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«Insomma, la peste viene quando cè sporcizia?»
Lilith si grattò la testa. Sedeva su una poltroncina sgangherata
davanti al caminetto. Così almeno poteva sperare di asciugarsi
i lunghi capelli. Li stava spazzolando con pazienza.
«Guarda Noah, non viene se non ti lavi, ma è
portata dai ratti e dalle pulci che stanno sui ratti. E una città
con tanti ratti è una città sporca. Capisci?»
«E come mai ci sono tanti ratti?»
«Sai
la guerra civile, la gente, è un periodo buio
»
disse lei sospirando.
«A che punto siamo dellepidemia? Anche se forse sarebbe il
caso di parlare di pandemia
»
«Pandem
ehm beh sì
in tutto il nostro continente
infuria la peste
»
Lilith ragionò un po rimanendo leggermente sorpresa del termine
tecnico usato dal ragazzo.
Prese fiato e parlò con schiettezza, perché tanto cera
poco da fare.
«Dalle poche informazioni che ho, so che pressappoco metà
della popolazione è andata
»
Noah si immobilizzò.
«METÀ?»
«Sì Noah
metà
» ribatté lei
quasi sussurrando.
I due rimasero silenziosi per un po.
Non cera modo di pensare a come una malattia da sola avesse potuto
dimezzare lintera popolazione del suo regno.
Era peggio di ogni guerra, di ogni tirannide.
Peggiore di qualsiasi cosa avesse potuto immaginarsi al suo ritorno.
No, le cose non andavano come aveva creduto anche nelle più grigie
previsioni. Era tutto così
maledettamente sbagliato.
«Beh se siamo già a questo punto significa che siamo agli
sgoccioli.»
Provò a tirarsi su.
Lei lo guardò sorridente.
«La fai facile
»
«Sì. Per quelli che sono rimasti, basta pulire la città.»
Lei sorrise di nuovo.
«Certo, domani prendiamo una scopa di saggina e ci mettiamo a dare
una pulita
»
Noah non fece caso al sarcasmo della ragazza poco più grande di
lui e simmerse in uno strano silenzio riflessivo. Strano perché
Noah non era MAI riflessivo.
Dante aveva avuto dubbi sul fatto stesso che pensasse ogni tanto.
Si mise a grattare il mento dove cominciavano a spuntare i primi pelucchi
della barba. Ovviamente bianchi.
«Se inondassimo la città?» propose il re-pacco.
«Certo! Primo, come si inonda una città? Secondo, una volta
inondata, come fai a far defluire lacqua che siamo in una conca
di neve e ghiaccio? Si gelerebbe tutto e intrappolerebbe la città
in una morsa di ghiaccio. Sarebbe la fine di tutto.»
«Beh ma lacqua annegherebbe i topi
e le pulci
»
«E gli uomini
»
«Non se inondiamo in un momento preciso! Basterà farli rifugiare
in qualche luogo sopraelevato
come ad esempio il...»
«Divertente, mandiamo tutti i vivi rimasti al cimitero. Poi annaffiamo
le loro case. Perché non pensare a strappare loro i capelli uno
a uno?»
Noah si grattò la testa con violenza.
«DEVE ESSERCI UNA SOLUZIONE! STUPIDO TIZIO COL CILINDRO!»
«Tizio
col
haha MA CHE CA
» Lilith
scoppiò a ridere. «CHE CAVOLO È UN TIZIO COL CILINDRO?»
«È un corvaccio in nero che indossa il cilindro, porta sfiga
ed è una mezza femminuccia.»
Lilith continuava a ridere. Amaramente ma rideva.
Astea dormiva della grossa.
Sembrava un piccolo bambino raggomitolato nelle coperte, vicino al fuoco.
Ogni tanto muoveva le palpebre. Probabilmente stava sognando.
Wein ravvivava di tanto in tanto il fuoco. Ville invece era seduta a canto
a un albero, avvolta anche lei in una pesante coperta e fissava le braci
ipnotizzata.
Il drago stava cercando un momento per parlarle. Quello sembrava il momento
adatto ma in effetti non aveva idea di cosa dirle.
«Ville?»
Lei non rispose. Sembrava in trance.
«Ville
ma
ma Astea lo sa?»
Lei lo guardò strano. Uscendo da quel torpore.
«Ti sembra una domanda sensata?»
«Beh no ecco
» si affrettò a correggersi Wein
mettendo altra legna sul fuoco «però
mi chiedevo
»
«No, non lo sa» tagliò corto lei. «Vorrei non
aver mai parlato laltro ieri. Non so cosa mi sia preso.» Aggiunse.
Wein sbuffò. La piccola capanna di legni grossi che aveva appena
alzato sulle fiamme crollò su se stessa accompagnando il suo gesto.
«Forse hai parlato perché ne avevi bisogno» azzardò
lui.
«No, ho solo complicato le cose. Tanto tu non potrai fare nulla.»
Wein rimase silenzioso a lungo. Il fatto che non potesse fare nulla era
una verità
ma
«Non credi che affrontare il problema in questo modo non sia la
cosa migliore da fare?»
«E come dovrei affrontarlo? I sentimenti sono come un mal di testa
che ogni tanto viene, mi da fastidio e poi se ne va
io sopporto
il mal di testa e aspetto che passi, sperando di non combinare casini.»
«Sì ma
»
«Finisce tutto dopo poco.»
Wein sfarfallò le orecchie infastidito. Era chiaro che Ville non
fosse granché in vena di parlare, né di fingere che quel
discorso la interessasse veramente. Adesso lei era il vuoto, si sentiva
risucchiare dalle sue parole. Come se tutto quello che dicesse venisse
inghiottito da qualcosa.
«A ogni modo sono sollevato che Astea non ne sappia nulla»
provò a dire senza troppa convinzione.
«Già, e ora per favore non parliamone più, non ha
senso. Riposati Wein, io faccio la guardia.»
Il drago si mosse leggermente cambiando posizione.
«Perché lhai detto a me? Perché non ne parli
con tuo fratello?»
«Wein, ho detto che non ho voglia di toccare largomento. Adesso
sto bene, non ho nulla in testa.»
«A me sembra solo un modo per fuggire dalla realtà.»
Ville lo squadrò.
«QUALE realtà, di grazia?» sottolineò
secca. «La realtà di mostri braccati o quella di creature
incapaci di vivere come le altre di questa terra?»
«Entrambe! Proprio perché siete i soli non dovresti avere
di questi segreti!»
«Lo sapevo, non dovevo parlartene.»
«Oh no!» la bloccò Wein, «io
mi hai fatto
felice! Mi sono sentito per una volta veramente importante per qualcuno!»
«Astea ormai ti vuole bene come a un fratello
»
«Sì ma
» si morse le labbra. «Astea non
ha bisogno di me, tu sì.»
Ville fece per rispondere in tono sarcastico. Ma si bloccò nello
sguardo di Wein.
Deciso.
«Ville?»
«Sì?»
«Tuo fratello va a fuoco!?»
«AAAAAAAARGH!! VADO A FUOCOOO!!»
Astea si alzò come posseduto (beh in realtà è abbastanza
posseduto
) con la chioma di ricci in fiamme e prese a correre come
un ossesso intorno al campo. Si era avvicinato troppo al fuoco durante
il suo sogno.
Ville afferrò una cordicella comparsa a mezzaria, la tirò
e una cascata dacqua spense il ragazzo.
Un sopracciglio di Wein guizzò lasciandolo con una espressione
indecifrabile.
«COSERA QUELLO?»
«Oh beh
sono più di ventanni che mio fratello
ogni tanto prende fuoco senza motivo
alla fine mi sono attrezzata.»
Astea ringraziò Ville scodinzolando
poi a quattro zampe tornò
nel letto e si acciambellò di nuovo.
Wein si grattò la testa.
«Ma si è svegliato o era nottambulo?»
«Ma che ne so
»
«Va a dormire Ville. Faccio io la guardia...»
«Ok.»
La dottoressa stava cucinando qualcosa in un pentolone sospeso sul caminetto.
Era girata. Noah al centro della stanza faceva il bagno. Era una piccola
casa fatta solo di due stanze. Una da letto e laltra che fungeva
da soggiorno, cucina e anche
bagno, alloccorrenza.
«Perché avevi fuori la gamba?»
«C
come?» chiese lei non capendo. Per poco non le cadde
il cucchiaio dentro la loro cena.
«Sì dico
prima, mentre facevi il bagno perché
stavi con una gamba di fuori?»
«COME PERCHÉ! Che ne so! La stavo lavando
»
«E la lavi tirandola fuori??
«Ma sì! Come sennò! Quella tinozza è piccola!»
«Rrghh
» brontolò Noah ripensando a come
stava facendo il bagno.
Era compresso in una minuscola pozza dacqua, era una fatica.
Ogni volta che respirava il tutto scricchiolava sinistro.
«Che domande
» borbottò Lilith mentre girava la
zuppa concentrata.
«Secondo me è una cosa che si fa per fare colpo sugli uomini
»
disse lui dopo un po.
«Ma la pianti?» disse lei girandosi. «E poi tu sei ancora
un ragazzo! A me interessano gli uomini
»
«Ca
ehm non girarti!» disse il ragazzo agitandosi nella
tinozza.
Il risultato fu che il legno cedette e la tinozza si aprì a raggiera
facendo andare Noah col culo per terra.
«Argh!» gridò raggomitolandosi e contorcendosi per
non farsi vedere da Lilith che si voltò di nuovo arrossendo.
Lacqua dalla tinozza si sparse per casa andando a finire vicino
al caminetto. Arrivata a una certa distanza dalle fiamme, la pietra bollente
la fece evaporare.
Noah col muso a terra fissò la scena improvvisamente rapito da
quellimmagine.
Mosse leggermente le orecchie, come fanno i gatti, quando lacqua
sfrigolò evaporando.
Poi ebbe lilluminazione.
«MA CERTO!» gridò «EUREKA!!»
«CHE È EUREKA??»
«CHE NE SO!! EUREKA EUREKA!!»
Lilith stava cercando di asciugare il campo di calcio saponato che aveva
creato Noah in casa.
Il ragazzo ci aveva messo cinque minuti buoni per riuscire ad alzarsi
e andare nellaltra camera.
Tornò con in dosso dei vestiti da uomo che aveva trovato in casa.
«Posso indossarli questi?» chiese già vestito
«Sì sì certo
» rispose lei strizzando lo
straccio. Lo fissò con una vena di tristezza.
«Che cè?»
«No niente
è che quei vestiti erano di mio fratello
è strano vederteli addosso.»
Un paio di pantaloni blu scuro e una pesante casacca nera, quasi una grembiule
di una stoffa incredibilmente resistente. Sembravano abiti da lavoro,
da fabbro.
Il ragazzo si scurì in volto.
«Mi dispiace
»
«Fa niente
mi fa piacere che servano ancora a qualcosa
altrimenti li avrei buttati no?»
«Sì
» Noah assaggiò la zuppa. «Ottima!
Mangiamo!»
«Agli ordini mio re!» ribatté lei ridendo.
«Tsk!» borbottò lui di rimando.
Asmodea si era sistemata da poco in una locanda. Sulla scrivania erano
sparse le più disparate mappe. Da quelle relativamente recenti
fino ad alcune veramente antiche.
Ne sollevò una e la scrutò soddisfatta. La luce della candela
la illuminava sbadatamente.
Proiettava una serie di ombre che a un primo sguardo sembravano unorografia.
«Il furto di questa è stato un vero capolavoro
»
si disse soddisfatta.
Nessuno si era accorto di nulla.
«Ben detto!» disse una voce alle sue spalle.
Lei si voltò di scatto. Non aveva dimenticato quella voce nemmeno
in sei lunghi anni.
Una voce capace di sciogliersi come miele e diventare tremenda come api.
Il bambino dagli occhi verdi era di nuovo lì, nella sua stessa
stanza. Da dove era arrivato?
Era apparso, proprio come era scomparso sei anni fa.
«Cosa fai qui?» chiese lei ferma.
«Ti guardo. Fra poco sarai mia per sempre. Volevo vederti unultima
volta prima che ciò accada.»
Lei indietreggiò.
«Perché questo accanimento
io
speravo, che mi
avessi dimenticato
»
«Oh figurarsi
i demoni hanno una lunga memoria
hai trascorso
bene questi sei anni? Non mi sembri invecchiata, ma hai uno sguardo più
maturo
»
«Devo morire a breve?»
«Temo di sì. Stavolta sono sicuro
sai comè,
sono il Guardiano dei cancelli dellaldilà.»
Non era esattamente facile entrare in un certo ordine di idee in così
poco tempo. Ma la ragazza ci riuscì perfettamente.
«Posso fare qualcosa per salvarmi?»
Kaviel la guardò. «Sei migliorata molto, mantieni la calma,
sei fredda, mi piaci
comunque la risposta è no. Fidati, hai
la mia parola.»
Asmodea si fece cadere seduta su una poltrona.
Aveva capito che non lavrebbe uccisa adesso.
Ma aveva anche capito che sarebbe morta di lì a poco.
Pensò ad Astea.
Era lontano e sarebbe arrivato lì solo lindomani mattina.
Il Guardiano svanì dopo poco, così come era arrivato, quasi
fosse stato un sogno.
Ma era stato uno di quei sogni tremendi.
Sogni che ti facevano svegliare con le emozioni ben fisse nella testa.
Forse ora che aveva scoperto qualcosa di nuovo, non le era concesso il
tempo di viverlo.
Astea sarebbe arrivato solo lindomani mattina.
Domani.
Non oggi.
Né adesso.
Pianse.
Pianse silenziosamente.
Era stato un pasto frugale. Del pane raffermo un po ammuffito, del
formaggio che la ragazza teneva conservato in una stoffa pesante sotto
il letto come se fosse un tesoro e un po di minestra fatta lasciando
bollire delle ossa ormai scarnificate in acqua; il tutto condito con un
po di burro.
Noah mangiava di gusto. Da Dante si mangiava bene finché cucinava
Aimee per dei pranzi ai quali il drago non avrebbe preso parte.
Quando invece Dante mangiava con loro, le poche volte, si mangiava strano.
E, visto che ci si metteva tanto a mangiare le cose che mangiava Dante,
Noah perdeva la pazienza.
«Perché mi guardi?»
«Non lo so
sto ripensando alla tua malattia fulminea
potrei studiarti
» di nuovo quella strana luce negli occhi
di Lilith.
Noah sorrise. «Quando ero piccolo e mi veniva linfluenza correvo
dietro a mio padre e lui scappava. Perché a lui le malattie duravano
come a tutti gli altri. Correva veloce quel bastardo
anche se era
vecchio
»
Lilith riprese a ridere. «Chissà che teppista che eri da
piccolo.»
«Lo sono ancora
»
«A questo punto dovrei farti sparire dalla circolazione
il
nostro regno non si può permettere di avere un re matto come te
»
Noah sghignazzò. «BWHAHA! PROVACI SE CI RIESCI!»
«Guarda che prima o poi qualche malattia che ti ammazza la trovo
eh!»
«Certo, ci sono le stesse possibilità che tu trovi un uomo
abbastanza paziente da sopportarti
»
«Devo forse ricordarti che ti ho offerto vitto e alloggio??»
«Ehm
dicevo
comè accogliente questa casa
e gentile la sua padrona...»
«Ah ecco
»
«Comunque ho la soluzione» disse quando ebbero quasi finito
quel poco che avevano da mangiare.
«Ovvero?»
«Come hai detto, questa città è in una conca.»
«Ancora pensi alla storia di inondare la città? Si formerebbe
un grosso lago!»
Noah impallidì per poi scoppiare a ridere felice.
«GIUSTO!! UN LAGO!! Ecco quello che mi mancava! Ora so come
far filare tutto!!»
«Che intendi? »
«Ma sì! Sulle montagne intorno a Tradnor cè
un lago non lo sai?»
«Certo che lo so! Ma cosa ce ne facciamo di un lago ghiacciato?»
«Oh beh! Basta svuotarlo e fare arrivare qui lacqua!»
disse sorridente Noah.
Lilith si passò una mano fra i capelli.
«Certo
niente di più semplice e, una volta creato il
lago?»
Noah la guardò con aria da intellettuale, dando ovviamente lidea
dellimbecille.
«Non ti sei mai chiesta a chi sia venuta la brillante idea di costruire
una città in mezzo a questo deserto di ghiaccio??»
Lilith ci pensò su.
«Beh
in effetti no
»
«E non ti sei chiesta come mai questa sia la città più
a nord del nostro regno, mentre le altre siano tutte molto più
a sud?»
«Dove vuoi arrivare??»
«È semplice! Questa città sorge su una falda nella
crosta, che scorre a una cinquantina di metri sotto terra. È come
se la città sia stata costruita su un terreno riscaldato naturalmente!»
«Ma tu come fai a sapere queste cose??»
« È semplice! Le ho studiate!» ribatté sorridente.
La dottoressa non era granché entusiasta del piano di Noah
«Ti rendi conto che è completamente senza senso? Nessuno
riuscirebbe a smontare un lago montano e a scavare in un solo colpo cinquanta
metri di roccia! E anche se lo facessi di certo non riusciresti a far
evaporare tutta lacqua del lago!»
«Oh certo che ce la farei. Sotto di noi la lava scorre a una pressione
alta. Basterebbe dare il giusto colpo e le fogne della città penserebbero
a trasmettere il calore a tutto il lago artificiale! Semplice no?»
« È la cosa più assurda che mi sia mai capitato di
sentire
» ribatté lei.
Noah rimase silenzioso. «Credi che sia una cazzata?»
Lei lo fissò con una strana luce negli occhi.
«No! Facciamolo! Mi fido di te!»
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