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Astea camminava con le gambe a rombo su delle scarpe nemmeno
lontanamente paragonabili ai suoi soliti stivali. Fra l'altro coi piedoni
da spilungone che aveva trovare delle scarpe per lui era stata una impresa.
Nonostante la gonna lunga Wein aveva detto che affinché il travestimento
fosse perfetto doveva indossare anche quelle.
Ville invece era abbastanza a suo agio nellarmatura
non sembrava
avere particolari problemi a comportarsi da uomo.
In mezzo ai due luomo deviato camminava sereno.
Aveva smesso di fare il coglione, ed adesso si guardava intorno ostentando
sicurezza. Anche se le sue orecchie scattavano da una parte e dallaltra
ad ogni rumore sospetto.
«Che fico!»
«Cosa?»
Astea toccò un orecchio di Wein che ondeggiò un po
prima di tornare normale
«Ma
che dia-»
Astea le toccò di nuovo e stavolta Wein le mosse come se dovesse
scacciare qualche mosca
Certo Ville non aveva problemi a stare nellarmatura. Lunico
problema è che lei doveva portarsi dietro unalabarda pesante
come un carro e una balestra pesante come due cavalli.
«Quanto manca alla prossima città?»
«Manca poco
altrimenti non ci saremmo cambiati così
presto. Il paese dove abbiamo dormito un tempo era una stazione per le
staffette dei cavalli. Poi la città di Sato si è allargata
sempre di più fino a diventare troppo vicina per questa stazione
delle staffette
e così il posto è rimasto semi abbandonato
»
«Sai un sacco di cose orecchie lunghe
» asserì
Astea serio.
«Ho passato un po di anni da queste parti, conosco la zona.»
Astea provò di nuovo a toccargli le orecchie ma Wein gli lanciò
uno stiletto che si piantò diretto nella mano fra due ossa. Astea
guardò Wein, poi la mano
poi prese ad urlare e a correre intorno
ai due che continuavano a camminare sereni.
Dopo un po Ville lo fermò con un colpo di avambraccio che
fece risuonare tutta l'armatura.
Astea rimase un po in dietro.
«Cosa sai di Tabata?»
«So che potrebbe esserci utile.»
«Sai troppe cose.»
«Ricordati che il mio sovrano mi ha inviato da voi
io sono
un tizio di élite
»
Guardare la cinesina Wein parlare serio e con voce maschile era ancora
più schifoso.
«Torna a fare la donna
così fai vomitare.»
Astea li raggiunse.
«Il coltello Astea
dovè?»
«Lho buttato
ops scusa
vado a riprenderlo..»
Astea trotterellò indietro
poi li raggiunse di nuovo.
Dante entrò nella sua stanza. La maniglia non ne voleva sapere
di rimanere ferma. Ce ne aveva messo di tempo per afferrarla e girarla
dalla parte giusta.
Erich si era addormentato sulla sedia. Avevano finito la seconda bottiglia.
Il grosso re scivolò e mollò una craniata sul tavolo di
opale
non si svegliò di soprassalto
piuttosto come
se lavesse pizzicato qualcosa. Si alzò toccandosi lentamente
la testa e si ritirò ondeggiando nelle proprie stanze.
Prima passò dalla stanza del figlio.
Noah dormiva spaparanzato sul letto con un gigantesco coniglio di un metro
e mezzo, bianco e morbidissimo abbracciato. Sembrava sereno.
La stanza di Dante era la meno illuminata di tutto il castello. Rimaneva
preparata per lui ogni giorno, cerano pochi piccoli e sottili accorgimenti
che potevano dimostrare la grandezza di un governante. Quello era uno
di questi. Ogni giorno quella stanza veniva pulita da cima a fondo, i
fiori cambiati e ogni cosa messa al suo posto.
Adesso la stanza sembrava strana. Le tende ed il soffitto si confondevano
in un blu scuro, il pavimento sembrava scaturire dalle tende
e così
non cera sopra e sotto in quel luogo.
Solo una luce modesta filtrava dalla finestra. Era la luce della luna,
pallida.
Poi vide le mani della ragazza che aveva portato con se. Erano baciate
da quella luce e sembravano più pallide del normale.
Con un gesto quasi meccanico chiuse le tende, e la luce svanì.
La stanza piombò nelloscurità.
La sentiva respirare. Poi sentì un fruscio di coperte, probabilmente
era sveglia.
Registrava tutto con lentezza
e come se ogni dettaglio fosse un
argomento che necessitava di lunghe riflessioni.
La linea appena visibile, di luce fra una tenda e laltra. Gli sembrava
improvvisamente importante.
Lo specchio. Lo specchio senza immagini non era uno specchio. Era un vuoto.
Il letto. Si fece cadere.
Slacciò controvoglia il cravattino. Si ritrovò il cilindro
sul petto, probabilmente si era tolto urtando col cuscino. Le orecchie
balzarono fuori come tirando un sospiro di sollievo.
Sbuffò.
Con un po di fatica iniziò a slacciare i bottoni della camicia.
Le sue dita sparivano sotto le asole e riapparivano dopo poco.
Poi unaltra mano si aggiunse a quella che slacciava i bottoni. Era
più piccola, un suo indice era grande come il mignolo affusolato
di Dante. La mano prese a slacciare i bottoni con più facilità,
lo voltò e gli sfilò la giacca, la camicia.
Dante sbuffò di nuovo quasi infastidito, e si voltò su un
fianco, fuori dalle coperte.
La ragazza nelloscurità si avvicinò a lui, lo abbracciò
da dietro e rimase così.
Il profumo dei capelli del Drago Occulto era appena percepibile, come
una strana essenza, vagamente fruttata.
Prima di addormentarsi lei slegò anche il laccetto dei suoi capelli.
Se lo avvolse distrattamente intorno alla mano per non perderlo, poi lasciò
scendere la mano fino ad abbracciarlo al fianco. Chiuse gli occhi e sospirò.
Dante già dormiva.
Arrivarono per mezzogiorno alla città.
In effetti era fra le più grandi che avessero mai incontrato nel
viaggio.
Un fiume con due grossi affluenti la attraversavano a croce dividendola
in quattro settori principali. In quello di Nord era alloggiato il governo
della città. Erano diretti ad Est.
«E mezzogiorno
» disse distrattamente Astea
«E quindi?» ribatté Wein.
«E mezzogiorno quindi ho naturalmente fame, era
la frase
» aggiunse Ville.
«Mi sembra una buona idea andare a mangiare. Ve li ricordate i vostri
ruoli?»
«Certo certo
» tagliò corto Astea, «con
questo paio di tette finte come faccio a dimenticarlo??»
Wein scosse la testa, mentre camminava ancheggiava leggermente e lanciava
sguardi furtivi. Peccato che fossero tutti per donne
«Strano che tu guardi solo le donne
» gli sussurrò
Ville.
«Magari sono dell'altra sponda
» sorrise.
Entrarono in una locanda. Probabilmente la più malfamata di tutta
Sato.
Linterno era costituito dalla peggiore accozzaglia di energumeni
e donnacce della zona.
Rossetto, sudore, pelle. Pochi particolari.
In mezzo a quel caos in cui si faceva fatica a vedere da una parte allaltra
della stanza per il fumo.
Astea appena entrato fece marcia indietro uscendo ma Ville lo costrinse
ad entrare con una mezza spallata.
«Che cè sorellina hai paura dei bruti?» sussurro
lei.
«Mi sembra un posto dove due come me e Wein darebbero nellocchio
fratellone
»
Il barista biascicò qualcosa di incomprensibile allindirizzo
di Wein. Qualcosa che doveva suonare come un: «non ci servono altre
cortigiane andatevene da qualche altra parte
»
Wein li oltrepassò visibilmente contrariato.
Astea lo seguì. Ville rimase incastrata con lalabarda e la
balestra.
«Buongiorno Dante
» gli disse mentre apriva leggermente
le tende.
«Buongiorno.» rispose lui. «Devo aver bevuto troppo
»
sussurrò cingendo la testa con una mano.
Lei gli porse un bicchiere ripieno di qualche schifezza. Rosso duovo
alcol, una polverina nera e qualcosaltro.
Lui lo mandò giù come una medicina.
«Grazie.»
«Di nulla
è strano che tu beva così tanto
»
«Già.»
Dante si alzò e andò in bagno.
Lei si era alzata prima, ed era di nuovo vestita di quella tunica con
velo.
Dopo qualche minuto Dante uscì dal bagno.
«Presto sire Erich morrà.»
La ragazza si voltò.
«Come? Pensavo fosse un tuo amico
»
«Non sarò io a toglierlo di mezzo. È mio amico.»
«Visto che ci siamo anche noi al castello immagino non morirà
di morte violenta
magari è afflitto da una qualche malattia
degli umani
»
«Precisamente
e noi non possiamo fare nulla per aiutarlo
»
«Strano
»
«Cosa?» rispose il Drago Occulto.
«Che tu non possa fare nulla.»
Dante inforcò gli occhiali.
«Qualcosa farò. Ma non per lui. Dovrai darmi una mano
»
La ragazza reclinò allindietro il capo sorridendo amabile.
«Aspettavo un po di movimento
la tua cara allieva si
stava arrugginendo.»
«Ho idea che sarà difficile trovare un posto dove passare
la notte
» bofonchiò Astea mentre camminava poco femminilmente
per la strada con le braccia incrociate dietro la testa.
«Certo, se Ville non si fosse lasciata sfuggire la tua alabarda
facendola cascare di taglio sul bancone dellultima bettola dove
siamo stati
forse avremmo trovato posto
»
Ville abbozzò un sorriso forzato.
«Sai comè
quando gli uomini diventano tutti checche
impazzite tocca agli uomini veri portare le cose pesanti
»
«Ma
fratellone! Io sono un uomo!!» controbatté
Astea improvvisamente preoccupato.
Ville scrollò le spalle.
«Ma mi spiegate questa storia del fratellone e sorellina??»
chiese Wein
Astea allora assunse la posizione di chi sta per narrare un evento storico
di un certo rilievo. Il capo alto, le sopracciglia alzate, un dito davanti
al muso.
«Quando nascemmo ormai una ventina di anni fa
»
«Cosa?? Avete solo venti anni??»
Ville lo guardò storto.
«Beh si perché?»
«Come perché!? Astea è una pertica! Tu invece sei
già bella formata!!»
«Non lo sai che gli umani sviluppano molto prima?? »
«Sì ma
ma.. Ville è già una donna!»
Si fermarono. La gente li guardava. Due donne che davano della donna allunico
uomo.
Ripresero a bassa voce.
«Ehm dicevo
non so
mi sembravate più vecchi
certo magari Ville
Astea potrebbe avere anche quindici anni
o dieci.»
«Ad ogni modo, quando nascemmo venimmo scambiati di culla, e così
il nome che toccava a me, il fratello minore, Ville, toccò a lei,
la sorella maggiore, Astea.»
«Maggiore e minore? Siete gemelli
»
«Sì, quello che esce prima è il minore
»
Wein ci ragionò su.
«Quindi Ville sarebbe dovuta essere Astea ed Astea Ville?»
«Sì
e noi ci scherziamo su da ventanni.»
tagliò corto Ville quasi imbarazzata dallidiozia del gioco.
«Che cari!» concluse Wein sbattendo il pugno sulla mano.
«Cammina!» intimò Ville con lalabarda come se
scortasse un prigioniero.
Dopo una quindicina di minuti di passeggiata per i vicoli stretti dei
bassifondi della città si ritrovarono in una piazza gremita di
persone. Una folla si stendeva per una cinquantina di metri fino ad un
patibolo di legno scuro. Una ghigliottina splendente rifletteva la luce
del sole, ed attirò subito la loro attenzione.
«Cè una esecuzione.» disse Wein.
«Una esecuzione??» esclamò Astea. «Ma non è
giusto!»
«Cosa non è giusto?»
«Non è giusto ammazzare qualcuno senza dargli la possibilità
di difendersi! Dovrebbe essere un combattimento alla pari
»
«Che razza di ragionamento! Magari quel tizio che stanno per ammazzare
ha fatto lo stesso con altre persone, donne, bambini
»
«Non è un tizio è una ragazza.»
Ville si era allungata per sbirciare oltre le spalle di Wein ed Astea.
«È vero! È una ragazza!!!»
«Ed è anche stupenda!» continuò Wein che improvvisamente
aveva cambiato la sua espressione da "non me ne frega nulla"
a "per Galder stanno per giustiziare una povera fanciulla innocente!"
I due ragazzi vestiti da donna si guardarono e poi cominciarono a procedere
a grandi passi nella folla.
Ville scosse la testa e scrollò le spalle sconsolata.
«Mi scusi buon uo...» Astea si morse la lingua prima di riprendere
la voce da donna
«Mi scusi buon uomo
cosa giustiziamo oggi?»
Wein lo guardò storto
sembrava stesse chiedendo il menù
al ristorante
«E una condanna per reati dopinione.»
Astea rimase immobile.
Il passante scoppiò a ridere.
«BWHAHAHAHAH!! Ma che opinione! E una schifosa ladra!!»
Wein ed Astea sentirono lirresistibile istinto di ridisegnare i
connotati al tizio
Ma passarono oltre.
La ragazza venne fatta inginocchiare.
«Cosa ha rubato?» chiese Wein ad un altro passante.
«Ha derubato le sacre casse degli inquisitori della Fiamma Sacra.
I luminosi templari di Galder.»
Gli occhi di Astea e Wein ebbero un guizzo.
Si capirono al volo.
Continuarono ad avanzare mentre la ragazza silenziosa veniva sistemata
sul patibolo.
Ad un certo punto Astea iniziò a strillare come unaquila.
«Il mio bambino!!! Il mio bambino me lhanno rapito!!!!»
«Aaargh!»
Intorno a lui si fece il vuoto mentre la gente si guardava intorno timorosa
che ci fosse un ladro o peggio nelle vicinanze.
Di Wein non cera più traccia.
«Si calmi madamigella!!» provò a dire un tizio molto
grosso toccandole il braccio ma Astea simulando i gesti inconsulti di
una ragazza spaventata lo scaraventò lontano.
Brusio fa la folla, iniziò il caos.
La folla nel caos è come alzare gli occhi al cielo e vedere la
pioggia che scende. Centinaia di persone che fuggono da ogni parte senza
apparente senso.
Qualcuno rispose al tizio che gli era piombato addosso, iniziò
anche la mega rissa.
Il tutto mentre Astea continuava ad urlare ed a picchiare la gente.
Ma il boia sapeva il fatto suo, afferrò lascia.
Con una pedata spinse la ragazza nel patibolo e poi troncò la corda
che reggeva la lama.
Wein in una frazione di secondo si arrampicò sulla gente in prima
fila con gambe e braccia come un grosso ragno e lanciò uno stiletto
nella guida della ghigliottina giusto a qualche centimetro buono dal collo
della ragazza.
Era veramente splendida.
I suoi capelli lunghi blu notte emanavano un profumo delicato, aveva paura,
e tremava.
«Hon thi preoccupare laghazza!! Thi shalviamo noi!!» biascicò
Wein mentre coi denti reggeva il pezzo di corda che reggeva la lama e
cercava di liberarla dalla gogna.
Il boia non perse tempo e fece per spingere la lama, ma Wein lanciò
un altro coltello dritto nella spalla del carnefice che indietreggiò
atterrito strillando come un bambino.
Astea intanto sollevava nugoli di persone camminando in mezzo alla folla
in rivolta.
Arrivò davanti al patibolo e guardò la ragazza, e subito
dopo la lama per controllare che non cadesse ancora. Wein era dietro di
lei a slegarla.
Non pensò che avrebbe potuto specchiarsi, nella lama.
Lo capì troppo tardi, e gridò qualcosa nel caos che Astea
non sentì, lo sguardo del ragazzo scivolò sulla lama lucente
di metallo, ma improvvisamente delle mani gli coprirono gli occhi.
«Chi sono?»
«Il fratellone di un povero idiota
» disse sconsolato
Astea pentendosi del rischio che aveva corso
«Andiamo Astea, Wein ha liberato la ragazza.»
I due gemelli si dileguarono nel caos.
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