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«YAAAAAAARGH!»
Noah addentò un grosso pezzo di ghiaccio.
Beh si
non grosso, della serie
un ghiacciolo... nemmeno grosso
come il ghiaccio che tolgo dal mio frigorifero rotto.
Era una montagna di ghiaccio.
Era la montagna che incombeva sul laghetto, era un picco di roccia ricoperto
da una armatura di ghiaccio spessa qualche metro; dallaltezza in
cui si trovava Noah, il monte continuava per unaltra trentina di
metri in altezza con un diametro alla base intorno ai sei o sette metri.
Dopo essersi spremuto le meningi per un po, aveva deciso che far
crollare tutto quel ghiaccio sul lago avrebbe fatto traboccare abbastanza
acqua
senza contare che con un po di fortuna il crollo poteva
anche infrangere uno dei bordi del monte verso la città facendo
defluire gran parte dellacqua
Da quel monte non ci avrebbe messo molto a raggiungere la città,
seguendo la valle scavata dal fiume emissario che nasceva dal lago nelle
interminabili estati di disgelo di Tradnor.
Noah strattonò un po con i denti ma ovviamente non sortì
alcun effetto, a parte due grossi lacrimoni per il freddo che si era impadronito
dei suoi canini e incisivi!
Se ne stette per cinque minuti buoni raggomitolato a terra con le mani
sulla bocca per aspettare che il dolore diminuisse.
Provò di nuovo con le sue spade sdentate, ma il ghiaccio era più
duro del metallo.
La prima volta quegli arnesi risuonarono come un diapason urtando il ghiaccio
e ritrasmettendo a lui tutta la forza che aveva impiegato.
Quando smise di vibrare, come un gatto che si scrolla di dosso lacqua,
ci riprovò e le spade si ruppero una volta per tutte.
«EH NO! COSO SCHIFOSO!»
Disse tirando un calcio al monte.
«BRUTTO BASTARDO QUELLE ME LE ERO COMPRATE COL SUDORE DELLA MIA
CAZZO DI FRONTE!! »
Sulla montagna spirò una leggera brezza, mentre un cumulo di neve
fresca appena posata sul picco cascava in testa al ragazzo
Uscì dalla neve sbraitando qualche imprecazione nel dialetto di
Tradnor, poi buttò a terra lo zaino e ci si sedette sopra imbufalito.
Si mise una sigaretta in bocca e provò ad accenderla.
Al trentaduesimo fiammifero buttato a terra si scocciò.
Guardò le stelle, prima probabilmente per lanciare qualche maledizione
ai piani alti, poi per vedere che ora era; oltre una sottile coltre di
nuvole erano ben visibili adesso.
Probabilmente mancava poco a mezzogiorno. Il cielo iniziava a essere chiaro,
forse quel giorno sarebbe sorto il sole.
«Merda non farò mai in tempo
»
Poi improvvisamente ebbe unidea.
«Ma certo!» si avventò sullo zaino. Afferrò
le katane di Dante e
le buttò via.
Ehm
le buttò via, fece sprofondare un braccio nello zaino
e ne estrasse della carne secca.
Si sedette di nuovo sullo zaino e prese a mangiare di gusto.
Se le lanciava in bocca come fossero coccodrilli gelatinosi masticando
poco o niente prima di ingoiare.
«Al diavolo i modi signorili a tavola di Dante Reznor Lord dei miei
stivali.» borbottò fra un chomp e laltro.
Dante nella sua magione comoda e al caldo, starnutì. Aimee lo guardò
curiosa e lui sprofondò ancora di più il volto nel libro
che stava leggendo.
Avvolto nella pelliccia e seduto sullo zaino, Noah sembrava un grosso
orso polare goloso.
La montagna rimase impassibile di fronte alla scena.
Quando Noah ebbe finito per qualche istante assunse lespressione
dei gatti quando sonnecchiano, appagata.
Poi si ricordò della sua missione disperata.
Fece mente locale.
«Allora
vediamo un po
ci sarebbero gli stuzzicadenti
che mi ha regalato Dante ma
»
Si grattò il naso.
«...ma non mi va di far felice il corvaccio che regala le katane
»
Dopo un po' Noah si strinse nelle spalle.
Afferrò la stoffa in cui teneva le katane e le sfoderò con
cura.
Le fissò a lungo.
Impugnò una delle due, fece scorrere due dita sulla lama per poi
farle schioccare sopra lacciaio che risuonò come impazzito.
«Beh per essere belle sono belle
» disse reprimendo qualche
brivido che gli era corso lungo la schiena con quel suono.
Risoluto, tornò a sfidare il monte con sguardo arcigno.
«Ok, vediamo se queste servono a qualcosa
»
Mollò un fendente con una. Senza sortire il più insignificante
effetto.
«Ecco avete visto!?» gridò a nessuno in particolare.
«Non servono a nulla! Sono soprammobili!»
Noah si grattò il mento.
Mentre era di nuovo intento a pensare, il suo zaino scivolò allindietro
e cadde per un buon centinaio di metri di strapiombo, sul lago, lontano
dalle sue mani
«La mia
ca-carne secca
» sussurrò.
Si sporse. Non cera modo di recuperarla.
«LA MIA CARNE SECCA! NON AVEVO ANCORA FINITO DI MANGIARE! NON
AVEVO ANCORA FINITO LE SCORTE!»
Gridò incavolato.
Poi vide a terra i trentadue fiammiferi gettati in mezzo a un cumulo di
arnesi per il fuoco: un acciarino, una pietra focaia, due o tre zippo
e quattro accendini a gas di cui uno con la forma di un fucile a canne
mozze.
«NON POSSO NEMMENO FUMARMI UNA SIGARETTA IN SANTA PACE!»
continuò alzando il tono della voce.
«E PORCA ZOZZA MI HAI SCASSATO PURE LE SPADE!!»
Una piccola frana si staccò sotto di lui e precipitò candida
sul laghetto senza intaccare il ghiaccio che lo ricopriva.
Il vento dileggiò i suoi capelli mentre il suo sopracciglio destro
cominciò a guizzare impazzito.
«CHE FAI MONTE DEL CAZZO?? PRENDI PURE PER IL CULO?? EAAAAAARGH!!»
I suoi occhi divennero un puntino quando, imbestialito, afferrò
le katane al contrario, come pugnali e mollò un doppio fendente
ad X sul ghiaccio con tutta la forza dellimprovviso
accesso dira. Le katane di Dante sfavillarono durante il colpo.
«CREPA BASTARDO!» infierì con un calcio.
Poi sbiancò.
Il taglio ad X era ben visibile sul picco di ghiaccio. In
una frazione di secondo le superfici presero a scorrere luna sullaltra,
e ovviamente il calcio le fece scorrere nella parte sbagliata.
«ARGH NO!» gridò. Prese una spada e la conficcò
come un piccone, poi prese a tirare.
«NON CADERE DALLALTRA PARTE PORCO
» sul
collo una vena si gonfiò a dismisura mentre gli veniva unernia
per lo sforzo.
Poi finalmente tirò il fiato.
«Ah
bravo così
segui il re Noah
» il
pezzo prese a scorrere verso di lui.
Unombra notturna, leggermente più scura del resto, lo coprì.
«Oh cazzo. NO
no no no no!! NON ADESSO! NON ADDOSSO!»
spalancò la bocca mentre la rupe precipitava verso il laghetto
portandoselo dietro come punta di diamante.
«NOOOOOOOOOOOOOOOOO!!»
Precipitò e le sue grida svanirono lasciando la rupe silenziosa.
Prima di un enorme boato.
Il grosso blocco di roccia e ghiaccio si schiantò sul bordo sud
del lago facendo franare parte del ghiaccio che lo circondava e spaccando
irrimediabilmente quello che lo ricopriva come una teca di cristallo.
Le acque in pochi istanti presero a defluire via con una violenza incredibile,
scendendo giù dal monte in una cascata che copriva in un salto
più di quattrocento metri di strapiombo faticosamente scalato da
Noah il giorno prima.
Il ragazzo fece da cuscinetto daria nellimpatto fra le due
masse di ghiaccio. Tossì sangue prima di sprofondare a decine di
metri sottacqua.
Lacqua era calda, incredibilmente calda rispetto a fuori. Per un
attimo si lasciò andare al tepore poi, come se stesse nascendo,
improvvisamente lacqua andò via e lui si sentì risucchiare
verso lesterno.
Una fiumana di imprecazioni sottomarine in forma di bolle uscirono dalla
sua bocca mentre veniva scagliato verso lo strapiombo.
«UOOOÒOOOH!!» schizzò fuori dalla cascata
come un proiettile, gridando ad effetto doppler, prima di esserne inghiottito
di nuovo centinaia di metri sotto.
Si stava divertendo troppo.
Lavanzata dellacqua era inarrestabile, ghiaccio e rocce venivano
spezzate nella folle corsa giù per la valle, ma Noah era ancora
vivo.
Dallinterno dellinondazione prese a nuotare con ancora le
katane in mano.
Il suo era uno stile rana che affoga, a bocca aperta, con
violenza.
Nuotava lungo lincredibile corrente per arrivare sulla cresta dellonda.
Arrivato verso la fine cominciò lo stile libero.
Il primo passo messo a terra lo fece scattare più avanti dellinondazione,
da li cominciò a correre senza modificare granché lassetto
lungo una pendenza che tante imprecazioni gli aveva fatto consumare allandata,
in salita.
«Argh! Ma perché mi sono messo davanti!» gridò
dun tratto guardando indietro.
Le acque divoravano tutto come un gigantesco mostro con le fauci che si
rimescolavano di continuo lungo i bordi della stretta valle.
Lui correva così veloce che non aveva bisogno di racchette. Lasciava
una scia di neve che veniva subito inglobata.
«Bene!» si disse mettendosi una mano sotto il mento e laltra
a reggere il braccio con fare riflessivo, mentre con due o tre balzi riusciva
a distanziare linondazione.
«Ora si pone un altro problema: come buco la terra sotto Tradnor?»
londa linghiottì.
Poco dopo, utilizzando lo stesso metodo, prima a nuoto poi di corsa, riuscì
a uscire nuovamente dallacqua.
«PUAH!» respirò.
Sul colle del cimitero Lilith aveva raccolto poco meno di cinquemila persone.
Tutti sopravvissuti. Una ventina erano morte quel giorno, un altro centinaio
attendeva la morte, non cera stato modo di spostarli. A quale pro
poi?
«Quanto diavolo ci mette
» sibilò la dottoressa
mentre quattro monatti, addetti a portare i cadaveri al lazzaretto, continuavano
a passeggiare avanti e indietro davanti a lei.
Nellattesa i quattro tipi si raccontavano le cose più strane
che erano successe loro durante il lavoro.
«Perché?! Non vi ho raccontato mai di quella volta che sono
andato a prendere la prostituta? Era già mezza morta ma ci teneva
a donarsi per lultima volta ad un uomo!»
«Bleah! Che schifo!» ridacchiarono gli altri prima di venir
fulminati dallo sguardo di Lilith. La ragazza si sentì tirare una
manica da qualcuno.
«Dottoressa
se non ci ha strappato la peste a questa vita,
lo farà il freddo
» provò a parlare un vecchio
che nascondeva due nipotini sotto un pesante mantello.
Lilith fissò i due frugoletti praticamente paralizzati dal freddo.
«Andiamo Noah
cosa aspetti
»
«Un momento! Cosè quello!» gridò un soldato
che si era rifugiato li sopra con loro.
I cittadini di Tradnor videro lo tsunami.
Con le fauci spalancate, una terribile inondazione veniva da nord. Acqua
che correva veloce come il vento sopra la neve ghiacciata, un vero spettacolo
sovrannaturale.
«È la fine! Lapocalisse!» gridò una vecchia.
«Silenzio! Non esiste lapocalisse in questo mondo, quello
è Re Noah!» disse lei sicura «almeno spero
»
E Noah stava li, a correre davanti allonda anomala.
«Anf anf anf anf anf!» respirava come un mantice al ritmo
delle gambe che si muovevano senza essere facilmente distinguibili.
Arrivato in prossimità del maschio centrale posto a nord della
capitale, un lampo di luce baluginò sui suoi occhi.
«Ma certo! Due piccioni con una fava!» gridò. «Dove
alloggiavamo noi adesso dormiranno sicuramente quei bastardi che hanno
ridotto così la mia città!»
Era la zona fortificata della sua capitale.
Il palazzo reale, chiudeva la possente cinta muraria che circondava tutta
la cittadella, oltre la quale si estendeva il resto della città
recente.
Nella corsa Noah allargò le spade come se dovesse spiccare il volo.
Urlò con tutto il fiato che aveva in corpo prima di lanciarsi contro
la torre più alta del castello, che si ergeva sulle mura per altri
quaranta metri.
«AAAAAAAAAAAAARGH!»
Le sue spade fischiarono impazzite contro la roccia, poi londa lo
raggiunse sbattendolo violentemente contro la cinta muraria.
Perse i sensi.
La dottoressa assistette ad uno spettacolo entusiasmante.
La terrificante onda entrò nella conca, scendendo nel cratere naturale
creato dalla città.
Le prime case vennero letteralmente spazzate via. Poi lacqua urtò
contro la cinta muraria, s'infranse creando una colonna si spruzzi alta
più di cento metri, che poi ricadde per metà ghiacciata,
allinterno della cittadella.
In contemporanea allurto il sole fece capolino allorizzonte
per una brevissima alba disegnando un gigantesco arcobaleno sopra la città,
la folla ammutolì.
Il resto dellacqua si sparse penetrando sottoterra per i tombini
per i canali e per qualsiasi altro buco che portasse alle fogne e continuava
ad affluire. Tutta la città si riempì come in una incredibile
illusione magica, compresa la fossa comune
Era la liberazione della loro città.
Dopo un buon quarto d'ora di afflusso lacqua finì.
Aveva raggiunto il livello di un tre o quattro metri daltezza nonostante
le fogne.
«E fatta dottoressa! La città è salva!»
gridò la gente.
Ma lei rimase silenziosa. Scrutava intorno a se affascinata ma attenta,
erano solo a metà dellopera. Lacqua in quel modo si
sarebbe gelata in poco tempo e non potevano permetterlo.
La folla poco a poco smise di gridare di gioia, anche loro iniziavano
a scorgere il lato orribile di quel meraviglioso spettacolo.
Mentre Lilith guardava il palazzo le sembrò che la sua vista si
annebbiasse. Iniziò a vederci doppio, forse era per la pressione
cui era stata sottoposta, la paura che la scommessa di Noah non risultasse
vincente. Indietreggiò e si accasciò a terra.
Ma a quanto pare non era stata la sola a vedere qualcosa di strano a palazzo.
«La torre regia trema!» iniziò a gridare qualcuno.
«È un cattivo auspicio! Moriremo tutti!»
Il volto di Lilith s'illuminò.
« È pazzo! È pazzo!!» gridò felice ed
estasiata.
I monatti la fissarono pronti a intervenire ma lei era semplicemente felice.
«NOAH È PAZZO!! HAHA PAZZO COME SOLO IL MANA LO SA!
Sta facendo crollare tutta quella roccia per aprire un buco nei sotterranei
fino alla lava!» urlò di gioia al mondo, proprio mentre la
torre più alta implodeva.
Ottanta metri di roccia che crollavano su loro stessi fino alle segrete
reali, ai sotterranei, la dove lo strato che separava la città
dalla falda era molto più sottile.
La popolazione vide sparire il pennacchio più alto della torre
per vederlo sostituire poco dopo da un colossale geyser alto forse duecento
metri. Di nuovo un arcobaleno, più forte e grandioso di prima.
Lacqua stava evaporando.
Poco dopo unaltra ventina di geyser esplosero nella città
e lacqua poco a poco prese a ribollire come in una grossa pentola.
La neve del cratere si sciolse fino a uno strato di ghiaccio ma lacqua
continuò a evaporare.
Fu allora che esplose il grido liberatorio degli abitanti di Tradnor.
Noah si issò sopra una lapide mezza sommersa della collina del
cimitero, con ancora in mano le due katane. La sua pelliccia era strappata
e distrutta. Perdeva sangue dal naso.
Alzò il pugno al cielo, sorridente.
Poi svenne.
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