Cinquantacinquesimo Episodio: Tell Me Why


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Noah era in piedi, ma non ho fatto un salto narrativo.
S’era alzato pochi istanti dopo aver sentito la conversazione…
Lilith rientrò in camera qualche minuto dopo. Il ragazzo era già vestito e si stava sistemando dei guanti bianchi sulle mani.
«Fermo là!» gridò lei.
Ma a lui non andava granché di scherzare.
«Ferma là te. Se mi tocchi crollo.»
Lilith lo squadrò con l’occhiata da dottore più dura che poteva fare, ma Noah finì di vestirsi, buttò i capelli all’indietro oltre il colletto e si mosse verso di lei. Erano capelli mossi che ricadevano in lunghe ciocche un po’ dove volevano.
Un passo dopo che l’ebbe sorpassata si fermò.
«Non farlo Noah, aspetta. Non puoi salvare ancora il paese in queste condizioni. Morirai e tutto ricomincerà da capo…» disse lei mordendosi le labbra. «Io… te lo impedirò.»
«Ti chiedo un favore Lilith. Aiutami invece di ostacolarmi…»
Riprese a camminare. Ondeggiò nei pressi della porta, indossò un pesante cappotto e uscì.


Un rumore secco come di un dardo scoccato da una balestra risuonò nella notte.
«Eyargh!» gridò Astea partendo come un proiettile verso il cielo stellato. Divenne presto un puntino all’orizzonte.
Lo spostamento d’aria fece svolazzare i capelli a Wein che rimase impietrito sul posto.
Dalla tenda arrivarono le grida esasperate di Nives.
«Wein possibile che sia la quarta volta che succede!? E' un rifugio o una balista quell'arnese?»
«Ma che ne so! Allo Scrittore serviva qualche pezzo idiota e ha deciso di farmi partire il rifugio!»
«E state zitti voglio dormire!» Ruggì Ville.


«Sei sicuro di farcela?» domando Lilith mentre sorreggeva Noah lungo la strada di sassi smussati che portava al palazzo reale.
«I ribelli di Malacania marciano su Tradnor. Non è che io abbia tante alternative…»
Lilith lo guardò e sorrise.
«Con tutte le ossa rotte che hai nessun uomo sarebbe stato in grado anche solo di alzarsi in piedi…»
«Beh ma le tue fasciature tengono tutto al loro posto no? Sto tranquillo vero?» domandò sorridendo a trentadue denti.
«Ehm... sì certo… come no… ho dovuto smontare mezza casa per rimediare tutte le stecche di legno che servivano...»
L’enorme portone del maschio centrale era aperto. D’altra parte col buco sul retro aveva ben poco senso tenere chiusa quell’entrata. Noah e Lilith arrivarono dove i ribelli di Tradnor presidiavano la zona.
«Sono asserragliati nella parte di palazzo rimasta in piedi... Sire.» disse un soldato. «Nell’ala ovest del palazzo. Probabilmente nel grosso salone al piano terra.»
«Sapete quanti sono?»
«Spiacente Sire. Convoco il resto dei ribelli?» chiese un’altra guardia.
«No. Sono già morte abbastanza persone negli ultimi tempi. Andrò da solo.»
Noah si scostò da Lilith ma le gambe non lo ressero. Un soldato lo prese al volo.
«Tutto bene Sire?»
«Certo… sono solo inciampato.»
Lilith si morse le labbra.
«Verrò anche io Sire, in fondo sono stata io ad organizzare la città durante la peste, quando il consiglio dei regnanti ci ha abbandonato.»
Noah la guardò sorridendo. Si mise nuovamente in piedi.
«Certo, mi sembra giusto.»
I due si avviarono verso il palazzo.
All’interno delle mura tutto era silenzio. Qua e là pozze di ghiaccio imperlavano la piazza. Porte, finestre, tutto era sbarrato. Il timore della peste, o forse del ritorno in patria del legittimo regnante.
«Mi raccomando Noah. Calma e sangue freddo.» disse Lilith quando furono di fronte alla porta che i soldati gli avevano indicato.

Quella porta volò di una decina di metri all’interno con uno schianto da resuscitare i morti.. L’ombra di Noah e Lilith scivolò sinuosa all’interno. Lei scuoteva la testa.
Tutto era illuminato, c’erano cinquanta soldati e quattro o cinque nobili seduti attorno a un tavolo. Tutti rimasti senza parole.
«Chi è il capo qui?» domandò Noah con uno sguardo da far accapponare la pelle.


Furono due giorni tranquilli. La minaccia di Ghorost era lontana se non estinta, di draghi non se ne vedeva l’ombra, sembrava quasi fossero… in vacanza.
Erano sfuggiti all’ultimo grande sforzo operato da Brynard per catturarli.
I draghi invece in quei sei anni erano divenuti più sottili.
I loro attacchi non erano mai avvenuti alla luce del giorno e, poi, con Nives, che guardava loro le spalle dagli inquisitori, sfuggire ai rettili era stato molto più facile.
Ville riempì il cappello d’acqua e prese a berne appagata.
Astea aveva tuffato direttamente la testa nel ruscello mentre Wein e Nives si occupavano di riempire le borracce.
Il drago si passò una mano sulla fronte.
«Manca poco ormai… e io non so cosa dire. Lo Scrittore non sa cosa farmi dire e così la cosa diventa orribilmente imbarazzante…» Wein si strinse nelle spalle.
Ville lo guardò stranita.
«Come?»
«No no niente… è solo che… boh... sarà la vicinanza della Torre di Tabata...»
Il viaggio proseguiva senza intoppi. La sera toccò a Wein e Nives andare a caccia. Ci avrebbero messo poco con Wein e la sua gatling gun spara-frecce.

Il fuoco ardeva vivace nascondendo sotto di sé delle braci arrossate.
«Ville?» iniziò Astea.
«Sì?»
«Ehm… senti visto che manca poco volevo fare due chiacchiere…»
La sorella sospirò, non voleva parlare, ogni volta che parlava con Astea finiva per impelagarsi in discussioni assurde e lunghissime che non portavano da nessuna parte.
«Ehm… usare fratellone e sorellina mi ha sempre fatto schifo…» disse lui secco.
Ville per poco non cadde nel pentolone che bolliva sopra le fiamme, retto da un treppiede molto artigianale.
«Che?»
«Quello che ho detto. Mi pare una cavolata bella e buona chiamarsi in quel modo… senza contare che ormai siamo grandi, non abbiamo più cinque anni…»
Ville sorrise. «Ehm… beh… che ne so io… se tu non mi dici nulla…»
«Certo... proprio per questo te l’ho detto.»
Rimasero un po’ in silenzio.
«Beh?» riprese Astea.
«Beh cosa?»
«Ehm… dico… non avresti qualcosa da dirmi anche tu?»
La ragazza prese a girare distrattamente nel pentolone mentre con l’altra mano si massaggiava il mento alla ricerca di una risposta.
«Sì, ecco. Dovresti mangiare più composto, certe volte mi si stringe lo stomaco a vederti ingollare il cibo in quel modo.»
Astea scosse la testa… «ehm beh sì… però c’è qualcos’altro… che…»
«E poi devi stare più attento quando vai in giro con quell’affare di alabarda. Tempo fa per poco non staccavi la testa a un bambino che giocava in strada…»
Astea si tirò il colletto con l'indice della mano destra.
«Sì ma io mi riferivo a…»
«E poi, se proprio ti piace Nives, potresti anche dirmelo non è che me la prendo…»
«COOOOOSA?» sbraitò Astea avvampando di rosso..
«Quello che ho detto. Insomma… si vede lontano un miglio che c’è qualcosa fra voi. Lei è impassibile ma tu non sai nascondere la più minima emozione…»
Astea schiumava di rabbia… poi si calmò.
«Nascondere le emozioni eh…»
Disse cambiando tono di voce.
Ville gli lanciò una occhiata allarmata. Lui fissava con sguardo distante il fuoco, lei fece finta di nulla ma poi il fratello continuò.
«Tu non potrai mai capire cosa vedo quando mi succede quello che mi succede. È come se la mia mente venisse lacerata, strappata da due lati. Quando mi sento tirare più da un lato sento Galder, quando tira più l’altro io sento Shagrath. Quando però si fondono io vedo coi loro occhi, contemporaneamente e penso con le loro menti. All’unisono e non posso sopportarlo, è doloroso come non può essere immaginato. Vorrei raggomitolarmi su me stesso ma riesco solo a maneggiare quella dannata alabarda e a seminare distruzione.»
Ville lo guardò con un po’ di tristezza, fu solo un’ombra sul suo viso.
«Ecco, è successo.» riprese lui.
«Cosa?»
«I tuoi sentimenti.»
Ville riprese a girare con più foga. «Quanto ci mette quel rettilone verde a prendere da mangiare?»
«Ville io… non sono stupido, ho capito.»
Stavolta era inevitabile. Lei si voltò con una espressione a metà fra il colpevole e lo sbalordito.
«Cosa… sai?»
«Di te e Wein.»
«COOOSA?» sbraitò lei avvampando di rosso.
«Ma no haha SCHERZAVO!!» disse lui, poi guardò meglio la sorella.
«UN MOMENTO!! CHE SIGNIFICA QUELL’ESPRESSIONE??»
Ville si voltò allarmata dall’altra parte.
«Ehm... no nulla! CHE NE SO È UNA COSA TALMENTE ASSURDA CHE…»
«Eh no! C’è sotto qualcosa! ORA VADO DA QUEL MOLLICONE E LO FACCIO A FETTE! MACCHÉ NO A FETTE! LO MANGIO!! »
«E ALLORA IO VADO DA NIVES E LE DICO DI GIRARE AL LARGO!!»
«FALLO CHISSENEFREGA IO L’AMMAZZO QUELLO!! CON MIA SORELLA! COME HA POTUTO!!»
Astea si alzò e corse verso la boscaglia ma Ville lo afferrò per i piedi e lo mandò a sbattere col muso per terra.
Sghignazzò divertita mentre Astea masticava terra ed erba.
«mm... buona… quasi quasi passo alla dieta vegetale…»
«E CHE SCHIFO! PASSI UNA VITA A CUCINARE PER UN TIZIO E POI SCOPRI CHE QUELLO MANGEREBBE PURE LA TERRA!!»
«MA CHE SIGNIFICA! » ribatté lui alzando ancora di più la voce, «SE MANGIO TUTTO NON SIGNIFICA CHE NON DISTINGUA I SAPORI!!»
«SÌ COME NO!!»
«UN MOMENTO! STAVAVAMO PARLANDO DI TE E WEIN!! » prese fiato. «WEIN SWIFTBLADE! BRUTTO BASTARDO VIENI FUORI!!» Ville lo afferrò per la vita ma il fratello se la trascinò dietro come nulla fosse.
«NGHHH… quanto pesi…» inveiva lei mentre cercava di trascinarlo via…
Poi gli fece lo sgambetto e i due caddero di nuovo a terra.
Ville addosso ad Astea… in maniera un po’… ehm ecco… non proprio casta.
I due diventarono uno più rosso dell’altro in un sorriso tiratissimo e si allontanarono in fretta e furia. Adesso sembravano due gatti seduti che si leccavano la pelliccia per fare i vaghi.
Dopo un po’ Astea la guardò e scoppiò a ridere di gusto… e poco dopo la sorella gli andò dietro.
«BWHAHA SEMBRIAMO DUE IMBECILLI!!»
«Humpf… immagino di sì…»
Il ragazzo prese a reggersi la pancia… «CHE ASSURDITÀ! E POI RIDIAMO PER QUALCOSA CHE NON FACEVA RIDERE MUHAHAHAHAH...»
«Ehm è vero… Galder mi sento idiota…»
«HAHA BUONGIORNO VILLE! BWHAHAHAHAHAH!»
«HA PARLATO QUELLO SVEGLIO
Continuarono a ridere per un po’… Astea si asciugò una lacrimuccia. Ville aveva ovviamente smesso di ridere prima.
«Senti Ville. So che i tuoi poteri mangiano i tuoi sentimenti come mangiano l’energia magica.» Disse lui quando entrambi ebbero ripreso fiato.
Lei lo guardò cercando di sembrare dispiaciuta… e forse un po’ lo era.
«Non devi esserne dispiaciuta. O forse non devi fare finta di esserlo…» riprese lui grattandosi il mento un po’ imbarazzato. «Io sono molto peggio di te…»
«Sì ma… tu almeno mi vuoi bene… io invece… »
Astea scosse la testa.
«Che assurdità… Qualcosa provi anche se dura poco. Cinque minuti fa ti sei incavolata e hai riso.»
«Già.»
«Vieni qui… fatti abbracciare da tuo fratello… e cerca di stare un po’ più serena. Io me ne sono fatta una ragione. Ti voglio bene lo stesso. Non importa se per te è difficile vivere la stessa cosa. Io ti vorrò bene per sempre.»
Lei si avvicinò un po’… poi … lentamente… si fece cadere nelle braccia del fratello.
Lui la strinse forte. Poi le diede un bacio sulla fronte.
«La mia Ville… la mia Ville è la migliore…»
Lei sorrise e sospirò.
Durò poco.
Qualche secondo.

Noah marciava alla testa di un esiguo esercito di tremila uomini. Di fianco a lui i vecchi capi dei ribelli e Lilith. I nobili erano stati messi in galera in attesa di giudizio nelle calde celle di Tradnor.
D’altra parte c’era qualcosa di più urgente da fare. Malacania.
«È stato facile convincere il popolo che fossi il vero re non è vero? » domandò Lilith.
«Già… quei maledetti bastardi avevano raccontato alla gente che Dante mi aveva ucciso. »
«Sapessi quanto il popolo ha odiato quel tizio…»
«Beh questo mi fa felice… forse l’unica buona notizia da quando sono tornato.»
Lilith lo guardò senza ben capire.
«E poi è stato così facile perché avevo un segno di riconoscimento…»
Sul capo di Lilith calò un gocciolone «certo… potevi evitare di calarti le braghe davanti al tuo popolo come primo atto ufficiale da re.»
«Ah andiamo… si sono divertiti… e poi ho un bella voglia su un bel culo…» ribatté sorridendo come un idiota.
Lei scosse la testa e spronò in avanti il cavallo.
«Tu invece non mi hai mai chiesto di mostrarti il mio segno di riconoscimento… perché?»
«Ehm ecco…» lei arrossì un po’. «A dire la verità sentivo che eri tu… e poi fra i medici di Tradnor avevi fama di “indistruttibile” anche da piccolo… così quando ti ho raccolto mezzo morto per la peste e poi due giorni dopo scorrazzavi in giro per casa mia… non ho avuto più dubbi.»
«Non è che in realtà mi hai visto il culo mentre mi curavi??»
Lei arrossì di nuovo «Ma no ma no!» si affrettò a dire.
Andò ancora avanti.
Noah si grattò la testa poi, improvvisamente, diede l’alt all’esercito.
Tremila persone si arrestarono quasi nello stesso passo.
L‘avanguardia era di ritorno al galoppo.
Lilith trotterellò all’indietro.
«Perché hai fermato la marcia?»
«Non lo vedi? Arriva l’avanguardia, sembrano agitati.»
«No che non li vedo! Davanti c’è solo neve!» dopo un minuto li vide anche lei, apparire all’orizzonte. Guardò Noah come se avesse di fianco un mostro.
Un mostro orribilmente ferito. Continuava a non capire come facesse a cavalcare per così tanto tempo senza sentire dolore, o forse lo sentiva ma parlava del più e del meno per farla stare tranquilla.
Lei e l’esercito.
«Sire! L’esercito di Malacania conta circa diecimila uomini! Sembra che la città abbia raggruppato uomini da tutta la zona meridionale di Tradnor!»
Noah strinse i denti. «Diecimila… un bel gruppone…» sentenziò senza la minima indecisione.
«Schierate l’esercito.» ordinò, «saranno qui entro due ore.»
Fra le truppe prese a serpeggiare la paura. Diecimila uomini da Malacania erano troppi.
Tradnor era sempre rimasta in mano ai nobili e la guerra civile li non era riuscita a consegnare la città ai ribelli. Il sud del paese invece era riuscito a sollevarsi e ora marciava verso la capitale.
Dopo due ore gli eserciti furono schierati. Le ali delle truppe di Malacania erano più larghe di tutto l’esercito di Tradnor e l’avrebbero stretto in una morsa letale con una facilità inesorabile.
«Lilith, seguimi, andiamo a parlamentare…» disse Noah
Lilith lo seguì con un sorriso tirato. «Che farai? Ti tirerai giù i pantaloni anche davanti a loro?»
«No… credo che sarà più facile del previsto…»

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