Cinquantottesimo Episodio: Is This the Life?


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Per lungo tempo la sua mente vagò smarrita in un grande oceano nero in movimento.
Ogni tanto un cielo che non era possibile distinguere dal mare, veniva illuminato da bagliori rosso sangue o azzurrini.
I due colori ogni tanto si scambiavano fulmini e saette che rimbombavano lontani.
Non era male stare là.
All’inizio aveva provato un po’ di disagio ma dopo poco era passato.
Ora galleggiava in uno stato di tranquillità, era come fare il morto a galla, con sopra questo temporale innocuo e ovattato.
«Apri gli occhi.»
Udì dire a una voce oltre l’orizzonte.
La ignorò.
Stava bene lì.

Sapeva che prima o poi sarebbe finito, ed infatti finì.
Il cielo oscuro si aprì e iniziò a vedere oltre le nuvole che si diradavano, una faccia umana.
Era una donna. Splendida.
Il suo risveglio gli sembrò durare in eterno, il volto di donna lo fissava con occhi felini di un azzurro intenso, quasi pronto a esplodere.
Prima i suoi capelli mossi e dorati, poi il colore della sua pelle, mulatta.
Pian piano Astea riuscì a vedere distintamente la persona che aveva davanti.
Era sdraiato in un letto a baldacchino molto alto.
Veli neri lo circondavano, forse era quello il suo oceano nero, o forse era tutto nella sua testa.
«Finalmente ti sei svegliato…» parlò la donna.
L’aveva già vista da qualche parte ma non riuscì a ricordare subito dove.
Rimase lì, immobile.
Provò a parlare ma non ci riuscì, forse le sue labbra si muovevano ma non usciva fiato.
Provò a muovere le braccia e il corpo ma anche quelli non rispondevano.
«Riposa ancora, la tua spina dorsale era rotta quando ti ho recuperato, ma sono riuscita a curarti in un modo o nell’altro.»
Astea cercò di annuire, poi le sue palpebre divennero nuovamente pesanti e l’oceano nero sgorgò di nuovo nel suo campo visivo.
Buio.
Si era perso di nuovo.


«Mia dolce Morte finalmente è arrivato il momento del nostro primo appuntamento…» disse gioviale il Guardiano mentre gironzolava contento intorno a una teca di un qualche materiale magico dai riflessi verdi.
All’interno della teca giaceva Sofia. La ragazza sembrava diversa, i suoi occhi, aperti nonostante sembrasse ancora incosciente, erano di un rosso intenso e sanguigno. Fissavano il vuoto, privi di qualsiasi espressione o sentimento.
«Presto ti sveglierai… e per te sarà come rinascere… rinascere come strumento per porre fine alla vita. Non è così affascinante questo paradosso?»
Il bambino annuì serio.
«Indubbiamente lo è…» parlottò fra sé e sé.
Sofia era vestita di uno stravagante completo sui toni del nero e del viola. I suoi capelli corvini dai riflessi blu erano dotati di una lucentezza innaturale e adesso sembravano del colore della notte. Il suo corpo era fasciato da numerosi lembi di una veste nera che sembrava come cingerla e che si raccordava in un anello metallico sotto il suo seno. Indossava una giacca che non le arrivava al bacino, sui cui spallacci erano fissati due teschi dalle fattezze demoniache. Le gambe flessuose erano lievemente coperte da un drappo che le scendeva dal ventre fino alle ginocchia e i piedi erano fasciati da stivali eleganti in tinta.
Kaviel fissò ancora a lungo la sua preda. Poi schioccò le dita e una piccola cinta di cuoio nero apparve a cingere il collo della ragazza.
«Così sei perfetta…» constatò.
Il Demone Sovrano della Morte, Guardiano dei cancelli dell'Aldilà alle prese col suo nuovo subordinato sembrava piuttosto un bambino al quale avevano regalato qualcosa che aspettava da molto tempo.
Senza farci caso si sollevò da terra fino ad arrivare all’altezza del viso della ragazza.
Alzò davanti al corpo la mano destra col palmo rivolto verso l’alto e su di essa prese ad addensarsi una sfera oscura e densa. Tutta la sua villa nel deserto prese a tremare come scossa da un profondo terremoto. La polvere e la sabbia sui tetti cadeva a terra, le palme ondeggiavano, le argenterie tintinnavano.
Carezzò dolcemente la sfera con le dita. L'energia rispondeva liquida spostandosi leggermente ogni qual volta lui la toccava… anche se poi tornava vicina alle mani di Kaviel, come se legata da qualche strana forza.
Se non fosse stata una concentrazione di energia si sarebbe potuto dire che quella sfera cercava le mani del Guardiano, la loro protezione…
Per un breve istante il volto gioviale del bambino venne turbato da qualcosa, poi con una velocità sovrannaturale Kaviel strinse il pugno con dentro la sfera e andò a colpire la teca all’altezza del cuore della ragazza mandandola in mille pezzi.


Wein aveva vegliato immobile al capezzale di Ville per due settimane intere, aveva rimarginato la ferita coi suoi poteri e adesso poteva solo attendere.
Il suo volto era scavato.
Fuori Samirien brulicava di attività, sia di giorno che di notte.
Il popolo era impegnato nella ricostruzione e si stava dando da fare a tutte le ore.
Nessuno in città sapeva che Ville era lì. In fondo sarebbe stato inutile.
Per due intere settimane non c’era stata ora nella quale non fossero risuonate nella sua mente le ultime parole che Tabata gli aveva rivolto in un momento di sua semicoscienza.
Un giorno sarete di nuovo assieme, per l’ultima battaglia. Sarà allora che li dovrai abbandonare, o periranno entrambi.
Significava che Astea da qualche parte era ancora vivo? Non ne aveva idea. Non sapeva nemmeno come aveva fatto a mettersi in salvo. Si era semplicemente ritrovato fuori dalla torre con Ville.
Nella profezia di Tabata non si faceva parola del quarto membro della loro compagnia.
Probabilmente si trattava di Nives, Roxane, Damiel o come diavolo si chiamava. Ricordava bene che la ragazza sembrava essere stata presa di mira dal Guardiano.
Era una storia così assurda da sembrare incredibilmente vera in un momento del genere.
Sospirò e tornò a fissare il volto di Ville, era già tanto che loro due fossero ancora tutti d’un pezzo.
Lei era splendida anche se di un bianco cadaverico, qualcosa di molto vicino alla morte. Le prese una mano e riprese a parlarle; parlava del più e del meno, le raccontava episodi dei sei anni trascorsi… ogni tanto anche qualche particolare scottante, nella speranza che lei si svegliasse.
Ma la ragazza non aveva dato segno di riprendersi.
«… sai Ville… non ti ho mai raccontato di quella volta che io e Astea siamo sfuggiti alla tua sorveglianza e siamo andati in giro per i vicoli malfamati di una città di Sadon per fare una graduatoria delle prostitute più belle…»


Quella sera la sognò Sofìa.
Astea era all’interno della torre di Tabata, sapeva che quella creatura era là ma non era in grado di percepirla.
Wein e Ville erano altre due presenze sfocate.
Lui era a terra, seduto a gambe incrociate e Sofia era fra le sue braccia.
Lo guardava sorridente.
«Come va… stai bene?»
Lei si rannicchiò meglio su di lui, senza parlare, era comoda.
«Ora ti porto via di qua… non preoccuparti…»
La strinse a sé, mentre involontariamente prese a dondolarsi avanti e indietro.
«Avanti… di’ qualcosa dai… lo so che stai bene…»
Lei continuava a sorridergli, i suoi occhi, le sue labbra, avevano un calore strano, era serena.
«Basta… non è la salvezza che voglio… usciti di qua ci ritiriamo da qualche parte… magari i demoni continueranno a venire ma continuerò a scacciarli… i draghi invece…»
Si bloccò, lei gli aveva poggiato una mano sulle labbra.
«Ciao.» gli aveva detto semplicemente Sofìa prima di andarsene. Poi la mano di lei era caduta senza vita a terra.

Quella volta il risveglio fu più brusco.
Si ritrovò seduto sul letto, respirava a fatica. Si guardò intorno ma non c’era nessuno.
Gli tornarono alla mente i ricordi dell’ultimo combattimento… fino a quando non aveva strappato via il cuoio dall’alabarda.
Si sentì mancare e rimase in silenzio.
Quando alzò di nuovo lo sguardo la donna dai capelli biondi era là. Seduta su una lussuosa poltrona, le gambe accavallate, appena coperte da una vestaglia bianca e cinte da numerosi braccialetti.
“Non voglio uno schiavetto... ne un aiuto. Voglio un allievo.”
Ora ricordò chi era la donna, un demone. I braccialetti tintinnarono.
«Dove sono.»
«Nella mia dimora, finalmente posso presentarmi come conviene. Il mio nome è Enid la Tessitrice, Demone Sovrano della Lussuria e dell'Inganno.»
Il letto, le lenzuola, era tutto in ordine. Una stanza pulita e avvolta nella penombra.
«Cosa ne è stato di…»
La donna distolse lo sguardo.
«Tua sorella è ancora viva… ma l’altra ragazza…»
Senza accorgersene Astea stava stringendo il lenzuolo.
«Calmati… sei ancora debole.» disse ancora lei.
«Perché sono qui.»
«Ti ho salvato io. Per come eri ridotto non ti saresti salvato cadendo da quell’altezza.»
Astea sembrò non capire.
«Non hai memoria dell’ultimo scontro?»
Scosse la testa.
«Capisco. Erano secoli che nessuno sfidava Tabata… e tu sei addirittura sopravvissuto... »
«Sofìa… cosa ne è stato di lei?»
«Credo sia stata uccisa non appena lo scontro è iniziato.»
Astea in quel momento non aveva voglia né di urlare né di piangere. Si sentiva solo… fuori fase.
«Ho provato a…»
«Non fartene una colpa Astea… era scritto.»
Il ragazzo la fissò ancora.
«Come era scritto che io sarei divenuto un tuo allievo?»
«No, quello non è scritto, la scelta è tua, io ti ho solo dato un’altra possibilità.»
Provò ad alzarsi dal letto.
«Devo andare da Ville… e da Wein…»
«Wein? Chi sarebbe Wein?»
Astea si morse le labbra. «Sono ancora confuso… è un Drago Occulto che uccidemmo insieme tanto tempo fa…»
«Capisco… »
Il ragazzo fece scivolare le gambe giù dal letto, era nudo ma coperto ancora da un lembo della coperta.
«Devo andare da Ville.»
«E cosa farete una volta riuniti? Riprenderete a fuggire?»
Astea si bloccò rimanendo in silenzio.
«Quella ragazza… Sofìa, è morta per inseguire il vostro stupido sogno. Continuando così finirete col farvi ammazzare anche voi…» proseguì lei.
Gli occhi di Astea s’infiammarono guardando le splendide fattezze di Enid.
«Non ti permetto di parlare così di lei…»
Enid sorrise lievemente. «Era tanto tempo che nessuno mi trattava così… a ogni modo chiedo perdono, non era mia intenzione ferire i tuoi sentimenti…»
Passarono alcuni istanti.
«Non parli come un demone.»
«Dimenticati i tipi come Ghorost… io non sono come lui.» ribatté lei con voce ferma e tranquilla.
«Cosa credi che cambierebbe se io non andassi da lei? Voi demoni continuereste a cercarci… e anche i draghi.»
«Oh no caro Astea. I draghi vi hanno visti entrare nella torre, ma non vi hanno visto uscirne. La distruzione che ha generato il vostro fino all'orizzonte intorno a Tabata credo abbia allontanato qualsiasi dubbio su una vostra eventuale sopravvivenza.»
Astea si passò una mano fra i capelli, aveva un leggero mal di testa.
«Rimarrebbero solo i demoni…»
«Beh… eccomi qua…» continuò lei sorridendogli e alzando leggermente le spalle dorate. Così… meravigliosa nel dire quelle parole.
Rimase ipnotizzato dalla figura che aveva davanti a lungo.
Venne scosso da una spallina della vestaglia di Enid che scivolò irrimediabilmente via.
«Andando da Tabata avete creato i presupposti per risolvere la vostra situazione. I draghi vi danno per morti mentre i demoni non faranno nulla che possa anche solo andare contro il mio volere.»
«È un ricatto?» domandò Astea aggrottando la fronte.
«No. Hai dei buoni motivi per rimanere qui da me, motivi che vanno al di là di una mia eventuale protezione…o meglio, della tregua che posso concedervi dall’alto della mia posizione.»
Astea stavolta rinunciò a capire cosa volesse dire la donna e attese.
«Il vostro problema Astea… più dei draghi o dei demoni… sei tu e questo l’hai sempre saputo.» Ancora silenzio. «Non vivrete mai tranquilli finché tu rimarrai la bomba innescata che sei. Anche Ville ne era cosciente e la sua era solo una vana speranza. Persino la protezione di Tabata non avrebbe potuto nulla contro il tuo problema.»
Il ragazzo abbassò lo sguardo.
«Ma io posseggo la soluzione per questo problema. La mia soluzione può renderti così forte da permetterti di uscire dai giochi di potere di noi demoni e draghi. Così potente da fare in modo che alla tua maledizione venga posto un freno.»
«E come mai lei, Enid la Tessitrice, mi pone questa opportunità solo in un momento del genere?»
«Mi avresti ascoltato prima? Ho provato a contattarti varie volte ma non c’è stato modo.»
Astea rimase silenzioso.
«Dormi Astea… Ville non scapperà e, per adesso, nessun demone o drago andrà a cercarla. Hai la mia parola.»
Il ragazzo sentì di nuovo le palpebre pesanti, «del demone della Lussuria e dell'Inganno?» sussurrò, poi crollò addosso alla donna che lo prese al volo e lo sistemò di nuovo a letto.
Sorrise.

«Apri gli occhi... Etrom.» proclamò il Guardiano.
Davanti a lui, come risultato di una concentrazione di energia, apparve la ragazza un tempo conosciuta col nome di Sofìa… inginocchiata.

«Ecco vedi… non mi piacciono granché le formalità ma per te cercherò di fare un’eccezione…» continuò il Guardiano ammirando la propria creazione.
«Il mio nome è Kaviel il Guardiano, Demone Sovrano della Morte, nonché degli altri Sovrani di questo mondo.»
«Tu sei mia subordinata, Etrom.»
«La tua unica ragione di vita sarà servirmi e la tua causa sarà la causa demoniaca… sei stata generata dalle mie energie e sei parte di me, come io sono parte di te.»
«Ci troviamo nella mia dimora nel Deserto di Cleiral, ai bordi più occidentali del grande continente di Aman, dove risiedono draghi, mortali, elfi e umani. »
Attese qualche istante prima di proseguire. «Tu sarai la Grande Consolatrice dell’umanità intera, la parola “fine” a qualsiasi esistenza. Sarai invisibile all’occhio umano e invisibile ma meraviglioso e duro sarà il tuo compito, o Demone Maggiore della Morte. Ora va’, ripresentati qui domani… e cominceremo a parlare di… “affari”.»
Etrom si alzò e fece comparire sulla propria testa un cappello da giullare le cui punte riprendevano i motivi degli spallacci della giacca.
Il Guardiano sorrise.
«Ah dimenticavo… un’ultima cosa… fa parte della tiritera della prassi: “nel nostro mondo vivono anche i draghi. Draghi Celesti, la nostra nemesi, creature divine nostri avversari. Draghi Occulti, più potenti dei loro simili, creature neutrali per eccellenza. Occhio a non girare troppo oggi…»
Etrom annuì e svanì nel nulla.
Kaviel sbuffò soddisfatto.
«Quando un lavoro è ben fatto è ben fatto. Devo farla vedere a Enid…»


Noah barcollava e ondeggiava di fronte a lei…
«Aimee io…» disse mentre alzava lentamente una mano verso di lei.
Poi… un rumore schifoso ed umidiccio.
Il suo ventre si aprì e iniziarono a cadere organi e sangue in una poltiglia rossiccia disgustosa…
«IO PERDO PEZZI AIUTO…» iniziò a dire poi il tono divenne lagnoso, «cavolo... è successo DI NUOVO…» il ragazzo si gettò a terra affannandosi per rimetterseli dentro…
Aimee si grattò nervosamente il collo, era a cavallo di un Drago Occulto e stava raggiungendo Tradnor a una velocità invereconda.
«Beh forse non è andata proprio così…» sussurrò fra sé e sé.
Quando il servitore di Dante sorvolò la zona dello scontro, lei lo salutò per poi saltare giù in un balzo di un centinaio di metri.
Quando atterrò si concentrò attorno a lei una vena di energia azzurrina che le fece toccare la neve con delicatezza.
C’erano fuochi accesi ovunque ma non sembravano pire funerarie...
Dyon e Noah barcollavano insieme per i festeggiamenti cantando canzonacce sconce nel dialetto di Tradnor, una lingua aspirata e dura.
Quando Noah vide Aimee lasciò andare Dyon e si avvicinò a lei ondeggiando.
«IO PERDO PEZZI AIUTO…» iniziò a dire… poi un rumore schifoso ed umidiccio, Noah vomitò sulla neve fresca gran parte del banchetto e continuò in tono lagnoso.
«Cavolo … è successo di nuovo…»
Aimee ebbe un gigantesco tic al sopracciglio da sotto il velo.
«Che diavolo…»
«Che diavolo è successo? È successo che quel fottuto corvaccio che puzza di Cognac ha perso! BWHAHAHAH!!» continuò a gridare Noah buttandosi a terra nella neve... dall’altra parte rispetto ai “suoi pezzi“.
Arrivò anche Dyon. «Di’ un po’, ma tu sei quella che quella ser... hic… sera mi ha lanciato fuori dalla finestra? O forse no… forse era l’ uomo nero la… Lord Lénzuol…» il suo alito era talmente alcolico che se avesse provato ad accendersi una sigaretta avrebbe cominciato a sputare fiamme.
Aimee lo scansò con un minimo di tatto. «Sì piacere di rivederla sir Dyon…»
«Allora? Che è successo? Che significa questo?» domandò ancora la donna a Noah.
Per tutta risposta il ragazzo prese a muoversi come in “stile rana” sulla neve per poi lasciare una impronta che ricordava vagamente un drago celestiale ubriaco. Ehm...
«Che è successo? È successo che ho avuto la peste, ho visto una donna nuda, ho lavato la città, ho preso Tradnor e ho scongiurato la lotta con Macka… Malaka... Molko...»
«MALACANIA…» intervenne Dyon a sostegno del compagno.
Dopo un po’ arrivò Lilith.
«Eccovi qua… finalmente vi ho trovati!» disse in tono di rimprovero.
«Oh… finalmente qualcuno sobrio con cui parlare sospirò Aimee, ma nell’arrivare la ragazza inciampò su di Noah ancora sdraiato per terra e gli cascò addosso di peso.
Iniziò a ridere come una stupida. «Bwhahahah è così che si ride quando succedono queste cose idiote vero Noah?»
«Sì certo… ma devi metterci più forza… BWHAHAHAHAH
« BWHAHAHAHAH! » riprese lei gridando imperiosa. «Non pensate di scapparmi stasera! Dobbiamo festeggiare insieme!! BWHAHAHAHAH!!»
« BWHAHAHAHAH! » ripresero i tre in coro.
Aimee li guardò stralunata poi sospirò.
Si gettò seduta a terra e prese a ridere di gusto nel vedere Noah in quello stato.
Era sollevata.


Dante intanto si era addormentato sulla poltrona con una faccia beata che stonava un po’ col suo “essere un essere millenario”. Il cilindro gli scivolò via dal capo mandando in fuorigioco le lunghe orecchie allungate da drago con un sonoro plong.
Si svegliò di soprassalto e si assicurò che nessuno lo avesse visto o sentito... dopo di che si alzò e stiracchiandosi in maniera languida si diresse verso la sua camera da letto…

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