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Che diavolo era successo in quella casa?
Allimprovviso quei tre erano diventati uno più malridotto
dellaltro. Astea sembrava partito, Wein piangeva dal dolore come
una ragazzina e Ville era
SVENUTA!
Roxane li portò tutti allingresso. Senza buchi in terra,
senza poltrone scassate, senza spigoli che si mangiano le tendine buone.
«Un meraviglioso esordio per Roxane
quasi quasi torno a Damiel
come nome inventato
» borbottò fra sé e sé
la ragazza mentre cercava di spostare Wein che mugolava in un angolo.
Il Drago emanava una strana luce
forse si stava curando
lo
guardò con un pizzico di disprezzo...«Tsk! Donnicciola...»
sussurrò.
«Roxane?» domandò Wein più che altro perché
era la prima volta che sentiva quel nome. Lei sussultò temendo
che l'avesse sentita poi rispose.
«Sì?»
«Ma non ti chiamavi Damiel?»
«Ehm è una lunga storia
» i due si guardarono
con aria poco intelligente.
Wein si rimise in piedi e arrancò da solo fino allingresso,
dove si fece cadere su un divano
non prima di aver controllato che
il pavimento tenesse.
Ora la sua magia funzionava, creare quel pentacolo fuori dalla
casa per poter usare dall'esterno i suoi poteri era lunica strategia
che gli era venuta in mente per chiudere in fretta la partita e, a quanto
pare, aveva funzionato
Roxane si avvicinò ad Astea e alla sorella.
«Venite, andiamo via da qua
» provò a dire, incerta
sul da farsi.
Astea si alzò, prese in braccio la sorella e la seguì senza
dire una parola. La posò sul divano vicino a Wein e poi uscì
sotto la pioggia.
«Che gli è preso?» disse Roxane.
Il Drago Occulto esaminò per qualche istante la sorella, una volta
tanto senza malizia.
«Aspettiamo che si svegli la sorella
» disse Wein, poi
tossì sangue.
Astea non era normale.
Lombra arrivò presto da Dante. Gli girò intorno bisbigliando
e avvolgendosi in volute intorno alla sua sedia. Poi Dante scosse la testa.
«Quel bambino mi darà problemi
» sussurrò.
«Rimettilo a letto e fregatene. Non sei certo la creatura più
terribile del pianeta. Meglio che si abitui subito alla paura con un carattere
del genere
»
«Ghorost si è riferito a noi chiamandoci Messaggeri
e non aveva tutti i torti
» prese a parlare la sorella. «Mi
hai curata tu Wein?»
«A-ha... ma non avevi niente di troppo grave mi sembra... il corpo
ha reagito bene all'incantesimo curativo... come ti senti?»
«Sono stanca... ma sto bene...»
I suoi occhi erano chiusi per metà e parlava lentamente.
«Messaggeri?? Di che si tratta?» domandò Roxane incuriosita.
«Possibile che tu non conosca la storia? È uno dei risultati
della conclusione della Vera Guerra.» Rispose Wein.
«Sai com'è... non mi sono mai interessata troppo di certi
argomenti teorici... più che altro perché ero troppo impegnata
a sopravvivere coi miei mezzi...»
«Devi sapere che millenni fa Galder il Luminoso e Shagrath l'Oscuro
combatterono una guerra che passò alla storia col nome di Vera
Guerra. Il loro scontro si concluse in una sorta di pareggio... o forse
di sconfitta per entrambi. Le energie di Shagrath permearono i Demoni
Sovrani permettendo loro di creare ulteriori sottoposti conosciuti come
Demoni Maggiori, i luogotenenti dell'orda Demoniaca. Le energie di Galder
dovevano confluire interamente nel patriarca Mustis, il Drago Celeste
suo servitore prediletto, ma a seguito di una terribile controffensiva
di Kaviel il Guardiano alcune andarono "perse" permeando luoghi
che divennero sacri, città, boschi e montagne, ma anche esseri
umani ed elfi che vennero chiamati, per il loro speciale dono, "Messaggeri".»
«Citi quasi a memoria il Verbo di Galder...» constatò
Ville.
«Sai com'è... ho studiato parecchio in gioventù...»
«Significa che siete umani ma per una coincidenza del caso i poteri
di Galder sono finiti in voi?» esclamò infine Roxane. La
sua mente lavorava al doppio della velocità perché nel racconto
di Wein figurava anche il nome di Kaviel il Guardiano.
«Sì
pressappoco
normalmente i poteri vengono
passati di generazione in generazione ma non sempre si manifestano...»
«Galder! E io che credevo fosse solo una superstizione!» continuò
la ragazza rimasta a bocca aperta.
Wein invece sembrava interessato vivamente.
«E così sia tu che Astea avete poteri sovrannaturali
»
«Sì, ma il potere che cè dentro di noi non è
puro.»
«Non capisco, a cosa ti riferisci?»
«I nostri poteri derivano dallultima fase dello scontro fra
Galder e Shagrath
»
Wein aguzzò la vista come se cercasse di vedere quello che non
riusciva a capire. «Galder e Shagrath tornarono al Mana lasciando
parte dei loro poteri su questa terra... ma i Demoni disturbarono questo
meccanismo di "successione".»
Roxane guardava alternativamente i due.
«Precisamente. I nostri poteri risalgono a quellultima parte.
Il momento in cui Mana, Galder e Shagrath erano confusi.»
Fuori continuava a piovere
una pioggerella fina.
«Siamo come due facce della stessa medaglia. Lui è il positivo,
io il negativo
»
«Non ti seguo
» continuò Wein porgendole la sua
borraccia e un po di biscotti da mettere sotto i denti
«non
so se ti saranno utili ma almeno sono buoni da mangiare
»
Sorrisero.
«In me e mio fratello è presente unemanazione del Mana
stesso. In me si manifesta come una specie di vuoto permanente. Un qualcosa
che risucchia le energie, le fa passare per me e le scarica via. Un po
come per le emozioni
»
Wein la guardò strano. «Emozioni? Ehm
magari questo
tuo potere funzionava anche qui nella casa quando i miei non avevano effetto
vero?»
«Vero.»
Roxane addentò un biscotto cercando con lo sguardo il permesso
di prenderlo dalla mano destra Wein.
«Astea invece è il polo positivo. Se io sono il Mana e quindi
l'assenza di quelle due divinità, lui è l'esatto contrario.
I sui poteri sono contaminati dal miscuglio di energie di quel terribile
scontro finale. Quelle negative di Shagrath e quelle positive di Galder.»
«Miscuglio? Non ho mai sentito parlare di nulla di simile!»
«Certo, Draghi e Demoni non stanno nella pelle. Astea è un
ibrido, in lui il Mana fa convivere parti dell'Oscuro e del Luminoso.
Lhai avvertito anche tu no? La sua energia è diversa dalla
mia. »
«Sembra un qualcosa di lacerante
ambivalente
»
«Che significa?» provò a intervenire Roxane.
«Che Astea, come me, non è un Messaggero nel senso stretto
della parola. In lui esiste unesatta simmetria di energie fra Galder
e Shagrath.»
«Mentre in te è dominante il vuoto del Mana
»
«
magari è solo un vezzo del Mana stesso
ma gli
occhi di Astea divengono iridescenti quando perde il controllo.»
I tre rimasero in silenzio, Wein bevve da un'altra borraccia più
piccola che evidentemente conteneva qualche strano liquore e lo offrì
anche alle due ragazze.
«Come fai a sapere tutte queste cose?»
«Ho studiato
e consultato saggi.»
«I Messaggeri sono immortali?» domandò Roxane interessata.
«Non è una immortalità vera e propria... ma secondo
alcuni testi una volta raggiunta la maturità fisica i Messaggeri
invecchiano più lentamente dei loro simili... anche se non si sa
nulla di sicuro in proposito... E-ETCUHM!» Ville starnutì.
Wein e Roxane la guardarono storta.
«Beh nessuno si salva dal raffreddore, nemmeno i Messaggeri
»
Fecero girare ancora la borraccia più piccola.
«Come fanno a convivere in Astea due energie del genere? »
«È semplice. Non convivono.»
Ville addentò finalmente un biscotto. Lespressione divenne
appena più serena, erano buoni davvero, avevano la forma di strani
orsacchiotti e coniglietti.
«La sua è una situazione particolare. Quasi una doppia personalità.
Da una parte è quello che abbiamo conosciuto in questi giorni,
dallaltra è quello che per poco non ti strangolava a sangue
freddo nella locanda
»
Wein istintivamente allargò il colletto della maglia.
«Wein
ti ricordi quando ti dissi che Astea non doveva mai
guardarsi in uno specchio?»
«Certo
non ho fatto domande
»
«Quando Astea si guarda allo specchio è come se innescasse
una specie di reazione a catena. Viene assalito dai ricordi
delle due creature, dalle scene dello scontro, dalle due divinità,
ed è come se le due energie si mischiassero ed esplodessero insieme.»
Wein cercò le parole per continuare ma non le trovò.
«È come se nello specchio Astea vedesse con i propri occhi
la sua vera natura. Li vedesse entrambi, contemporaneamente, è
allora che le due essenze reagiscono e lo mandano completamente fuori
controllo e non è un qualcosa che può controllare
oltre ai poteri conserva con sé dei ricordi nitidi
e sono
fra i peggiori ricordi del Luminoso e dell'Oscuro.»
Wein si sistemò meglio sulla sedia.
«È semplice, si dice che il patriarca Mustis conservi in
sé le conoscenze magiche di Galder giusto?»
«Sì
»
«Astea conserva i ricordi dei due e anche parte della loro indole,
è inutile dire che insieme questi due antipodi non possano esistere.»
Wein diede limpressione di aver finalmente capito.
Roxane li fissò invece senza afferrare il senso di quel discorso.
Le pareva di avere la soluzione a portata di mano ma non ci arrivava
era ancora scossa dal suo incontro di poco fa
Nellindecisione addentò un altro coniglietto.
«Fatemi capire qualcosa pure a me
»
«Astea tende a comportarsi in due maniere differenti, una innocua
e laltra pericolosa
il problema vero è quando queste
due personalità confluiscono contemporaneamente in una liberando
tutto il suo potere.»
«Ed è tanto questo potere?»
Ville distolse lo sguardo.
Forse stava ricordando delle volte che
era successo.
Wein provò a cambiare discorso.
«Capisco
su un tomo occulto che secondo alcuni è riconducibile
addirittura a Enid la Tessitrice cè scritto che il potere
dei Messaggeri è assimilabile ad una sorta di sensazione
che esplode dentro e si libera in forma di energia, molto simile a suo
avviso allutilizzo che i demoni fanno dellenergia negativa.
Quando Astea va fuori controllo questa energia già di per sé
selvaggia si scontra con una altrettanto pericolosa. Ho visto come combatteva
»
concluse.
«Già
e pensa che quello non era il suo massimo. Sono
riuscita a intervenire in tempo evitando che le due energie reagissero
fino in fondo
»
Wein sfarfallò contento le orecchie.
«Beh
allora mi è andata di lusso
»
Detto questo il ragazzo smise di lanciare l'incantesimo di guarigione
sul braccio sinistro. Cercò di muoverlo ma faceva ancora fatica.
Si concentrò un attimo e dalla schiena uscirono due meravigliose
ali nere, come i suoi capelli.
Una, lunga forse due metri si aprì in tutto il suo splendore, spandendo
nellaria alcune meravigliose piume corvine
laltra, la
sinistra, era spezzata.
Serrò denti.
Ville lo guardò con una vena di affetto. «Wein
non
te lho ancora detto
ti ringra-»
«Non hai bisogno di dirmi nulla. Quello che ho fatto lho fatto
perché andava fatto.»
La ragazza guardò il pavimento silenziosa mentre beveva di nuovo
dalla borraccia.
Roxane invece fissava rapita le ali di Wein
dopo un po il
ragazzo se ne accorse e la guardò da marpione.
«Belle eh?? Sono un drago!» disse fiero di sé.
«Già! Chissà quanto ci farei sul mercato nero
»
ribatté lei ignorandolo.
«OH!! QUESTE SONO ALI DA DRAGO OCCULTO! NON SI TAGLIANO E VENDONO
SUL MERCATO STILE BRACCONIERE CAPITO??»
Roxane indietreggiò sulla sedia sorridendo
«Ehm tranquillo scherzavo
»
Wein continuò a guardarla di traverso
«Ora dovè mio fratello?»
«È uscito.»
Wein scosse la testa
«Povero Astea
non deve essere facile per lui sopportare di
averti fatto del male
»
«Non lha fatto! E comunque non era in sé.»
Wein distolse lo sguardo.
Dopo un po fu Roxane a riprendere la parola «Ehm
ragazzi
lo so che ora come ora il centro del discorso è Astea... ma sapete
dirmi qualcosa di più su questo Kaviel il Guardiano che avete nominato
prima parlando della Vera Guerra?» chiese candidamente.
Wein e Ville si girarono lentamente con gli occhi sbarrati.
E le orecchie di Wein si alzarono come due antenne.
Dopo un paio di minuti lei le aveva raccontato del suo incontro.
Wein e Ville erano rimasti silenziosi.
Unaltra tegola.
Cosera quella storia sulla Morte?
Lei decise di andare a cercare Astea.
Meglio lasciare con Ville qualcuno che potesse difenderla visto comera
ridotta.
Wein mugugnò qualcosa cercando di stendere l'ala rotta. Roxane
scosse la testa ed uscì sotto la pioggia.
«Astea?»
«Sì?»
«Come ti senti?»
«Come ogni volta dopo che mi succede.»
Il ragazzo chiudeva e apriva la mano destra. Sul braccio si potevano ancora
vedere i due fori ormai quasi rimarginati, creati dallattacco di
Wein.
«Io... è da poco che ti conosco
»
«Lo sai? Ho idea che parlare con la gente di questa cosa non serva
a nulla.»
«Già
probabilmente è così
ma io
sono una rompiballe
»
La pioggia ticchettava lentamente. Il foro aperto da Astea nel cielo adesso
era solo una zona più chiara di nuvole.
Il ragazzo non parlava, fissava la sua alabarda. Una fascia di cuoio pesante
avvolgeva la parte piatta della lama anche quando lalabarda non
era coperta dalle bende.
Sembrava una specie di protezione. O forse un ornamento.
«Beh non voglio sapere come stai
però sappi che mi
hai salvato la vita.»
Astea girò il capo.
«Che?»
Uno sguardo eloquente, disincantato.
«No
dico sul serio» sorrise lei. «Cera un
demone che voleva uccidermi in quella casa
»
«Beh non eri lunica ad essere in pericolo credo
»
«Ma no
non il demone-casa
ce nera un altro, un
bambino
beh è una storia un po complicata
comunque
questo dimostra che i tuoi poteri per quanto pericolosi non sono solo
negativi no?»
Astea rimase in silenzio.
Si potevano sentire le rotelle girare nella testa.
«Quando
è successo
lui se nè andato»
continuò lei giocherellando con le mani dietro la schiena.
«Beh
sono contento che tu sia ancora con noi.»
Lei era bellissima sotto la pioggia e Astea sembrava una vecchia statua.
Finite quelle parole lui la baciò su una tempia comportandosi,
stranamente, per una volta da adulto e la lasciò lì imbambolata
sotto la pioggia.
Quando Roxane rientrò per poco non le venne un infarto.
In posa epica e assolutamente ridicola, Wein Astea e Ville fissavano il
nulla davanti a loro gridando: «noi siamo i tre della Vera Guerra!!»
«Tre è un numero perfetto!» aggiunse Wein infervorato
mentre con le ali piumate avvolgeva i due fratelli.
In realtà Ville non partecipava al balletto erano Astea e Wein
che la muovevano sul divano per farla stare a tempo mentre lei li fissava
con uno sguardo completamente allucinato.
«Draghi e Demoni temeranno il nostro arrivo!»
«Salveremo le dolci strafighe dalle mani di luridi e potenti signori!»
aggiunse Wein con occhi scintillanti.
«Dubito che a una bella ragazza nelle grinfie di un
nobile piacerebbe farsi salvare da voi due squattrinati...»
sussurrò Roxane...
La posa cambiò di nuovo divenendo ancora più plastica.
«Astea Ingram di Shaen!»
«Wein Swhishh
Swhoous
Squaz
»
«Cazzo Wein è la terza volta che proviamo!! Vuoi impararti
a pronunciare quel diavolo di cognome?? Non riusciremo mai a finire il
gingle di presentazione!!»
«E ti pare facile??»
«Certo! Swiftblade Swiftblade Swiftblade Swiftblade Swiftblade Swiftblade!!!»
cominciò a cantilenare Astea rincorrendo Wein che scappava da lui
stringendosi per lungo le orecchie cercando di non sentirlo.
Con le ali leggermente chiuse sembrava un uomo che andava su se stesso
in bici.
Roxane si appoggiò alla porta.
«Ma non era finito il capitolo assurdo?»
«Non guardare me,» fece Ville, «Astea sè
messo in testa di aiutare la gente.»
«Che?»
«Beh ha detto
visto che tanto, volenti o nolenti, avremo a
che fare con Demoni e Draghi che ci stanno sulle palle, tanto vale andarseli
a cercare i guai.»
«Ehm
ho creato un mostro.»
«Allora presto! Tutti da Tabata!!» gridò Wein puntando
il dito verso il cielo.
«Certo! Andiamo a tavola!»
Wein lo colpì con un pugno sulla nuca.
«Tabata non tavola! E poi ha anche laccento sulla prima A!»
«Certo andiamo da Tabbàta e nel tragitto facciamo piazza
pulita di stronzi!!»
«Detta così fa tanto omino della Nettezza Urbana
»
«Cos'è la Nettezza Urbana?»
«BWHAHAHAHA E CHE CAVOLO NE SO IO!!»
«BWHWUAHAUHAHAHAHAHA»
«Sono irrecuperabili ormai
» Roxane scosse il capo.
Ville sprofondò nel divano
ma alla fine le metteva allegria
vedere il fratello così e anche Wein.
Senza contare che erano sopravvissuti.
Wein era la prima persona che era riuscita a comportarsi in quel modo
davanti ad Astea
e forse era veramente loro amico
al di là
di ordini e necessità.
«Dante?»
«Cosa.»
«Cosa hai intenzione di fare col piccolo Tradnor.»
«Nulla. Dovrà cavarsela da solo.»
«Come?»
«Esatto. Sarà libero di andarsene da qui quando avrà
imparato a sopravvivere
»
«Secondo me è già in grado di sopravvivere.»
«Allora andrà via di qui quando sarà in grado di ferirmi.»
«Che assurdità.»
«Già. Ma con i maestri assurdi si impara più in fretta.»
«Non è che forse anche tu hai avuto un maestro assurdo?»
«Mi cara ragazza
è possibile che si debba sempre tornare
sullo stesso argomento?»
«Sì
è possibile se è successo.»
Dante sbuffò.
«Vir Eliel.»
Era quanto di più potesse dire per il momento.
Ma lei si rasserenò. «Ci penso io al piccolo. Tu cerca di
non andare in giro a spaventarlo.»
«Per chi mi hai preso?»
«Per uno che non sa come divertirsi.»
Dante scostò lo sguardo.
Lo divertiva parlare con quella ragazza che riusciva a ribattergli le
battute.
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