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Per lungo tempo la sua mente vagò smarrita in un
grande oceano nero in movimento.
Ogni tanto un cielo che non era possibile distinguere dal mare, veniva
illuminato da bagliori rosso sangue o azzurrini.
I due colori ogni tanto si scambiavano fulmini e saette che rimbombavano
lontani.
Non era male stare là.
Allinizio aveva provato un po di disagio ma dopo poco era
passato.
Ora galleggiava in uno stato di tranquillità, era come fare il
morto a galla, con sopra questo temporale innocuo e ovattato.
«Apri gli occhi.»
Udì dire a una voce oltre lorizzonte.
La ignorò.
Stava bene lì.
Sapeva che prima o poi sarebbe finito, ed infatti finì.
Il cielo oscuro si aprì e iniziò a vedere oltre le nuvole
che si diradavano, una faccia umana.
Era una donna. Splendida.
Il suo risveglio gli sembrò durare in eterno, il volto di donna
lo fissava con occhi felini di un azzurro intenso, quasi pronto a esplodere.
Prima i suoi capelli mossi e dorati, poi il colore della sua pelle, mulatta.
Pian piano Astea riuscì a vedere distintamente la persona che aveva
davanti.
Era sdraiato in un letto a baldacchino molto alto.
Veli neri lo circondavano, forse era quello il suo oceano nero, o forse
era tutto nella sua testa.
«Finalmente ti sei svegliato
» parlò la donna.
Laveva già vista da qualche parte ma non riuscì a
ricordare subito dove.
Rimase lì, immobile.
Provò a parlare ma non ci riuscì, forse le sue labbra si
muovevano ma non usciva fiato.
Provò a muovere le braccia e il corpo ma anche quelli non rispondevano.
«Riposa ancora, la tua spina dorsale era rotta quando ti ho recuperato,
ma sono riuscita a curarti in un modo o nellaltro.»
Astea cercò di annuire, poi le sue palpebre divennero nuovamente
pesanti e loceano nero sgorgò di nuovo nel suo campo visivo.
Buio.
Si era perso di nuovo.
«Mia dolce Morte finalmente è arrivato il momento del nostro
primo appuntamento
» disse gioviale il Guardiano mentre gironzolava
contento intorno a una teca di un qualche materiale magico dai riflessi
verdi.
Allinterno della teca giaceva Sofia. La ragazza sembrava diversa,
i suoi occhi, aperti nonostante sembrasse ancora incosciente, erano di
un rosso intenso e sanguigno. Fissavano il vuoto, privi di qualsiasi espressione
o sentimento.
«Presto ti sveglierai
e per te sarà come rinascere
rinascere come strumento per porre fine alla vita. Non è così
affascinante questo paradosso?»
Il bambino annuì serio.
«Indubbiamente lo è
» parlottò fra sé
e sé.
Sofia era vestita di uno stravagante completo sui toni del nero e del
viola. I suoi capelli corvini dai riflessi blu erano dotati di una lucentezza
innaturale e adesso sembravano del colore della notte. Il suo corpo era
fasciato da numerosi lembi di una veste nera che sembrava come cingerla
e che si raccordava in un anello metallico sotto il suo seno. Indossava
una giacca che non le arrivava al bacino, sui cui spallacci erano fissati
due teschi dalle fattezze demoniache. Le gambe flessuose erano lievemente
coperte da un drappo che le scendeva dal ventre fino alle ginocchia e
i piedi erano fasciati da stivali eleganti in tinta.
Kaviel fissò ancora a lungo la sua preda. Poi schioccò le
dita e una piccola cinta di cuoio nero apparve a cingere il collo della
ragazza.
«Così sei perfetta
» constatò.
Il Demone Sovrano della Morte, Guardiano dei cancelli dell'Aldilà
alle prese col suo nuovo subordinato sembrava piuttosto un bambino al
quale avevano regalato qualcosa che aspettava da molto tempo.
Senza farci caso si sollevò da terra fino ad arrivare allaltezza
del viso della ragazza.
Alzò davanti al corpo la mano destra col palmo rivolto verso lalto
e su di essa prese ad addensarsi una sfera oscura e densa. Tutta la sua
villa nel deserto prese a tremare come scossa da un profondo terremoto.
La polvere e la sabbia sui tetti cadeva a terra, le palme ondeggiavano,
le argenterie tintinnavano.
Carezzò dolcemente la sfera con le dita. L'energia rispondeva liquida
spostandosi leggermente ogni qual volta lui la toccava
anche se
poi tornava vicina alle mani di Kaviel, come se legata da qualche strana
forza.
Se non fosse stata una concentrazione di energia si sarebbe potuto dire
che quella sfera cercava le mani del Guardiano, la loro protezione
Per un breve istante il volto gioviale del bambino venne turbato da qualcosa,
poi con una velocità sovrannaturale Kaviel strinse il pugno con
dentro la sfera e andò a colpire la teca allaltezza del cuore
della ragazza mandandola in mille pezzi.
Wein aveva vegliato immobile al capezzale di Ville per due settimane intere,
aveva rimarginato la ferita coi suoi poteri e adesso poteva solo attendere.
Il suo volto era scavato.
Fuori Samirien brulicava di attività, sia di giorno che di notte.
Il popolo era impegnato nella ricostruzione e si stava dando da fare a
tutte le ore.
Nessuno in città sapeva che Ville era lì. In fondo sarebbe
stato inutile.
Per due intere settimane non cera stata ora nella quale non fossero
risuonate nella sua mente le ultime parole che Tabata gli aveva rivolto
in un momento di sua semicoscienza.
Un giorno sarete di nuovo assieme, per lultima battaglia.
Sarà allora che li dovrai abbandonare, o periranno entrambi.
Significava che Astea da qualche parte era ancora vivo? Non ne aveva idea.
Non sapeva nemmeno come aveva fatto a mettersi in salvo. Si era semplicemente
ritrovato fuori dalla torre con Ville.
Nella profezia di Tabata non si faceva parola del quarto membro della
loro compagnia.
Probabilmente si trattava di Nives, Roxane, Damiel o come diavolo si chiamava.
Ricordava bene che la ragazza sembrava essere stata presa di mira dal
Guardiano.
Era una storia così assurda da sembrare incredibilmente vera in
un momento del genere.
Sospirò e tornò a fissare il volto di Ville, era già
tanto che loro due fossero ancora tutti dun pezzo.
Lei era splendida anche se di un bianco cadaverico, qualcosa di molto
vicino alla morte. Le prese una mano e riprese a parlarle; parlava del
più e del meno, le raccontava episodi dei sei anni trascorsi
ogni tanto anche qualche particolare scottante, nella speranza che lei
si svegliasse.
Ma la ragazza non aveva dato segno di riprendersi.
«
sai Ville
non ti ho mai raccontato di quella volta
che io e Astea siamo sfuggiti alla tua sorveglianza e siamo andati in
giro per i vicoli malfamati di una città di Sadon per fare una
graduatoria delle prostitute più belle
»
Quella sera la sognò Sofìa.
Astea era allinterno della torre di Tabata, sapeva che quella creatura
era là ma non era in grado di percepirla.
Wein e Ville erano altre due presenze sfocate.
Lui era a terra, seduto a gambe incrociate e Sofia era fra le sue braccia.
Lo guardava sorridente.
«Come va
stai bene?»
Lei si rannicchiò meglio su di lui, senza parlare, era comoda.
«Ora ti porto via di qua
non preoccuparti
»
La strinse a sé, mentre involontariamente prese a dondolarsi avanti
e indietro.
«Avanti
di qualcosa dai
lo so che stai bene
»
Lei continuava a sorridergli, i suoi occhi, le sue labbra, avevano un
calore strano, era serena.
«Basta
non è la salvezza che voglio
usciti di
qua ci ritiriamo da qualche parte
magari i demoni continueranno
a venire ma continuerò a scacciarli
i draghi invece
»
Si bloccò, lei gli aveva poggiato una mano sulle labbra.
«Ciao.» gli aveva detto semplicemente Sofìa prima di
andarsene. Poi la mano di lei era caduta senza vita a terra.
Quella volta il risveglio fu più brusco.
Si ritrovò seduto sul letto, respirava a fatica. Si guardò
intorno ma non cera nessuno.
Gli tornarono alla mente i ricordi dellultimo combattimento
fino a quando non aveva strappato via il cuoio dallalabarda.
Si sentì mancare e rimase in silenzio.
Quando alzò di nuovo lo sguardo la donna dai capelli biondi era
là. Seduta su una lussuosa poltrona, le gambe accavallate, appena
coperte da una vestaglia bianca e cinte da numerosi braccialetti.
Non voglio uno schiavetto... ne un aiuto. Voglio un allievo.
Ora ricordò chi era la donna, un demone. I braccialetti tintinnarono.
«Dove sono.»
«Nella mia dimora, finalmente posso presentarmi come conviene. Il
mio nome è Enid la Tessitrice, Demone Sovrano della Lussuria e
dell'Inganno.»
Il letto, le lenzuola, era tutto in ordine. Una stanza pulita e avvolta
nella penombra.
«Cosa ne è stato di
»
La donna distolse lo sguardo.
«Tua sorella è ancora viva
ma laltra ragazza
»
Senza accorgersene Astea stava stringendo il lenzuolo.
«Calmati
sei ancora debole.» disse ancora lei.
«Perché sono qui.»
«Ti ho salvato io. Per come eri ridotto non ti saresti salvato cadendo
da quellaltezza.»
Astea sembrò non capire.
«Non hai memoria dellultimo scontro?»
Scosse la testa.
«Capisco. Erano secoli che nessuno sfidava Tabata
e tu sei
addirittura sopravvissuto... »
«Sofìa
cosa ne è stato di lei?»
«Credo sia stata uccisa non appena lo scontro è iniziato.»
Astea in quel momento non aveva voglia né di urlare né di
piangere. Si sentiva solo
fuori fase.
«Ho provato a
»
«Non fartene una colpa Astea
era scritto.»
Il ragazzo la fissò ancora.
«Come era scritto che io sarei divenuto un tuo allievo?»
«No, quello non è scritto, la scelta è tua, io ti
ho solo dato unaltra possibilità.»
Provò ad alzarsi dal letto.
«Devo andare da Ville
e da Wein
»
«Wein? Chi sarebbe Wein?»
Astea si morse le labbra. «Sono ancora confuso
è un
Drago Occulto che uccidemmo insieme tanto tempo fa
»
«Capisco
»
Il ragazzo fece scivolare le gambe giù dal letto, era nudo ma coperto
ancora da un lembo della coperta.
«Devo andare da Ville.»
«E cosa farete una volta riuniti? Riprenderete a fuggire?»
Astea si bloccò rimanendo in silenzio.
«Quella ragazza
Sofìa, è morta per inseguire
il vostro stupido sogno. Continuando così finirete col farvi ammazzare
anche voi
» proseguì lei.
Gli occhi di Astea sinfiammarono guardando le splendide fattezze
di Enid.
«Non ti permetto di parlare così di lei
»
Enid sorrise lievemente. «Era tanto tempo che nessuno mi trattava
così
a ogni modo chiedo perdono, non era mia intenzione ferire
i tuoi sentimenti
»
Passarono alcuni istanti.
«Non parli come un demone.»
«Dimenticati i tipi come Ghorost
io non sono come lui.»
ribatté lei con voce ferma e tranquilla.
«Cosa credi che cambierebbe se io non andassi da lei? Voi demoni
continuereste a cercarci
e anche i draghi.»
«Oh no caro Astea. I draghi vi hanno visti entrare nella torre,
ma non vi hanno visto uscirne. La distruzione che ha generato il vostro
fino all'orizzonte intorno a Tabata credo abbia allontanato qualsiasi
dubbio su una vostra eventuale sopravvivenza.»
Astea si passò una mano fra i capelli, aveva un leggero mal di
testa.
«Rimarrebbero solo i demoni
»
«Beh
eccomi qua
» continuò lei sorridendogli
e alzando leggermente le spalle dorate. Così
meravigliosa
nel dire quelle parole.
Rimase ipnotizzato dalla figura che aveva davanti a lungo.
Venne scosso da una spallina della vestaglia di Enid che scivolò
irrimediabilmente via.
«Andando da Tabata avete creato i presupposti per risolvere la vostra
situazione. I draghi vi danno per morti mentre i demoni non faranno nulla
che possa anche solo andare contro il mio volere.»
«È un ricatto?» domandò Astea aggrottando la
fronte.
«No. Hai dei buoni motivi per rimanere qui da me, motivi che vanno
al di là di una mia eventuale protezione
o meglio, della tregua
che posso concedervi dallalto della mia posizione.»
Astea stavolta rinunciò a capire cosa volesse dire la donna e attese.
«Il vostro problema Astea
più dei draghi o dei demoni
sei tu e questo lhai sempre saputo.» Ancora silenzio. «Non
vivrete mai tranquilli finché tu rimarrai la bomba innescata che
sei. Anche Ville ne era cosciente e la sua era solo una vana speranza.
Persino la protezione di Tabata non avrebbe potuto nulla contro il tuo
problema.»
Il ragazzo abbassò lo sguardo.
«Ma io posseggo la soluzione per questo problema. La mia soluzione
può renderti così forte da permetterti di uscire dai giochi
di potere di noi demoni e draghi. Così potente da fare in modo
che alla tua maledizione venga posto un freno.»
«E come mai lei, Enid la Tessitrice, mi pone questa opportunità
solo in un momento del genere?»
«Mi avresti ascoltato prima? Ho provato a contattarti varie volte
ma non cè stato modo.»
Astea rimase silenzioso.
«Dormi Astea
Ville non scapperà e, per adesso, nessun
demone o drago andrà a cercarla. Hai la mia parola.»
Il ragazzo sentì di nuovo le palpebre pesanti, «del demone
della Lussuria e dell'Inganno?» sussurrò, poi crollò
addosso alla donna che lo prese al volo e lo sistemò di nuovo a
letto.
Sorrise.
«Apri gli occhi... Etrom.» proclamò il Guardiano.
Davanti a lui, come risultato di una concentrazione di energia, apparve
la ragazza un tempo conosciuta col nome di Sofìa
inginocchiata.
«Ecco vedi
non mi piacciono granché le formalità
ma per te cercherò di fare uneccezione
» continuò
il Guardiano ammirando la propria creazione.
«Il mio nome è Kaviel il Guardiano, Demone Sovrano della
Morte, nonché degli altri Sovrani di questo mondo.»
«Tu sei mia subordinata, Etrom.»
«La tua unica ragione di vita sarà servirmi e la tua causa
sarà la causa demoniaca
sei stata generata dalle mie energie
e sei parte di me, come io sono parte di te.»
«Ci troviamo nella mia dimora nel Deserto di Cleiral, ai bordi più
occidentali del grande continente di Aman, dove risiedono draghi, mortali,
elfi e umani. »
Attese qualche istante prima di proseguire. «Tu sarai la Grande
Consolatrice dellumanità intera, la parola fine
a qualsiasi esistenza. Sarai invisibile allocchio umano e invisibile
ma meraviglioso e duro sarà il tuo compito, o Demone Maggiore della
Morte. Ora va, ripresentati qui domani
e cominceremo a parlare
di
affari.»
Etrom si alzò e fece comparire sulla propria testa un cappello
da giullare le cui punte riprendevano i motivi degli spallacci della giacca.
Il Guardiano sorrise.
«Ah dimenticavo
unultima cosa
fa parte della tiritera
della prassi: nel nostro mondo vivono anche i draghi. Draghi Celesti,
la nostra nemesi, creature divine nostri avversari. Draghi Occulti, più
potenti dei loro simili, creature neutrali per eccellenza. Occhio a non
girare troppo oggi
»
Etrom annuì e svanì nel nulla.
Kaviel sbuffò soddisfatto.
«Quando un lavoro è ben fatto è ben fatto. Devo farla
vedere a Enid
»
Noah barcollava e ondeggiava di fronte a lei
«Aimee io
» disse mentre alzava lentamente una mano verso
di lei.
Poi
un rumore schifoso ed umidiccio.
Il suo ventre si aprì e iniziarono a cadere organi e sangue in
una poltiglia rossiccia disgustosa
«IO PERDO PEZZI AIUTO
» iniziò a dire poi
il tono divenne lagnoso, «cavolo... è successo DI NUOVO
»
il ragazzo si gettò a terra affannandosi per rimetterseli dentro
Aimee si grattò nervosamente il collo, era a cavallo di un Drago
Occulto e stava raggiungendo Tradnor a una velocità invereconda.
«Beh forse non è andata proprio così
»
sussurrò fra sé e sé.
Quando il servitore di Dante sorvolò la zona dello scontro, lei
lo salutò per poi saltare giù in un balzo di un centinaio
di metri.
Quando atterrò si concentrò attorno a lei una vena di energia
azzurrina che le fece toccare la neve con delicatezza.
Cerano fuochi accesi ovunque ma non sembravano pire funerarie...
Dyon e Noah barcollavano insieme per i festeggiamenti cantando canzonacce
sconce nel dialetto di Tradnor, una lingua aspirata e dura.
Quando Noah vide Aimee lasciò andare Dyon e si avvicinò
a lei ondeggiando.
«IO PERDO PEZZI AIUTO
» iniziò a dire
poi un rumore schifoso ed umidiccio, Noah vomitò sulla neve fresca
gran parte del banchetto e continuò in tono lagnoso.
«Cavolo
è successo di nuovo
»
Aimee ebbe un gigantesco tic al sopracciglio da sotto il velo.
«Che diavolo
»
«Che diavolo è successo? È successo che quel fottuto
corvaccio che puzza di Cognac ha perso! BWHAHAHAH!!» continuò
a gridare Noah buttandosi a terra nella neve... dallaltra parte
rispetto ai suoi pezzi.
Arrivò anche Dyon. «Di un po, ma tu sei quella
che quella ser... hic
sera mi ha lanciato fuori dalla finestra?
O forse no
forse era l uomo nero la
Lord Lénzuol
»
il suo alito era talmente alcolico che se avesse provato ad accendersi
una sigaretta avrebbe cominciato a sputare fiamme.
Aimee lo scansò con un minimo di tatto. «Sì piacere
di rivederla sir Dyon
»
«Allora? Che è successo? Che significa questo?» domandò
ancora la donna a Noah.
Per tutta risposta il ragazzo prese a muoversi come in stile rana
sulla neve per poi lasciare una impronta che ricordava vagamente un drago
celestiale ubriaco. Ehm...
«Che è successo? È successo che ho avuto la peste,
ho visto una donna nuda, ho lavato la città, ho preso Tradnor e
ho scongiurato la lotta con Macka
Malaka... Molko...»
«MALACANIA
» intervenne Dyon a sostegno del compagno.
Dopo un po arrivò Lilith.
«Eccovi qua
finalmente vi ho trovati!» disse in tono
di rimprovero.
«Oh
finalmente qualcuno sobrio con cui parlare sospirò
Aimee, ma nellarrivare la ragazza inciampò su di Noah ancora
sdraiato per terra e gli cascò addosso di peso.
Iniziò a ridere come una stupida. «Bwhahahah è così
che si ride quando succedono queste cose idiote vero Noah?»
«Sì certo
ma devi metterci più forza
BWHAHAHAHAH!»
« BWHAHAHAHAH! » riprese lei gridando imperiosa. «Non
pensate di scapparmi stasera! Dobbiamo festeggiare insieme!! BWHAHAHAHAH!!»
« BWHAHAHAHAH! » ripresero i tre in coro.
Aimee li guardò stralunata poi sospirò.
Si gettò seduta a terra e prese a ridere di gusto nel vedere Noah
in quello stato.
Era sollevata.
Dante intanto si era addormentato sulla poltrona con una faccia beata
che stonava un po col suo essere un essere millenario.
Il cilindro gli scivolò via dal capo mandando in fuorigioco le
lunghe orecchie allungate da drago con un sonoro plong.
Si svegliò di soprassalto e si assicurò che nessuno lo avesse
visto o sentito... dopo di che si alzò e stiracchiandosi in maniera
languida si diresse verso la sua camera da letto
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