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«Non fosse stato per re Ethan Zanderu adesso saremmo
cibo per i vermi
» disse Nives dando un calcio a un sassolino
sulla strada.
Samirien alle loro spalle ancora fumava in alcuni punti, ma era salva.
La notte aveva inghiottito i suoi falò e le sue macerie.
«Secondo me faceva bene a venderci a Ghorost
» continuò
«che ci ha guadagnato lui dallaver combattuto con noi?»
«Nulla. Ma credo avrebbe perso tutto se non si fosse occupato con
noi di Ghorost in quel momento che ne aveva la possibilità
»
sintromise Ville.
Wein atterrò davanti a loro.
«Ho fatto una ricognizione del luogo, sembra tranquillo. Possiamo
accamparci qui, fra uno o massimo due giorni dovremmo arrivare nei pressi
della torre. Leclissi sarà a mezzogiorno del terzo secondo
il calendario dei Draghi Occulti
»
«Bene
» commentò Ville. «Nives, Astea?
Andate a caccia.»
Astea trasalì. Ville non aveva ancora avuto modo di chiedergli
perché lo avesse visto rientrare di mattina invece che dormire
nel suo letto, quando lattacco era cominciato.
Nives lo trascinò via per il bavero del cappotto mentre lui era
ancora immerso a pensare.
«Vacci piano Astea! Non mi portare roba semidistrutta altrimenti
mangiamo una schifezza!» urlò Wein.
Mentre Ville montava la tenda delle ragazze, Wein si preoccupò
di montare quella sua e di Astea.
A dire la verità armeggiava di più con una specie di rifugio
che con una tenda vera e propria.
Le sere erano calde e cera bisogno solo di una copertura in caso
di pioggia, o di umidità il mattino.
Legava un grosso telo alle due estremità della balestra, fissava
a terra larma con un unico tirante legato ai due capi dellarma,
e poi legava gli altri due lembi del telo a degli alberi a poco meno di
mezzo metro daltezza.
Sotto ci si infilava con Astea.
«Secondo te abbiamo fatto bene ad andarcene via subito?» domandò
Astea.
«Dove? Da tua sorella o da Samirien?»
«Da entrambi
»
Nives zittì Astea con la mano
poi riprese a passeggiare.
Nessuna preda in vista.
«Vedi Astea
se vuoi sapere se siete voi la causa di quel massacro
beh devo essere schietta, la risposta è sì.»
Astea scosse la testa.
«Ma voi non ne avete colpa!»
«Come no! Lhai appena detto! È stata nostra lidea
di andare in giro per le città. In fondo ci siamo solo fatti scudo
di loro
»
«Astea
» cominciò Nives cercando le parole. Il
ragionamento del ragazzo non faceva un piega ma dargliela vinta avrebbe
significato mettergli sulle spalle un peso ancora maggiore
«a
volte succedono delle cose che non si possono evitare. Credo che questo
attacco a Samirien dovesse accadere, come molte altre cose. In fondo,
da qualche parte, dovevate pur rifornivi voi due in questi sei anni no?
Era necessario fermarsi nelle città comunque! Quindi era logico
supporre che prima o poi i demoni avrebbero attaccato una città
grande. Secondo me voi, sei anni fa, faceste una scelta coraggiosa. Invece
di fuggire, combattere. I morti ci sarebbero stati lo stesso. Ma avreste
difeso quelle persone che necessariamente sarebbero state coinvolte. Voi
avete
una specie di ragione morale dalla vostra.»
La ragazza si inumidì le labbra. Era brava con le parole, non sapeva
bene come ma aveva rigirato la frittata.
«Tsk
ragione morale
stai rigirando la frittata. A mia
sorella non è mai interessato nulla degli altri popoli di questo
mondo
»
Nives tossicchiò colta in flagrante.
«E a te Astea?»
Il ragazzo si fermò.
«Io? Ho lidea di essere in un equilibrio molto instabile.
Mi sento dentro qualcosa che non so trattenere e so che sarei capace di
tutto se un giorno dovessi perdere il controllo. Come faccio a dirti che
io difenderei i popoli di questa terra? Non sarei capace di difendere
nemmeno Ville
o
o te.»
Nives sorrise.
«Però
che begli eroi
»
Anche Astea non poté fare a meno di trovare la situazione divertente
O forse si sentiva solo la testa più leggera perché Nives
gli sorrideva.
«Shhh!! Ho visto qualcosa
» disse Astea posandole un
dito sulle labbra.
Era limbrunire. Wein e Ville avevano finito da parecchio di occuparsi
del posto dove si sarebbero accampati e avevano già fatto legna.
Il fuoco crepitava davanti ai due.
«Io non so davvero come fai, è una finzione senza motivo
di essere, è come indossare sempre una maschera, senza avere bene
in testa perché lo si fa.» il drago aveva iniziato a parlare
trasportato dalle sue stesse parole, coinvolto. «È una maschera
che non sappiamo nemmeno comè fatta
io
ho imparato
a conoscerti in questi anni
o almeno pensavo di esserci riuscito
ma non mi sarei mai immaginato che anche tu fossi condannata a portare
un fardello del genere
»
Ville si voltò a guardarlo stavolta veramente stufa.
«Che fai ricominci?»
«Sei forte, sei dannatamente forte, più forte di tutti noi.»
le mise una mano sulla spalla ma lei si scostò delicatamente. Il
gesto di Wein era stato da amico
privo di sensualità, ma
lei lo respinse ugualmente.
«Sono forte? Certo, ma non sono mai forte abbastanza da liberarmi
dei demoni, dei draghi, di Ghorost o dei problemi di Astea. A che serve
la mia forza? A che serve essere forti se si sta male lo stesso? A farsi
fare i complimenti da te, Wein?»
Il ragazzo drago si irrigidì, Ville era capace di cambiare il tono
di voce in una frazione di secondo. Quando faceva così sembrava
essere troppo emotiva piuttosto che apatica. Probabilmente
faceva tutto parte della finzione, aveva imparato a modificare i propri
atteggiamenti in base alle situazioni così bene da non rendersi
conto di quando le sue espressioni cambiavano troppo velocemente.
Cera un che di meccanico, automatico, quando voleva respingerlo.
Wein distolse lo sguardo e alcuni dei suoi capelli scivolarono via dal
nastro che usava per legarli, disegnando degli affascinanti arabeschi
nellaria col riflesso del fuoco.
«Ma qualcosa tu lo provi! E va bene, dura poco! Te ne dimentichi,
ma le persone al tuo fianco non lo fanno!»
«Non ricominciare col venirmi dietro, non attacca!»
Gli occhi di Wein si infiammarono. «Io... non... VORREI...venirti
dietro! Ma per Galder sei capace di alcuni sguardi, movimenti, è
come se improvvisamente la velocità di cui sono capace divenisse
qualcosa di lento e impercettibile rispetto a te!» lo sguardo del
drago si fissò sulle fiamme, «
come se
rallentassi
il mio tempo.»
«Finiscila!»
«Ma per lamor del cielo! È peggio saperti impegnata
a sopprimere quel poco di umanità che ti resta per non avere noie,
piuttosto che sopportare tutti insieme la tua maledizione!»
«Io non blocco la mia umanità! E sarebbe di certo peggio
far soffrire te e Astea di un male infinito che è immune al tempo!
Astea non deve saperlo e tu dimentica che mi ami! MI FAI MALE!»
Avevano urlato e si erano avvicinati troppo.
Si allontanarono e ripresero a fissare il fuoco.
Ville era seduta con le ginocchia strette al petto. Wein invece era appoggiato
indietro sulle braccia.
La testa del ragazzo era un turbine di pensieri, che significavano quelle
parole? Mi fai male? Un grido strozzato, o forse un urlo dira.
Non sapeva, non sapeva, non sapeva.
Non decifrava uno dei momenti di Ville.
Non era riuscito nemmeno una volta a capire fino in fondo quello a cui
lei si riferiva
«Tu cosa ti aspetti da Tabata?» ricominciò dopo un
po
cercando un argomento a caso. «Che ponga fine a voi
due come eroi? Che vi dia la protezione di cui avete bisogno? Credi che
con Astea a metà fra Shagrath e Galder e con te che non provi sentimenti,
i vostri problemi finirebbero semplicemente con la protezione?»
Ville non rispose.
«Ci ho pensato a lungo. Forse Astea vuole solo seguire i tuoi ordini
certe volte. Ma tu devi avere qualcosa in mente che sia più profondo
di ciò. Come speri di continuare in queste condizioni?»
«Wein
QUALI condizioni? Io mi dimentico delle mie
condizioni con la stessa velocità con la quale me ne rammento.
Spero solo che una volta protetti potremo ritirarci da qualche parte a
vivere tranquilli. Astea non sarà più in pericolo. Basterà
fare attenzione ai suoi occhi, mentre io
continuerò a vedere
i miei sentimenti scivolarmi fra le mani come sabbia. Per me
non
cambierà nulla. Sarà tutto come prima e lo sarà sempre,
lo vedi? Adesso ne parlo serenamente.»
«Ville? Tu desideri la morte?» disse tutta un tratto
Wein, continuando a fissare il fuoco.
Lei non rispose subito.
Poi gli posò una mano sulla spalla.
«Non più di quanto io desideri la vita.»
Deglutì. «Beh forse è ora che io vada.»
«Tornerò quando saranno qui anche gli altri » disse
il drago facendo per alzarsi, ma la mano non lo lasciò andare e
lui tornò seduto.
«Vi-» si girò verso di lei giusto qualche istante prima
che le labbra della ragazza premessero sulle sue.
Sbarrò gli occhi esterrefatto irrigidendosi come un pezzo di legno.
I due andarono lunghi distesi a terra, in mezzo allerba fresca.
Vide i suoi capelli corvini mischiarsi alle impazzite volute castane di
quelli di Ville, mentre lentamente si posavano sul giaciglio improvvisato
Poi chiuse gli occhi lentamente e la cinse con le braccia. Uno stelo derba
più lungo degli altri fece sfarfallare le orecchie del drago.
I due si separarono per qualche istante e Ville si specchiò nelle
distese verdi degli occhi di Wein.
«Che
dia
diavolo stai facendo Ville
» balbettò
lui.
«Mi hai stancato Wein. Forse
adesso, per pochi istanti, non
permetterò alla sabbia di scivolarmi via dalle mani.»
Si chinò nuovamente su di lui.
Lilith sollevò Noah di peso e lo baciò sulla bocca con forza.
Era un gesto di gioia. Impetuoso
più di vittoria che di altro
ma Noah divenne rosso come il cerchietto che fra trecento anni gli avrebbe
regalato Ridley.
Dopo poco scoppiò in un urlo liberatorio.
La folla si strinse intorno a lui lo abbracciò e continuò
a urlare circondata dagli imponenti geyser.
Noah urlò più forte di tutti
«AAAAAAAARGH AHIO E CHE CAZZO!!»
A fatica si liberò degli energumeni, dei bambini e dei vecchi che
lo abbracciavano.
La folla si zittì un attimo.
Lilith lo guardò meglio. Solo adesso faceva caso al fatto che un
braccio andava in giro libero seguendo angoli abbastanza inusitati. Solo
adesso faceva caso al fatto che una spalla di Noah era lussata
solo
adesso faceva caso al fatto che probabilmente aveva tutte le costole rotte
con qualche emorragia interna
Noah tossì di nuovo sangue appoggiandosi a Lilith
«Dammi una sigaretta
mi curi dopo
» supplicò.
«Certo
se ti faccio morire adesso sarebbe una fine idiota
per un eroe
»
«Eroe?? Io
volevo solo la mia carne secca
» balbettò
Noah.
« È in stato confusionale. Fasciatelo, quando si libera dallacqua
il mio alloggio portatelo lì.» ordinò ai monatti.
La folla esultò, poco a poco si fece strada in quel cimitero un
grido unitario.
«Lunga vita a re Noah. Lunga vita al re.»
Noah si svegliò sotto un soffitto che aveva un che di familiare.
Provò a girarsi su un fianco ma una fitta terrificante gli fece
quasi venire le lacrime agli occhi.
Voltò solo la testa. Da sotto una porta sullaltro lato della
stanza filtrava una lieve luce.
Cera della musica, una chitarra.
Sentiva la chitarra suonare
e ogni tanto a essa si univa una voce
un po timida.
Scivolò di nuovo addormentato, sereno.
«Che palle Wein non è possibile che io debba dormire sotto
quel trabiccolo!» protestò Astea.
«Di che ti lamenti? È uno spreco montare due tende col tempo
che fa! Meglio un rifugio!»
«Sì ma loro ce lhanno una tenda!»
«Io sono freddolosa
» tagliò corto Nives dallinterno
della tenda. «E poi da qualche parte noi ragazze dovremo pure cambiarci
no?»
Astea scosse la testa.
«Certo voi dentro una tenda e noi fuori, a cambiarci con lalmanacco
al vento in mezzo ai lupi!» gridò.
Wein scoppiò a sghignazzare mentre Astea prendeva a svuotare il
suo zaino dalle coperte.
«ALMANACCO?? Ma come cavolo t'è uscito!!»
«E poi non credo sia sicuro! Questo rifugio mi sembra più
che altro un arco teso pronto a trinciarmi di netto qualche pezzo di corpo!
Col vento scricchiola!»
Wein scosse la testa e Astea sgusciò sotto il rifugio.
«Che succede se parte un tirante? Mi ritrovo a volare sopra Samirien??»
«Non partono i tiranti! Li ho messi bene! Sono secoli che faccio
rifugi del genere!»
«Secoli? Ma quanti anni hai?!»
Wein tossicchiò. «Ehm di grazia a te che te ne frega?»
«Se sei un vecchio dai pensieri lubrichi che dà la caccia
alle quindicenni ho più che il diritto di saperlo!»
«Idiota» riprese Wein prendendo poi una leggera pausa, il
tempo di fissare bene nella testa di Astea quellinsulto. «Noi
Draghi Occulti abbiamo una vita diversa dalla vostra! Ho qualcosa come
trecento anni ma per la mia razza è come avere venticinque anni
o giù di li
»
«Davvero?? E quanto campa un drago come te??»
«Boh
la vita media degli occulti si aggira intorno al millennio
»
Astea spalancò la bocca.
«Mille anni a fare le stesse cose! Sai che palle!»
Wein lo colpì in testa con un mestolo, stava cucinando.
Armeggiava intorno a un pentolone mentre Astea si cambiava sotto il rifugio.
Aveva appena fatto cadere nella zuppa due gambi di sedano e alcune carote
tagliate a rondelle.
«Io non centro qua sotto! Sono alto non potevi farlo più
grosso sto rifugio?»
«Sei alto come me e io ci sto comodissimo là sotto!»
«Sì ma vai a capire cosa passa nella testa di un ventenne
con trecento anni! Magari sei masochista!»
«Che cavolo centra! Come fai a uscirtene ogni secondo con
una cazzata più grande e senza senso??»
«Me ne esco? Tu hai trecento anni e fai i rifugi che sono delle
trappole per topi e te la prendi con me?»
«Certo! Dovresti avere rispetto per chi ha più esperienza
di te!»
«Certo lo dico io! Rispetto per un tizio di trecento anni che si
traveste da donna si fa venire le tette con un incantesimo e poi ci prova
con me??»
In quel preciso istante Nives sbucò fuori dalla tenda
«co
come?»
chiese non avendo ben capito.
«Ehm no nulla
è una vecchia storia
» tagliò
corto il drago tornando alla sua pentola.
«Certo Nives
è una vecchia storia di pervertiti e travelloni
»
La ragazza aveva indossato una comoda maglia di lana ed una calzamaglia
pesante. Sorridendo si andò a sedere vicino al fuoco davanti al
pentolone di Wein.
«Wein? »
«Sì?»
«Dove lo metti quel pentolone quando siamo in cammino? Nello zaino
non centra
»
Wein si sentì arrivare una freccia dietro la testa, era lo sguardo
di Astea sul punto di esplodere in una fragorosa risata.
Si voltò con occhi di brace.
«E TU NON RIDERE CAZZONE! NON C È NESSUN DOPPIO
SENSO!»
«Noah?»
«o
»
«Noah? Come ti senti??»
«È impossibile
non sono sincronizzati
»
Lilith scosse la testa sospirando.
Noah sembrò uscire dal coma.
«Un momento
quando lho detta, quella frase aveva un
senso
.» mormorò indispettito
«Sì certo come no
» disse lei passandogli una
mano sulla fronte.
«Cosa succede in città?»
«Beh
la città è un po cambiata
nei
punti dove sono esplosi i geyser adesso cè del basalto
ci saranno da fare un bel po di lavori
»
«Beh
meglio così
la città si ricostruisce
gli abitanti no
»
Lei sorrise.
«Questa è una frase da vero re
»
Noah fece una smorfia.
«Che mi dici della nobiltà? Sono ancora arroccati nel castello?»
Lilith sorrise ancora.
«Sì
ma è questione di tempo. Quando starai meglio
andremo a riprendere il trono. Daltra parte facendo crollare quella
torre si dice che tu abbia tolto di mezzo lintero consiglio che
governava la città.»
«...hehe... due piccioni con una fava
»
«Quando avremo più tempo mi racconterai come sono andate
le cose e specialmente come hai fatto a far crollare una torre
»
Noah cercò di alzarsi a sedere, le bende si arrossarono.
«Non devi muoverti Noah. Sei debole
» disse lei.
«No, dobbiamo muoverci, o qualcun altro prenderà il posto
del consiglio. Un generale, un consigliere, un corvaccio
»
«Ce lhai coi corvi eh??»
Lilith si sedette sul suo letto e lo fece riadagiare sui cuscini.
«Tu non ti muovi. Non ti muovi finché non lo dico io.»
Bussarono alla porta.
«Dottoressa! È urgente!»
Lilith si alzò e uscì dalla porta. La richiuse per bene
ma ovviamente ludito di Noah non era normale.
Noah non era normale.
Figurarsi una cosa come il suo udito.
«Cosa succede?» la sentì parlare leggermente ovattata.
« È lesercito di ribelli della città di Malacania.
Stanno marciando su Tradnor!»
Noah serrò gli occhi.
«Che culo
»
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