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Il cielo quel giorno era particolarmente sereno, laria
limpida sapeva di fresco e di nuovo.
La rugiada si attardava ancora sugli steli derba mentre i quattro
divoravano a piedi i pochi chilometri che ancora li separavano dalla Torre
di Tabata.
Tutto nella norma
eppure, tutto era troppo silenzioso, non cera
un uccello in volo e non tirava un alito di vento.
«Fra poco entreremo nel suo territorio
» disse Wein.
«Territorio? Non pensavo ne avesse uno
»
«In realtà non ha un vero e proprio territorio
ma intorno
alla sua torre si estende un limite oltre il quale né draghi né
demoni possono avvicinarsi, diciamo che è
una specie di consuetudine
»
Nives si passò una mano fra i capelli, «è strano
quella torre sembra unombra. Ieri notte mentre la luna saliva in
cielo mi è sembrato di vederla scorrere dietro la costruzione
»
«Eh?»
«Beh
il fatto è che mentre la luna passava dietro la
torre non ne è stata coperta
è stato come se la torre
non fosse fisicamente lì
»
«Beh se fosse stata fisicamente lì non avremmo avuto problemi
a entrare anche senza leclissi
» riprese Wein, «per
i mortali la torre diviene una realtà fisica solo durante le eclissi
»
il drago si interruppe bruscamente e aguzzò la vista.
«Merda.» disse seccato.
«Che cè? Ne hai pestata una?» domandò
Astea che ancora non si era svegliato del tutto... a mattina inoltrata.
«Qualcosa che non va Wein?»
«Sì. Leclissi avverrà intorno a mezzogiorno
»
«Beh allora siamo perfettamente in orario non credi?»
«Sì ma cè un problema
»
«Cosa? »
«I draghi.»
Allorizzonte si stagliarono sei figure alate che atterrarono e si
trasformarono.
«Vogliono impedirci di arrivare da Tabata. Forse la loro è
solo una azione di disturbo. Per farci perdere tempo
» provò
a dire Nives.
«O forse sono qui per le nostre teste
» tagliò
corto Ville. «Non possiamo permettergli di rovinarci il nostro primo
appuntamento
»
«Ben detto.» commentò Wein. «Avanzate sempre.
Non rimanete indietro se vorranno combattere.»
I sei draghi arrivarono a portata di voce.
«Tsk! Solo sei? Mi deludono!»
«Imbecille
probabilmente quella è una loro truppa di
élite
»
«Wein? Non è meglio che tu ti renda invisibile? Sì
insomma
così ti vedranno.»
«No
credo di conoscere il loro capo.»
Ville sembrò non capire più di tanto i motivi del drago,
a ogni modo non ebbe tempo di pensarci.
Uno del gruppo avversario parlò.
«Fermi dove siete Ingram di Shaen! Vi invitiamo a rispettare i limiti
di questa terra e a non avventurarvi oltre.» parlò con voce
ferma e bassa. Era un drago dalla lunga chioma bianca dai riflessi azzurri
alto circa un... metro e mezzo.
«E chi è quel tappo!? Ma non potete scegliere quanto essere
alti quando vi trasformate?» Sbottò Astea verso Wein.
«Non abbiamo intenzione di accontentarvi perciò se sarete
così gentili da spostarvi forse non vi farete male
»
tagliò corto Ville.
Il capo dei sei fece finta di non aver sentito il commento di Astea.
«Avete fegato a ogni modo sappiate che avete di fronte la squadra
delle Ali dArgento dei Draghi Celesti. Riflettete bene su quanto
avete appena detto.»
Astea scrocchiò il collo.
«E voi avete davanti i due famosi Ingram di Shaen
riflettete
bene su quanto avete appena detto
»
«Deboli e stupidi
come tutti gli umani
» sibilò
il drago basso mentre gli altri si allargavano ai fianchi del gruppetto.
«Nives
sta indietro, al capo ci penso io
» disse
Astea ma Wein inspiegabilmente si mise davanti a lui.
«No. A quello ci penso io, tu non avresti speranze.»
«CHE COSA?» blaterò indignato Astea.
«Quello che ho detto. Sei forte, forse il più forte di tutti
i presenti
ma non hai tecnica. Riuscirebbe ad ucciderti in pochi
minuti
»
«Andiamo! Che cavolo ti salta in mente!» sbottò Astea
avanzando ma lo sguardo di Wein lo fulminò.
«Quella notte
nella casa, quando combattemmo solo io e te
non sei riuscito a colpirmi nemmeno una volta
».
Il ragazzo si fermò. Wein avanzò verso di lui e lo superò,
mettendo mano alla balestra.
«Avrai le tue occasioni
» gli disse sorridente.
Poi Ville tirò il fratello per una manica.
«Che succede Ingram? Improvvisamente ti rimangi quanto hai detto?»
schernì il capo della truppa. Con un gesto della mano fece comparire
una lunga lancia che culminava con una specie di lama ricurva. Come una
sciabola.
«No! Torna quando sarai diventato un ometto e forse potremo scontrarci!»
gridò Astea.
Wein ridacchiò.
Il Drago Celeste fissò il nuovo avversario. «Ti avverto.
Le magie con me non serviranno. » disse scostando il mantello. Sotto
la stoffa unarmatura di uno strano materiale trasparente rifletté
i raggi del sole.
Wein portò due dita davanti alla fronte, la sua mano si illuminò
di una energia oscura, poi la mano scivolò sulla sua balestra portandola
sopra la spalla in posizione di attacco. «Allora ti avverto anche
io, contro le mie frecce il tuo teletrasporto non funzionerà.»
La luna fece capolino sul sole.
Fu come se il tempo si fermasse.
Il cielo divenne improvvisamente plumbeo.
«È leclissi.» sorrise Ville.
«Sterminateli!» gridò il drago del cielo.
Astea e Ville si divisero su due lati trascinandosi dietro due draghi
per parte.
Il quinto si gettò su Nives.
«MALEDIZIONE! Vieni qua bello!» gridò Astea
ma schivò di istinto lattacco di uno dei suoi due diretti
avversari.
Nives prese a schivare con una leggerezza innaturale i fendenti del suo
avversario. Non era mai stata forte nel combattimento ma era dotata di
una agilità fuori dal comune.
«Che cè? Adesso ve la prendete anche con i più
deboli?» sibilò fra un attacco e laltro.
«Tsk! Ricercata in almeno quindici regni diversi, condannata a morte
in almeno tre di questi e sei sempre riuscita a sfuggire. Gli inquisitori
ti sono dietro da anni e tu ti definisci debole?»
«Qualcosa in contrario?»
«No, in fondo voi umani siete OVVIAMENTE i più deboli
»
Nives sorrise di rabbia.
Il capo dei draghi tagliò laria con la sua lancia. Wein svanì
nel nulla, se lo ritrovò accucciato sul piatto della lama.
«Sorpreso?» domandò il Drago Occulto.
«Un po
» rispose laltro. Poi Wein spinse
sulla lama, la fece conficcare a terra e scagliò una quindicina
di frecce in un solo battito di cuore.
Lavversario schivò. Scomparvero nella foresta li vicino.
Il cielo sembrava immerso in un veloce tramonto mentre lalabarda
di Astea incrociava le lance dei draghi.
Ogni suo colpo mandava fuori guardia lavversario che veniva poi
subito coperto dallaltro.
Le armi dei tre si incrociarono in stallo.
«AVANZA ASTEA! NON FERMARTI!» gridò Ville. Astea
si scosse e con una forza disumana sollevò in aria le lance dei
due avversari per poi tagliare laria con un fendente.
I due si allontanarono e lui scattò nel mezzo.
Per poco non gli accorciarono i capelli nel contrattacco.
Ora la torre sembrava più visibile di prima. Non era un miraggio
ma non era nemmeno possibile giurare che fosse realmente lì. Quattro
chilometri, forse cinque, oltre una collina, inerpicata su una rupe.
Ville schivò di nuovo un attacco poi la terra si mosse e dalla
foresta dove erano andati a finire Wein e il capo dei draghi, si alzò
un enorme drago dalle scaglie di un bianco accecante.
Numerosi alberi vennero scaraventati lontano nella trasformazione. Dopo
poco un drago grande quasi il doppio si alzò in volo dal nulla.
Magnifiche piume nere su due ali possenti lo sollevarono in alto.
«Oh merda quello sarebbe WEIN!?» gridò Astea.
«Certo, a trecento anni vorrebbe farci credere di essere già
così enorme?» ribatté Ville.
«Dante?» domandò Aimee sedendosi risolutamente davanti
a lui.
Il drago non rispose. Assente.
Dopo qualche minuto impiegato a non perdere la calma lei parlò
di nuovo.
«Dante?»
Stavolta il drago sembrò accorgersi della sua presenza. Abbassò
il libro di quel tanto che bastava per sfiorarla appena con lo sguardo.
«Credi che Noah sia preparato a quello che lattende nel suo
regno?»
«No.» rispose Dante prima di immergersi di nuovo nella lettura.
Lei attese. Stavolta per dieci minuti, fissando la copertina in pelle
del libro come se volesse forarla.
Il Drago Occulto fece apparire un segnalibro, lo posizionò accuratamente
fra le pagine per poi chiudere il libro e poggiarlo garbatamente sulle
gambe.
Non aveva intenzione di continuare il discorso, non prima di un altro
buon quarto dora o forse di più.
Forse intuiva che il discorso sarebbe stato lungo o forse voleva solo
far innervosire Aimee.
Fece apparire una pipa e un contenitore con allinterno del tabacco.
Era una pipa allungata e lucente, dalla splendida fiammatura che solo
una radica preziosa poteva aver disegnato nella sua vita da vegetale,
prima di essere strappata alla natura per diventare un mirabile strumento
di piacere.
Iniziò a caricarla accuratamente, le sue mani aggraziate sembravano
le gambe di un ragno che stava imprigionando la sua preda in una tela,
le dita, prima premendo leggermente, poi aumentando sempre di più
la pressione, la riempirono in qualche minuto.
Nella scatola del tabacco, in uno scomparto cerano dei fiammiferi.
«Sai,» iniziò lui mentre lei finalmente sospirava,
«potrei usare una formula del fuoco per accendere la pipa, ma utilizzando
i fiammiferi le prime boccate hanno una certa nuance di zolfo che solletica
il palato
»
Aimee da sotto il velo venne assalita da un tremendo tic al sopracciglio.
Il drago diede le prime boccate con cura e immediatamente la sala venne
avvolta dallaromatico odore del tabacco.
Il tempo sembrò rallentare mentre il drago si preoccupava di quella
dannata pipa come se fosse la cosa più importante al mondo.
«Dante vorrei parla-»
Lui la zittì con uno sguardo che non era né imperioso né
categorico, era semplicemente uno sguardo che chiedeva un po di
tempo
e forse un pizzico di rispetto. Un qualcosa di accennato.
Dal primo Dante era passati più di tre quarti dora
quando lui riprese la parola.
«Noah ha studiato qui per alcuni anni e ha imparato a combattere
e a comportarsi. È maturato, ma non vedo come potrebbe essere preparato
per quello che lo attenderà nel suo paese.»
«E allora perché lhai fatto andare così giovane?»
«È semplice. Ho saputo che Malacania stava preparando un
esercito da scagliare contro Tradnor e così ho preferito accelerare
i tempi.»
Amiee rimase a bocca aperta mentre una spallina del suo vestito le scese
giù lungo il braccio.
Si risistemò in fretta e furia.
«Cioè mi stai dicendo che sapevi anche che presto nel suo
regno sarebbe scoppiata unaltra guerra e lhai mandato lì
lo stesso?»
«Certo. È per questo che lho inviato anzitempo.»
Logica disarmante? No. Follia.
Aimee alzò un attimo la voce per poi tornare normale. «MA
COME
come
comè possibile caricarlo di tutto ciò
senza-»
«Non dovevamo intervenire nella sua esistenza. In fondo gli abbiamo
già fatto un favore a prenderci cura di lui in questi anni
»
«Dante ma io
»
«È qualcosa che ho fatto solo per tener fede alla mia amicizia
con lormai defunto Erich Wöelfler
»
«Le tue parole non hanno mai senso ma oggi vi hai aggiunto un tocco
di odio e malizia.»
Dante sbuffò un po di fumo odoroso.
«Come?»
«Hai sentito bene. Ci sarebbe da preoccuparsi se con i tuoi sensi
non mi avessi sentito. Non posso credere che tu abbia tenuto Noah qui
in questa magione tutto questo tempo e non te ne sia importato nulla
»
Lei si alzò e si mosse verso la porta con lunghi passi.
«Aspetta Aimee.» disse lui fermo.
«Cè qualcosa che posso fare per voi maestro?»
Rispose lei riprendendo possesso del voi.
«Volevo sapere dove stavate andando.» rispose lui tornando
al lei.
«Vado a Tradnor a riprendermelo.»
Uscì sbattendo la porta.
Dante mise di nuovo mano al libro. Ogni tanto dalle pagine si alzava qualche
placido anello di fumo.
Dallesercito di Malacania si staccò un manipolo di uomini
a cavallo.
In poco tempo raggiunsero il centro del campo di battaglia.
«Peccato che il regno di Tradnor debba concludersi
avevo visto
uno spiraglio di speranza
» sussurrò Lilith.
Noah si accorse quasi per sbaglio di quelle parole, poi però la
fissò con uno sguardo placido che le diede un po di coraggio.
Non sembrava avere poco più di diciassette anni. Sembrava un adulto.
«Non finirà
in fondo siamo dalla stessa parte noi ribelli
no?» rispose serafico.
«Certo
vallo spiegare a chi ha perso tutta la propria famiglia
per la peste e la guerra civile
questa guerra ormai è più
vecchia dei motivi che l'hanno scaturita... e l'odio... l'odio è
troppo radicato in ogni abitante di questo regno. Questa è la resa
dei conti fra due città, due popoli spinti allo stremo che hanno
affrontato le peggiori calamità e con esse hanno combattuto fino
allo sfinimento.»
« Insomma... re o non re, questa battaglia si spinge nelle profondità
più recondite dellodio e della frustrazione di ogni abitante
del Regno di Tradnor...» concluse Noah scrutando i quattro ribelli
incappucciati che si erano staccati dall'esercito avversario per andargli
incontro.
Quando ormai furono vicini Lilith riprese a parlare «Non è
possibile fermarli. Fremono di rabbia e ho sentito che il loro capo combatte
al fianco dei ribelli dal giorno della morte di tuo padre. È un
duro e lo seguiranno ovunque
»
«È questo il bello!» rispose ancora lui.
Fece per aprire bocca ma lo anticipò uno dei ribelli.
«
ma tu sei Noah!?» gridò sgomenta una voce giovanile
da sotto uno dei cappucci.
Noah lo fissò bene, sorrise.
«Possibile che
»
Lincappucciato tirò indietro il mantello scoprendo una fluente
chioma fulva.
«Merda Noah sei ancora vivo!» gridò il ragazzo vicino
alla trentina alzando il pugno al cielo. «Lo sapevo che quel corvaccio
non poteva averti ammazzato!»
«Che mi venga un colpo se tu non sei il vecchio Dyon!»
ribatté Noah avvicinando il cavallo ai capi dei ribelli come nulla
fosse, gli eserciti fremettero.
Dyon fece lo stesso e lo abbracciò, ma Noah per tutta risposta
gli sputò del sangue addosso.
«Figlio dun cane parti per la guerra malato?» continuò
Dyon.
«A te ti batto pure con la peste
» rise il re con sguardo
di sfida fra un colpo di tosse e laltro.
Lilith pensò che probabilmente era una constatazione non priva
di fondo di verità.
Dyon richiamò a sé il cavallo e andò ad arringare
i ribelli. Un grido liberatorio si alzò sopra il campo di battaglia
mentre i diecimila ribelli si inginocchiavano di fronte a Noah.
«NON DAVANTI AL VOSTRO RE DOVRETE INGINOCCHIARVI!»
gridò Noah con il poco fiato che gli era rimasto in corpo.
«NÉ DAVANTI A NESSUNALTRO! IL POPOLO DI TRADNOR
NON SI È PIEGATO IN QUESTA EPOCA BUIA E NON SI PIEGHERÀ
MAI PIÙ! TRADNOR SARÀ RICOSTRUITA!» proclamò
e i quasi quindicimila uomini proruppero in un urlo liberatorio.
Quella notte fu una notte di festa fra i due schieramenti nemici.
Dopo tanto tempo il regno si riuniva, era iniziato il Rinascimento di
Tradnor.
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