Cinquantunesimo Episodio: Montsegur


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«Ma io dico: PORCO CAZZO
Un grosso orsacchiotto polare alto due metri abbondanti arrancava sulle impervie salite dei monti che circondavano Tradnor.
«Poteva stare più vicino ‘sto maledetto lago?» le mani avvolte da grosse manopole… (si insomma i guanti che hanno un unico buco per le dita) stringevano le sue due vecchie spade come delle racchette da sci. Sulla schiena teneva ben fasciate in una stoffa pregiata le katane di Dante.
Poco più che ferri vecchi secondo lui.
Le racchette affondavano sempre di più, la neve continuava a cadere e non si formava uno strato duro su cui camminare.
Il suo fiato faceva tante piccole nuvolette incazzate che lottavano con la bufera prima di essere portate via.
Una nube lo inghiottì.

Dopo diverse ore di marcia arrivò in prossimità del lago.
Sembrava un grosso pupazzo di neve, si tolse la carota dal naso prima di iniziare a scavarsi un luogo dove poter riposare. Si sdraiò a terra e prese a rotolarsi su se stesso e in quel modo scavò una conca abbastanza profonda. Poi rinforzò i bordi della conca alzandoli sopra il livello dell’ultimo strato.
Così era riparato dal vento.
La sua testa fece capolino dal rifugio per dare una ultima occhiata al lago.
Lo specchio d’acqua era completamente ghiacciato ed era alla base di una altissima rupe che partendo da nord lo circondava con una striscia di roccia e neve leggermente rialzata.
«Ops… il lago è ghiacciato… avrei dovuto pensarci prima…» disse grattandosi il mento e scrostando qualche stalattite prima di avvolgersi nel suo grosso pelliccione.
Mentre si avvolgeva nel pelliccione sentì un po’ di freddo, probabilmente la temperatura era sotto di almeno una sessantina di gradi. Ma presto la pelliccia e la neve intorno a lui lo scaldarono.
«Vecchia Lilith…»


La mattina a Samirien fu una delle meno tranquille degli ultimi… due o tre secoli.
Ville si svegliò di soprassalto proprio mentre Astea rientrava dalla finestra. Non si era svegliata per i passi felpati di Astea… ma per un terrificante urlo innaturale che aveva sconvolto l’intera città.
«E tu che cavolo...?» biascicò con la bocca ancora impastata… prima che Astea venisse spazzato via insieme alla finestra da un terrificante attacco.
Sul secondo c’era scritto “per Ville con tanti auguri, Brynard”, ma lo schivò con un riflesso che sorprese persino lei stessa. Afferrò l'alabarda del fratello.
«Che diavolo succede! Demoni a Samirien?» gridò mentre saltava fuori da quello che rimaneva della finestra, in campo aperto.
Avvertì la sua presenza, era Ghorost e non era solo.

Wein era a messa.
Non tanto perché venerasse Galder, più che altro per guardarsi le innumerevoli belle figliole che sedevano compostamente ai banchi. La cosa più bella era lanciare loro sguardi furtivi.
Quasi sempre ricambiavano. Era un gioco delle parti molto in voga fra gli uomini.
Verso la fine del rito i fedeli si alzarono e il vicario iniziò a lanciare la benedizione su tutti i presenti, ma mentre lo faceva qualcosa in lui si mosse sinistro. Come se all’interno un essere stesse premendo per uscire fuori. Un rumore sordo di carni lacerate accompagnò gli scatti del prete.
Poi i suoi occhi divennero iniettati di sangue, giusto qualche attimo prima che l’uomo esplodesse in mille pezzi liberando al suo interno un’ombra sulla quale tre occhi si muovevano e sembravano rincorrersi lungo tutto il suo corpo.
Una pioggia di sangue inondò i bambini seduti in prima fila poco prima che il demone si lanciasse all’attacco.
Wein prima ancora di realizzare cosa stesse accadendo fu sui bambini prima che venissero dilaniati dalla creatura.
La folla prese a correre fuori dalla cattedrale e questo bastò a fare i primi morti.
L’ombra scagliò una sfera di energia in mezzo al gruppo annientando un’altra ventina di persone, poi le frecce di Wein lo raggiunsero e lo colpirono come se lacerassero un vecchio straccio nero.
La creatura titubò, mentre il sangue colava dalle colonne e dalle volte, il demone ebbe una esitazione, poi riprese a combattere. Come se le frecce magiche del drago non gli avessero fatto nulla.
«Merda…»

In quello stesso istante una ventina di alti sacerdoti di Galder sparsi nella città, chi a officiare chi semplicemente a dormire, letteralmente esplosero rivelando al loro interno demoni dalle forme grottesche.

«È un assalto in piena regola!» gridò Astea mentre il terribile demone di Brynard lo incalzava con due spade gigantesche.
Il solo vedere quella creatura muoversi con tanta rapidità era terrificante. Sulle agili zampe da rettile, quasi un dinosauro, si ergeva una gigantesca armatura vuota con tanto di elmo.
La sorella lanciò l’alabarda al fratello giusto in tempo per permettergli di parare un fendente troppo veloce e preciso da essere schivato.
Da una palazzina decine di persone si riversarono in strada intente a fuggire, ma il demone li vaporizzò con un gesto della mano solo per il gusto di farlo.
Astea serrò i denti mentre il grosso elmo vuoto fischiava a pochi centimetri dalla sua faccia.
«Finalmente ci rivediamo Ingram…» sussurrò scostandolo con forza. I due fratelli si misero in guardia mentre attorno a loro apparivano decine e decine di demoni minori.
«Vigliacco… era un bel po’ che non ci venivi a far visita…» sentenziò Ville lanciando una occhiata velata di compassione e rabbia alla pozza di sangue e carne lasciata dal gruppo di cittadini.
«Oh… non è così, cara Ingram…» rispose funereo Ghorost, «sei anni fa quando la vostra strategia cambiò, il mio capo decise di concentrare tutte le forze in un unico grande attacco invece di sprecarle in difficili attacchi su scenari diversi… e non ha dimenticato cosa avete fatto a Fharst.»
«La città non rimarrà immobile, vi ritroverete contro le forze di Galder! Che sciocchezza attaccare Samirien da soli!»
«Oh… e cosa le dice che siamo soli? Le ho detto che abbiamo fatto le cose in grande, venti demoni si sono infiltrati nelle file dell’Ordine e adesso avranno già sterminato gran parte dei nostri oppositori in questa città. Samirien è già nostra.» le parole finirono con una gigantesca risata che fece crollare un po’ di macerie intorno.
Ville fece mente locale. Probabilmente il demone non bluffava. Vedeva il fumo di numerose esplosioni costellare il cielo della città. Una guerra lampo.
Gli eserciti di Samirien presero a sciamare fuori dalle guarnigioni e dai monasteri mentre il popolo si rifugiava nella cittadella.
Era un massacro.
Con pochi passi leggeri si spostarono in piazza dove avrebbero avuto più spazio per combattere.
La gente era in preda al panico, creature dalle forme grottesche falciavano decine di uomini con un gesto o ne ingoiavano i resti senza battere ciglio.
Astea ebbe un conato di vomito ma la presa sull’alabarda rimase salda. I suoi occhi si riempirono d’ira.
«Astea! Prima Ghorost! O non ci sarà un DOPO! »
Il ragazzo assunse l’espressione di quando la sua parte demoniaca faceva capolino dai suoi occhi.
«Ricevuto…»
I due fratelli si lanciarono sul demone mentre i demoni minori li attaccavano da ogni lato.

L’alabarda di Astea fu su Ghorost più volte sprigionando una energia rossiccia, ma il demone fu in grado di parare tutte le volte, dando il tempo agli altri demoni di colpirlo in pieno.
Il ragazzo volò a terra, ma qualche istante dopo Ville alzò le mani al cielo e le creature minori svanirono nel nulla.
La stessa immagine di Ghorost traballò un poco prima di tornare solida.
«Cosa c’è Ghorost? Vuoi sconfiggerci con i moscerini?» schernì Ville. Mentre Astea si gettava di nuovo all’attacco.
«Oh… certo che no… mi servivano solo per il mio piano…»
«Cos-»
Proprio mentre Astea si faceva di nuovo sotto il demone fece apparire dal nulla un gigantesco specchio proprio davanti ad Astea, «Galder!» gridò distogliendo lo sguardo, ma Nives si gettò contro di lui deviandolo nello slancio e facendolo cadere a terra lontano dallo specchio.
Ville si concentrò nuovamente e fece sparire quella manifestazione ma Ghorost rise di gusto.
«Ha! Il mio corpo assume qualsiasi forma.» disse, mentre la sua gigantesca armatura e le gambe e persino l’elmo divenivano ricoperte da una superficie riflettente.
Astea rotolò per qualche metro prima di fermarsi con Nives in braccio.
«Grazie della mano!» disse prima di farsi di nuovo sotto.
«Dove diamine vai Astea! Se vedi quello specchio siamo finiti!» gli gridò lei.
Ma proprio in quel momento Ghorost colpì in pieno Ville con un manrovescio scagliandola lontana.
Astea sibilò qualche parola incomprensibile poi si calcò il cappello sulla testa. Davanti agli occhi.
«Non ti preoccupare Nives… ci starò attento.»
«E come! Non ci vedi nulla!»
«Beh… c’è sempre una prima volta no?»

La cattedrale era deserta quando Wein l’abbandonò.
Si reggeva un fianco, macchiato di sangue. Barcollò un po’, poi riprese a camminare.
Sopra l’altare, il demone giaceva riverso.
Tre frecce argentate, l’avevano infisso a terra, centrando contemporaneamente tutti e tre i suoi occhi.
Un ragazzo e una ragazza correvano a perdifiato per un vicolo.
Gli occhi del drago notarono una macchia nera e sottile strisciare veloce sotto di loro, finché dall’ombra non apparvero delle fauci gigantesche che si serrarono a tagliola troncando di netto i due all’altezza delle ginocchia.
Urla di dolore, disperazione.
Il demone finì il lavoro in breve. Il drago non aveva avuto il tempo di scuotersi questa volta.
Si fece forza, non poteva rimanere immobile, l’ombra correva verso di lui.
Le sue frecce volarono ancora.

«Chi è quella ragazzina?» domandò Ghorost mentre alcune esplosioni risuonavano in città.
«Passava di qua…» ribatté Astea girando il capo prima da una parte poi dall’altra, cercando di percepire gli spostamenti del demone.
«Oh certo… anche io… passavo di qua lo sai?»
«In sei anni hai acquistato almeno un po’ di umorismo?»
Il demone iniziò a girare intorno al ragazzo.
«Guadagni tempo Astea? Guadagni tempo Ingram di Shaen?»
«No, prendo il sole…»
«Sai che il prossimo attacco sarà decisivo vero?»
«Humpf. Se c’è una cosa che ho imparato di te è che vai subito al sodo…»
Ghorost rise. Una specie di tuono lontano.
«Avanti Ingram… mostrami di cosa sei capace… anche se cieco…»
Astea fece scorrere una fila di denti sull’altra. Era in netto svantaggio. Ville di certo non si sarebbe rialzata a breve dopo un colpo del genere e nemmeno lui aveva buone speranze di farlo se veniva preso in pieno.
Ghorost gli fu sotto ma il sole baluginò sulla pelle del demone e lo avvertì del movimento.
Schivò per puro istinto colpendo con la propria alabarda.
Ghorost indietreggiò leggermente ferito uno squarcio sul fianco dell'armatura.
«Sei bravo… e sei anche migliorato dall’ultima volta… allora eri solo capace di chiedere aiuto alla sorellina…»
Piccole goccioline di sudore imperlavano la fronte di Astea.

Dal maschio centrale di Samirien una grossa truppa di cavalieri uscì al galoppo.
«Mio sire! Le nostre forze reggono in tre cattedrali, mentre in altre due stanno soccombendo.»
Una lunga chioma azzurra e liscia volò al vento della mattina.
«Dividetevi in due gruppi e andate a portare soccorso.»
«E lei mio sire?»
«Ho altri piani. Questi demoni non sono qui per Samirien!» gridò prima di abbassare la tesa dell’elmo sul volto e lanciarsi al galoppo per le stradine della città.

Ghorost attaccò di nuovo e Astea schivò ancora una volta.
«Merda…»
«Oh no, giovane Ingram… non c’entrano i vostri rifiuti, è questione di strategia…»
Così dicendo Ghorost si mosse di nuovo all’attacco ma non contro Astea, contro Nives.
La ragazza rimase paralizzata mentre una tonnellata di energia eterea la caricava con violenza.
Astea sbiancò sentendo di non essere lui il bersaglio. Ma non avrebbe fatto in tempo a raggiungerla.
«Nives!»

Il re di Samirien conosceva le vie della propria città a memoria, il cavallo saltò con un unico balzo una breve scalinata continuando ad aumentare l’andatura.
«Maledizione! Più in fretta!»

Ghorost non centrò il bersaglio.
Wein apparve dal nulla portando in salvo Nives.
«Maledizione Astea! Come diceva il detto? Ghorost non è affare per signorine?»
«TU...» sibilò il demone indicando con una delle sue lame il drago.
«Arguto il demone di Brynard…»
«Già una volta mi hai intralciato… quest’oggi chiuderò un bel po’ di conti in sospeso.»
Ville intanto si era rialzata ma si reggeva la testa.
«Come hai potuto dire una cosa così idiota…» sibilò stizzita la ragazza verso Wein.
«Cosa? Che Ghorost è arguto?»
«No… la faccenda sulle signorine…»
«Oh ma non preoccuparti Ville… tu non sei una signori-» schivò un sasso lanciatole dalla ragazza.
«Vacci piano sono già ferito!»
«LE VOSTRE RECITE MI HANNO STUFATO!» tuonò Ghorost «En garde!»

La polvere si posò lentamente a terra. Astea aveva il volto coperto, Wein era ferito e perdeva sangue da un fianco e Ville si reggeva a malapena in piedi. Ghorost al centro dei tre sembrava essersi lasciato andare alla contemplazione della scena. Il suo elmo si muoveva lentamente da una parte e dall'altra secondo scatti innaturali. Come se il realismo della sua forma su questo mondo non fosse stato considerato fino in fondo. Wein imbracciò la balestra pronto a far partire i primi dardi, Nives lo sorresse.
Una piccola balla di sterpaglie attraversò il campo di battaglia.
Fu il segnale dell’inizio della vera battaglia quando svanì dalla loro vista.
Le frecce di Wein furono le prime a partire, ma la superficie di Ghorost lo abbagliò e i quadrelli volarono alti in cielo. Il demone riapparve poco dopo dietro di lui anche se il drago fu svelto e si mosse prima che la creatura colpisse.
Il mastino di Brynard si ritrovò addosso Astea e Ville ma con un fendente li tenne a distanza.
«Sarà più dura del previsto.» sibilò Ville.

Dopo poco più di cinque minuti Astea giaceva riverso sulle macerie di una casa, Wein era accasciato al suolo circondato da una grossa pozza di sangue e reggeva la propria balestra con la sola forza di volontà. Nives cercava di tamponare la ferita ma anche lei era stata colpita di striscio….
Ville era ancora in piedi. Le gambe tremavano, lei stessa barcollava, ma era in piedi.
Ghorost sorrideva soddisfatto… o almeno dava questa impressione da sotto quell’elmo vuoto.
«Comincerò con l’uccidere la ragazza… tanto non serve a nulla lei…»
Nives serrò i denti, Astea si alzò e si frappose tra i due. Ma Ghorost che non attendeva altro lo colpì con tutta la violenza di cui era capace, gli occhi di Astea lampeggiarono per poi divenire spenti.
Tossì sangue mentre veniva affossato nel terreno.
Rimase li dov’era, esanime.
Ville impallidì e si scagliò di nuovo all’attacco ma per il demone non fu difficile evitare le sue mani che potevano rubare la sua energia.
«Pare che questa volta abbia vinto il mio signore Brynard nevvero?» borbottò, ma improvvisamente una voce lacerò il silenzio e la polvere alzata sul campo di battaglia.
«Se è loro che volete, prendeteli e andatevene!» proruppe la voce.
Il re di Samirien comparve poco dopo da un vicolo. Con un lunghissimo salto il cavallo fece irruzione nella piazza ormai colorata del sangue dei cittadini.
Ghorost voltò l’elmo nella sua direzione. Come stupito.
«Che cosa?»
L’uomo tolse l’elmo. Una lunga chioma azzurra venne liberata esplodendo in un grosso ciuffo su un volto dai lineamenti adulti che conservavano un qualcosa di fanciullesco.
«Il mio nome è Ethan Zanderu di Samirien, sono il legittimo re di questa città. Se è a loro che mirate, prendeteveli e abbandonate la città.»
Ghorost scrocchiò l’armatura.
«Affascinante proposta sire…»
Il re a cavallo si avvicinò con noncuranza al demone e si fermò accanto a lui a osservare in che stato versavano i due Ingram di Shaen. «Pensavo di meglio. Sono tornato a palazzo questa notte sperando di incontrarli ma a quanto pare non mi sono perso granché.»
Wein sputò a terra.
«Provi lei ad affrontare questo bestione sire…» protestò sarcastico.
L’elmo di Ghorost fischiò nuovamente. «In fondo il mio signore desidera solo i due Ingram… ma ormai che la città è caduta… perché dovremmo tornare indie-» il demone si bloccò.
Il re, senza aspettare la fine del discorso lo aveva passato da parte a parte con la sua spada, illuminata adesso di una tonalità di azzurro. Senza fare troppi complimenti.
«Ma cosa…» balbettò Ghorost.
«Mi dica Ghorost, subordinato di Brynard, per quale motivo dovrei stringere accordi con un demone che sta radendo al suolo la mia città?» domandò sorridendo amabile.
Ghorost impallidì sotto la sua armatura riflettente… «Tsk! Ingannato da un uomo…» Afferrò la spada e sollevò in aria re e cavallo come nulla fosse. «Ti cancellerò quel sorriso beota dal volto!» Ruggì.
Era quello il momento.
Wein fece partire le sue frecce. Una ventina di dardi argentati entrarono nell’elmo di Ghorost come in un enorme puntaspilli. Ville con due passi incerti gli fu addosso e gli posò sopra le mani che sembrarono fondere la sua armatura che gocciò a terra e perse la capacità di riflettere come uno specchio. Il demone non riuscì a teletrasportarsi, indietreggiò gridando la propria rabbia e fu allora che Astea improvvisamente si rialzò. I suoi occhi erano ancora distanti, ma sapeva cosa doveva fare, da sotto quel cappello.
Un colpo bene assestato.
L’esplosione fu colossale, l'intera piazza venne spazzata via.

Le scale che conducevano alla cittadella erano macchiate di sangue. I demoni, la setta dei Violatori, tutto quanto si era attivato in quella città a un solo cenno del capo di Brynard. Gli uomini erano in ginocchio. Chi chino sui propri parenti, chi riverso.
Ma era finita, Samirien era salva.
Disperazione.
Ghorost svanì lentamente nel nulla e Brynard nel suo castello imprecò.

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