domande. Sappi che non puoi rimanere con noi. Sei in pericolo.
Quando gli inquisitori capiranno che li hai ingannati torneranno anche
per te.»
«Io so badare a me stesso... e poi è tanto tempo che non
vedevo i brutti musi dei miei cugini che non ho resistito a prenderli
in giro...»
«Sarà... ma quelli fanno sul serio. Ora noi dobbiamo fuggire»
tagliò corto Astea indossando in fretta e furia il lungo cappotto.
Scesero in fretta. Usciti dalla locanda ripresero a muoversi come facevano
sempre. Due bestie braccate.
«Non respirare troppo forte, non guardarti intorno, non pensare,
non agitarti» sibilò Ville imboccando un vicolo oscuro.
Scomparvero.
Ma dopo poco anche Wein uscì dalla locanda.
Aveva fissata sulle spalle una gigantesca balestra.
Una folata di vento gli scompigliò i capelli. Poi alzò lo
sguardo al cielo.
Un brivido freddo gli percorse la schiena. «Che diamine succede...
cosa ci fanno demoni e draghi qui?»
Li seguì.
Ora i due costeggiavano le mura di cinta del fortilizio. Diretti all'uscita
ovest della cittadina dell'impero di Kalderon. Poi qualcosa urtò
contro le mura dall'altra parte.
I mattoni sembrarono come curvarsi sotto una specie di onda per poi esplodere
verso di loro.
Astea fulmineo roteò l'alabarda mandando fuori bersaglio un quintale
di roccia e detriti.
Dal foro scavato nelle mura spesse più di due metri apparve una
figura.
Quattro metri. Un grande elmo vuoto, in fondo al quale lampeggiavano due
fiamme azzurrine. Una possente armatura fregiata si impiantava su un corpo
rettiliforme poggiato su due possenti zampe e coda.
Le braccia della creatura erano gigantesche, una imbracciava una lancia.
L'altra era libera.
«Che diavolo è?» gridò Astea.
«È un demone! Sta attento!»
La figura oltrepassò le mura con alcuni passi, poi alzò
la mano libera e gli fece gesto di seguirlo.
Wein dall'alto di un tetto fissò la scena immobile.
«Quello... non è un demone qualunque...» sorrideva
elettrizzato.
Intorno al demone un'atmosfera densa e fumosa confondeva i contorni prima
limpidi delle mura forate. La polvere si era appena posata a terra.
«Anche lui... vuole che lo seguiamo...»
«Puoi scordartelo demone... non vedo perché dovremmo cedere
dopo tanto tempo proprio a te!» gridò Ville.
La creatura parlò... anche se non aveva bocca, le piastre dell'elmo
lasciavano il posto all'oscurità più profonda. La voce sembrava
provenire da chissà quali profondità ed era mista a un rantolo
sommesso e cavernoso.
«Il motivo è semplice... se non lo farete io vi ucciderò...»
«Che cosa?»
In una frazione di secondo la spropositata massa della creatura fu su
Astea. La mano libera lo afferrò al petto e lo sollevò da
terra schiantandolo nel muro più vicino.
Astea incassò tossendo sangue mentre Ville si scagliava sul demone
che mulinò la lancia e la tenne a distanza aprendole un taglio
sulla guancia.
Solo adesso l'alabarda di Astea, strappatagli di mano dall'urto, toccò
terra con un rumore ovattato e pesante.
«Questo non è il solito demone...» sibilò Ville
mentre indietreggiava lentamente.
«Allora giovane Astea... vuoi morire adesso? Oppure ti unirai a
noi?»
Astea strinse i denti...
«Qual è il tuo nome?» domandò mentre un rivoletto
di sangue gli scendeva dalle labbra.
«Ghorost... Ghorost Demone Maggiore di Brynard Signore dei Ghaicci...»
rimbombò la voce...
«Fottiti Ghorost...» e così dicendo scagliò
un pugno dritto al volto della creatura. Nel contatto una luminescenza
azzurrina crepitò nell'aria. Uno schianto metallico. L'elmo sincassò
mentre il demone indietreggiava di qualche passo, ma non mollò
la presa e così scaraventò di nuovo Astea a terra.
«Argh! Ville!» gridò Astea levando la mano verso la
sorella.
Lei si fece sotto di nuovo. Il demone ruggì e il terreno sotto
di lei si accartocciò fino ad arricciarsi su se stesso ma lei schivò
e arrivò a toccare la mano che reggeva Astea.
Appena lo toccò, il demone si ritrasse con un rantolo riconquistando
una posizione di guardia.
«I due Messaggeri di Shaen... saranno due splendide prede...»
disse mentre Astea si rialzava a fatica e metteva mano all'alabarda.
Poi una fitta pioggia di dardi tempestò il demone. Non erano comuni
dardi e la figura venne presto avvolta da lingue di energia che iniziarono
a limitarne i movimenti fino ad immobilizzarlo.
«Presto scappiamo!» disse Wein piombando fra di loro per poi
lanciarsi in fuga.
«Wein?»
«Che diavol-»
Li afferrò entrambi. Correva veloce come il vento. In pochi istanti
erano già lontani dalla città.
Ghorost sibilò seccato, poi svanì nel nulla.
«Vuoi spiegarci perché diavolo ci hai seguito?» lo
attaccò Ville.
«Ho sentito l'arrivo di un potente demone e non ho resistito alla
curiosità...»
«Curiosità? Noi rischiamo la pelle e lui è curioso!»
blaterò Astea alzando le spalle.
«Precisamente!»
Camminavano svelti. Le vaghe luci della città illuminavano timidamente
l'orizzonte.
«Lo vuoi capire che ti sei messo in qualcosa di più grande
di te?»
«Chi sei tu per credere che tutto ciò sia più grande
di me?»
«Qualcuno che conosce tutti gli aspetti della faccenda a differenza
di te?» ribatté Ville.
«Ehm no, ti mancano alcuni aspetti...»
«E sarebbero?»
«Non conosci me» concluse Wein soddisfatto.
La ragazza per poco non inciampò.
«E sentiamo grande draghetto chi sei di bello?» chiese esasperato
Astea intromettendosi fra i due.
«Sono Wein swhish...swhif... insomma... sono un Drago Occulto...
e sono abbastanza potente da saper badare a me stesso in caso di necessità
»
«E...»
«E poi so alcune cose di voi
» Wein prese tempo per riordinare
le idee, facendo cadere lo sguardo sul didietro di Ville coperto da una
lunga cappa nera. Faceva capolino nel taglio casto dellabito di
tanto in tanto, mentre camminava.
«E sarebbero?» domandò lei allungando il passo.
«So che voi due siete Messaggeri e-..»
Lei gli fu addosso e li tappò la bocca con una mano. «Non
so chi tu sia adesso, ma prova a dire solo unaltra parola e sono
sicura che sarai morto fra poco.»
Wein si bloccò, non tanto per lazione di Ville, quanto per
il suo profumo che arrivò delicato al suo naso
rimase imbambolato
un po per poi ricominciare a seguirli
«A ogni modo
diciamo che siete uneccezione che sta facendo
dannare buoni e cattivi
diciamo anche che uno dei sovrani della
mia razza mi ha detto che una coppia bollente sarebbe passata dalle mie
parti e mi ha detto che vi avrei dovuto dare una mano...»
«Che cosa?»
«Precisamente. Come sapete noi Draghi Occulti non ci interessiamo
degli scontri fra demoni e draghi da un bel po di tempo ormai...
e in effetti il mio superiore non intende tirare acqua al suo mulino
vuole semplicemente che io scompaia dalla circolazione
e in seconda
istanza mi ha detto di darvi una mano
»
«E così devi sparire dalla circolazione?»
«Già
ma non chiedetemi altro
»
«Non è che sei anche tu ricercato?» si insinuò
Astea.
«Touchè!» sorrise solare Wein indicando il ragazzo.
«In realtà il mio superiore mi ha detto di fuggire prima
che mi prendessero» continuò a sorridere amabile
«sono
come voi
e posso esservi di aiuto
»
«Non credo che i Draghi Occulti si daranno da fare per cercarti
»
«No, in effetti non lo faranno
ma i loro cugini si sono già
attivati per questo strano evento
»
«E allora!? Si può sapere perché credi che viaggiare
con noi faciliterà le cose a tutti e tre?»
«È semplice! Voi mi ucciderete!» concluse Wein soddisfatto.
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