|
«Perché non provi a parlare con Astea?»
Attaccò Wein.
Indossava quel suo mantello invisibile e così il becchino del paese,
oltre ad essere una ragazza con le curve da capogiro parlava anche da
sola.
«Parlargli? E che gli dovrei dire?»
«Non lo so
che ti piace?»
«Astea non mi piace.»
«Sì e io sono dell'altra sponda.»
Asmodea si fermò. «Di un po, ti ricordi come eri vestito
quando mi hai salvata dalla ghigliottina quando ci siamo conosciuti?»
Wein tossicchiò imbarazzato. «Ehm quella è unaltra
storia
»
«Certo... avanti accettalo... non è una cosa di cui vergognarsi
»
«OHI COCCA QUA SI PARLAVA DI TE NON DI ME!!»
«Allora ci sarebbe qualcosa di cui parlare di te?»
«Ma
ma!» Wein sbuffò «volevo solo darti
una mano
»
Asmodea si voltò e fissò il vuoto con fare quasi materno.
«Beh
grazie Wein
ma non credo che Astea si accorgerà
mai di me
ha occhi solo per la sorella
»
Il vuoto scosse la testa.
«Astea per certi versi è ancora un bambino
la sorella
è la sorella. Tu potresti avere un altro ruolo per lui
anche
se non se ne accorge
»
«Oppure non gliene frega nulla
»
«Già
»
«Bastardo.»
«Obbiettivo.»
«Cornacchia verde.»
«Becchino.»
«Lo prendo per un complimento.»
«Tsk!»
Il pomeriggio stesso i due Ingam fecero visita al boschetto di cui aveva
parlato Asmodea. Spirava un vento gelido che dopo qualche minuto portò
alle orecchie di Ville una strana voce composta da almeno altre tre o
quattro. «Oh che bello
Ville Ingram di Shaen
»
Lunghi alberi dai rami incurvati frusciavano attorno a una creatura dalle
stesse fattezze contorte, era sfocata
appena visibile.
«Già
che bello vero? Adesso anche tu andrai a far compagnia
agli esseri della tua schiatta
»
«Oh che bello, ma in fondo la morte è quello verso cui tutti
vanno, non credi? Tutto quello che ha un inizio ha una fine altrimenti
non sarebbe corretto parlare di inizio
vorresti dividere
con me questa fine? Ville Ingram di Shaen?»
«Il mio turno non è ancora arrivato, forse il tuo.»
«Mi dispiace, Ville Ingram di Shaen, ma di tuo fratello se ne sta
occupando un altro come me, perciò nessuno verrà a salvarti.
I due famosi Ingram di Shaen sono divisi, come fai a essere tranquilla?»
Dietro Ville apparve un altro demone.
«E così siamo a tre, stavolta avete fatto le cose in grande
»
disse lei sprezzante.
«Già credi che basteremo in tre
quanto alle cose in
grande
no
noi non abbiamo fatto nulla. Noi eravamo qui. Siete
stati voi due ad arrivare nel nostre territorio, tu e laltro Ingram
di Shaen.»
Ville fece per muoversi ma era bloccata al terreno.
«Non riesci a muoverti? Possibile. Sono i nostri poteri e non credo
riuscirai ad assorbirli prima che uno di noi due ti passi da parte a parte.»
«Forse un po di paura adesso la ho. Ma andrà via subito.»
«Paura della morte?»
«Chissà. La paura deve avere sempre un motivo?»
«Non so, lumano sei tu, Ville Ingram di Shaen.»
I due presero a ridere divertiti. Una risata stridula.
Quasi uno stormo di uccelli in volo.
«Maledizione! » Ville si guardò intorno allarmata.
E i due continuarono a ridere.
Poi lei si bloccò.
«Scherzavo.»
«COSA?» i due demoni lattaccarono insieme, poi
unombra scura sorvolò i tre.
Il cappello di Ville volò in aria e i due demoni si divisero a
metà per poi svanire nel nulla in un nuovo urlo stridulo stavolta
di pura rabbia.
«Scusa per averti fatto aspettare. Ma il loro amico mi ha fatto
faticare più del dovuto» disse Astea atterrando di fianco
a lei.
Fece volteggiare lalabarda in aria per poi fermarla a terra.
«Fa niente. Ci sono abituata...» disse lei di rimando.
«Sono finiti?»
«Sì. Hanno detto che erano in tre.»
«Bene. Andiamo.»
I due gemelli si mossero ma poi improvvisamente altre due figure emersero
dalla terra pronte a colpirle.
«Merda!» gridò Astea, ma una fitta pioggia di dardi
luminosi li circondò uccidendo le due creature.
«
demoni
mai una volta che dicessero la verità
»
brontolò Wein atterrando fra loro. I capelli stavolta sciolti accompagnarono
il movimento come un mantello leggero.
Astea si passò una mano sulla fronte, mentre su una guancia di
Ville un rivoletto di sangue prendeva a scendere.
«Per poco
non ti ammazzavano
» balbettò
fissando la sorella.
«Fa niente Astea! È per questo che io agisco nellombra
e vi copro le spalle!» ribatté Wein facendo locchiolino.
«Siamo una squadra no?»
«Già
» sorrise il ragazzo «i tre della
Vera Guerra no?»
«Sì
peccato che io non riesca ancora a pronunciare
il mio nome per intero
»
Noah si svegliò nel proprio letto polveroso, ormai non ci stava
più dentro comodo, toccava con la testa la spalliera sopra e con
i piedi il legno del bordo.
Si girò e vide lenorme sagoma di un coniglio di pelouche
alto almeno un metro.
«Ciao Mr. Rabbit
» salutò «buongiorno Mr.
Rabbit.»
Ce ne era voluto di tempo per convincere Dante ad andare a prendergli
il suo pelouche preferito.
Ma alla fine glie lo aveva portato.
E lui era riuscito a dormire una notte di fila.
Era stata la prima notte tranquilla.
Bussarono alla porta.
«Aimee??»
«In persona! Scendi da quel letto e vieni a fare colazione. Hai
studiato?»
«E QUANDO?»
«Stanotte?»
«La notte dormo!»
La maniglia ruotò.
«Non entrare sono nudo!» gridò.
Lei entrò lo stesso.
Davanti a lei cera Noah in piedi.
A sedici anni era già alto più lei.
E
si, era nudo.
«Imbecille!» gridò lei girandosi.
«Imbecille cosa? Io te lavevo detto.»
Erano passati sei anni da quando in quella casa era entrato un mostriciattolo
dai capelli bianchi.
E quel mostriciattolo era cresciuto di mese in mese.
Dante si era occupato dellistruzione
la ragazza del combattimento.
«Dante che fa? Le seghe come al solito?»
Aimee, questo era il nome che alla fine Noah aveva scelto per la ragazza,
andò verso la porta.
«Mi chiedo come tu abbia fatto a imparare questo comportamento da
borgata in un posto del genere
»
«È questo posto che mi ispira parolacce
ora sono vestito.»
In pochi istanti aveva indossato braghe, un pesante camicione nero e dei
pantaloni blu scuri. Abiti da poco. Detestava quelli che voleva fargli
mettere Dante.
«Muoviti. Oggi devi allenarti con Dante
o almeno così
mi ha detto.»
«Allenarmi con Dante? Ma non eri tu il mio maestro d'armi?»
«E che ne so io. Vedi di non farti ammazzare subito o faccio una
figuraccia
»
«Ok brutta.»
Aimee si girò e lo sollevò per il bavero, come solo lei
poteva sollevare Noah a sedici anni..
«Tu dì unaltra volta che sono brutta e ti mando fuori
asse la spina dorsale, capito schifoso insetto?»
Noah sorrise appena. Adorava farla incavolare.
«E poi ti domandi dove ho imparato a parlare così?»
Lei arrossì e lo lasciò perdere.
«Ormai è tardi per rimediare. Muovi le chiappe.»
«Certo madamigella di classe
arrivo subito
»
La cena era andata piuttosto bene. Nonostante il contrattempo dei demoni
della foresta, Astea e Ville si erano presentati dalla nonnina giusto
per le sette di sera.
«E DITEMI! È TANTO DIFFICILE COMBATTERE QUEI COSI??»
«Beh è un lavoro pericoloso signora
»
«COME??»
«MIA SORELLA DICE CHE E UN LAVORO PERICOLOSO!!»
«Lavoro? Ma voi non lo fate per lavoro vero? La vostra è
una passione vero?» la vecchia li guardava con occhi sognanti
come ormai tutti da qualche anno li guardavano.
«Prima tutti cercano di ucciderci poi tutti ci osannano... e per
tutto questo non c'è altra spiegazione che la fragilità
dell'animo mortale...» borbottò Ville pulendosi la bocca
con un tovagliolo.
«O magari è proprio questa la nostra strada...» sorrise
Astea sereno, poi si rivolse alla nonnina. «Beh
certo signora
noi aiutiamo le persone nel bisogno
»
«COME?»
«HA DETTO CHE AIUTIAMO LE MEZZESEGHE!» sbottò
Ville.
«AH CAPISCO! BRAVI BRAVI!»
Astea e Ville si guardarono sorridendo
probabilmente non aveva capito
lo stesso.
Uscendo dalla casa il campanile della chiesa rintoccò le nove.
Ce ne avevano messo per liberarsi dalla simpatica vedova.
«CHE SI FA ADESSO?»
«Astea, idiota, siamo usciti non c'è più bisogno di
urlare.»
«Ah sì scusa
»
«Io torno alla locanda.»
«Bene, io ti seguo fra un po, vado a fare una passeggiata
»
«Ok
prendi il mio cappello... e fa attenzione.»
«Sì
come sempre.»
Astea camminò un po per la cittadina. Da qualche anno ogni
tanto si prendeva il lusso di andare in giro senza motivo, ma solo ogni
tanto. Sei anni fa sarebbe stato un suicidio adesso invece era solo un
capriccio.
Un lusso che ogni tanto poteva concedersi.
I passi lo portarono poco fuori dalla cittadina, al cimitero.
Senza capire bene come, si ritrovò a vagabondare fra le lapidi.
Ce nerano di nomi strani e ce nerano di bambini lì!
Alcuni non avevano avuto nemmeno il tempo di vivere.
«Gravedigger
when you dig my grave
» sentì
una voce splendida e argentina risuonare per quel luogo tetro. «Could
you make it shallow
so that I
»
«Can feel the rain
» ultimò lui con la
sua voce bassa.
Si guardò intorno. Non gli sembrava di aver mai sentito quella
voce prima, ma era familiare.
Vagò per il cimitero finché non la vide là. Adagiata
su un ramo di un albero ricurvo a guardare la luna crescente.
Era quel ladruncolo da strapazzo che avevano salvato quel giorno a Sato.
Gli sembrava di avere pochi ricordi di allora, senza volerlo quando faceva
scorrere la mente indietro nel tempo tornava sempre ai momenti che avrebbe
voluto dimenticare per sempre.
Ma stavolta i ricordi di quella mattina riaffiorarono poco a poco, senza
interferenze.
Era cambiato molto da quel giorno.
Quella ragazza si era dimostrata essere ben più di un ladruncolo
da strapazzo.
Non sapeva cosa le fosse accaduto in quella casa, quella notte. Ma da
allora lei era divenuta attivamente un membro del gruppo. Viaggiava separata
da loro, arrivava nelle loro destinazioni una o due settimane prima e
si radicava nel luogo. Quando loro arrivavano lei aveva raccolto tutte
le informazioni necessarie.
E così potevano scegliere con cura il luogo dove alloggiare, le
persone da incontrare, i problemi da risolvere. Era tutto più facile
con un appoggio esterno come lei
Si sorprese a guardarla rapito.
«A
Astea?»
Disse lei, la sua voce tornò quella di sempre, non laveva
mai sentita cantare prima.
«Che bella voce.»
«Tu invece sei stonato come una campana.»
«Non è vero.»
Lei sorrise, «oh si, sei più stonato di Wein
»
«Già Wein
la cantava lui questa canzone
»
«Davvero? Ecco dove lavevo sentita
è bella.»
«Già
una volta mi disse che era una canzone della tradizione
dei Draghi Occulti. Parlava della caducità degli altri abitanti
della terra.»
«È bella, non importa perché.»
«Ti prego
canta ancora» disse lui.
Lei arrossì leggermente. Ma la falce di luna continuava a sbiancare
la sua pelle diafana.
«Ring around the rosy...
Pockets full of poesy`s...
Ashes to ashes...
We all fall down...»
Lei rimase zitta.
«Hai finito?»
«Non la ricordo più
e poi mi vergogno
»
Astea sorrise.
Adesso era sotto di lei.
La leggera stoffa nera della tunica da becchino svolazzava leggermente,
per poi ricadere morta.
«Ti va di fare due passi?» chiese lui.
«Questo posto non ti piace?»
«Oh al contrario
ma cè una collina qua vicino
cè una bella vista e poi cè poca luna stasera.
Si vedono un sacco di stelle.»
«Davvero?»
«Beh
immagino di si. Sai
io ho paura di guardare.»
Lei si voltò e lo guardò non capendo.
«Ho paura di guardarmi in giro, guardare le altre persone. Mia sorella,
ho paura che compaia uno specchio. »
Lerba bassa del cimitero frusciava avanti e indietro accompagnando
il vestito di Astea e quello di Asmodea.
«As
»
«Invece
se guardo le stelle, la notte
sono sicuro che
non vedrò nessuno specchio. È così grossa la volta
celeste
è impossibile che io ne veda uno
non ci sono
specchi in cielo.»
Lei scese e lo abbracciò come si abbraccia un amico.
«Andiamo
andiamo a fare due passi
» gli disse.
Ville camminava con passo svelto come sempre.
Non cera motivo di camminare piano dato che si camminava per fare
qualcosaltro.
Ad un tratto si bloccò, poi sospirò.
«Sei tu Wein?»
Prima il profumo, poi un mazzo di rose e infine la figura del Drago Occulto.
La sera lui poteva andare in giro più sereno, più del giorno.
E ogni tanto si faceva anche vedere.
«È gentile da parte tua portarmi delle rose.»
«È per farti i complimenti per oggi.»
«Dovrei farli io a te.»
«I complimenti si fanno alla bella attrice, non al comprimario.»
Lei riprese a camminare, Wein la seguiva a un passo di distanza. La cittadina
a quellora era già silente con le luci spente.
Sembrava morta.
«Ville? Posso farti una domanda?»
«Certo
basta che non sia una cosa sconcia
»
«Vuoi sposarmi?»
«Cosa?» Ville si bloccò.
Wein sorrideva con la sua solita espressione da imbecille.
«No scherzavo
volevo chiederti unaltra cosa
»
«Spara.»
«Vieni a letto con me?»
Ville si voltò e fece per afferrarlo ma lui le apparve davanti.
«NON È SCONCIA!! Non ho detto: ti va di sco
»
Evitò per istinto un manrovescio, poi le comparve a pochi centimetri
dal volto, vicino.
Ville non seppe distinguere se il profumo di rose veniva dal mazzo o dai
sui capelli.
«Adesso sono serio
quella sera, di sei anni fa. Tu parlasti
dei tuoi poteri
come qualcosa
che ti svuotava... anche dei
sentimenti.»
Ville si bloccò, perse ogni velleità combattiva e imboccò
un vicolo.
«Vieni Wein, andiamo a fare due passi
» gli disse atona.
|