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«Presto! Magia delloscurità! A me!» Noah venne
circondato da numerose lingue di oscurità, poi protese una mano
e le scagliò verso la porta della sua stanza.
Le lingue andarono a schiantarsi sul bersaglio divenendo fumo.
«Ancora!»
Il piccolo continuava a scagliare questi getti di oscurità con
forza, finché non si fu stancato di gridare e urlare come un pazzo.
Scoppiò a ridere.
«HAHA MI DIVERTO TROPPO! VOGLIO DIVENTARE UN MAGO! Che dici
secondo te ce la posso fare?»
Dal fumo rimasto in aria emerse lombra che qualche settimana prima
laveva spaventato a morte.
Gli girò intorno per rispondergli.
«Certo che ho le palle per diventare mago che ti credi!!»
Lombra se ne andò.
«Aspetta! Voglio giocare ancora!!» era già andata via.
«Uffa.»
Poco dopo si aprì la porta.
«Andiamo piccolo» disse la ragazza facendo capolino.
«Ok mamma
»
«Ma
mamma??»
«Beh? Che cè di male
la mia ci manca poco che
nemmeno me la ricordo
e poi questi giorni ti stai occupando di me
»
«SÌ, MA NON SONO COSÌ VECCHIA!»
«Ok allora dimmi il tuo nome.»
«Mi dispiace ma non posso. Per via di una profezia non posso rivelarlo
a nessuno, per adesso
come il mio volto
»
«Sì ma allora scegliti un soprannome!»
«Sceglilo tu! Tanto Dante non mi chiama mai per nome.»
Noah prese a ridere.
«Ma che cavolo di assurdità HAHAHAH!!»
Lei lo sollevò per la collottola e lui si immobilizzò stile
gatto.
«Primo, non dire parolacce, secondo, se non ti sta bene così
puoi sempre non chiamarmi e crepare solo in questa stanza
»
Noah brontolò qualcosa nel dialetto di Tradnor mentre la ragazza
lo metteva giù.
«Allora mostriciattolo dai capelli bianchi
devi imparare sin
da piccolo a tirare di spada altrimenti alcuni movimenti non li imparerai
mai
»
«Io voglio fare il mago!»
«Ma che stupidaggine.»
«No davvero.»
Cambiarono stanza, entrarono in una gigantesca biblioteca.
«Ok comincia a leggere» disse e lo lasciò li.
Dopo qualche minuto Noah si aggirava per villa alla ricerca della ragazza...La
pioggia era finita. Si erano accampati nel salone della casa. Nessuno
aveva voglia di andare a fare un altro giro turistico per quel posto lugubre
senza contare che se non si dividevano avevano più possibilità
di resistere a un altro eventuale attacco.
I turni di guardia erano già stati definiti, il primo sarebbe toccato
a Wein.
Ville si era messa comoda sul divano antico, un bracciolo le faceva da
cuscino.
I vestiti bagnati erano stati sistemati su una sedia vicina al fuoco del
caminetto. Per la mattina sarebbero stati asciutti.
In una stanza avevano trovato dei vestiti di ricambio da indossare
e così adesso se ne stavano tutti in camice di broccato nero e
calzamaglie o braghe larghe
Astea si era sdraiato su un lungo tappeto e, stranamente, Roxane gli si
era messa vicino. Per poco non avevano usato lo stesso cuscino.
Quando si era presentato il problema Wein si era offerto di andarne a
cercare un altro, daltra parte erano tutti stanchi.
Astea non faceva caso a Roxane ma lei faceva caso al suo salvatore. Solo
Wein faceva caso (con invidia) ad entrambi.
I tre giacigli erano a raggiera vicino al caminetto mentre poco distante
cerano i vestiti zuppi.
«Ah
una cosa
» disse Wein seduto su un tavolino
avvolto in una pesante coperta rossa.
«Cosa?» domandò Astea.
«Si può accedere al castello di Tabata solo una volta ogni
diciotto anni, dieci giorni e otto ore.»
I tre si voltarono alzandosi a sedere.
«CHE COSA??» sbraitò Astea.
«MA SONO UNA ETERNITÀ!!» gridò Roxane.
«Beh non proprio
non per me
ad ogni modo
»
«Perché non ce lhai detto prima pezzo didiota?»
sibilò Ville.
Era tremendamente sexy con quello sguardo gelido mentre, appoggiata languidamente
su un divano con una coperta in dosso, reggeva la testa su un braccio
piegato.
«Non me lavete chiesto
» rispose Wein sfarfallando
le orecchie. Pensò che non fosse una grande idea comunicare i suoi
veri pensieri alla ragazza in quel momento.
«Fermi tutti... quando è stata lultima volta che è
stato possibile entrare?» domandò pragmatica Roxane.
«Circa
dodici anni fa
se non ricordo male
»
«Ma tu ci sei già stato?»
«No no...»
«Beh sono solo sei anni allora!» disse contento Astea.
«Giusto! Quello che dico anche io!!» ribatté Wein scendendo
dal tavolino.
Ville si sdraiò con un sospiro a fissare il soffitto, aveva acquisito
unespressione pensosa «
sei anni sono troppi. Gli attacchi
sono andati peggiorando...farsene altri sei così è un suicidio!
Il castello distava da qui solo uno o due mesi di viaggio
i miei
calcoli non erano sbagliati
»
La pioggia riprese a battere sulle finestre e nella sala scese il silenzio,
rotto solo dal crepitare dei ciocchi nel caminetto.
«Scusate
non ci avevo pensato
per me diciotto anni sono
relativamente pochi
men che meno sei
»
Astea si fece cadere di nuovo sdraiato, con le braccia dietro la testa
a guardare anche lui lalto soffitto.
Roxane guardava alternativamente gli altri, illuminati a scatti dal fuoco.
Wein si sedette di nuovo sul tavolino, stavolta a gambe incrociate mentre
guardava sbadatamente fuori dalla finestra.
L'espressione di Ville invece passò dalla preoccupazione alla tranquillità.
Dopo qualche minuto finalmente prese la parola con fare da chi li avrebbe
tirati fuori dai guai.
«Ho trovato» disse semplicemente issandosi a sedere e reggendo
la coperta.
«Cosa?» disse Wein più interessato al gioco di luci
sulla coperta di Ville che non alle parole che stava per dire.
«È semplice. Voi avete detto che volete fare del bene
strada facendo giusto?»
«Beh detta così fa un po ridere... ma dato che voi
due attirate comunque demoni e draghi tanto vale andar loro incontro
da quando vi ho incontrato abbiamo avuto casini ogni giorno
tanto
vale prendere liniziativa e non farsi prendere impreparati
»
«Già
ma la vostra idea è potenzialmente molto
più geniale di quanto non sembri.»
«Eh?» Astea non aveva idea di cosa passasse per la mente della
sorella. In quel momento nella sua testa cera un gatto che cercava
di afferrare distrattamente una farfalla con la zampa.
Alzò leggermente il muso come se guardandola sperasse di capire
tutto prima.
«È semplice, Wein deve rimanere celato e lo stesso vale per
Roxane dati i suoi problemi con quel ragazzino
ma se io e mio fratello
diventiamo famosi, ad esempio due famosi mercenari, oppure dei personaggi
amati dal popolo, degli eroi
»
«
i draghi smetterebbero di darvi la caccia apertamente per
evitare possibili scandali!» esclamò Roxane battendo un pugno
sulla mano aperta.
«Esatto, mentre i demoni continuerebbero nei loro tentativi
ma siamo tutti daccordo che per attaccare un'intera città
ci vuole un dispiegamento diverso di forze rispetto a un semplice attacco
mirato verso due sole persone. Passeremo in vantaggio di una mossa sui
demoni concedendo loro meno possibilità di agire contro di noi,
mentre elimineremmo quasi del tutto il problema draghi.»
«Insomma la miglior difesa è l'attacco...» annuì
Wein convinto.
La pioggia prese a scrosciare più forte per poi smettere di colpo.
«Come scusate?» riprese Astea.
«Allora
» sbuffò Wein di fronte ad un Astea incredibilmente
concentrato.
Il ragazzo stava al tavolino seduto davanti al drago. Wein aveva improvvisato
tre ignobili marionette. Una aveva le ali gialle, una le aveva nere, unaltra
aveva una alabarda improvvisata ed un cappello da strega.
«Dunque. Fino ad adesso draghi e demoni hanno fatto il bello ed
il cattivo tempo cercando alternativamente di farvi passare dalla loro
parte o uccidervi nel tentativo giusto?»
Muoveva la terza marionetta con la coda nera spuntata per l'occasione
mentre Roxane fissava interessata il teatrino.
La marionetta drago e quella demone attaccavano alle spalle quella con
lalabarda e il cappello da strega che iniziava a scappare.
«Più o meno è così!» disse Astea sicuro
di sé «loro attaccano, noi scappiamo.»
«Siamo daccordo che sarebbe un vantaggio prendere liniziativa
contro questi due interlocutori
» proseguì Wein.
La marionetta Ingram prese alle spalle draghi e demoni che iniziarono
a scappare.
«Ok! Noi attacchiamo, loro non se laspettano, noi siamo in
vantaggio.»
«Ora però immaginiamo che voi diventiate famosi
»
La marionetta Ingram entrò in un castello improvvisato con qualche
libro e due alti vasi come torri.
«Ok. Siamo nel castello» continuò Astea fissando il
castello.
Le orecchie di Wein vibrarono infastidite.
«SÌ, SIETE IN UN CASTELLO
ora i draghi hanno
problemi ad attaccare due personaggi pubblici apertamente giusto? Creerebbero
problemi col proprietario del castello e con la gente che
ci vive giusto? Sai
roba di politica
»
«Beh si
non possono arrivare e fare un gran casino
anche
perché loro rappresentano i buoni e non possono andare
da quelli che difendono i poveracci a piantare un casino come niente fosse.»
La marionetta drago andò via con le spalle curve dopo aver atteso
un po davanti al castello.
«Mentre i demoni avrebbero di certo problemi ad attaccarvi se voi
faceste in un certo senso parte della gente che vive nel castello giusto?»
Il demone cercò di entrare nel castello cozzando sul portone
«Giusto! Ogni volta non basterebbe un solo demone ma dovrebbero
scatenare un gran casino per entrare
»
«Ecco! È questo il senso! Se voi diventate famosi i draghi
vi lasciano perdere
o quantomeno hanno più problemi ad arrivare
a voi
e lo stesso varrà per i demoni, obbligati a scatenare
il finimondo
»
«Certo! Senza contare che poi saremmo noi ad andare a rompere le
uova nel paniere ai demoni!!!»
«Bene! Hai capito adesso!?»
«NO!»
I libri del castello crollarono gli uni su gli altri.
[...]
L'aria era fresca e frizzante, Astea si passò una mano sul mento
dove i primi peli avevano cominciato a spuntare, borbottò qualcosa
mentre si riproponeva di farsi fare la barba dalla sorella al più
presto. Anche perché per lui farsi la barba senza specchio equivaleva
a tagliarsi la gola senza troppi preamboli. Stava cercando l'altro membro
del gruppo, a un tratto vide una figura curva su una fossa.
«Ciao Delilah
» salutò il ragazzo facendo fatica
a ricordare il nome che quella volta la ragazza aveva scelto.
«Imbecille! Adesso sono Asmodea!»
«Ma dove li peschi sti nomi! Possibile che dopo SEI ANNI
non so ancora come diavolo ti chiami??» inveì il ragazzo.
«E che ci posso fare io se mi avete relegato a ruolo di comprimaria??»
«Comprimaria??»
«Già! Linformatore! Linfiltrato!»
«Lasciamo perdere
sono ordini di Ville e io non ci ho ancora
capito un cavolo!»
«Ma allora sei proprio tonto!!»
«NON SONO TONTO! È CHE NON MI VA DI CAPIRE!!»
«CERTO! E ALLORA NON CAPIRE MA RICORDATI ALMENO I MIEI NOMI!!»
«NON MI VA DI RICORDARE NEMMENO QUE-»
«SHHHHHH!» l'interruppe una vecchietta che stava portando
dei fiori alla bara del proprio marito defunto.
I due si calmarono.
Erano in un piccolo cimitero di villaggio. Asmodea piantò la pala
nella terra smossa e tirò un sospiro di stanchezza.
«Posso chiederti una cosa?» domandò Astea.
«Cosa?»
«Perché fai il becchino stavolta?»
«Semplice. Il becchino è il primo a sapere le informazioni
più importanti... e poi è un bel lavoro, allaria aperta,
ben pagato e incontri un sacco di gente interessante
»
Astea scosse la testa non troppo convinto.
«Ehm
e il vecchio becchino? Che fine ha fatto?»
«Oh! Ce ne ho messo per toglierlo di mezzo! Adesso è a letto
con una malattia intestinale che lo terrà lontano da questo posto
per un bel po
»
«Certo
a meno che non ce lo avvicini irrimediabilmente
magari da cliente
»
«Ci sono andata piano col veleno
una o due settimane al massimo
e tornerà più vitale di prima
»
«Certo... il becchino vitale! Me lo immagino un vecchio signore
canuto in nero che balla fra le tombe, fa fare i casquet alle vecchie
vedove e si diverte a scavare fosse mentre fischietta
»
Per un istante nella testa dei due si focalizzò limmagine,
inspiegabilmente aveva anche un cilindro in testa.
La scacciarono con forza.
«Ehm
allora questa informazione la vuoi oppure hai deciso
di fare conversazione per il resto della giornata?»
«Non so
magari non mi dispiacerebbe
» ammiccò
Astea alludendo alle forme della ragazza avvolte dal nero dellabito
lavorativo.
«Oh! Si! Pianto tutto e partiamo per una fuga damore!!»
«Scherzavo...» tagliò corto Astea facendo afferrare
la vanga ad
Asmodea come una falce.
«Ma sei un vero bastardo
»
«Faccio del mio meglio
» sorrise lui amabile.
«OOOOOOOOH ASTEA IL MESSAGGERO!! ASTEA CARO RAGAZZO!!»
I due saltarono per aria.
«ARGH! SACRO GALDER È LA FINE DEL MONDO!!» gridò
Astea
poi si accorse della nonnina.
La vecchietta di prima aveva riconosciuto il famoso Astea ed era tornata
indietro a salutarlo.
Urlava come unaquila perché era mezza sorda.
«Oh lei è troppo gentile signora
» rispose lui
sorridendo amabile.
«MA VA LA! SE NON FOSSE STATO PER TE E TUA SORELLA QUESTO VILLAGGIO
SAREBBE ANCORA SOTTO LO SCACCO DI QUEL TERRIBILE ORRORE NERO!!»
«È stato un piacere aiutare una persona gentile come voi.»
«GRAZIE GIOVANOTTO! STASERA VI INVITO A CASA MIA! LO DEVO FARE,
ORA CHE SO CHE VENITE ANCHE A RENDERE OMAGGIO AI CARI DEFUNTI DEL NOSTRO
PAESE!!»
«Tsk
con questa voce li sta riportando tutti in vita
»
sentenziò Asmodea.
«Ma certo
con molto piacere signora
» rispose
Astea soffocando una risata.
«BENE! LA MIA CASA È LA TERZA DALLA CHIESA CHIESA!»
«Ecco come fanno per scampanare
chiamano la vecchietta
»
continuò la becchina.
«COME??»
«No no, nulla signora
» tagliò corto Astea facendo
segno ad Asmodea di rimettersi a scavare.
La vecchietta se ne andò e i due ripresero a parlare
a bassa
voce.
«Allora. Cè una foresta poco a sud di questo villaggio.
È li che si nasconde un gruppo di demoni di medio livello nella
gerarchia demoniaca
non sono le solite mezze seghe ma qualcosa di
meglio
e per quello che ne so, sono molto vecchi, stanno lì
da prima che sorgessero i primi insediamenti del villaggio
»
«Ho capito
quindi dobbiamo andare lì a fare piazza
pulita?»
«Pressappoco
non si sono ancora mossi ma lo faranno presto.
Ormai tutti sanno che tu e Ville siete arrivati in questa cittadina.»
«Bene
grazie dellinformazione bella
»
«Di niente
»
Astea si girò e fece per andarsene
«Ah... Astea
» disse lei.
«Sì?»
«Ehm
mi chiedevo
se tu
magari
dopo cena
»
«Cosa?»
«Dopo cena
ti andava di
andare
andaresuunabellacollinettaquavicinodovesivedonolestelleecèunbellissimopanorama!
ANF ANF...» sbraitò tutto dun fiato la ragazza.
«Che?»
«MA ALLORA SEI PROPRIO SCEMO!!» la ragazza prese a
strofinare la testa di Astea con violenza mentre lui invocava pietà.
«AH UNALTRA COSA GIOVANOTTO! ARRIVATE ALLE SETTE PRECISE!
MIO MARITO MANGIAVA SEMPRE A QUELLORA E NON VOGLIO SGARRARE NEMMENO
DI UN MINUTO!!»
I due saltarono di nuovo in aria
«Ehm
certo nonnina
»
«BENE! A DOPO!!»
Quando la vecchia arpia dal cuore buono fu di nuovo lontana
Astea
parlò di nuovo.
«
che volevi dirmi prima??»
«No niente
vattene via
o la gente s'insospettirà,
non tutti si fermano a chiacchierare col becchino
»
«Ma non ti preoccupare
fossi anche la Morte in persona io
mi divertirei a chiacchierare con te
» sorrise il ragazzo mentre
se ne andava.
Asmodea riprese a scavare con più forza di prima.
«Al diavolo.»
«I am a maaaaan
of constant sorrow
I have seen trouble all my days...
...For six long years I've been in trouble
No pleasure here on earth I've found
For in this world I'm bound to ramble
I have no friends to help me now »
Wein appollaiato su un albero se ne stava con un banjo in mano a cantare
un misto fra una canzone blues e country.
«PIANTALA CON QUESTO STRAZIO!» sbottò Asmodea.
«E chi disturbo? I morti che sono morti?» ribatté lui
mentre il banjo continuava a emettere quei suoni strimpellati da vecchio
saloon.
«It's fare thee well my old lover
I never expect to see you again...
...You can bury me in some deep valley
For many years where I may lay
Then you may learn to love another
While I am sleeping in my grave
AAAARGH!»
Il drago prese in piena fronte la vanga di Asmodea
dopodiché
scappò via volando come una grossa cornacchia verde mezza trasparente.
Fra le lapidi delle tombe un forte vento fece scorrere numerosi covoni
e sterpaglie a caso.
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