Trentatreesimo Episodio: Il Triangolo


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I due Inquisitori della Fiamma Sacra si muovevano con passo spedito fuori dalla città.
«Incredibile! Quel ragazzetto alla locanda era Wein Swiftblade… il primo ricercato dei Draghi Occulti…»
«Che idiozia! Cosa avrà fatto un moscerino del genere…»
«Ho sentito che è un nobile decaduto… o qualcosa del genere…»
«Un nobile! Tsk! Il figlioletto scappato dal paparino cattivo?» sentenziò l’altro… poi la loro attenzione venne attratta da qualcosa all’orizzonte. Sembravano lampi… ma erano troppo ravvicinati e in cielo non c’era una nuvola… era ancora notte sul continente di Aman.
«Merda! I demoni sono arrivati di nuovo prima di noi!» gridò uno dei due teletrasportandosi.
L'altro lo seguì poco dopo con un sibilo secco.
I due draghi apparvero in prossimità dello scontro… ma furono sorpresi di ritrovare Wein a fronteggiare i due Messaggeri.
«Che diavolo succede?» sussurrò mentre istintivamente si abbassavano a terra per non essere localizzati.
«Finiscila Wein! Se speri di convincerci a unire le forze ti sbagli di grosso!» gridò Ville.
«Andiamo! Vi sto solo proponendo un patto! Un’alleanza!»
Intorno ai tre c’erano numerosi crateri.
«Non abbiamo bisogno di alleati altrimenti ce li saremmo già andati a cercare fra i draghi o i demoni!»
«Siete ossi duri eh?» sorrise Wein mettendo mano alla balestra.
Astea si mise in posizione di guardia.
Ville lo seguì. Poi Wein scomparve dalla loro vista con un tuono fragoroso.
«Dove diavolo è andato? Non lo vedo più! Si è teletrasportato?»
«Occhi aperti!» gridò Astea. «Non si è teletrasportato.» le sue iridi zampillavano da una parte all’altra del suo campo visivo.

«Astea! A sinistra!» i due scattarono evitando una pioggia di dardi… lo scontro si fece aspro.
Astea incalzò il drago con l’alabarda ma Wein rispose scoccando altre frecce. Astea le evitò.
«Ci vuole ben altro per riuscire a colpirmi!» gridò. Ma Wein sorrise di rimando: «chi ha detto che volevo colpirti!» Astea si voltò scorgendo Ville dietro di sé, impallidì.
«Ville!» gridò, ma la ragazza sorrise, descrisse un ampio arco con una mano e i dardi indirizzati su di lei caddero a terra morti.
«Come diavolo?» gridò Wein spalancando la bocca ma non ebbe tempo di finire la parola.
L’alabarda di Astea crollò pesantemente su di lui. L’evitò per puro istinto e il colpo aprì una spaccatura nel terreno che proseguì per una trentina di metri.
Wein saltò oltre l’esplosione ma Ville era su di lui.
Lo afferrò per il volto e lo schiantò a terra.
Poi lo sollevò e lo lanciò verso Astea… Wein fece per fuggire ma le gambe inspiegabilmente non risposero ai suoi comandi, ebbe una indecisione e stavolta Astea non sbagliò mira.


La carrozza rallentò slittando lievemente sui ciottoli ghiacciati.
I cavalli brontolarono un po' per poi fermarsi del tutto.
Il cocchiere scese e andò ad aprire la porta.
Si mise di lato e attese.
Dalla carrozza fece capolino un cilindro… poi la figura di Dante, avvolta in una pesante mantellina di panno scese con delicatezza. Si guardò intorno. Il fiato componeva piccole nuvolette nell’aria. Si voltò verso la carrozza e da questa scese una figura femminile interamente avvolta in una magnifica tunica istoriata, con chiusura diagonale sul collo, blu e splendente.
Il volto della donna era coperto da un velo raccolto in un prezioso diadema sul capo.
Dante le porse la mano e anche lei scese.
Il drago fece un cenno del capo al cocchiere e questo risalì sulla carrozza diretto alle reali stalle.
Un fulmine a ciel sereno illuminò a giorno la notte facendo stagliare la sua ombra fin sotto il porticato. I cavalli nitrirono spaventati.
Dante scosse la testa.
Il castello di Tradnor era un’ardita sfida dell’uomo alla natura. Una massiccia costruzione nasceva dalla roccia, ergendosi disperata e decisa a difendere i reali dal freddo di quella terra desolata.
Muri spessi cinque metri o forse più, salivano risoluti a decine di metri di altezza. Tre cinte, poi i tremendi bastioni del maschio centrale. Attorno al grosso complesso che costituiva un fianco della capitale, una gigantesca cinta muraria abbracciava il resto della città, interamente compresa in una conca all'interno di un paesaggio innevato sconfinato.
Dante assaporò quella vista rapito… come faceva ogni volta… poi i due furono all’interno del castello.
Un maggiordomo fece gli onori di casa… poi improvvisamente l’ambiente risuonò di una voce sgraziata e alta… di un bambino.
«ZIO DANTEEEEEE!!»
Come uno spettro, dall’oscurità apparve una folta chioma bianca che con velocità sovrannaturale si andò a schiantare su Dante. Un pugno. Un pugno mollato con tutta la forza da quel nanerottolo, dritto alla bocca dello stomaco di Dante.
Il Drago Occulto si incurvò e tossicchiò mentre sollevava per la collottola il bambino…
«Che piacere rivederla… principe Noah…»
«Ciao zio col cilindro!!!! Chi è lei?» chiese ansioso riferendosi alla donna.
«È una mia amica… che volevo presentare a tuo padre…»
«E perché ha il volto coperto? È brutta??»
La ragazza sorrise reclinando appena il capo.
«No… è molto bella… è che non ha voglia di farsi vedere…»
«Ah ho capito… è brutta…»
Stavolta fu Dante a sorridere silenziosamente.
Il principino aveva capelli lunghi e lisci come spaghetti, un vestitino verde pieno di fronzoli che un tempo… (probabilmente qualche minuto fa) era pulito e perfetto mentre già adesso mostrava i segni del ragazzino.
«Allora… ci porti da tuo padre?»
«NO!» disse Noah addentando la mano di Dante che lo reggeva.
Dante serrò i denti scrollandoselo di dosso forse con troppa forza. Noah andò a schiantarsi contro una colonna lasciando qualche crepa.
Calò il silenzio fra i due e il maggiordomo, che rimase impassibile mentre Noah non si rialzava…
Poi il ragazzino si mosse ed con un balzo fu di nuovo in piedi.
«Io scappo! Vado da Dyon! Ciao zio col Cilindro... ciao Brutta!»
Scomparve nel nulla.


«Non c’è che dire… è stata una buona idea…» rimuginò Ville mentre proseguiva verso la prossima città con Astea.
«Dici? Che vantaggio ne abbiamo avuto?» ribatté il fratello.
«Beh intanto sia demoni che draghi ci hanno lasciato perdere…»
«È un caso…»
«Non è un caso. Dopo una battaglia del genere hanno preferito aspettare che ti calmassi…» gli disse lei guardandolo in modo materno.
«Ma io non mi sono innervosito…»
«Sì ma siamo riusciti a dare l’idea!»
«Ben detto! Un’ottima messa in scena!» disse Wein apparendo dal nulla, indossava un curioso mantello che lo rendeva invisibile, sotto le pieghe del manto fece capolino la sua faccia sorridente.
«Vi devo un favore!»
«Speravo che l’avresti smessa di seguirci!»
«Oh no! Ve l’ho detto! Sarò la vostra ombra… sarò utile non preoccupatevi… e poi... » continuò abbassando la voce «non posso lasciarmi sfuggire un bocconcino recidivo come Ville…»
«Cosa?» chiese ancora Astea..
«Niente niente…»
I tre camminarono ancora per un po’. I passi di Wein non si vedevano né si sentivano, sarà pure stato un drago ma si muoveva come un elfo.
«Ville?»
«Sì?»
«Vorrei ben capire una cosa, questo Wein… è affidabile? Posso considerarlo nostro amico?»
Ville si grattò la testa interdetta…
«Dunque, Wein dice di essere ricercato, depista i draghi esponendosi al rischio di essere rintracciato, poi combatte contro non uno qualsiasi… ma Ghorost, inimicandosi i demoni… ci spiega la storia, dice che il suo ordine è di seguirci… e inscena la sua morte… beh… si …immagino di si, cioè… magari è un bastardo ma per adesso è stato utile e la sua versione dei fatti mi sembra convincen-»
«YahhaAAA!! SEI UN AMICO!!» Astea afferrò Wein per i fianchi... afferrandolo non si sa come dato che era invisibile, e lo lanciò in aria un paio di volte.
«Cazzo quanto pesi!!!» continuò gioviale.
«Sono un drago pezzo d’idiota è normale che pesi di più di te!!!»
«Non è vero, sei un ciccione!!!»
La terza volta Wein schivò la presa di Astea e si mise in equilibrio verticale poggiando con sole tre dita sulla fronte dell'umano.
«Chi è il ciccione?»
Astea si sporse all’indietro e Wein crollò a terra come in un supplex.
«Uno che non sa nemmeno cadere a terra!»
«Non vale hai barato!!»
«Potevi evitare di giocare a fare il figo!!! »
«MA CHI HA MAI COMINCIATO A GIOCARE!?» poi lo sguardo di Wein cambiò… «ehi Ville vuoi venire a giocare anche tu?» ammiccò…
Lei era rimasta immobile a fissarli. Sorrise e camminò oltre.


Un ragazzo dalla folta chioma fulva fece lo sgambetto a Noah facendolo cadere lungo di muso sul pavimento ghiacciato.
«Ahio! Brutto bastardo!» il bambino si rialzò con una lacrimuccia e il mento gonfio come un’anguria.
«Tsk... te l’ho detto mille volte che non si corre per il castello…»
«Proprio perché me l’hai detto lo faccio» rispose in tono di sfida.
«Hai di nuovo voglia di fare a pugni?» il ragazzo aveva una ventina d’anni. Mentre Noah non ne dimostrava più di dieci.
«Certo! Anche se non credo che mi divertirò con una mezza cartuccia come te…»
Il ragazzo sorrise. «Tsk! Adoro picchiare i nobili!»
«In guardia Dyon!»
Noah si scagliò sul ragazzo che lo evitò con sicurezza, mollandogli uno scappellotto dietro la testa.
Noah però cadendo disteso si diede la spinta con le mani per tornare in piedi mollando una testata alla bocca dello stomaco del ragazzo.
Dyon tossicchiò mentre Noah cadeva a terra massaggiandosi la testa sull’orlo del pianto.
«Piccolo…» Dyon gli fu sopra col destro ma improvvisamente sentì dei passi in arrivo, si paralizzò. Invece Noah lo colpì in pieno.
Era il maggiordomo di prima.
«Cosa state facendo principe Noah?»
«Mi stavo picchiando col mio amico!» gridò trionfante.
Il maggiordomo non fece una piega, dall’alto delle sue rughe gli occhi cercarono intorno nella sala ma non videro nessuno, «porgo i miei omaggi al vostro amico invisibile… a ogni modo vostro padre vi vuole vedere…»
«Ma non è invisibile! L'ho sbattuto la dentro quella stanza!!» indicò.
«Ma certamente principe…adesso andiamo però..» disse portandoselo via.
Qualche istante dopo Dyon emerse dal ripostiglio con qualche pezzo di legno rotto addosso.
«Bastardo…»


Quando mangiava Astea aveva il volto soddisfatto di un gatto sdraiato al sole, ma si muoveva con foga, come un gatto che ha visto una mosca in aria… non era granché rassicurante vederlo passare dalla concentrazione assoluta e schizzata di quando scandagliava con gli occhi i dintorni per cercare cibo a quando lo afferrava e diveniva in pace col mondo.
Wein lo fissava preoccupato…
Astea frugò di nuovo in giro e afferrò la sua mantellina per pulirsi, per poi ricominciare a mangiare.
Wein fu come percorso da una scarica elettrica che gli fece intirizzire i capelli come un gatto che si scuote via l’acqua. (Ma quanti gatti!!) Rimase bloccato in una posizione di accusa con tutte e due le mani puntate verso di lui..
Ma Astea non se ne diede per inteso…
Sulla tempia di Wein comparve una vena pulsante.
La mano unticcia di Astea andò di nuovo in giro a cercare cibo, si fermò su una mano di Wein. Valutandola forse il collo o un pezzo di coscia magra, l’afferrò con una presa terrificante e poi la tirò a sé verso la bocca.
In una frazione di secondo Wein estrasse la mano da quella presa anguillosa e unta e gli mollò un pugno in faccia scaricandolo lontano.
Ville mangiava tranquillamente la sua coscia di pollo… dedicò solamente una breve occhiata alla scena senza scomporsi.
Astea cadde improvvisamente dalle nuvole… si svegliò dalla sua trance e si guardò in torno come un gatto a cui è stata pestata la coda…
Poi tornò a quattro zampe con la pancia bassa verso il “buffet”… guardò prima Wein… poi Ville.. quindi riprese a mangiare come prima… come nulla fosse.
Wein guardò Ville orripilato.
Lei ricambiò lo sguardo con un pacato: «Beh?»
Il Drago prima di essere afferrato di nuovo si nascose dietro Ville.
Aveva un bel seno.
Gli venne la bavetta..
Ville in tutta tranquillità posò la coscia ormai spolpata, afferrò la mantellina di Wein, ci si pulì le mani, e poi lo afferrò per i capelli tirandolo via dal suo seno.
«Tu fallo di nuovo e io mi pulirò le mani col tuo cadavere…»
Sorrideva.
«Eh… hehe… c-cosa??»


Il padre di Noah sembrava uno di quei vecchi vichinghi baffoni appena scesi dal dakkar.
Baffoni, non comuni baffi, due colonne di peli scendevano incorniciando la bocca e divenendo poi delle gigantesche trecce, la barba era molto corta invece. La corona era particolare… ricordava un po’ il ghiaccio… un po’ il mare… e aveva due diamanti incastonati.
Il corpo era ricoperto di pelli, pelli pregiate e i suoi occhi scintillanti e azzurri erano appena visibili dietro le rughe da uomo politico, fatte per scavare dentro le persone e nascondere ogni emozione.
Ah certo, era una montagna, una vera montagna.
«Lord Dante Reznor!» gridò alzandosi dal trono e oscurando con la sua ombra il terreno fino a lambire le scarpe lucide di Dante.
«Sire Erich Wøëlfler di Tradnor.» Dante s’inchinò ossequiosamente insieme alla dama.
«Haha qual buon vento! Erano anni che aspettavo di vedervi tornare monsieur, sapete… per noi uomini il tempo ha un valore diverso...»
«Capisco perfettamente… anche vostro figlio è stato felice di vedermi… strano che si ricordasse ancora di me…»
La montagna percorse in pochi passi lo spazio che li separava e li indusse a seguirlo verso un’altra stanza, più accogliente. La sala del trono era stata creata per mettere a disagio chi vi entrasse, forti colonne libere o incassate nei muri dividevano in tre pesanti navate l’ambiente esprimendo la potenza e la forza del regno che le aveva erette.
«Si figuri Lord Reznor… mio figlio non ha fatto altro che parlare di voi in questi anni... dice di voler diventare un drago come voi…»
Dante sorrise.
«Mi permetta di presentarvi la mia dama…»
I tre entrarono in un salone ottagonale, un tavolino campeggiava al centro con una bottiglia di Remy Martin.


Era di nuovo sera.
Il villaggio dove si erano fermati contava poco più di sei case… si erano fatti ospitare dai paesani.
Astea si era tolto il cappotto lungo e il mantello, adesso girava con una camicia e un paio di pantaloni neri per il villaggio a rincorrere le galline.
Il cappello era tornato a Ville, era suo, anche se ad Astea piaceva un sacco e ogni tanto lo voleva in prestito.
In camera dei due fratelli la ragazza aveva sistemato tutto secondo un apparente disordine totale.
Il cappotto di Astea era addirittura legato sull’anta dell’armadio con lo specchio, per non parlare dell’unico bagno della casa, situato a una decina di metri dall’entrata sul retro…
I due mantelli e il cappello avevano occupato l’unica sedia della stanza.
Lei si affacciò al balcone e sotto vi trovò Wein.
Per poco non cadde di sotto.
Lo guardò con un permanente tic al sopracciglio.
Il drago si era cambiato d’abito, aveva racconto i capelli in una cipolla e li aveva fermati con due spilloni. Indossava un completino attillato con il collo alto ed una chiusura diagonale che girava sul petto... ma da donna, aveva un paio di tette da capogiro e il rossetto.
«OH oh o ho hoh!» sorrise aprendo un ventaglio davanti alla bocca e guardandola con occhi volpini.
«Che diavolo t’è successo? Capisco il look da occulti... ma perché... da DONNA
«Perché mi guardi così? Non ti piaccio?» la sua faccia era preoccupata… veramente preoccupata, dolce e delicata.
Ville riconquistò il self-control mentre Astea sfrecciava fra i due correndo dietro a un pollo storpio senza accorgersi dei cambiamenti di Wein.
«Sei così bella che quasi non riconosco la differenza…»
«Oh mi lusinghi…» Wein prese a sventagliarsi. Della balestra non c’era traccia.
«Non vedo la differenza fra te e un brutto travestito con la barba…»
Wein tossicchiò colpito nel vivo.
«Sciocca!» la voce era più alta ma non era in falsetto, era una voce bella e melodiosa.
«Sono offesa.»
Ville per risposta si girò e chiuse la finestra.
Allora Wein cominciò a tirarle dei sassolini.
Dopo un po’ la riaprì prendendosene uno in testa. «Ehi pollastrella con quel paio di tette forse è meglio che vai dietro a mio fratello che non a me…»
«Chissà magari ti piacerebbe…» sorrise Wein malizioso... maliziosa? Boh.
Di nuovo il tic al sopracciglio per Ville.
«Ma certo… peccato che tu non sia una donna… torna a lanciare sassi dopo la reincarnazione.»
Richiuse la finestra.
Dopo un po’ sentì di nuovo bussare, nell’aprire con violenza stampò Wein su un’anta.
Il ragazzo per poco non cadde a terra… poi fece il giro tipo geco e si posizionò davanti alla ragazza.
«Perché sei così sicura che io sia un uomo?» i loro visi si sfioravano. Ville impallidì per poi divenire viola.
«C… come?»
Wein sorrise come solo una donna avrebbe sorriso.
Astea passò di nuovo inseguendo un rospo giallo sull’orlo di una crisi di nervi.
Schizzò come una macchia nera.
Poi frenò alzando un quintale di polvere per poi tornare indietro.
Si fermò sotto la finestra e guardò in alto.
Si paralizzò.
Pietrificato.
Aprì la bocca.
Ville guardò oltre Wein vedendo il fratello in uno stato catatonico.
«Oh merda.»
Richiuse gli scuri chiudendo la testa di Wein che cominciò a strillare muovendosi, come una lucertola.
Dopo un po' Ville vide la testa di Wein scomparire fra le ante e poi sentì il botto di quando era caduto sul fratello, che evidentemente se ne stava ancora la sotto immobile.


Dante sorseggiò tranquillamente il Cognac. Era di ottima qualità… Erich Wøëlfler era un intenditore.
«Come al solito lei ha un ottimo Cognac…»
«È uno dei pochi vizi che mi concedo grazie alla mia posizione…»
«Sì comprendo… a ogni modo Sire… credo voi abbiate qualcosa da dirmi…»
Erich sorrise amaramente… «immaginate bene Lord Reznor… ma non vorrei rovinare la vostra gentile visita…»
«Non sarebbe una gentile visita se con la mia presenza non vi permettessi di parlare come dovreste…»
«Già… ho sempre adorato il vostro modo di fare…»
Passi nel corridoio.
«Papà!» gridò Noah prima di scagliarsi contro il re.
Erich per tutta risposta lo fermò piantandogli una mano sul capo, poi lo sollevò per la collottola e se lo portò in grembo…»
Dante portò lo sguardo su una finestra…
«Avremo tempo di parlarne ancora… intendo trattenermi per un paio di giorni…»
«Ma certo Lord Reznor lei è sempre il benvenuto…»
«Papà mi dai il Cognac?»
«Solo quando sarai grande!»
«Ma io sono grande!»
«Grande tu? Ma se non mi arrivi nemmeno alla coscia…»
Noah si incavolò.
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