Quarantesimo Capitolo: The Flying Club Cup


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Che diavolo era successo in quella casa?
All’improvviso quei tre erano diventati uno più malridotto dell’altro. Astea sembrava partito, Wein piangeva dal dolore come una ragazzina e Ville era… SVENUTA!
Roxane li portò tutti all’ingresso. Senza buchi in terra, senza poltrone scassate, senza spigoli che si mangiano le tendine buone.
«Un meraviglioso esordio per Roxane… quasi quasi torno a Damiel come nome inventato…» borbottò fra sé e sé la ragazza mentre cercava di spostare Wein che mugolava in un angolo.
Il Drago emanava una strana luce… forse si stava curando… lo guardò con un pizzico di disprezzo...«Tsk! Donnicciola...» sussurrò.
«Roxane?» domandò Wein più che altro perché era la prima volta che sentiva quel nome. Lei sussultò temendo che l'avesse sentita poi rispose.
«Sì?»
«Ma non ti chiamavi Damiel?»
«Ehm è una lunga storia…» i due si guardarono con aria poco intelligente.
Wein si rimise in piedi e arrancò da solo fino all’ingresso, dove si fece cadere su un divano… non prima di aver controllato che il pavimento tenesse.
Ora la sua magia funzionava, creare quel pentacolo “fuori” dalla casa per poter usare dall'esterno i suoi poteri era l’unica strategia che gli era venuta in mente per chiudere in fretta la partita e, a quanto pare, aveva funzionato…
Roxane si avvicinò ad Astea e alla sorella.
«Venite, andiamo via da qua…» provò a dire, incerta sul da farsi.
Astea si alzò, prese in braccio la sorella e la seguì senza dire una parola. La posò sul divano vicino a Wein e poi uscì sotto la pioggia.
«Che gli è preso?» disse Roxane.
Il Drago Occulto esaminò per qualche istante la sorella, una volta tanto senza malizia.
«Aspettiamo che si svegli la sorella…» disse Wein, poi tossì sangue.
Astea non era normale.


L’ombra arrivò presto da Dante. Gli girò intorno bisbigliando e avvolgendosi in volute intorno alla sua sedia. Poi Dante scosse la testa.
«Quel bambino mi darà problemi…» sussurrò.
«Rimettilo a letto e fregatene. Non sei certo la creatura più terribile del pianeta. Meglio che si abitui subito alla paura con un carattere del genere…»


«Ghorost si è riferito a noi chiamandoci “Messaggeri”… e non aveva tutti i torti…» prese a parlare la sorella. «Mi hai curata tu Wein?»
«A-ha... ma non avevi niente di troppo grave mi sembra... il corpo ha reagito bene all'incantesimo curativo... come ti senti?»
«Sono stanca... ma sto bene...»
I suoi occhi erano chiusi per metà e parlava lentamente.
«Messaggeri?? Di che si tratta?» domandò Roxane incuriosita.
«Possibile che tu non conosca la storia? È uno dei risultati della conclusione della Vera Guerra.» Rispose Wein.
«Sai com'è... non mi sono mai interessata troppo di certi argomenti teorici... più che altro perché ero troppo impegnata a sopravvivere coi miei mezzi...»
«Devi sapere che millenni fa Galder il Luminoso e Shagrath l'Oscuro combatterono una guerra che passò alla storia col nome di Vera Guerra. Il loro scontro si concluse in una sorta di pareggio... o forse di sconfitta per entrambi. Le energie di Shagrath permearono i Demoni Sovrani permettendo loro di creare ulteriori sottoposti conosciuti come Demoni Maggiori, i luogotenenti dell'orda Demoniaca. Le energie di Galder dovevano confluire interamente nel patriarca Mustis, il Drago Celeste suo servitore prediletto, ma a seguito di una terribile controffensiva di Kaviel il Guardiano alcune andarono "perse" permeando luoghi che divennero sacri, città, boschi e montagne, ma anche esseri umani ed elfi che vennero chiamati, per il loro speciale dono, "Messaggeri".»
«Citi quasi a memoria il Verbo di Galder...» constatò Ville.
«Sai com'è... ho studiato parecchio in gioventù...»
«Significa che siete umani ma per una coincidenza del caso i poteri di Galder sono finiti in voi?» esclamò infine Roxane. La sua mente lavorava al doppio della velocità perché nel racconto di Wein figurava anche il nome di Kaviel il Guardiano.
«Sì… pressappoco… normalmente i poteri vengono passati di generazione in generazione ma non sempre si manifestano...»
«Galder! E io che credevo fosse solo una superstizione!» continuò la ragazza rimasta a bocca aperta.
Wein invece sembrava interessato vivamente.
«E così sia tu che Astea avete poteri sovrannaturali…»
«Sì, ma il potere che c’è dentro di noi non è puro.»
«Non capisco, a cosa ti riferisci?»
«I nostri poteri derivano dall’ultima fase dello scontro fra Galder e Shagrath…»
Wein aguzzò la vista come se cercasse di vedere quello che non riusciva a capire. «Galder e Shagrath tornarono al Mana lasciando parte dei loro poteri su questa terra... ma i Demoni disturbarono questo meccanismo di "successione".»
Roxane guardava alternativamente i due.
«Precisamente. I nostri poteri risalgono a quell’ultima parte. Il momento in cui Mana, Galder e Shagrath erano confusi.»
Fuori continuava a piovere… una pioggerella fina.
«Siamo come due facce della stessa medaglia. Lui è il positivo, io il negativo…»
«Non ti seguo…» continuò Wein porgendole la sua borraccia e un po’ di biscotti da mettere sotto i denti… «non so se ti saranno utili ma almeno sono buoni da mangiare…»
Sorrisero.
«In me e mio fratello è presente un’emanazione del Mana stesso. In me si manifesta come una specie di vuoto permanente. Un qualcosa che risucchia le energie, le fa passare per me e le scarica via. Un po’ come per le emozioni…»
Wein la guardò strano. «Emozioni? Ehm… magari questo tuo potere funzionava anche qui nella casa quando i miei non avevano effetto vero?»
«Vero.»
Roxane addentò un biscotto cercando con lo sguardo il permesso di prenderlo dalla mano destra Wein.
«Astea invece è il polo positivo. Se io sono il Mana e quindi l'assenza di quelle due divinità, lui è l'esatto contrario. I sui poteri sono contaminati dal miscuglio di energie di quel terribile scontro finale. Quelle negative di Shagrath e quelle positive di Galder.»
«Miscuglio? Non ho mai sentito parlare di nulla di simile!»
«Certo, Draghi e Demoni non stanno nella pelle. Astea è un ibrido, in lui il Mana fa convivere parti dell'Oscuro e del Luminoso. L’hai avvertito anche tu no? La sua energia è diversa dalla mia. »
«Sembra un qualcosa di lacerante… ambivalente…»
«Che significa?» provò a intervenire Roxane.
«Che Astea, come me, non è un Messaggero nel senso stretto della parola. In lui esiste un’esatta simmetria di energie fra Galder e Shagrath.»
«Mentre in te è dominante il vuoto del Mana…»
«… magari è solo un vezzo del Mana stesso… ma gli occhi di Astea divengono iridescenti quando perde il controllo.»
I tre rimasero in silenzio, Wein bevve da un'altra borraccia più piccola che evidentemente conteneva qualche strano liquore e lo offrì anche alle due ragazze.
«Come fai a sapere tutte queste cose?»
«Ho studiato… e consultato saggi.»
«I Messaggeri sono immortali?» domandò Roxane interessata.
«Non è una immortalità vera e propria... ma secondo alcuni testi una volta raggiunta la maturità fisica i Messaggeri invecchiano più lentamente dei loro simili... anche se non si sa nulla di sicuro in proposito... E-ETCUHM!» Ville starnutì.
Wein e Roxane la guardarono storta.
«Beh nessuno si salva dal raffreddore, nemmeno i Messaggeri…»
Fecero girare ancora la borraccia più piccola.
«Come fanno a convivere in Astea due energie del genere? »
«È semplice. Non convivono.»
Ville addentò finalmente un biscotto. L’espressione divenne appena più serena, erano buoni davvero, avevano la forma di strani orsacchiotti e coniglietti.
«La sua è una situazione particolare. Quasi una doppia personalità. Da una parte è quello che abbiamo conosciuto in questi giorni, dall’altra è quello che per poco non ti strangolava a sangue freddo nella locanda…»
Wein istintivamente allargò il colletto della maglia.
«Wein… ti ricordi quando ti dissi che Astea non doveva mai guardarsi in uno specchio?»
«Certo… non ho fatto domande…»
«Quando Astea si guarda allo specchio è come se innescasse una specie di reazione a catena. Viene assalito dai “ricordi” delle due creature, dalle scene dello scontro, dalle due divinità, ed è come se le due energie si mischiassero ed esplodessero insieme.»
Wein cercò le parole per continuare ma non le trovò.
«È come se nello specchio Astea vedesse con i propri occhi la sua vera natura. Li vedesse entrambi, contemporaneamente, è allora che le due essenze reagiscono e lo mandano completamente fuori controllo e non è un qualcosa che può controllare… oltre ai poteri conserva con sé dei ricordi nitidi… e sono fra i peggiori ricordi del Luminoso e dell'Oscuro.»
Wein si sistemò meglio sulla sedia.
«È semplice, si dice che il patriarca Mustis conservi in sé le conoscenze magiche di Galder giusto?»
«Sì…»
«Astea conserva i ricordi dei due e anche parte della loro indole, è inutile dire che insieme questi due antipodi non possano esistere.»
Wein diede l’impressione di aver finalmente capito.
Roxane li fissò invece senza afferrare il senso di quel discorso. Le pareva di avere la soluzione a portata di mano ma non ci arrivava… era ancora scossa dal suo incontro di poco fa…
Nell’indecisione addentò un altro coniglietto.
«Fatemi capire qualcosa pure a me…»
«Astea tende a comportarsi in due maniere differenti, una innocua e l’altra pericolosa… il problema vero è quando queste due personalità confluiscono contemporaneamente in una liberando tutto il suo potere.»
«Ed è tanto questo potere?»
Ville distolse lo sguardo.
Forse stava ricordando delle volte che… era successo.
Wein provò a cambiare discorso.
«Capisco… su un tomo occulto che secondo alcuni è riconducibile addirittura a Enid la Tessitrice c’è scritto che il potere dei Messaggeri è assimilabile ad una sorta di “sensazione” che esplode dentro e si libera in forma di energia, molto simile a suo avviso all’utilizzo che i demoni fanno dell’energia negativa. Quando Astea va fuori controllo questa energia già di per sé selvaggia si scontra con una altrettanto pericolosa. Ho visto come combatteva…» concluse.
«Già… e pensa che quello non era il suo massimo. Sono riuscita a intervenire in tempo evitando che le due energie reagissero fino in fondo…»
Wein sfarfallò contento le orecchie.
«Beh… allora mi è andata di lusso…»
Detto questo il ragazzo smise di lanciare l'incantesimo di guarigione sul braccio sinistro. Cercò di muoverlo ma faceva ancora fatica.
Si concentrò un attimo e dalla schiena uscirono due meravigliose ali nere, come i suoi capelli.
Una, lunga forse due metri si aprì in tutto il suo splendore, spandendo nell’aria alcune meravigliose piume corvine… l’altra, la sinistra, era spezzata.
Serrò denti.
Ville lo guardò con una vena di affetto. «Wein… non te l’ho ancora detto… ti ringra-»
«Non hai bisogno di dirmi nulla. Quello che ho fatto l’ho fatto perché andava fatto.»
La ragazza guardò il pavimento silenziosa mentre beveva di nuovo dalla borraccia.
Roxane invece fissava rapita le ali di Wein… dopo un po’ il ragazzo se ne accorse e la guardò da marpione.
«Belle eh?? Sono un drago!» disse fiero di sé.
«Già! Chissà quanto ci farei sul mercato nero…» ribatté lei ignorandolo.
«OH!! QUESTE SONO ALI DA DRAGO OCCULTO! NON SI TAGLIANO E VENDONO SUL MERCATO STILE BRACCONIERE CAPITO??»
Roxane indietreggiò sulla sedia sorridendo…
«Ehm tranquillo scherzavo…»
Wein continuò a guardarla di traverso…
«Ora dov’è mio fratello?»
«È uscito.»
Wein scosse la testa…
«Povero Astea… non deve essere facile per lui sopportare di averti fatto del male…»
«Non l’ha fatto! E comunque non era in sé.»
Wein distolse lo sguardo.
Dopo un po’ fu Roxane a riprendere la parola «Ehm… ragazzi lo so che ora come ora il centro del discorso è Astea... ma sapete dirmi qualcosa di più su questo Kaviel il Guardiano che avete nominato prima parlando della Vera Guerra?» chiese candidamente.
Wein e Ville si girarono lentamente con gli occhi sbarrati.
E le orecchie di Wein si alzarono come due antenne.
Dopo un paio di minuti lei le aveva raccontato del suo incontro.
Wein e Ville erano rimasti silenziosi.
Un’altra tegola.
Cos’era quella storia sulla Morte?
Lei decise di andare a cercare Astea.
Meglio lasciare con Ville qualcuno che potesse difenderla visto com’era ridotta.
Wein mugugnò qualcosa cercando di stendere l'ala rotta. Roxane scosse la testa ed uscì sotto la pioggia.

«Astea?»
«Sì?»
«Come ti senti?»
«Come ogni volta dopo che mi succede.»
Il ragazzo chiudeva e apriva la mano destra. Sul braccio si potevano ancora vedere i due fori ormai quasi rimarginati, creati dall’attacco di Wein.
«Io... è da poco che ti conosco…»
«Lo sai? Ho idea che parlare con la gente di questa cosa non serva a nulla.»
«Già… probabilmente è così… ma io sono una rompiballe… »
La pioggia ticchettava lentamente. Il foro aperto da Astea nel cielo adesso era solo una zona più chiara di nuvole.
Il ragazzo non parlava, fissava la sua alabarda. Una fascia di cuoio pesante avvolgeva la parte piatta della lama anche quando l’alabarda non era coperta dalle bende.
Sembrava una specie di protezione. O forse un ornamento.
«Beh non voglio sapere come stai… però sappi che mi hai salvato la vita.»
Astea girò il capo.
«Che?»
Uno sguardo eloquente, disincantato.
«No… dico sul serio» sorrise lei. «C’era un demone che voleva uccidermi in quella casa…»
«Beh non eri l’unica ad essere in pericolo credo…»
«Ma no… non il demone-casa… ce n’era un altro, un bambino… beh è una storia un po’ complicata… comunque questo dimostra che i tuoi poteri per quanto pericolosi non sono solo negativi no?»
Astea rimase in silenzio.
Si potevano sentire le rotelle girare nella testa.
«Quando… è successo… lui se n’è andato» continuò lei giocherellando con le mani dietro la schiena.
«Beh… sono contento che tu sia ancora con noi.»
Lei era bellissima sotto la pioggia e Astea sembrava una vecchia statua. Finite quelle parole lui la baciò su una tempia comportandosi, stranamente, per una volta da adulto e la lasciò lì imbambolata sotto la pioggia.

Quando Roxane rientrò per poco non le venne un infarto.
In posa epica e assolutamente ridicola, Wein Astea e Ville fissavano il nulla davanti a loro gridando: «noi siamo i tre della Vera Guerra!!»
«Tre è un numero perfetto!» aggiunse Wein infervorato mentre con le ali piumate avvolgeva i due fratelli.
In realtà Ville non partecipava al balletto erano Astea e Wein che la muovevano sul divano per farla stare a tempo mentre lei li fissava con uno sguardo completamente allucinato.
«Draghi e Demoni temeranno il nostro arrivo!»
«Salveremo le dolci strafighe dalle mani di luridi e potenti signori!» aggiunse Wein con occhi scintillanti.
«Dubito che a una bella ragazza nelle “grinfie” di un nobile piacerebbe farsi “salvare” da voi due squattrinati...» sussurrò Roxane...
La posa cambiò di nuovo divenendo ancora più plastica.
«Astea Ingram di Shaen!»
«Wein Swhishh… Swhoous… …Squaz…»
«Cazzo Wein è la terza volta che proviamo!! Vuoi impararti a pronunciare quel diavolo di cognome?? Non riusciremo mai a finire il gingle di presentazione!!»
«E ti pare facile??»
«Certo! Swiftblade Swiftblade Swiftblade Swiftblade Swiftblade Swiftblade!!!» cominciò a cantilenare Astea rincorrendo Wein che scappava da lui stringendosi per lungo le orecchie cercando di non sentirlo.
Con le ali leggermente chiuse sembrava un uomo che andava su se stesso in bici.
Roxane si appoggiò alla porta.
«Ma non era finito il capitolo assurdo?»
«Non guardare me,» fece Ville, «Astea s’è messo in testa di aiutare la gente.»
«Che?»
«Beh ha detto… visto che tanto, volenti o nolenti, avremo a che fare con Demoni e Draghi che ci stanno sulle palle, tanto vale andarseli a cercare i guai.»
«Ehm… ho creato un mostro.»
«Allora presto! Tutti da Tabata!!» gridò Wein puntando il dito verso il cielo.
«Certo! Andiamo a tavola!»
Wein lo colpì con un pugno sulla nuca.
«Tabata non tavola! E poi ha anche l’accento sulla prima A!»
«Certo andiamo da Tabbàta e nel tragitto facciamo piazza pulita di stronzi!!»
«Detta così fa tanto omino della Nettezza Urbana…»
«Cos'è la Nettezza Urbana
«BWHAHAHAHA E CHE CAVOLO NE SO IO!!»
«BWHWUAHAUHAHAHAHAHA»
«Sono irrecuperabili ormai…» Roxane scosse il capo.
Ville sprofondò nel divano… ma alla fine le metteva allegria vedere il fratello così e anche Wein.
Senza contare che erano sopravvissuti.
Wein era la prima persona che era riuscita a comportarsi in quel modo davanti ad Astea… e forse era veramente loro amico… al di là di ordini e necessità.


«Dante?»
«Cosa.»
«Cosa hai intenzione di fare col piccolo Tradnor.»
«Nulla. Dovrà cavarsela da solo.»
«Come?»
«Esatto. Sarà libero di andarsene da qui quando avrà imparato a sopravvivere…»
«Secondo me è già in grado di sopravvivere.»
«Allora andrà via di qui quando sarà in grado di ferirmi.»
«Che assurdità.»
«Già. Ma con i maestri assurdi si impara più in fretta.»
«Non è che forse anche tu hai avuto un maestro assurdo?»
«Mi cara ragazza… è possibile che si debba sempre tornare sullo stesso argomento?»
«Sì… è possibile se è successo.»
Dante sbuffò.
«Vir Eliel.»
Era quanto di più potesse dire per il momento.
Ma lei si rasserenò. «Ci penso io al piccolo. Tu cerca di non andare in giro a spaventarlo.»
«Per chi mi hai preso?»
«Per uno che non sa come divertirsi.»
Dante scostò lo sguardo.
Lo divertiva parlare con quella ragazza che riusciva a ribattergli le battute.

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