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ATTENZIONE!!!: QUESTO EPISODIO CONTIENE ENORMI SPOILERS
SU FAINT HALLUCINATION/SERVICE CODE... E TUTTI I LAVORI CONTENENTI IL
PERSONAGGIO DI NAKIRI. SE LO LEGGETE SU QUALCHE ALTRA SERIE ONLINE SALTATE
L'EPISODIO PER NON ROVINARVI LA STORIA E TORNATE QUI QUANDO GLI AUTORI
DI NAKIRI NON AVRANNO SVELATO ABBASTANZA SU DI LUI!!
Doverosa premessa: questo capitolo è stato scritto a quattro mani.
Le mie e quelle di Zurundolo una delle due geniali menti che stanno dietro
a Faint Hallucination. Ero lì senza avere un cavolo da fare e con
la voglia di scrivere su Dante e così mi è saltata in testa
una idea balzana che subito ha conquistato Zu
...che stava anche lui lì senza avere un cavolo da fare, hoho!
Devo dire che sono veramente soddisfatto di questo capitolo.
Il mio ringraziamento quindi va proprio a lui che in un paio di giorni
ha tirato fuori con me un crossover veramente interessante per chi conosce
entrambe le storie (inutile per chi non conosce Nakiri nella sua interezza...),
qualcosa di particolarmente stimolante anche se in definitiva è
ininfluente in termini di trama ^^
Ma tanto la trama va così tanto per le lunghe che
OH E POI NON SCASSATE! Ho appena fatto un po di luce su Astea!
Che volete?? IL SANGUE???
AL DIAVOLO!!!
Ehm
grazie ancora Zu!
Alcune delle frasi di Nakiri sono aforismi di Oscar Wilde!!
Il rumore degli archi a volte pizzicati a volte suonati con una solennità
quasi esasperata, riempiva una grandiosa stanza illuminata da decine di
enormi lampadari ricoperti di candele.
La luce era alta ma non accecante. Ampie colonne sorreggevano un gigantesco
soffitto in legno a cassettoni riccamente decorato.
Nel centro della sala le coppie ballavano a tempo, sfiorandosi appena
nei loro vestiti per la festa. Rigonfi, curati fino all'ultimo dettaglio
quelli delle donne, più sobri ma ugualmente eleganti quelli degli
uomini.
La luce filtrava da ampie vetrate inondando lampia villa che si
estendeva, nelloscurità, fuori dal palazzo.
Ogni tanto era costretto a farlo.
Veniva invitato per una qualche stupida ragione a qualche ricevimento
e insieme all'invito arrivava una lettera di Lord Gaul che gli spiegava
quanto fosse importante che lui ci andasse.
Mascherando un ordine perentorio con una ossequiosa missiva.
Aveva portato con sé anche la ragazza.
Ma lei non ballava.
Se ne stava in un angolo con il volto coperto, ad osservare quel quadretto
di meravigliosa quotidianità mondana ed elegante; e guardava lui.
Lord Dante Reznor.
Il Drago Occulto ballava alternativamente con splendide fanciulle.
Sembrava quasi che non toccasse terra e, anche loro, quand'erano con lui
sfioravano appena il pavimento.
Era una strana foglia nera in un bosco dautunno, danzava leggera
sulle altre sfiorandole senza mai diventare come loro.
I suoi capelli carezzavano laria rendendola in qualche modo più
vibrante.
Il suo cilindro scivolava come immerso in una specie di ruscello, svoltava
qua e là con velocità improvvisa ma scorrevole.
E le ragazze lo guardavano estasiate.
Sia quelle ferme, sia quelle che ballavano, per non parlare di quelle
che ballavano con lui.
Sentirlo avvicinare faceva aumentare i battiti del cuore.
La speranza era che il cambio di dama avvenisse nel momento in cui lui
era a portata di braccio.
Ma non avveniva e lui si allontanava di nuovo.
Adesso ballava con una ragazza dai capelli rossi e gli occhi verdi.
Lei cercava di dire qualcosa
mentre lui la guardava sereno e serio.
Come concentrato nellarte del ballo.
Forse, semplicemente annoiato.
La ragazza col viso coperto distolse lo sguardo. La seccava vederlo così.
Nessuno là dentro lo capiva, lui era così fuori posto ma
così
a suo agio.
Era orribile.
La sua attenzione venne attratta da un altro cavaliere che sembrava ballare
con uguale delicatezza.
Una leggiadria perfetta in ogni suo movimento e uno sguardo freddo e concentrato.
Occhi neri impenetrabili incastonati su un volto delicato, dalla pelle
mulatta, fissavano la compagna di danza senza esprimere nessuna emozione
identificabile. A tratti, le orecchie allungate, facevano appena capolino
da una lunga chioma biondo scuro.
Lord Reznor per un attimo ebbe l'impressione d'essere osservato e, senza
mai sbagliare di un millimetro i passi di quel ballo, lanciò un'occhiata
fugace a quel cavaliere.
Il cavaliere non ebbe modo di vedere quello sguardo da dietro il riflesso
che baluginò sulle lenti degli occhiali del drago, ma lo sentì
addosso, per un tempo quasi impercettibile.
Sorrise con il suo solito gelido sorriso .
Se, a quella festa, una buona metà delle donne single e in parte
anche quelle ammogliate, desideravano ardentemente anche un solo ballo
con il Drago Occulto, l'altra metà desiderava la stessa cosa con
il cavaliere biondo che aveva tanta leggiadria quanta fama da far concorrenza
a Lord Reznor.
Il Drago Occulto faceva scorrere lo sguardo sui presenti come quando si
vede scendere la neve.
Ogni fiocco uguale a se stesso
forse carico di una sua bellezza
Anche se a terra ogni fiocco diventava neve. Uniforme.
Quando finì la musica e avvenne il cambio di dama si ritrovò
davanti il cavaliere di prima.
Nonostante la sua presenza fosse celata perfettamente, Dante avvertiva
qualcosa di strano nellelfo oscuro che aveva davanti
e in
un certo senso sentiva che anche lui aveva capito qualcosa dei suoi poteri
Era strano.
Era come sentirsi osservato quando non cè nessuno nella stanza.
Il cavaliere biondo gli passò la dama che non credeva ai propri
occhi. Per poco la ragazza non venne incenerita dagli sguardi delle presenti
mentre passava dalla mano leggermente dorata dellelfo biondo a quella
pallida ed esile di Dante.
Il cavaliere uscì fuori in balcone.
Quando anche quel giro fu finito, la ragazza fece per dire qualcosa
«È
è stato un piacere Lord Rez-»
Ma Dante le si avvicinò e la baciò sulla guancia lasciandola
di stucco.
Unaltra ragazza quasi non strattonò il vecchio partner per
avvicinarsi al drago, ma lui la scansò con un gesto della mano.
Lei si sentì venire meno.
Le danze ripresero.
Lui era sparito.
Passando sparì anche una bottiglia di cognac dal vassoio di un
cameriere. Ottima annata.
Quando il tipo si girò per guardarsi intorno vide la porta a vetri
del balcone richiudersi, ma non vide nessuno oltre, si strinse nelle spalle
e andò semplicemente a prendere unaltra bottiglia.
Dante si guardò intorno distratto, fissò di sfuggita la
bottiglia e poi si appoggiò alla balaustra a guardare la villa
immersa nelloscurità.
Alberi alti, lunghi viali che sfidavano il buio solo per pochi metri.
Se ne stette un po lì, rapito da quel panorama.
Poi scostò leggermente lo sguardo, la testa quasi non si mosse.
Di fianco a lui era appoggiato il cavaliere dalla lunga chioma bionda
di poco prima.
«Sembrate camminare come ballate.»
«Una naturale dote della mia razza... Signore.»
Disse il cavaliere, spostando leggermente lo sguardo dal panorama alla
bottiglia di cognac.
«... oltre che ballare impeccabilmente noto che siete dotato anche
di un ottimo gusto in fatto di alcolici...»
«Forse avrei dovuto chiedere il permesso quando l'ho presa con me.»
Sorrise. Dante sorrideva molto di rado... ma venir colto in flagrante
da quel tizio gli metteva in un certo senso allegria.
«E per quale motivo? Sarebbe sicuramente andata sprecata su palati
non degni di questa etichetta. »
L'elfo sorrise leggermente.
«E chi le dice che con me questa bottiglia non sia sprecata? Chi
le dice che magari non l'abbia presa... per caso?»
L'elfo lasciò che il suo sguardo si perdesse sulle bellezze della
notte intorno alla villa.
Dopo qualche secondo si voltò e nella sua mano comparvero due calici
per cognac.
«Pensavo naturalmente che avrei potuto anch'io godere del pregiato
contenuto di questa bottiglia...» sorrise appena
«Cognac?» domandò Dante stappando la bottiglia e facendo
vedere l'etichetta al cavaliere. Un cameriere di prim'ordine.
«Cognac» disse l'elfo alzando il calice e sorridendo
Versò avendo cura che, nella caduta, il cognac carezzasse le pareti
dei bicchieri dalla larga coppa. Emanava un profumo appena percettibile
da quella distanza... ma lo sentirono entrambi.
Dante posò la bottiglia e alzò il calice, brindarono alla
serata.
Sarcastici.
«Piacere... il mio nome è- » dissero insieme per poi
bloccarsi.
«Oh... mi perdoni, prima lei» si affrettò a dire Dante
L'elfo odorò delicatamente il liquido nella coppa, facendolo ondeggiare
appena, poi alzò di nuovo lo sguardo al drago.
«Il mio nome e Nakiri Shelv di Ashyal, piacere di conoscerla...»
Dante guardò la coppa come a dover imputare all'alcool chissà
quali colpe.
«Strano... devo aver bevuto molto per non essermi accorto di aver
davanti il famoso Nakiri Shelv di Ashyal» sentenziò. «Il
piacere è tutto mio, Cavaliere, avete davanti Lord Dante Reznor,
per servirvi.»
«Lord Dante Reznor...» disse Nakiri mentre ancora aspettava
che il cognac si scaldasse nella coppa, facendolo ondeggiare lentamente
nel vetro.
Lo sguardo di ghiaccio dell'elfo si alzò sul drago di fronte a
lui, c'era qualcosa di strano in quegli occhi...
«La sua fama mi ha fatto spendere molte notti sui libri della mia
biblioteca, Lord Reznor. In un certo modo le devo dare la colpa della
mia insonnia
»
Finì la frase sorridendo appena
Per poco le orecchie di Dante non fecero capolino da sotto il cilindro.
«E io allora vi devo rimproverare per non aver passato le vostre
notti insonni leggendo qualcosa di più interessante...»
Era seccante avere una temperatura corporea da drago.
Il cognac quasi non si scaldava.
E così doveva far ricorso alla magia... per scaldarlo come era
giusto, per avere un tocco meno gelido.
«Ad ogni modo sono lusingato... credevo di essere poco popolare
nell'ambiente dei Draghi Celesti
»
Nakiri sospirò appena, quasi scocciato e prese un sorso del suo
cognac, ora a una temperatura perfetta.
«Tendo a non seguire le idee degli altri, ne ho alcune per conto
mio. Ogni volta che le mie idee vengono condivise provo l'irritante sensazione
di aver torto...»
«Fortunatamente ciò non mi accade spesso...» aggiunse
poi sorridendo appena
«Beh... ho lo spiacere di dirvi allora che sono pienamente d'accordo
con voi...»
Dante si sistemò gli occhiali sul volto, poi bevve finalmente anche
lui. «Ad ogni modo a me capita più spesso di non avere una
opinione... di vedere gli altri affannarsi per un qualcosa che a me sfugge.
In un certo senso mi avete sempre incuriosito voi. Pensavo fosse una prerogativa
di chi ha avuto una lunga vita, iniziare a disinteressarsi di ciò
che lo circonda... invece voi... beh dalla vostra fama non mi avete mai
dato l'idea di averlo fatto.» Dante lo guardò si sfuggita
finita la frase.
L'elfo si appoggiò di nuovo alla balaustra e fissò un punto
indefinito del cielo scuro.
«Io ho dei miei personali ideali da seguire, non sono affatto disinteressato
a ciò che mi circonda, raccolgo informazioni da tutto e tutti e
le elaboro lentamente...» Nakiri sorrise mentre prendeva un altro
sorso dal suo cognac. «Talmente lentamente che a volte io stesso
mi sento di fossilizzarmici sopra...» aggiunse a voce più
bassa
Sospirò
«Daltronde... chi segue la massa non potrà mai aspettarsi
d'arrivare primo, ma potrà contare sul fatto di avere una strada
più agevole da seguire... mentre chi si distingue prendendo una
direzione opposta, faticherà più a lungo... ma se avrà
fatto bene i suoi conti, arriverà sicuramente dove gli altri non
sarebbero mai arrivati.»
Dante lasciò che la mente vagasse vuota sul panorama per lunghi
e interminabili secondi.
Poi quasi con un gesto meccanico bevve nuovamente.
«Forse vinvidio o, forse, ho dimenticato anche come invidiare
qualcuno. Ad ogni modo sono felice davervi incontrato.»
Un paio di pipistrelli si avvitarono in numerose volute sopra i due per
poi schizzare lontani a una velocità impressionante.
«Lord Gaul crede di conoscermi, il mio popolo crede di conoscermi,
tutti alla festa credevano di conoscermi. Curioso che io sia vento qui
solo perché obbligato da un mio parigrado vero?»
«Chi in quella sala ancora non conosceva il mio volto?» ribatté
Nakiri. «Forse qualche nuovo adepto del culto di Galder, o qualcuno
che non adora particolarmente frequentare feste, ma che comunque mi conosceva
di fama. Tutti là dentro credono di sapere chi io sia, cosa voglia,
come mi comporti.»
Lelfo scuro sorseggiò altro cognac, poi fece ondeggiare nel
vetro quel poco rimasto.
«Eppure io stesso ancora non mi conosco... ancora non capisco certi
miei comportamenti... come possono loro conoscermi quando sfuggo ancora
a me stesso?» sospirò
«La gente è stupida, pochi si distinguono, ma anche tra questi
non v'è nessuno che può conoscere tanto bene la psiche umana,
elfica o draconica da potersi permettere di dire con assoluta sicurezza
di conoscere un'altra persona, o persino se stesso.»
Nakiri sorrise «nonostante le mie letture e nonostante questa discussione,
io non vi conosco Lord Reznor e nemmeno voi sapete cosa siete e volete
davvero e, forse, non lo saprete mai. Posso solo affermare con sicurezza
che sono felice d'avervi incontrato a questa festa. Oltre al buon gusto
negli alcolici e all'amore per la cultura , ci accomuna il fatto che entrambi
siamo stati trascinati qui da persone che credono di conoscerci: purtroppo
il patriarca Mustis non fa eccezione.»
Dante sembrò sorpreso.
Non tanto per Mustis... il Patriarca era famoso almeno quanto Lord Gaul
per essere un superiore oltremodo zelante.
Era sorpreso che Nakiri stesse parlando con così tanta facilità
di se stesso.
Il drago pensò che la gente era abituata a trattarlo o con estrema
ingenuità o con infinita diffidenza.
Quel tipo invece
sembrava a metà fra lo spontaneo e l'incuriosito.
Fu così che la voce appena percettibile di Dante si librò
su alcune note tristi e disperate.
«Grave digger... when you dig my grave... could you make it shallow,
so that I can feel the rain... questa canzone mi ha sempre incuriosito.
Perché l'autore vuole farsi seppellire in superficie per sentire
la pioggia quando sa benissimo che sarà già morto per allora?
In un certo senso questopera mi somiglia. Amo sentire la pioggia,
sarebbe affascinante stare lì a sentirla per secoli. Ma forse sono
già morto... e così nulla è più interessante.»
il drago si risvegliò come da un torpore.
«Chiedo scusa, forse vi sto annoiando.»
Versò altro Cognac per entrambi.
«Tutt'altro...»
Nakiri sorrise e fissò la coppa di cognac
«Theres a lady who's sure... all that glitters is gold
, and shes buying a stairway to heaven. When she gets there she
knows, if the stores are all closed. With a word she can get what she
came for...»
La voce delicata e perfettamente intonata di Nakiri si librò leggera
per la fresca aria notturna di quella serata. Dante percepì quasi
un qualcosa di femminile nel tono... un che di fuori posto... qualcosa
che non riuscì ad identificare.
«Perché mai una canzone che sentiamo parte di noi stessi
deve avere un senso, un qualcosa di razionale che ci leghi ad essa? È
come cercare un senso nella propria vita... una posizione di noi stessi
in questa insulsa società...» sospirò Nakiri scuotendo
leggermente il capo.
«Che sia il cognac...» mormorò.
La sua ultima frase aveva un che di fuori dal suo solito contesto e modo
di pensare.
Rise appena...
«Humpf » sbuffò il drago. «Possibile che in meno
di due frasi i nostri punti di vista si siano mossi? Se non è il
cognac è la fine del mondo... » commentò fissando
meglio Nakiri.
Ci faceva caso solo adesso. Quel Nakiri aveva qualcosa di strano.
Nonostante fosse un elfo quella voce era uscita così melodiosa
e alta in certi punti che... che le corde del suo violino non avrebbero
saputo far di meglio.
Poi il modo in cui aveva sospirato e mosso il capo.
Distolse lo sguardo prima di diventare... invadente.
Poi i suoi occhiali baluginarono, vide una figura avanzare a grandi passi
dall'interno verso la finestra.
«Merda» sibilò rendendo quella parola un qualcosa di
elegante e un po' chic.
«È Lord Gaul. Si aspetta che io passi l'intera festa a occuparmi
di pubbliche relazioni... tsk!»
La figura copriva ormai la vetrata con l'ombra. Già si sentiva
la sua forte voce sbraitare imprecazioni di qualsiasi genere nei confronti
del Drago Occulto.
«Ehm... immagino che io debba... congedarmi...»
Nakiri guardò serio e un po schifato l'ombra alla finestra.
«Deduco che anche Mustis fra pochi istanti farà capolino
da quella stessa porta per riportarmi... nelle pubbliche relazioni...»
Guardò il cognac come a chiedergli di salvarlo da quella tragedia
imminente... per un caso più che raro aveva trovato una persona
con cui discorreva amabilmente e, immancabilmente, un "Patriarca"
di turno gli rovinava i piani così come li aveva progettati.
Ma quante volte era riuscito a cavarsela aggirando i problemi con mezzi
più o meno razionali?
Sempre
«Pubbliche relazioni...»
Sorrise
Poggiò il calice di cognac sulla balaustra e si avvicinò
al Drago Occulto, guardandolo negli occhi
«Voi avete già dedotto chi io sia, vero Lord Reznor? In poche
battute avete colto più informazioni su di me che tutte le altre
persone in quel salone
e un modo per lasciare che Lord Gaul vi lasci
a occuparvi dei propri affari c'è...»
Mentre la maniglia girava le parole di Nakiri risuonarono nella testa
del Drago Occulto, prive dell'inflessione di prima, molto più simili
a quella voce che aveva sentito cantare prima, da donna.
"Dedotto chi io sia..."
In una frazione di secondo il coganc venne lavato via dalla testa rendendolo
tremendamente lucido. Sgranò gli occhi dietro gli occhiali indietreggiando
di nemmeno un passo.
Nakiri li vide distintamente. Di un rosso scuro, spento, nei quali, nonostante
l'oscurità, le pupille erano poco più di una fessura.
La porta si aprì e una folata di vento da fuori entrò nella
sala facendo volare il cilindro al drago.
Cilindro che volò diritto in faccia a Gaul che aveva appena aperto
la bocca col suo fare altezzoso per riprendere Dante e portarlo via.
Quello che vide gli fece mordere le labbra.
Quel drago da strapazzo reggeva fra le braccia una ragazza dai lunghi
capelli biondi e la baciava. Lui era di spalle, leggermente chino su di
lei.
Lei proprio non riusciva a vederla.
Una delle tante che stavano la dentro probabilmente.
Con la grossa mano afferrò il cilindro e lo accartocciò
prima di farlo cadere a terra richiudendo di botto la vetrata.
Per poco i vetri non si ruppero.
Il bacio non si interruppe per qualche secondo, anche dopo che la porta
fu chiusa con quella poca delicatezza...
Poi Nakiri, l'elfa scura che si spacciava per un maschio, si allontanò
delicatamente e fissò il drago.
Sorrise e riprese il suo calice di cognac.
«Peccato che certi particolari nei libri vengano meno...»
Si appoggiò di nuovo alla balaustra
«Lord Reznor, lei mi deve un favore.»
Sorrise di nuovo.
Dante si sistemò gli occhiali sul volto con l'esile mano.
Tossicchiò, poi raccolse il cappello e si appoggiò di schiena
alla balaustra, di fianco a Nakiri. Reggendo il cilindro.
Se lo passò qualche volta fra le mani constatando i danni irreparabili.
Sospirò.
«Basterà attendere Mustis...»
Riempì di nuovo i calici.
Narkiri rise, di gusto e con naturalezza. Forse per la prima volta dopo
secoli.
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