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I tre viaggiatori si erano accampati lungo la strada che
li avrebbe condotti verso lultima tappa, ai confini occidentali
del continente di Aman, verso il deserto di Cleiral.
Wein strimpellava mentre Astea fissava il fuoco ipnotizzato e ogni tanto
aggiungeva qualche altro ciocco.
«one is the loneliest number that you'll ever do
two can be as bad as one, it's the loneliest number since the number one.»
Prese a cantare il drago con una voce alta e delicata ma ferma. Probabilmente
la canzone era di una donna.
Astea sembrò non farci caso sul momento
poi iniziò
a battere per terra col piede.
«'no' is the saddest experience that you'll ever know
yes, it's the saddest experience you'll ever know
yes, because one is the loneliest number that you'll ever do
one is the loneliest number that you'll ever know.»
«INSOMMA LA PIANTI
??» sbottò dopo un po' il ragazzo.
Wein continuò a suonare la base, un misto fra jazz e blues mentre
prese a guardare Astea.
«Qualcosa non va?»
«Oh no
è che
questa canzone
»
«it's just no good anymore since you went away
now I spend my time just making thoughts of yesterday
one by one.»
«E BASTA!!»
Wein prese a variare sul tema facendo scorrere le dita sul piccolo banjo
tornando a fissare Astea
«Si può sapere che ti piglia?»
«Che ti piglia a te! Da quando suoni il mandolino?»
«Da qualche episodio
me lha messo in mano lo Scrittore
per caso e poi ci ho preso gusto
»
«Ah ok
»
Silenzio.
«Non dovevamo dire qualcosa?» chiese Astea.
«Sì
ma allo Scrittore non viene in mente nulla e così
continua a farci dire cose senza senso
»
«Che incapace
»
«Già
sai
laltro giorno sono entrato alle
terme
ovviamente dalla parte delle donne visto che sono invisibile.
Superato il primo momento di blocco poi mi sono diverti-»
«CAZZO WEIN HO PASSATO TUTTA LA NOTTE CON ASMODEA!!»
Il Drago si bloccò.
Divenne pallido
Per poi acquistare un sorriso solare
che esplose in un vero grido
liberatorio.
«GRANDE ASTEA!! SEI UN GRANDE!! FINALMENTE CE LHAI FATTA!
CI SONO VOLUTI PIÙ DI SEI ANNI MA CE LHAI FATTA!! COMÈ
STATO??»
«Ma
ma
che significa sei anni e poi
»
«CAVOLO DEVO STRINGERTI LA MANO PER ESSERE ANDATO A LETTO CON
UN PEZZO DI LASAGNA COME ASMODEA!!»
Wein prese a stringere la mano di Astea con tutte e due le sue, mentre
il sorriso era sempre più grande e le orecchie sfarfallavano.
«INSOMMA, COGLIONE!» disse Astea facendo volare via
Wein oltre gli alberi.
Dopo un po il drago tornò. Si sedette dove era prima, vicino al
fuoco.
Sputò un rametto con qualche foglia attaccata.
E riprese a sorridere.
«OTTIMO!»
«Ottimo un cavolo! »
«Che cè che non va??»
«Non lo so! È stata lei! Non ci capivo un cavolo.»
Wein si passò le mani sulla faccia cercando di NON immaginare
la scena.
Fremeva.
«Perché lo dici come se fosse una cosa brutta?» lo
attaccò il drago.
«No
non lo so!»
«Ah lamour!» esclamò buttandosi indietro, sdraiato.
«Io cerco di fare un discorso serio e tu fai il cazzone
»
«Andiamo, fai il discorso serio. Che cè che non va?»
«Ecco io
»
«CAZZO TE LA SEI SC-» esplose Wein di nuovo dopo poco,
ma lalabarda di Astea come un grosso schiacciamosche lo schiantò
a terra.
«Ok, sono calmo.»
«Ecco, INTANTO, non me la sono
si insomma, non mi era
mai capitato di baciare una ragazza
e non ci ho di certo
fatto
sì
altro
»
Wein soffocò una risata di scherno.«Ehm
s... sì?»
«E poi... non so, non mi ero mai sentito così
cioè
felice. Ero
sereno.»
«Beh?»
«Come beh! Ti risulta che io sia mai sereno?» sbottò
il ragazzo.
«Beh sì, come ad esempio quando corri dietro ai polli
»
«Ma quella è unaltra cosa
quando sono con voi
con Vi-»
«A-HA! QUA TI VOLEVO, TUA SORELLA!»
Astea lo fulminò con lo sguardo.
«Cosa?» disse atono.
«Ehm no ecco
stai dicendo che
il modo in cui ti sei
sentito con Asmodea è stato diverso da quando stai bene con
tua sorella no?»
Astea gettò un altro ciocco nel fuoco.
«Beh
si.»
Wein si rialzò e si avvicinò ad Astea. Si tolse completamente
il mantello così che il ragazzo potesse guardarlo negli occhi verdi.
(Come aveva fatto a schiacciarlo prima??)
«Guarda Astea, non so se questa è una cotta
o se forse
sei veramente innamorato di lei
ma fidati, è normale provare
sentimenti diversi per quelle due ragazze
una è tua sorella
cioè
NON TE LA VUOI PORTARE A LETTO SPERO!»
Astea guardò Wein come solo il Shagrath dentro di lui l'avrebbe
potuto guardare. Il drago rabbrividì.
«Ecco no però
cioè.» Wein frappose fra
i due le sue mani che gesticolavano e si respingevano
«sei
legato con Ville da un affetto diverso da quello che può legarti
a una ragazza che NON sia tua sorella. Ville è sangue del tuo sangue,
mentre Asmodea
beh
lei lo fa scaldare il sangue
»
Era impossibile parlare con Wein di certe cose senza che il drago si perdesse
nelle sue spirali perverse.
«Ok però
Ville per me è
non vorrei.»
Astea non riusciva a spiegarsi
ma in fondo davanti aveva Wein e
Wein se ne intendeva di certe cose.
«Hai paura che volendo bene a unaltra ragazza tu possa trascurare
Ville?»
«Ehm
beh
ecco
sì
»
«COGLIONE! Non farti di questi problemi!» gridò
Wein.
Astea sospirò. Di lì a poco sarebbe tornata sua sorella,
meglio chiudere il discorso.
Dopo qualche minuto Wein lo fissò serio.
«Dimmi un po Astea
tu cosa ne sai dei poteri di tua
sorella?»
Astea lo guardò come non capendo.
«Che centra questa domanda adesso?»
«No
niente
» continuò il drago mettendosi
a fissare il fuoco insieme al compagno.
Ripensò alla discussione che aveva avuto con la ragazza solo qualche
giorno fa.
Si morse le labbra, adesso che sapeva, si stava quasi innamorando sul
serio.
Noah era rimasto seduto vicino alla fossa a lungo, forse erano passate
sei ore, forse un giorno, forse di più. Tanto era buio comunque.
Quando si alzò barcollava.
«Ma che diavolo
» disse semplicemente. Cercò di
camminare ma questa semplice azione gli costava degli sforzi enormi.
«Andiamo cazzo cammina!» si disse mentre rimaneva fermo.
I passi erano difficili da mettere
uno dietro laltro.
Si sentiva la testa ovattata e aveva
freddo.
Strano che avesse freddo, tremava!
«Come mai ho freddo?»
Ondeggiando ritornò verso le casupole della città, gli girava
la testa.
Si lasciò alle spalle l'alta parete di neve che circondava la città
come se fosse stata costruita in una conca.
La neve quasi inghiottiva gli ultimi palazzi ormai disabitati.
Era alta più di dieci metri. Intorno alla fossa la neve era più
bassa. Come se lì intorno, poco fuori dalla città, qualcuno
si fosse preoccupato di non farla crescere.
Poco dopo il ragazzo crollò a terra.
Respirava a fatica.
Cercò di rotolarsi a terra, adesso aveva caldo e provò a
spogliarsi.
Dopo un po che non ci riusciva si strappò semplicemente via
i vestiti.
Prese a lanciarsi addosso la neve ma continuava ad avere caldo.
Poi le vide.
Le macchie.
«E porcaputtana.»
«Cosa ci fa questo ragazzo qua? Che tipo...» esclamò
una delle figure intorno al un carro.
«Non lo so. Ma sembra morto.» rispose la voce femminile.
«Guardi le macchie sul corpo.» rispose l'uomo.
«Sì
però che diavolo ci faceva fuori tutto solo
con la malattia a uno stadio così avanzato? Con solo i pantaloni
addosso poi!»
«Non lo so, lo tiro su.»
«Bene» sospirò la ragazza.
Uno dei due incappucciati lo toccò ma lui si mosse.
Borbottò qualcosa su un certo cilindro che avrebbe fatto mangiare
a qualcuno.
«OH GALDER, È VIVO!»
«Delira» disse la voce femminile senza scomporsi.
«Dove lo mettiamo?»
«È ovvio, portalo a casa mia.»
«Ma
»
«Non sappiamo di dove sia. Ma non possiamo farlo morire come un
cane.»
«Come vuole lei dottoressa» rispose laltro.
Noah aprì gli occhi, era notte.
Tanto per cambiare!
Era in un letto e stava sotto pesanti coperte, sbadigliò.
La testa gli girava un po.
Si guardò intorno. Sembrava essere una casa di Tradnor fatta di
pietra solida e spessa.
«Che cavolo
» biascicò. Poi si alzò.
Cera una porta socchiusa dalla quale filtrava un po di luce.
Si grattò sotto il mento e venne via una crosticina.
Imprecò.
«Con permesso
» disse, ma dalla porta venne un urlo.
La spalancò temendo che qualcuno fosse in pericolo.
Al centro della stanza una splendida ragazza stava facendo il bagno in
una tinozza tonda. Lunghi capelli bianchi erano appoggiati su un bordo
e svanivano allinterno. Un fuoco ardeva nel caminetto e un profumo
di zuppa sprigionava da una pentola appesa al treppiede nel caminetto.
Una gamba flessuosa sbucava dalla vasca improvvisata, sommersa di schiuma.
«Ehm
err... ecco...»
Provò a dire.
Ma lei da spaventata divenne incredula.
«Oh sacro Galder! Come fai a stare già in piedi?» disse
issandosi sulle braccia e facendo sparire la gamba allinterno. Il
sapone la copriva quel tanto che bastava per non
beh sì
avete
capito.
«Perché?» chiese Noah avvicinando un orecchio.
«Ma da quanto sei arrivato a Tradnor?»
«Non lo so
un giorno? Due? Tanto qui è sempre notte
»
«OH SACRO GALDER! Ma come facevi a stare già a terra
in quelle condizioni?»
«Perché?» chiese ancora Noah portando stavolta una
mano agli occhi. Cercava di guardare da unaltra parte.
«Girati, voltati. Fammi uscire dalla tinozza.»
«Ok!» Noah si girò, tornò nella sua stanza buia.
Poi starnutì.
Doveva mettersi addosso qualcosa.
si accorse solo allora di essere completamente nudo.
«E copriti!» gli gridò lei dallaltra parte.
Noah sedeva su una sedia al contrario.
«E così sei un dottore?»
«Dottoressa, prego.»
«Bene dottoressa. Cosa ho?»
«Cosa hai? COSA NON HAI!» sbottò lei a metà
fra lo sconvolto e il felice. «Ti ho raccolto nemmeno dodici ore
fa che eri più morto che vivo! Pieno di pustole. Febbre sopra i
quaranta. Eri a terra esanime!»
«Ehm
ho la peste?»
«Forse AVEVI la peste!»
«È passata?»
«NON LO SO!!» gridò senza saper bene cosa pensare.
«Fatti visitare.» lo guardava come una cavia.
Gli girò intorno e lo fece spogliare.
Noah superava già il metro e ottanta ma probabilmente sarebbe cresciuto
ancora.
Non aveva muscoli spropositati ma nonostante letà, sembravano
già simili al ghiaccio di quel paese.
La dottoressa quasi non riusciva a dare i soliti colpetti sulla schiena.
«Sei un guerriero o un manovale
»
«Pressappoco
non mi andava di fare il mago
»
«Certo
siamo in un gioco di ruolo
»
«Eh?» dissero insieme
Silenzio...
«Dicevo
cosa ci facevi qua? Non lo sai che Tradnor è
un regno in ginocchio ormai? Appestato per giunta?»
«A dire la verità sono qui per rimettere le cose a posto
»
«Ma davvero, questo mi rassicura.»
La ragazza gli girò intorno. Gli fece un po di solletico
con i capelli.
«Apri la bocca, fai aaaaaaa.»
«AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!»
«E NON URLARE!»
«Ops
scusi
sì
scusa
dottore-ssa»
«Dammi del tu. Mi chiamo Lilith
»
«IO OAH. ACEE DE COHOHERTI.»
Lei si bloccò e lui rimase con le fauci spalancate.
«Come?»
«Ho detto: Io Noah. Piacere di conoscerti"» disse
provando a muovere di più la bocca.
Lei gliela chiuse e lo fissò dritto negli occhi, tanto che Noah
indietreggiò un poco.
«Che cè?»
«Quanti anni hai??»
«S
sedici? E tu?»
«Io ne ho diciotto
ma
insomma, hai sedici anni, ti chiami
Noah e sei qui per rimettere a posto le cose
»
«Beh
immagino di sì
»
La dottoressa si sedette su uno sgabello davanti a lui e cominciò
a ridere di gusto.
«Che cè? Perché ridi?»
«Ma sei Noah Noah?»
«No, sono Noah-Franco
CERTO CHE SONO NOAH NOAH!»
«Allora sei RE NOAH!»
«Beh
finché non mi riprendo il castello sarò
NOAH E BASTA.» ribatté lui.
Lei lo fissò con una strana aria negli occhi, poi al sorriso si
sostituirono dei piccoli singhiozzi.
«Ehm
oh
ecco... io
su dai non fare così
farò del mio meglio
»
Ma lei lo abbracciò.
«Sei
davvero tu? Non è tutto finito allora
»
disse quasi sussurrando.
«
beh ecco
sì
ma la peste?»
«Ce lhai avuta
e
sei guarito
in poche ore
è un segno del destino
»
Lui l'allontanò delicatamente
in fondo era a torso nudo e
un po si vergognava...
«Beh non è tanto strano
anche da piccolo i raffreddori
e le influenze mi venivano e andavano via in poche ore
»
«Certo certo
» si asciugò le lacrime. «Scusami
»
«Figurati
basta che non cominci a farti grandi aspettative.
Io comincio e finisco qua davanti
non sono chissachì
»
«Certo
»
«Tu piuttosto
come mai mi hai raccolto per strada e mi hai
portato qui nonostante fossi ammalato? Sarai pure un dottore ma
»
«È semplice no? Io sono una sopravvissuta!» ribatté
lei sorridente.
«Fico!»
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