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«Ma io dico: PORCO CAZZO!»
Un grosso orsacchiotto polare alto due metri abbondanti arrancava sulle
impervie salite dei monti che circondavano Tradnor.
«Poteva stare più vicino sto maledetto lago?»
le mani avvolte da grosse manopole
(si insomma i guanti che hanno
un unico buco per le dita) stringevano le sue due vecchie spade come delle
racchette da sci. Sulla schiena teneva ben fasciate in una stoffa pregiata
le katane di Dante.
Poco più che ferri vecchi secondo lui.
Le racchette affondavano sempre di più, la neve continuava a cadere
e non si formava uno strato duro su cui camminare.
Il suo fiato faceva tante piccole nuvolette incazzate che lottavano con
la bufera prima di essere portate via.
Una nube lo inghiottì.
Dopo diverse ore di marcia arrivò in prossimità del lago.
Sembrava un grosso pupazzo di neve, si tolse la carota dal naso prima
di iniziare a scavarsi un luogo dove poter riposare. Si sdraiò
a terra e prese a rotolarsi su se stesso e in quel modo scavò una
conca abbastanza profonda. Poi rinforzò i bordi della conca alzandoli
sopra il livello dellultimo strato.
Così era riparato dal vento.
La sua testa fece capolino dal rifugio per dare una ultima occhiata al
lago.
Lo specchio dacqua era completamente ghiacciato ed era alla base
di una altissima rupe che partendo da nord lo circondava con una striscia
di roccia e neve leggermente rialzata.
«Ops
il lago è ghiacciato
avrei dovuto pensarci
prima
» disse grattandosi il mento e scrostando qualche stalattite
prima di avvolgersi nel suo grosso pelliccione.
Mentre si avvolgeva nel pelliccione sentì un po di freddo,
probabilmente la temperatura era sotto di almeno una sessantina di gradi.
Ma presto la pelliccia e la neve intorno a lui lo scaldarono.
«Vecchia Lilith
»
La mattina a Samirien fu una delle meno tranquille degli ultimi
due o tre secoli.
Ville si svegliò di soprassalto proprio mentre Astea rientrava
dalla finestra. Non si era svegliata per i passi felpati di Astea
ma per un terrificante urlo innaturale che aveva sconvolto lintera
città.
«E tu che cavolo...?» biascicò con la bocca ancora
impastata
prima che Astea venisse spazzato via insieme alla finestra
da un terrificante attacco.
Sul secondo cera scritto per Ville con tanti auguri, Brynard,
ma lo schivò con un riflesso che sorprese persino lei stessa. Afferrò
l'alabarda del fratello.
«Che diavolo succede! Demoni a Samirien?» gridò mentre
saltava fuori da quello che rimaneva della finestra, in campo aperto.
Avvertì la sua presenza, era Ghorost e non era solo.
Wein era a messa.
Non tanto perché venerasse Galder, più che altro per guardarsi
le innumerevoli belle figliole che sedevano compostamente ai banchi. La
cosa più bella era lanciare loro sguardi furtivi.
Quasi sempre ricambiavano. Era un gioco delle parti molto in voga fra
gli uomini.
Verso la fine del rito i fedeli si alzarono e il vicario iniziò
a lanciare la benedizione su tutti i presenti, ma mentre lo faceva qualcosa
in lui si mosse sinistro. Come se allinterno un essere stesse premendo
per uscire fuori. Un rumore sordo di carni lacerate accompagnò
gli scatti del prete.
Poi i suoi occhi divennero iniettati di sangue, giusto qualche attimo
prima che luomo esplodesse in mille pezzi liberando al suo interno
unombra sulla quale tre occhi si muovevano e sembravano rincorrersi
lungo tutto il suo corpo.
Una pioggia di sangue inondò i bambini seduti in prima fila poco
prima che il demone si lanciasse allattacco.
Wein prima ancora di realizzare cosa stesse accadendo fu sui bambini prima
che venissero dilaniati dalla creatura.
La folla prese a correre fuori dalla cattedrale e questo bastò
a fare i primi morti.
Lombra scagliò una sfera di energia in mezzo al gruppo annientando
unaltra ventina di persone, poi le frecce di Wein lo raggiunsero
e lo colpirono come se lacerassero un vecchio straccio nero.
La creatura titubò, mentre il sangue colava dalle colonne e dalle
volte, il demone ebbe una esitazione, poi riprese a combattere. Come se
le frecce magiche del drago non gli avessero fatto nulla.
«Merda
»
In quello stesso istante una ventina di alti sacerdoti di Galder sparsi
nella città, chi a officiare chi semplicemente a dormire, letteralmente
esplosero rivelando al loro interno demoni dalle forme grottesche.
«È un assalto in piena regola!» gridò Astea
mentre il terribile demone di Brynard lo incalzava con due spade gigantesche.
Il solo vedere quella creatura muoversi con tanta rapidità era
terrificante. Sulle agili zampe da rettile, quasi un dinosauro, si ergeva
una gigantesca armatura vuota con tanto di elmo.
La sorella lanciò lalabarda al fratello giusto in tempo per
permettergli di parare un fendente troppo veloce e preciso da essere schivato.
Da una palazzina decine di persone si riversarono in strada intente a
fuggire, ma il demone li vaporizzò con un gesto della mano solo
per il gusto di farlo.
Astea serrò i denti mentre il grosso elmo vuoto fischiava a pochi
centimetri dalla sua faccia.
«Finalmente ci rivediamo Ingram
» sussurrò scostandolo
con forza. I due fratelli si misero in guardia mentre attorno a loro apparivano
decine e decine di demoni minori.
«Vigliacco
era un bel po che non ci venivi a far visita
»
sentenziò Ville lanciando una occhiata velata di compassione e
rabbia alla pozza di sangue e carne lasciata dal gruppo di cittadini.
«Oh
non è così, cara Ingram
» rispose
funereo Ghorost, «sei anni fa quando la vostra strategia cambiò,
il mio capo decise di concentrare tutte le forze in un unico grande attacco
invece di sprecarle in difficili attacchi su scenari diversi
e non
ha dimenticato cosa avete fatto a Fharst.»
«La città non rimarrà immobile, vi ritroverete contro
le forze di Galder! Che sciocchezza attaccare Samirien da soli!»
«Oh
e cosa le dice che siamo soli? Le ho detto che abbiamo
fatto le cose in grande, venti demoni si sono infiltrati nelle file dellOrdine
e adesso avranno già sterminato gran parte dei nostri oppositori
in questa città. Samirien è già nostra.» le
parole finirono con una gigantesca risata che fece crollare un po
di macerie intorno.
Ville fece mente locale. Probabilmente il demone non bluffava. Vedeva
il fumo di numerose esplosioni costellare il cielo della città.
Una guerra lampo.
Gli eserciti di Samirien presero a sciamare fuori dalle guarnigioni e
dai monasteri mentre il popolo si rifugiava nella cittadella.
Era un massacro.
Con pochi passi leggeri si spostarono in piazza dove avrebbero avuto più
spazio per combattere.
La gente era in preda al panico, creature dalle forme grottesche falciavano
decine di uomini con un gesto o ne ingoiavano i resti senza battere ciglio.
Astea ebbe un conato di vomito ma la presa sullalabarda rimase salda.
I suoi occhi si riempirono dira.
«Astea! Prima Ghorost! O non ci sarà un DOPO! »
Il ragazzo assunse lespressione di quando la sua parte demoniaca
faceva capolino dai suoi occhi.
«Ricevuto
»
I due fratelli si lanciarono sul demone mentre i demoni minori li attaccavano
da ogni lato.
Lalabarda di Astea fu su Ghorost più volte sprigionando una
energia rossiccia, ma il demone fu in grado di parare tutte le volte,
dando il tempo agli altri demoni di colpirlo in pieno.
Il ragazzo volò a terra, ma qualche istante dopo Ville alzò
le mani al cielo e le creature minori svanirono nel nulla.
La stessa immagine di Ghorost traballò un poco prima di tornare
solida.
«Cosa cè Ghorost? Vuoi sconfiggerci con i moscerini?»
schernì Ville. Mentre Astea si gettava di nuovo allattacco.
«Oh
certo che no
mi servivano solo per il mio piano
»
«Cos-»
Proprio mentre Astea si faceva di nuovo sotto il demone fece apparire
dal nulla un gigantesco specchio proprio davanti ad Astea, «Galder!»
gridò distogliendo lo sguardo, ma Nives si gettò contro
di lui deviandolo nello slancio e facendolo cadere a terra lontano dallo
specchio.
Ville si concentrò nuovamente e fece sparire quella manifestazione
ma Ghorost rise di gusto.
«Ha! Il mio corpo assume qualsiasi forma.» disse, mentre la
sua gigantesca armatura e le gambe e persino lelmo divenivano ricoperte
da una superficie riflettente.
Astea rotolò per qualche metro prima di fermarsi con Nives in braccio.
«Grazie della mano!» disse prima di farsi di nuovo sotto.
«Dove diamine vai Astea! Se vedi quello specchio siamo finiti!»
gli gridò lei.
Ma proprio in quel momento Ghorost colpì in pieno Ville con un
manrovescio scagliandola lontana.
Astea sibilò qualche parola incomprensibile poi si calcò
il cappello sulla testa. Davanti agli occhi.
«Non ti preoccupare Nives
ci starò attento.»
«E come! Non ci vedi nulla!»
«Beh
cè sempre una prima volta no?»
La cattedrale era deserta quando Wein labbandonò.
Si reggeva un fianco, macchiato di sangue. Barcollò un po,
poi riprese a camminare.
Sopra laltare, il demone giaceva riverso.
Tre frecce argentate, lavevano infisso a terra, centrando contemporaneamente
tutti e tre i suoi occhi.
Un ragazzo e una ragazza correvano a perdifiato per un vicolo.
Gli occhi del drago notarono una macchia nera e sottile strisciare veloce
sotto di loro, finché dallombra non apparvero delle fauci
gigantesche che si serrarono a tagliola troncando di netto i due allaltezza
delle ginocchia.
Urla di dolore, disperazione.
Il demone finì il lavoro in breve. Il drago non aveva avuto il
tempo di scuotersi questa volta.
Si fece forza, non poteva rimanere immobile, lombra correva verso
di lui.
Le sue frecce volarono ancora.
«Chi è quella ragazzina?» domandò Ghorost mentre
alcune esplosioni risuonavano in città.
«Passava di qua
» ribatté Astea girando il capo
prima da una parte poi dallaltra, cercando di percepire gli spostamenti
del demone.
«Oh certo
anche io
passavo di qua lo sai?»
«In sei anni hai acquistato almeno un po di umorismo?»
Il demone iniziò a girare intorno al ragazzo.
«Guadagni tempo Astea? Guadagni tempo Ingram di Shaen?»
«No, prendo il sole
»
«Sai che il prossimo attacco sarà decisivo vero?»
«Humpf. Se cè una cosa che ho imparato di te è
che vai subito al sodo
»
Ghorost rise. Una specie di tuono lontano.
«Avanti Ingram
mostrami di cosa sei capace
anche se
cieco
»
Astea fece scorrere una fila di denti sullaltra. Era in netto svantaggio.
Ville di certo non si sarebbe rialzata a breve dopo un colpo del genere
e nemmeno lui aveva buone speranze di farlo se veniva preso in pieno.
Ghorost gli fu sotto ma il sole baluginò sulla pelle del demone
e lo avvertì del movimento.
Schivò per puro istinto colpendo con la propria alabarda.
Ghorost indietreggiò leggermente ferito uno squarcio sul fianco
dell'armatura.
«Sei bravo
e sei anche migliorato dallultima volta
allora eri solo capace di chiedere aiuto alla sorellina
»
Piccole goccioline di sudore imperlavano la fronte di Astea.
Dal maschio centrale di Samirien una grossa truppa di cavalieri uscì
al galoppo.
«Mio sire! Le nostre forze reggono in tre cattedrali, mentre in
altre due stanno soccombendo.»
Una lunga chioma azzurra e liscia volò al vento della mattina.
«Dividetevi in due gruppi e andate a portare soccorso.»
«E lei mio sire?»
«Ho altri piani. Questi demoni non sono qui per Samirien!»
gridò prima di abbassare la tesa dellelmo sul volto e lanciarsi
al galoppo per le stradine della città.
Ghorost attaccò di nuovo e Astea schivò ancora una volta.
«Merda
»
«Oh no, giovane Ingram
non centrano i vostri rifiuti,
è questione di strategia
»
Così dicendo Ghorost si mosse di nuovo allattacco ma non
contro Astea, contro Nives.
La ragazza rimase paralizzata mentre una tonnellata di energia eterea
la caricava con violenza.
Astea sbiancò sentendo di non essere lui il bersaglio. Ma non avrebbe
fatto in tempo a raggiungerla.
«Nives!»
Il re di Samirien conosceva le vie della propria città a memoria,
il cavallo saltò con un unico balzo una breve scalinata continuando
ad aumentare landatura.
«Maledizione! Più in fretta!»
Ghorost non centrò il bersaglio.
Wein apparve dal nulla portando in salvo Nives.
«Maledizione Astea! Come diceva il detto? Ghorost non è affare
per signorine?»
«TU...» sibilò il demone indicando con una delle
sue lame il drago.
«Arguto il demone di Brynard
»
«Già una volta mi hai intralciato
questoggi chiuderò
un bel po di conti in sospeso.»
Ville intanto si era rialzata ma si reggeva la testa.
«Come hai potuto dire una cosa così idiota
» sibilò
stizzita la ragazza verso Wein.
«Cosa? Che Ghorost è arguto?»
«No
la faccenda sulle signorine
»
«Oh ma non preoccuparti Ville
tu non sei una signori-»
schivò un sasso lanciatole dalla ragazza.
«Vacci piano sono già ferito!»
«LE VOSTRE RECITE MI HANNO STUFATO!» tuonò Ghorost
«En garde!»
La polvere si posò lentamente a terra. Astea aveva il volto coperto,
Wein era ferito e perdeva sangue da un fianco e Ville si reggeva a malapena
in piedi. Ghorost al centro dei tre sembrava essersi lasciato andare alla
contemplazione della scena. Il suo elmo si muoveva lentamente da una parte
e dall'altra secondo scatti innaturali. Come se il realismo della sua
forma su questo mondo non fosse stato considerato fino in fondo. Wein
imbracciò la balestra pronto a far partire i primi dardi, Nives
lo sorresse.
Una piccola balla di sterpaglie attraversò il campo di battaglia.
Fu il segnale dellinizio della vera battaglia quando svanì
dalla loro vista.
Le frecce di Wein furono le prime a partire, ma la superficie di Ghorost
lo abbagliò e i quadrelli volarono alti in cielo. Il demone riapparve
poco dopo dietro di lui anche se il drago fu svelto e si mosse prima che
la creatura colpisse.
Il mastino di Brynard si ritrovò addosso Astea e Ville ma con un
fendente li tenne a distanza.
«Sarà più dura del previsto.» sibilò
Ville.
Dopo poco più di cinque minuti Astea giaceva riverso sulle macerie
di una casa, Wein era accasciato al suolo circondato da una grossa pozza
di sangue e reggeva la propria balestra con la sola forza di volontà.
Nives cercava di tamponare la ferita ma anche lei era stata colpita di
striscio
.
Ville era ancora in piedi. Le gambe tremavano, lei stessa barcollava,
ma era in piedi.
Ghorost sorrideva soddisfatto
o almeno dava questa impressione da
sotto quellelmo vuoto.
«Comincerò con luccidere la ragazza
tanto non
serve a nulla lei
»
Nives serrò i denti, Astea si alzò e si frappose tra i due.
Ma Ghorost che non attendeva altro lo colpì con tutta la violenza
di cui era capace, gli occhi di Astea lampeggiarono per poi divenire spenti.
Tossì sangue mentre veniva affossato nel terreno.
Rimase li dovera, esanime.
Ville impallidì e si scagliò di nuovo allattacco ma
per il demone non fu difficile evitare le sue mani che potevano rubare
la sua energia.
«Pare che questa volta abbia vinto il mio signore Brynard nevvero?»
borbottò, ma improvvisamente una voce lacerò il silenzio
e la polvere alzata sul campo di battaglia.
«Se è loro che volete, prendeteli e andatevene!» proruppe
la voce.
Il re di Samirien comparve poco dopo da un vicolo. Con un lunghissimo
salto il cavallo fece irruzione nella piazza ormai colorata del sangue
dei cittadini.
Ghorost voltò lelmo nella sua direzione. Come stupito.
«Che cosa?»
Luomo tolse lelmo. Una lunga chioma azzurra venne liberata
esplodendo in un grosso ciuffo su un volto dai lineamenti adulti che conservavano
un qualcosa di fanciullesco.
«Il mio nome è Ethan Zanderu di Samirien, sono il legittimo
re di questa città. Se è a loro che mirate, prendeteveli
e abbandonate la città.»
Ghorost scrocchiò larmatura.
«Affascinante proposta sire
»
Il re a cavallo si avvicinò con noncuranza al demone e si fermò
accanto a lui a osservare in che stato versavano i due Ingram di Shaen.
«Pensavo di meglio. Sono tornato a palazzo questa notte sperando
di incontrarli ma a quanto pare non mi sono perso granché.»
Wein sputò a terra.
«Provi lei ad affrontare questo bestione sire
» protestò
sarcastico.
Lelmo di Ghorost fischiò nuovamente. «In fondo il mio
signore desidera solo i due Ingram
ma ormai che la città
è caduta
perché dovremmo tornare indie-» il
demone si bloccò.
Il re, senza aspettare la fine del discorso lo aveva passato da parte
a parte con la sua spada, illuminata adesso di una tonalità di
azzurro. Senza fare troppi complimenti.
«Ma cosa
» balbettò Ghorost.
«Mi dica Ghorost, subordinato di Brynard, per quale motivo dovrei
stringere accordi con un demone che sta radendo al suolo la mia città?»
domandò sorridendo amabile.
Ghorost impallidì sotto la sua armatura riflettente
«Tsk!
Ingannato da un uomo
» Afferrò la spada e sollevò
in aria re e cavallo come nulla fosse. «Ti cancellerò quel
sorriso beota dal volto!» Ruggì.
Era quello il momento.
Wein fece partire le sue frecce. Una ventina di dardi argentati entrarono
nellelmo di Ghorost come in un enorme puntaspilli. Ville con due
passi incerti gli fu addosso e gli posò sopra le mani che sembrarono
fondere la sua armatura che gocciò a terra e perse la capacità
di riflettere come uno specchio. Il demone non riuscì a teletrasportarsi,
indietreggiò gridando la propria rabbia e fu allora che Astea improvvisamente
si rialzò. I suoi occhi erano ancora distanti, ma sapeva cosa doveva
fare, da sotto quel cappello.
Un colpo bene assestato.
Lesplosione fu colossale, l'intera piazza venne spazzata via.
Le scale che conducevano alla cittadella erano macchiate di sangue. I
demoni, la setta dei Violatori, tutto quanto si era attivato in quella
città a un solo cenno del capo di Brynard. Gli uomini erano in
ginocchio. Chi chino sui propri parenti, chi riverso.
Ma era finita, Samirien era salva.
Disperazione.
Ghorost svanì lentamente nel nulla e Brynard nel suo castello imprecò.
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