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Noah era in piedi, ma non ho fatto un salto narrativo.
Sera alzato pochi istanti dopo aver sentito la conversazione
Lilith rientrò in camera qualche minuto dopo. Il ragazzo era già
vestito e si stava sistemando dei guanti bianchi sulle mani.
«Fermo là!» gridò lei.
Ma a lui non andava granché di scherzare.
«Ferma là te. Se mi tocchi crollo.»
Lilith lo squadrò con locchiata da dottore più dura
che poteva fare, ma Noah finì di vestirsi, buttò i capelli
allindietro oltre il colletto e si mosse verso di lei. Erano capelli
mossi che ricadevano in lunghe ciocche un po dove volevano.
Un passo dopo che lebbe sorpassata si fermò.
«Non farlo Noah, aspetta. Non puoi salvare ancora il paese in queste
condizioni. Morirai e tutto ricomincerà da capo
» disse
lei mordendosi le labbra. «Io
te lo impedirò.»
«Ti chiedo un favore Lilith. Aiutami invece di ostacolarmi
»
Riprese a camminare. Ondeggiò nei pressi della porta, indossò
un pesante cappotto e uscì.
Un rumore secco come di un dardo scoccato da una balestra risuonò
nella notte.
«Eyargh!» gridò Astea partendo come un proiettile
verso il cielo stellato. Divenne presto un puntino allorizzonte.
Lo spostamento daria fece svolazzare i capelli a Wein che rimase
impietrito sul posto.
Dalla tenda arrivarono le grida esasperate di Nives.
«Wein possibile che sia la quarta volta che succede!? E' un rifugio
o una balista quell'arnese?»
«Ma che ne so! Allo Scrittore serviva qualche pezzo idiota e ha
deciso di farmi partire il rifugio!»
«E state zitti voglio dormire!» Ruggì Ville.
«Sei sicuro di farcela?» domando Lilith mentre sorreggeva
Noah lungo la strada di sassi smussati che portava al palazzo reale.
«I ribelli di Malacania marciano su Tradnor. Non è che io
abbia tante alternative
»
Lilith lo guardò e sorrise.
«Con tutte le ossa rotte che hai nessun uomo sarebbe stato in grado
anche solo di alzarsi in piedi
»
«Beh ma le tue fasciature tengono tutto al loro posto no? Sto tranquillo
vero?» domandò sorridendo a trentadue denti.
«Ehm... sì certo
come no
ho dovuto smontare mezza
casa per rimediare tutte le stecche di legno che servivano...»
Lenorme portone del maschio centrale era aperto. Daltra parte
col buco sul retro aveva ben poco senso tenere chiusa quellentrata.
Noah e Lilith arrivarono dove i ribelli di Tradnor presidiavano la zona.
«Sono asserragliati nella parte di palazzo rimasta in piedi... Sire.»
disse un soldato. «Nellala ovest del palazzo. Probabilmente
nel grosso salone al piano terra.»
«Sapete quanti sono?»
«Spiacente Sire. Convoco il resto dei ribelli?» chiese unaltra
guardia.
«No. Sono già morte abbastanza persone negli ultimi tempi.
Andrò da solo.»
Noah si scostò da Lilith ma le gambe non lo ressero. Un soldato
lo prese al volo.
«Tutto bene Sire?»
«Certo
sono solo inciampato.»
Lilith si morse le labbra.
«Verrò anche io Sire, in fondo sono stata io ad organizzare
la città durante la peste, quando il consiglio dei regnanti ci
ha abbandonato.»
Noah la guardò sorridendo. Si mise nuovamente in piedi.
«Certo, mi sembra giusto.»
I due si avviarono verso il palazzo.
Allinterno delle mura tutto era silenzio. Qua e là pozze
di ghiaccio imperlavano la piazza. Porte, finestre, tutto era sbarrato.
Il timore della peste, o forse del ritorno in patria del legittimo regnante.
«Mi raccomando Noah. Calma e sangue freddo.» disse Lilith
quando furono di fronte alla porta che i soldati gli avevano indicato.
Quella porta volò di una decina di metri allinterno con uno
schianto da resuscitare i morti.. Lombra di Noah e Lilith scivolò
sinuosa allinterno. Lei scuoteva la testa.
Tutto era illuminato, cerano cinquanta soldati e quattro o cinque
nobili seduti attorno a un tavolo. Tutti rimasti senza parole.
«Chi è il capo qui?» domandò Noah con uno sguardo
da far accapponare la pelle.
Furono due giorni tranquilli. La minaccia di Ghorost era lontana se non
estinta, di draghi non se ne vedeva lombra, sembrava quasi fossero
in vacanza.
Erano sfuggiti allultimo grande sforzo operato da Brynard per catturarli.
I draghi invece in quei sei anni erano divenuti più sottili.
I loro attacchi non erano mai avvenuti alla luce del giorno e, poi, con
Nives, che guardava loro le spalle dagli inquisitori, sfuggire ai rettili
era stato molto più facile.
Ville riempì il cappello dacqua e prese a berne appagata.
Astea aveva tuffato direttamente la testa nel ruscello mentre Wein e Nives
si occupavano di riempire le borracce.
Il drago si passò una mano sulla fronte.
«Manca poco ormai
e io non so cosa dire. Lo Scrittore non
sa cosa farmi dire e così la cosa diventa orribilmente imbarazzante
»
Wein si strinse nelle spalle.
Ville lo guardò stranita.
«Come?»
«No no niente
è solo che
boh... sarà la
vicinanza della Torre di Tabata...»
Il viaggio proseguiva senza intoppi. La sera toccò a Wein e Nives
andare a caccia. Ci avrebbero messo poco con Wein e la sua gatling gun
spara-frecce.
Il fuoco ardeva vivace nascondendo sotto di sé delle braci arrossate.
«Ville?» iniziò Astea.
«Sì?»
«Ehm
senti visto che manca poco volevo fare due chiacchiere
»
La sorella sospirò, non voleva parlare, ogni volta che parlava
con Astea finiva per impelagarsi in discussioni assurde e lunghissime
che non portavano da nessuna parte.
«Ehm
usare fratellone e sorellina mi ha sempre fatto schifo
»
disse lui secco.
Ville per poco non cadde nel pentolone che bolliva sopra le fiamme, retto
da un treppiede molto artigianale.
«Che?»
«Quello che ho detto. Mi pare una cavolata bella e buona chiamarsi
in quel modo
senza contare che ormai siamo grandi, non abbiamo più
cinque anni
»
Ville sorrise. «Ehm
beh
che ne so io
se tu non
mi dici nulla
»
«Certo... proprio per questo te lho detto.»
Rimasero un po in silenzio.
«Beh?» riprese Astea.
«Beh cosa?»
«Ehm
dico
non avresti qualcosa da dirmi anche tu?»
La ragazza prese a girare distrattamente nel pentolone mentre con laltra
mano si massaggiava il mento alla ricerca di una risposta.
«Sì, ecco. Dovresti mangiare più composto, certe volte
mi si stringe lo stomaco a vederti ingollare il cibo in quel modo.»
Astea scosse la testa
«ehm beh sì
però
cè qualcosaltro
che
»
«E poi devi stare più attento quando vai in giro con quellaffare
di alabarda. Tempo fa per poco non staccavi la testa a un bambino che
giocava in strada
»
Astea si tirò il colletto con l'indice della mano destra.
«Sì ma io mi riferivo a
»
«E poi, se proprio ti piace Nives, potresti anche dirmelo non è
che me la prendo
»
«COOOOOSA?» sbraitò Astea avvampando di rosso..
«Quello che ho detto. Insomma
si vede lontano un miglio che
cè qualcosa fra voi. Lei è impassibile ma tu non sai
nascondere la più minima emozione
»
Astea schiumava di rabbia
poi si calmò.
«Nascondere le emozioni eh
»
Disse cambiando tono di voce.
Ville gli lanciò una occhiata allarmata. Lui fissava con sguardo
distante il fuoco, lei fece finta di nulla ma poi il fratello continuò.
«Tu non potrai mai capire cosa vedo quando mi succede quello che
mi succede. È come se la mia mente venisse lacerata, strappata
da due lati. Quando mi sento tirare più da un lato sento Galder,
quando tira più laltro io sento Shagrath. Quando però
si fondono io vedo coi loro occhi, contemporaneamente e penso con le loro
menti. Allunisono e non posso sopportarlo, è doloroso come
non può essere immaginato. Vorrei raggomitolarmi su me stesso ma
riesco solo a maneggiare quella dannata alabarda e a seminare distruzione.»
Ville lo guardò con un po di tristezza, fu solo unombra
sul suo viso.
«Ecco, è successo.» riprese lui.
«Cosa?»
«I tuoi sentimenti.»
Ville riprese a girare con più foga. «Quanto ci mette quel
rettilone verde a prendere da mangiare?»
«Ville io
non sono stupido, ho capito.»
Stavolta era inevitabile. Lei si voltò con una espressione a metà
fra il colpevole e lo sbalordito.
«Cosa
sai?»
«Di te e Wein.»
«COOOSA?» sbraitò lei avvampando di rosso.
«Ma no haha SCHERZAVO!!» disse lui, poi guardò
meglio la sorella.
«UN MOMENTO!! CHE SIGNIFICA QUELLESPRESSIONE??»
Ville si voltò allarmata dallaltra parte.
«Ehm... no nulla! CHE NE SO È UNA COSA TALMENTE ASSURDA
CHE
»
«Eh no! Cè sotto qualcosa! ORA VADO DA QUEL MOLLICONE
E LO FACCIO A FETTE! MACCHÉ NO A FETTE! LO MANGIO!! »
«E ALLORA IO VADO DA NIVES E LE DICO DI GIRARE AL LARGO!!»
«FALLO CHISSENEFREGA IO LAMMAZZO QUELLO!! CON MIA SORELLA!
COME HA POTUTO!!»
Astea si alzò e corse verso la boscaglia ma Ville lo afferrò
per i piedi e lo mandò a sbattere col muso per terra.
Sghignazzò divertita mentre Astea masticava terra ed erba.
«mm... buona
quasi quasi passo alla dieta vegetale
»
«E CHE SCHIFO! PASSI UNA VITA A CUCINARE PER UN TIZIO E POI SCOPRI
CHE QUELLO MANGEREBBE PURE LA TERRA!!»
«MA CHE SIGNIFICA! » ribatté lui alzando ancora
di più la voce, «SE MANGIO TUTTO NON SIGNIFICA CHE NON
DISTINGUA I SAPORI!!»
«SÌ COME NO!!»
«UN MOMENTO! STAVAVAMO PARLANDO DI TE E WEIN!! » prese
fiato. «WEIN SWIFTBLADE! BRUTTO BASTARDO VIENI FUORI!!»
Ville lo afferrò per la vita ma il fratello se la trascinò
dietro come nulla fosse.
«NGHHH
quanto pesi
» inveiva lei mentre
cercava di trascinarlo via
Poi gli fece lo sgambetto e i due caddero di nuovo a terra.
Ville addosso ad Astea
in maniera un po
ehm ecco
non proprio casta.
I due diventarono uno più rosso dellaltro in un sorriso tiratissimo
e si allontanarono in fretta e furia. Adesso sembravano due gatti seduti
che si leccavano la pelliccia per fare i vaghi.
Dopo un po Astea la guardò e scoppiò a ridere di gusto
e poco dopo la sorella gli andò dietro.
«BWHAHA SEMBRIAMO DUE IMBECILLI!!»
«Humpf
immagino di sì
»
Il ragazzo prese a reggersi la pancia
«CHE ASSURDITÀ!
E POI RIDIAMO PER QUALCOSA CHE NON FACEVA RIDERE MUHAHAHAHAH...»
«Ehm è vero
Galder mi sento idiota
»
«HAHA BUONGIORNO VILLE! BWHAHAHAHAHAH!»
«HA PARLATO QUELLO SVEGLIO!»
Continuarono a ridere per un po
Astea si asciugò una
lacrimuccia. Ville aveva ovviamente smesso di ridere prima.
«Senti Ville. So che i tuoi poteri mangiano i tuoi sentimenti come
mangiano lenergia magica.» Disse lui quando entrambi ebbero
ripreso fiato.
Lei lo guardò cercando di sembrare dispiaciuta
e forse un
po lo era.
«Non devi esserne dispiaciuta. O forse non devi fare finta di esserlo
»
riprese lui grattandosi il mento un po imbarazzato. «Io sono
molto peggio di te
»
«Sì ma
tu almeno mi vuoi bene
io invece
»
Astea scosse la testa.
«Che assurdità
Qualcosa provi anche se dura poco. Cinque
minuti fa ti sei incavolata e hai riso.»
«Già.»
«Vieni qui
fatti abbracciare da tuo fratello
e cerca
di stare un po più serena. Io me ne sono fatta una ragione.
Ti voglio bene lo stesso. Non importa se per te è difficile vivere
la stessa cosa. Io ti vorrò bene per sempre.»
Lei si avvicinò un po
poi
lentamente
si
fece cadere nelle braccia del fratello.
Lui la strinse forte. Poi le diede un bacio sulla fronte.
«La mia Ville
la mia Ville è la migliore
»
Lei sorrise e sospirò.
Durò poco.
Qualche secondo.
Noah marciava alla testa di un esiguo esercito di tremila uomini. Di fianco
a lui i vecchi capi dei ribelli e Lilith. I nobili erano stati messi in
galera in attesa di giudizio nelle calde celle di Tradnor.
Daltra parte cera qualcosa di più urgente da fare.
Malacania.
«È stato facile convincere il popolo che fossi il vero re
non è vero? » domandò Lilith.
«Già
quei maledetti bastardi avevano raccontato alla
gente che Dante mi aveva ucciso. »
«Sapessi quanto il popolo ha odiato quel tizio
»
«Beh questo mi fa felice
forse lunica buona notizia
da quando sono tornato.»
Lilith lo guardò senza ben capire.
«E poi è stato così facile perché avevo un
segno di riconoscimento
»
Sul capo di Lilith calò un gocciolone «certo
potevi
evitare di calarti le braghe davanti al tuo popolo come primo atto ufficiale
da re.»
«Ah andiamo
si sono divertiti
e poi ho un bella voglia
su un bel culo
» ribatté sorridendo come un idiota.
Lei scosse la testa e spronò in avanti il cavallo.
«Tu invece non mi hai mai chiesto di mostrarti il mio segno di riconoscimento
perché?»
«Ehm ecco
» lei arrossì un po. «A
dire la verità sentivo che eri tu
e poi fra i medici di Tradnor
avevi fama di indistruttibile anche da piccolo
così
quando ti ho raccolto mezzo morto per la peste e poi due giorni dopo scorrazzavi
in giro per casa mia
non ho avuto più dubbi.»
«Non è che in realtà mi hai visto il culo mentre mi
curavi??»
Lei arrossì di nuovo «Ma no ma no!» si affrettò
a dire.
Andò ancora avanti.
Noah si grattò la testa poi, improvvisamente, diede lalt
allesercito.
Tremila persone si arrestarono quasi nello stesso passo.
Lavanguardia era di ritorno al galoppo.
Lilith trotterellò allindietro.
«Perché hai fermato la marcia?»
«Non lo vedi? Arriva lavanguardia, sembrano agitati.»
«No che non li vedo! Davanti cè solo neve!» dopo
un minuto li vide anche lei, apparire allorizzonte. Guardò
Noah come se avesse di fianco un mostro.
Un mostro orribilmente ferito. Continuava a non capire come facesse a
cavalcare per così tanto tempo senza sentire dolore, o forse lo
sentiva ma parlava del più e del meno per farla stare tranquilla.
Lei e lesercito.
«Sire! Lesercito di Malacania conta circa diecimila uomini!
Sembra che la città abbia raggruppato uomini da tutta la zona meridionale
di Tradnor!»
Noah strinse i denti. «Diecimila
un bel gruppone
»
sentenziò senza la minima indecisione.
«Schierate lesercito.» ordinò, «saranno
qui entro due ore.»
Fra le truppe prese a serpeggiare la paura. Diecimila uomini da Malacania
erano troppi.
Tradnor era sempre rimasta in mano ai nobili e la guerra civile li non
era riuscita a consegnare la città ai ribelli. Il sud del paese
invece era riuscito a sollevarsi e ora marciava verso la capitale.
Dopo due ore gli eserciti furono schierati. Le ali delle truppe di Malacania
erano più larghe di tutto lesercito di Tradnor e lavrebbero
stretto in una morsa letale con una facilità inesorabile.
«Lilith, seguimi, andiamo a parlamentare
» disse Noah
Lilith lo seguì con un sorriso tirato. «Che farai? Ti tirerai
giù i pantaloni anche davanti a loro?»
«No
credo che sarà più facile del previsto
»
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