Trentaquattresimo Episodio: Crucified


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«Oddio sei una donna!! Una donna!!!» urlava Astea strisciando via da sotto Wein.
«Perché scappi Asteuccio mio… non hai mai provato cosa sia l’amore??» sussurrava Wein lasciandosi andare languidamente sopra Astea che cercava di scappare e rivoltarsi.
L’avesse fatto un uomo sarebbe stato abbastanza schifoso… ma Wein sembrava essere una donna a tutti gli effetti, le gambe slanciate facevano capolino provocanti dagli spacchi… e il suo seno...
«Bleargh che schifo! NON MI TOCCARE!! NON MI TOCCARE O USO LA FORZA!!»
«Contro una ragazza?? Sei veramente così crudele?» gli occhioni verdi di Wein divennero sul punto di piangere.
Astea sgusciò fuori da sotto la gonna e si bloccò seduto, con le gambe ancora sotto il drago.
«Io sono crudele ok? Prendo l’alabarda e ti faccio a fette!!» minacciò simulando il gesto… era credibile come un novizio del culto di Galder.
«Humpf… come sei dolce…»
«NON SONO DOLCE, SONO MALEDETTO E PAZZO OK!?»
«Ma va la…» Wein fece per riavvicinarsi di nuovo ad Astea, che si fece piccolo piccolo con le braccia davanti alla bocca e sul punto di piangere, ma per fortuna arrivò la cavalleria.
Due forti mani afferrarono Wein dalle spalle rimettendolo/la in piedi.
«Argh! Mi hai fatto male cattiva!» disse cercando di girarsi.
«Tu mi prendi subito in parola vero? Ti metti subito a provarci con mio fratello…»
«Pro …provarci???» lamentò Astea.
«Vieni qui che vediamo di che sesso sei…» disse Ville avvicinandosi a Wein…
«Che vuoi fare?? Usare i poteri da Messaggero per un motivo così futile?? Ci troverebbero subito!!» obiettò Wein.
«Allora torna normale.»
«Normale? Mi dispiace ma non posso. Se tornassi l’altro Wein potrei essere riconosciuto… qua intorno ero di casa...»
«Ah beh certo perché invece io e mio fratello passiamo inosservati!»
«Giusto! Dovreste travestirvi pure voi… anzi, solo Astea!»
«EH?»
«E’ semplice, dopo questo villaggio c’è una grande città in cui non possiamo passare vestiti come lo siete adesso, date molto nell’occhio.»
Wein per una volta sembrava serio.
«Stai dicendo un mare di idiozie oppure fai sul serio?»
«Idiozie?? Ti credi che sia facile per me vestirmi così?»
Astea tornò violaceo.
«NON E’ UN VESTITO!! NON HA NIENTE SOTTO!!»
A quel punto la faccia di Wein donna ridivenne maliziosa… col suo ventaglio…
«Oh che sciocchino… quelli sono i trucchi del mestiere…»
Astea fu di nuovo sul punto di scoppiare in lacrime.
«Probabilmente è un incantesimo As, » tagliò corto Ville cercando di tranquillizzare un Astea in stato confusionale… «un incantesimo strano…ma conoscendo il pervertito non è nemmeno tanto strano…»
«Certo certo, un incantesimo! Solo che non potete sapere quale sia la mia versione reale!!!»
Astea gli si avvicinò.
«Cioè tu potresti essere una donna??»
«Beh ecco… si… immagino… dovrò rimanerlo per un bel po’… data la situazione…»
Astea guardò prima Ville poi Wein…
«La mia Ville è più bella!»
Ville e Wein andarono giù lunghi distesi.
«Bella lei? Ma se ha i modi di fare di uno scaricatore di porto?! IO! INVECE, sono bella e gentile… e sensuale…» passò un dito sotto il mento di Astea che divenne tutto un brivido.
Ville bloccò la mano.
«Se adesso uso i miei poteri il tuo incantesimo va a farsi benedire lo sai?»
«Sì certo!! Avevo sentito parlare che la donna dei due Ingram di Shaen era in grado di assorbire la magia… è per quello che Ghorost quella sera ha lasciato subito la presa su tuo fratello vero??»
«Sei molto informato eh... ad ogni modo. Non farlo mai più…»
«Siamo gelose?»
«No, siamo sul punto di commettere un draghicidio… maschio o femmina che tu sia.»
Wein rimase un po’ immobile, poi si alzò spolverandosi il vestitino.
«Beh allora? Volete travestirvi oppure volete passare in mezzo alla città con quell’alabarda e tutto il resto?»
Ville ci pensò su.
«Non so se possiamo travestirci, lui nonostante sia secco è troppo alto per sembrare una ragazza... io invece sarò pure alta ma ho delle cose che si chiamano tette… sai com’è… morbide… col latte??»
«Di questo non preoccupatevi! Ci penserà lo zio Wein a mettervi a posto!!!»
«Zietta vorrai dire…» commentò Astea…
Poi Ville ebbe un'illuminazione..
«Un momento… cosa ti fa essere così sicuro che stiamo andando verso quella città trafficata invece che da qualche altra parte…»
«Beh state andando da Tabata no? Quella è la strada più breve!»
«Tabata? E tu che diavolo ne sai!?»
Wein portò di nuovo il ventaglio davanti alla bocca e li fissò con occhi volpini: «oh oh! Segreti del mestiere!!»
Ville trascinò via Astea da quell’uomo di perdizione. Wein continuò a ridere tutta la notte.


Era notte fonda. La donna era andata nelle proprie stanze.
Dante e sire Erich se ne stavano a fissare un tavolino ricavato da un gigantesco opale intagliato.
«Questo tavolino ha sempre esercitato un certo fascino su di me…» iniziò Erich.
Dante bevve nuovamente.
«Rappresenta la purezza di questo luogo.»
La stanza faceva parte degli appartamenti reali. Uno splendido tavolo posto come fulcro di una sala dalle movenze sensuali.
«Purezza. Il tuo castello è purezza nel bel mezzo di questi luoghi dimenticati dal Mana. Una splendida opera. Un episodio irripetibile…»
«Forse… o forse è l’accozzaglia più maldisposta di arrivisti, corrotti e stupratori dei Mari del Nord.»
Dante lo guardò non capendo.
«Vorrei poter fare come te ogni tanto, ritirarmi a vivere in un castello, da solo… ma no, mi basterebbe una baita dove spaccare la legna insieme a mi figlio…»
«Sire… anche per me non è facile vivere in quel modo, il mio popolo mi costringe a numerose riunioni… e altre seccature…»
«Dammi del tu Dante, sei la prima persona a cui io possa confidare un segreto del genere… e non lo faccio perché ti considero un grande amico… ma perché ho intuito il tuo modo di essere, la bellezza del tuo silenzio. Un monumento al silenzio che riflette senza espressione il mondo caotico che lo circonda… senza esserne toccato.»
Dante sorrise.
«Poche persone sono state capaci di leggermi dentro come te Erich… ti ammiro vecchio mio.»
«Etchum!» starnutì Erich facendo scattare la sua enorme massa.
«Per il Mana Dante, tu mi sorprendi… non ti avrei mai considerato capace di dire anche qualcosa “umano” ogni tanto…»
«Evidentemente non mi hai letto dentro così bene…»
I due sorrisero.
«Tuo figlio è forte…» riprese il drago.
«Già… troppo. A dieci anni sarebbe già in grado di mettere fuori combattimento due o tre reclute dell'esercito…»
«Ha ripreso dal padre…»
«Oh tu mi vedi così grosso… ma in realtà non valgo la metà di quello che diventerà mio figlio. Lui è strano…»
«Strano? Non è umano? »
«Oh… si che è umano… ma ogni tanto nel nostro mondo nascono degli umani che riescono a sviluppare tutto il potenziale della nostra razza, creature la cui forza di volontà non è seconda a nulla. Creature libere dal “sigillo”.»
«Sigillo?»
«Il sigillo che rende noi mortali così fragili in confronto a voi draghi, o ai demoni.»
«Non ti seguo… forse è l’alcol.»
Sorrisero di nuovo.
«Non è un qualcosa di stabilito dal Mana, o dalla razza, ma sappi che non ho mai visto qualcuno come Noah… lui è la mia gioia. Sono fiero di lui. Forse non ha limiti di forza… o forse li ha… ma è semplicemente fuori scala…»
«Tutte queste lodi solo per la forza?»
«No… non sarebbe da me… lo ammiro anche per come reagì quando sua madre…»
Dante abbassò lo sguardo.
«Io e te abbiamo qualcosa in comune Erich…»
«Immagino non sia il possedere un castello…»
«Già…»
Gli occhi azzurri di Erich fissarono il tavolino e poi Dante per un po’, con fare interrogativo. Da dietro delle rughe che avevano accentuato il tono inquisitorio dello sguardo.
«Dunque Dante, taglierò corto, io sto morendo.»
Dante lo fissò.
Poi il suo sguardo tornò a carezzare il pregevole tavolo di opale.
«Tipico di te non dire nulla. Dire che ti dispiaceva sarebbe stato quasi una bugia… dato che per te il tempo e la morte sono concetti ormai tramontati, dire che non te l’aspettavi sarebbe stato inutile. Chi si aspetta mai una cosa del genere?»
«No Erich… mi dispiace forse… ma non so che dire… mi piaceva parlare con te.»
«Beh forse non morirò oggi o domani… ma presto capiterà… il mio cuore è malandato… e ho paura che questo problema interesserà anche Noah…»
Dante tolse gli occhiali e lo guardò coi suoi occhi rossi, di un rosso spento.
«Se posso fare qualcosa per te…»
Erich ancora una volta lo guardò stupito.
«Per il Mana Dante… a volte sembri come noi mortali… dovresti starci più attento.»
«E’ solo una impressione non ti preoccupare. I mortali non sono già morti.»
«Ad ogni modo… vorrei affidarti un compito molto delicato… dovresti occuparti di mio figlio quando io non ci sarò più.»
«Che cosa?» era strano vedere sconcertata una creatura millenaria come Dante.
«Sì, il castello pullula di persone che potrebbero sfruttare a loro comodo la mia morte. E io non voglio che mio figlio venga educato e raggirato da questi loschi figuri…»
Dante bevve ancora.
«Mi chiedi qualcosa di miracoloso… io, non sono umano…»
«Ma sei il mio migliore amico… e Noah stravede per te.»
«Mi chiedi qualcosa di miracoloso… io non sono umano…» continuò a ripetere Dante come incantato.
La bottiglia era quasi vuota.


«Io non ti faccio entrare da solo con lui in quel ripostiglio!» esclamò Ville perentoria. Era mattina ed il gruppo si apprestava a ripartire.
«Ma Villuccia cara… è per il travestimento…» provò a dire Wein.
«E’ questo che mi preoccupa!!»
«Suvvia non crederai che io voglia sedurre tuo fratello.»
«Certo che no! Vorrei ben vedere!»
«E allora che problema c’è? Tanto siamo due maschietti!»
«MA TU SEI DONNA ADESSO!!»
«Facezie! Vieni Astea! Diamoci da fare!»
Astea entrò con le spalle curve. Prima di sparire dietro la tendina.
Ville si sistemò il cappello sul volto.

«Wein, patti chiari ed amicizia lunga, io non ho nulla contro di te, ma se mi metti le mani a dosso io ti massacro.» Astea era stato chiaro stavolta.
Wein sorrise amabile… «non capisco perché tutto questo rifiuto. Hai visto che sono una donna no?»
«Sì l’ho visto ma Ville ha detto che potresti non esserlo.»
«Ti fidi ciecamente di tuo sorella vero…»
«Beh si mi fido… perché non dovrei?»
«Non hai mai pensato che potreste dividervi?»
Astea ci ragionò su. «Quello è un corsetto??»
«Sì…servirà per mettere su un po’ di tette dove per fortuna non ne hai…»
«Per fortuna? Allora sei una donna!!!»
Wein scosse la testa…«era un modo di dire… piuttosto… per Galder quanto sei magro…»
Astea si era tolto la camicia e ora attendeva in pantaloni seduto su una sedia che quella donnaccia di Wein lo sistemasse.
Aveva insistito per occuparsi di Astea. Era lei… o lui, il mago dei travestimenti… e in effetti il suo aspetto di donna era credibile…
«Ora occupiamoci dei peli… ne hai pochi ma sono comunque troppi, le donne che si rispettano si fanno le cerette…»
«Cos'è una ceretta?»
«Non lo so ma quello che fai tu per la barba in faccia lo fanno loro per le gambe ed il resto…»
«Barba? Ma se non ho nemmeno i baffi!»
«Oh! Ti manca la bocca sporca di latte!» Wein sembrava la padrona di uno di quei bordelli alla Toulouse Lautrec…
«Farà male?»
«Ma no figurati!» lo assicurò Wein mentre accendeva una candela e iniziava a raccogliere la cera calda.
Le urla si sentirono per miglia…

«Mi stringe. Non respiro.»
«E’ normale, fa così con tutte le donne.»
«E allora perché lo indossano?»
«Per lo stesso motivo per cui lo stai indossando tu, per i fianchi... e per le tette.»
«Ma se loro le hanno già a che serve??»
«A tenerle su!»
Astea non diede l’impressione di aver capito tutto… lo sguardo si incantò sul seno di Wein.
«Che fai mi guardi le tette?»
«Beh parlavamo di tette… sai com’è…»
«Cominci a credere che io sia una donna??»
«Ancora non lo so… ma sembravi così uomo...»
«Sai che questo discorso fa tanto discorso da coppia gay?»
«Sì ma non ti preoccupare,» riprese Astea come se stesse spiegando un problema ad un bambino, «se tu mi tocchi come non devi io ti massacro.»
Wein si ricordò di quando l’aveva sollevato per il collo.
«Ok il corsetto è andato.» sbuffò Wein soddisfatta.
«Posso farti una domanda?»
«Sì?»
«Perché hai messo prima la maglia con gli sbuffi e poi il corsetto? Non vanno al contrario?»
«C’è da chiederlo? Così sei più figa… sei alternativa…»
Astea scosse la testa…
«Che diavolo penserà Ville quando mi vedrà…»
«Non ti preoccupare…anche lei si sta cambiando…»
«Ma lei va già in giro vestita da uomo…»
«Non proprio Astea… e comunque si vede che è una ragazza… si vede fin troppo…» Wein aveva ripreso a sbavare. Astea lo fissò in malo modo.
«Passiamo al sotto! Una gonna?»
«Ma con la gonna mi andrà tutto in giro!»
Wein si grattò la testa.
«Beh sotto puoi continuare a portare le mutande o quello che hai..»
«Ah beh…»
Wein guardò per un po’ Astea. «Manca qualcosa… ah si … i capelli!»
«Cosa vuoi fare ai miei capelli?»
«Niente di grave… te li raccolgo sul capo così sembrano più donneschi…»
«Che schifo… ho solo vent’anni e mi tocca già prostituirmi per vivere…»
«Su andiamo mica ti stai prostituendo… prendila come una festa in maschera!!»
Astea lo guardò lamentoso.
«Oh! Sei un amore. Un po’ di rossetto, le ciglia finte ed il gioco è fatto!!»
«Ora guardati allo specchio.»
Astea trasalì. «No ferm-!»
In quel momento Ville entrò nella tenda ed il riflesso sullo specchio accecò per qualche secondo Astea.
La ragazza prese Wein con lo specchio ed i due uscirono.
«Cielo Ville sembri veramente un figo!»
La ragazza aveva legato i capelli, e li aveva fatti scendere nel colletto, dietro. Così adesso sembrava averli corti. Indossava una cotta di maglia arrugginita ed una vecchia armatura sbozzata. Tutto abbastanza leggero per non impacciarla nei movimenti… certo adesso sembrava un’altra persona. Di tette nemmeno l’ombra.
«Wein, una cosa.» tagliò corto la ragazza senza perdere tempo.
«Sì?»
«Non devi mai…mai far specchiare Astea.»
«Perché?»
«Non ci tieni a saperlo.»
«Ok non ci tengo a saperlo.» Wein rimase un po’ in silenzio… poi dalla tenda si mosse qualcosa, ed uscì il ragazzo.
«Che bella!!!»
«Oh Galder.» mormorò Ville.
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