Quarantasettesimo Episodio: One Is the Loneliest Number


MusicPlaylist
MySpace Music Playlist at MixPod.com

I tre viaggiatori si erano accampati lungo la strada che li avrebbe condotti verso l’ultima tappa, ai confini occidentali del continente di Aman, verso il deserto di Cleiral.
Wein strimpellava mentre Astea fissava il fuoco ipnotizzato e ogni tanto aggiungeva qualche altro ciocco.

«one is the loneliest number that you'll ever do
two can be as bad as one, it's the loneliest number since the number one


Prese a cantare il drago con una voce alta e delicata ma ferma. Probabilmente la canzone era di una donna.
Astea sembrò non farci caso sul momento… poi iniziò a battere per terra col piede.

«'no' is the saddest experience that you'll ever know
yes, it's the saddest experience you'll ever know
yes, because one is the loneliest number that you'll ever do
one is the loneliest number that you'll ever know


«INSOMMA LA PIANTI
??» sbottò dopo un po' il ragazzo.
Wein continuò a suonare la base, un misto fra jazz e blues mentre prese a guardare Astea.
«Qualcosa non va?»
«Oh no… è che… questa canzone…»

«it's just no good anymore since you went away
now I spend my time just making thoughts of yesterday
one by one


«E BASTA!!»
Wein prese a variare sul tema facendo scorrere le dita sul piccolo banjo tornando a fissare Astea…
«Si può sapere che ti piglia?»
«Che ti piglia a te! Da quando suoni il mandolino?»
«Da qualche episodio… me l’ha messo in mano lo Scrittore per caso e poi ci ho preso gusto…»
«Ah ok…»
Silenzio.

«Non dovevamo dire qualcosa?» chiese Astea.
«Sì… ma allo Scrittore non viene in mente nulla e così continua a farci dire cose senza senso…»
«Che incapace…»
«Già… sai… l’altro giorno sono entrato alle terme… ovviamente dalla parte delle donne visto che sono invisibile. Superato il primo momento di blocco poi mi sono diverti-»
«CAZZO WEIN HO PASSATO TUTTA LA NOTTE CON ASMODEA!!»
Il Drago si bloccò.
Divenne pallido…
Per poi acquistare un sorriso solare… che esplose in un vero grido liberatorio.
«GRANDE ASTEA!! SEI UN GRANDE!! FINALMENTE CE L’HAI FATTA! CI SONO VOLUTI PIÙ DI SEI ANNI MA CE L’HAI FATTA!! COM’È STATO??»
«Ma… ma… che significa sei anni e poi…»
«CAVOLO DEVO STRINGERTI LA MANO PER ESSERE ANDATO A LETTO CON UN “PEZZO DI LASAGNA” COME ASMODEA!!»
Wein prese a stringere la mano di Astea con tutte e due le sue, mentre il sorriso era sempre più grande e le orecchie sfarfallavano.
«INSOMMA, COGLIONE!» disse Astea facendo volare via Wein oltre gli alberi.
Dopo un po il drago tornò. Si sedette dove era prima, vicino al fuoco.
Sputò un rametto con qualche foglia attaccata.
E riprese a sorridere.
«OTTIMO
«Ottimo un cavolo! »
«Che c’è che non va??»
«Non lo so! È stata lei! Non ci capivo un cavolo.»
Wein si passò le mani sulla faccia cercando di NON immaginare la scena.
Fremeva.
«Perché lo dici come se fosse una cosa brutta?» lo attaccò il drago.
«No… non lo so!»
«Ah l’amour!» esclamò buttandosi indietro, sdraiato.
«Io cerco di fare un discorso serio e tu fai il cazzone…»
«Andiamo, fai il discorso serio. Che c’è che non va?»
«Ecco io…»
«CAZZO TE LA SEI SC-» esplose Wein di nuovo dopo poco, ma l’alabarda di Astea come un grosso schiacciamosche lo schiantò a terra.
«Ok, sono calmo.»
«Ecco, INTANTO, non me la sono… si insomma, non mi era mai capitato di baciare una ragazza… e non ci ho di certo… fatto… sì… altro…»
Wein soffocò una risata di scherno.«Ehm… s... sì?»
«E poi... non so, non mi ero mai sentito così… cioè… felice. Ero… sereno.»
«Beh?»
«Come beh! Ti risulta che io sia mai sereno?» sbottò il ragazzo.
«Beh sì, come ad esempio quando corri dietro ai polli…»
«Ma quella è un’altra cosa… quando sono con voi… con Vi-»
«A-HA! QUA TI VOLEVO, TUA SORELLA
Astea lo fulminò con lo sguardo.
«Cosa?» disse atono.
«Ehm no ecco… stai dicendo che… il modo in cui ti sei sentito con Asmodea è stato diverso da quando “stai bene con tua sorella” no?»
Astea gettò un altro ciocco nel fuoco.
«Beh… si.»
Wein si rialzò e si avvicinò ad Astea. Si tolse completamente il mantello così che il ragazzo potesse guardarlo negli occhi verdi. (Come aveva fatto a schiacciarlo prima??)
«Guarda Astea, non so se questa è una cotta… o se forse sei veramente innamorato di lei… ma fidati, è normale provare sentimenti diversi per quelle due ragazze… una è tua sorella… cioè… NON TE LA VUOI PORTARE A LETTO SPERO
Astea guardò Wein come solo il Shagrath dentro di lui l'avrebbe potuto guardare. Il drago rabbrividì.
«Ecco no però… cioè.» Wein frappose fra i due le sue mani che gesticolavano e si respingevano… «sei legato con Ville da un affetto diverso da quello che può legarti a una ragazza che NON sia tua sorella. Ville è sangue del tuo sangue, mentre Asmodea… beh… lei lo fa scaldare il sangue…»
Era impossibile parlare con Wein di certe cose senza che il drago si perdesse nelle sue spirali perverse.
«Ok però… Ville per me è… non vorrei.» Astea non riusciva a spiegarsi… ma in fondo davanti aveva Wein e Wein se ne intendeva di certe cose.
«Hai paura che volendo bene a un’altra ragazza tu possa trascurare Ville?»
«Ehm… beh… ecco… sì…»
«COGLIONE! Non farti di questi problemi!» gridò Wein.
Astea sospirò. Di lì a poco sarebbe tornata sua sorella, meglio chiudere il discorso.
Dopo qualche minuto Wein lo fissò serio.
«Dimmi un po’ Astea… tu cosa ne sai dei poteri di tua sorella?»
Astea lo guardò come non capendo.
«Che c’entra questa domanda adesso?»
«No… niente…» continuò il drago mettendosi a fissare il fuoco insieme al compagno.
Ripensò alla discussione che aveva avuto con la ragazza solo qualche giorno fa.
Si morse le labbra, adesso che sapeva, si stava quasi innamorando sul serio.


Noah era rimasto seduto vicino alla fossa a lungo, forse erano passate sei ore, forse un giorno, forse di più. Tanto era buio comunque.
Quando si alzò barcollava.
«Ma che diavolo…» disse semplicemente. Cercò di camminare ma questa semplice azione gli costava degli sforzi enormi.
«Andiamo cazzo cammina!» si disse mentre rimaneva fermo.
I passi erano difficili da mettere… uno dietro l’altro.
Si sentiva la testa ovattata e aveva… freddo.
Strano che avesse freddo, tremava!
«Come mai ho freddo?»
Ondeggiando ritornò verso le casupole della città, gli girava la testa.
Si lasciò alle spalle l'alta parete di neve che circondava la città come se fosse stata costruita in una conca.
La neve quasi inghiottiva gli ultimi palazzi ormai disabitati.
Era alta più di dieci metri. Intorno alla fossa la neve era più bassa. Come se lì intorno, poco fuori dalla città, qualcuno si fosse preoccupato di non farla crescere.
Poco dopo il ragazzo crollò a terra.
Respirava a fatica.
Cercò di rotolarsi a terra, adesso aveva caldo e provò a spogliarsi.
Dopo un po’ che non ci riusciva si strappò semplicemente via i vestiti.
Prese a lanciarsi addosso la neve ma continuava ad avere caldo.
Poi le vide.
Le macchie.
«E porcaputtana.»

«Cosa ci fa questo ragazzo qua? Che tipo...» esclamò una delle figure intorno al un carro.
«Non lo so. Ma sembra morto.» rispose la voce femminile.
«Guardi le macchie sul corpo.» rispose l'uomo.
«Sì… però che diavolo ci faceva fuori tutto solo con la malattia a uno stadio così avanzato? Con solo i pantaloni addosso poi!»
«Non lo so, lo tiro su.»
«Bene» sospirò la ragazza.
Uno dei due incappucciati lo toccò ma lui si mosse.
Borbottò qualcosa su un certo cilindro che avrebbe fatto mangiare a qualcuno.
«OH GALDER, È VIVO
«Delira» disse la voce femminile senza scomporsi.
«Dove lo mettiamo?»
«È ovvio, portalo a casa mia.»
«Ma…»
«Non sappiamo di dove sia. Ma non possiamo farlo morire come un cane.»
«Come vuole lei dottoressa» rispose l’altro.

Noah aprì gli occhi, era notte.
Tanto per cambiare!
Era in un letto e stava sotto pesanti coperte, sbadigliò.
La testa gli girava un po’.
Si guardò intorno. Sembrava essere una casa di Tradnor fatta di pietra solida e spessa.
«Che cavolo…» biascicò. Poi si alzò.
C’era una porta socchiusa dalla quale filtrava un po’ di luce.
Si grattò sotto il mento e venne via una crosticina.
Imprecò.
«Con permesso…» disse, ma dalla porta venne un urlo.
La spalancò temendo che qualcuno fosse in pericolo.
Al centro della stanza una splendida ragazza stava facendo il bagno in una tinozza tonda. Lunghi capelli bianchi erano appoggiati su un bordo e svanivano all’interno. Un fuoco ardeva nel caminetto e un profumo di zuppa sprigionava da una pentola appesa al treppiede nel caminetto.
Una gamba flessuosa sbucava dalla vasca improvvisata, sommersa di schiuma.
«Ehm… err... ecco...»
Provò a dire.
Ma lei da spaventata divenne incredula.
«Oh sacro Galder! Come fai a stare già in piedi?» disse issandosi sulle braccia e facendo sparire la gamba all’interno. Il sapone la copriva quel tanto che bastava per non… beh sì…avete capito.
«Perché?» chiese Noah avvicinando un orecchio.
«Ma da quanto sei arrivato a Tradnor?»
«Non lo so… un giorno? Due? Tanto qui è sempre notte…»
«OH SACRO GALDER! Ma come facevi a stare già a terra in quelle condizioni?»
«Perché?» chiese ancora Noah portando stavolta una mano agli occhi. Cercava di guardare da un’altra parte.
«Girati, voltati. Fammi uscire dalla tinozza.»
«Ok!» Noah si girò, tornò nella sua stanza buia. Poi starnutì.
Doveva mettersi addosso qualcosa.
…si accorse solo allora di essere completamente nudo.
«E copriti!» gli gridò lei dall’altra parte.
Noah sedeva su una sedia al contrario.
«E così sei un dottore?»
«Dottoressa, prego.»
«Bene dottoressa. Cosa ho?»
«Cosa hai? COSA NON HAI!» sbottò lei a metà fra lo sconvolto e il felice. «Ti ho raccolto nemmeno dodici ore fa che eri più morto che vivo! Pieno di pustole. Febbre sopra i quaranta. Eri a terra esanime!»
«Ehm… ho la peste?»
«Forse AVEVI la peste!»
«È passata?»
«NON LO SO!!» gridò senza saper bene cosa pensare.
«Fatti visitare.» lo guardava come una cavia.

Gli girò intorno e lo fece spogliare.
Noah superava già il metro e ottanta ma probabilmente sarebbe cresciuto ancora.
Non aveva muscoli spropositati ma nonostante l’età, sembravano già simili al ghiaccio di quel paese.
La dottoressa quasi non riusciva a dare i soliti colpetti sulla schiena.
«Sei un guerriero o un manovale…»
«Pressappoco… non mi andava di fare il mago …»
«Certo… siamo in un gioco di ruolo…»
«Eh?» dissero insieme…
Silenzio...
«Dicevo… cosa ci facevi qua? Non lo sai che Tradnor è un regno in ginocchio ormai? Appestato per giunta?»
«A dire la verità sono qui per rimettere le cose a posto…»
«Ma davvero, questo mi rassicura.»
La ragazza gli girò intorno. Gli fece un po’ di solletico con i capelli.
«Apri la bocca, fai aaaaaaa.»
«AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH
«E NON URLARE
«Ops… scusi… sì… scusa… dottore-ssa»
«Dammi del tu. Mi chiamo Lilith…»
«IO ‘OAH. ACEE DE COHOHERTI
Lei si bloccò e lui rimase con le fauci spalancate.
«Come?»
«Ho detto: “Io Noah. Piacere di conoscerti"» disse provando a muovere di più la bocca.
Lei gliela chiuse e lo fissò dritto negli occhi, tanto che Noah indietreggiò un poco.
«Che c’è?»
«Quanti anni hai??»
«S… sedici? E tu?»
«Io ne ho diciotto… ma… insomma, hai sedici anni, ti chiami Noah e sei qui per rimettere a posto le cose…»
«Beh… immagino di sì…»
La dottoressa si sedette su uno sgabello davanti a lui e cominciò a ridere di gusto.
«Che c’è? Perché ridi?»
«Ma sei Noah Noah?»
«No, sono Noah-Franco… CERTO CHE SONO NOAH NOAH
«Allora sei RE NOAH
«Beh… finché non mi riprendo il castello sarò NOAH E BASTA.» ribatté lui.
Lei lo fissò con una strana aria negli occhi, poi al sorriso si sostituirono dei piccoli singhiozzi.
«Ehm… oh… ecco... io… su dai non fare così… farò del mio meglio…»
Ma lei lo abbracciò.
«Sei… davvero tu? Non è tutto finito allora…» disse quasi sussurrando.
«… beh ecco… sì… ma la peste?»
«Ce l’hai avuta… e… sei guarito… in poche ore… è un segno del destino…»
Lui l'allontanò delicatamente… in fondo era a torso nudo e un po’ si vergognava...
«Beh non è tanto strano… anche da piccolo i raffreddori e le influenze mi venivano e andavano via in poche ore…»
«Certo certo…» si asciugò le lacrime. «Scusami…»
«Figurati… basta che non cominci a farti grandi aspettative. Io comincio e finisco qua davanti… non sono chissachì…»
«Certo…»
«Tu piuttosto… come mai mi hai raccolto per strada e mi hai portato qui nonostante fossi ammalato? Sarai pure un dottore ma…»
«È semplice no? Io sono una sopravvissuta!» ribatté lei sorridente.
«Fico!»

previous
index
next