Sessantesimo Episodio: Tear Away


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Ville aprì gli occhi un mese e mezzo dopo lo scontro con Tabata.
Wein si era occupato di fornirle le energie per sopravvivere lanciando degli incantesimi di sostentamento ogni giorno.
Il volto del drago si illuminò quando riuscì finalmente a scorgere le iridi castane chiare della ragazza.
«Ville! Riesci a sentirmi?»
«Non urlare… imbecille…» sussurrò lei provando a sorridergli.
Lui le prese una mano. « È più di un mese che dormi! Ho il diritto di urlare!»
«Dormo? S… sono viva?»
«Certo che sei viva! Altrimenti come farei io a stare qui e parlarti a meno che non fossi morto pure io… ad… ehm… mi davi per spacciato sin dall’inizio?»
Lei abbozzò un sorriso stanco. «Ma no… è che speravo di averti con me nell’aldilà…»
Wein rimase di gesso.
«C… come??»
«Non fa nulla… dove… dove sono gli altri?»
Wein distolse lo sguardo rabbuiandosi.
«Non ho notizie di Nives e Astea…»
Gli occhi di Ville divennero una fessura.
«Cosa hai fatto in questo tempo.»
«Sono stato qui a vegliare te… non potevo lasciarti da sola…»
«Astea?»
«Astea… è vivo.»
«Dov’è?»
«Non lo so… ma so che è vivo. Me l’ha detto lei.»
«Lei chi?»
«Tabata.»


«È il miglior subordinato che sia mai stato creato!» disse risoluto il Guardiano.
«Ho infuso in lei anche le capacità di combattimento e le conoscenze così che non debba perdere tempo e studiare tutto quello che avrebbe avuto bisogno di sapere e apprendere…»
«Non ti pare un po’ limitativo decidere tu le sue esperienze?» domandò disinteressata Enid.
«Al contrario! In questo modo so esattamente cosa aspettarmi da lei!»
Enid aspirò prontamente da una sigaretta col bocchino e sputò via il fumo.
«E come va col tuo nuovo giocattolo?» domandò Kaviel assalendo il suo cono gelato.
«Devo dire che non mi sarei mai aspettata niente di simile…»
«Davvero sei così sorpresa? In fondo è un incrocio…»
«Non mi riferisco solo ai suoi poteri. Ma anche al suo carattere. Sembra che nello scontro con Tabata abbia perso qualcuno di vicino oltre alla sorella. E la sua reazione sai qual è stata?»
«È scoppiato in lacrime come fanno i mortali?»
«No, ha assunto subito un atteggiamento di sfida cauto nei miei confronti. Sembra come che quella perdita sia stata registrata e ignorata.»
«Beh i mortali non controllano fino in fondo la loro mente, spesso alcuni ricordi particolarmente dolorosi vengono messi da parte, come dimenticati…»
«Interessante…»
«Già, probabilmente è un qualcosa di così doloroso per lui che è stato “evitato” dalla sua psiche…»
Enid fissò distrattamente il Guardiano per qualche istante mentre il bambino slinguazzava il gelato.
«Che c’è?» chiese dopo un po’ lui.
«No… niente… a ogni modo tornando ai suoi poteri… sono qualcosa di devastante. Sono riuscita a contenerli per bene solo grazie a un potente sigillo che è poi comunque esploso dopo una settimana…»
«Beh, in fondo è sopravvissuto a Tabata no?»
«Già… e poi ho idea che si stia affezionando.»
«Affezionando? A te?» chiese il bimbo.
«Credo di sì. Ogni tanto mi guarda in modo strano…»
Il bambino rise di gusto. «Qualunque mortale rimarrebbe imbambolato di tanto in tanto avendo a che fare con te…»
«Sì ma lui… i suoi occhi… diventano penetranti… nel mese in cui l’ho sottoposto a una serie di allenamenti per affinare la sua sensibilità… ogni tanto sembrava come se oltre i suoi occhi, sotto la benda, si potesse appena scorgere qualcosa di nostro padre… o di Galder…»
Il Guardiano attaccò una “colata” di stracciatella che stava irrimediabilmente scendendo verso la sua piccola mano.
«Strane parole dette da te. Pensavo che quel mortale ti interessasse solo in quanto allievo…»
Enid fulminò il bambino con lo sguardo che rispose con un’aria colpevole.
«Perché, » tagliò corto, «quali altri motivi potrebbero esserci?»
«Nessuno, nessuno!!» si affrettò a correggersi Kaviel.
«Brynard come se la passa?»
«Ah non saprei… dopo la batosta di Samirien sta pianificando la presa di un regno ancora più potente… sembra che abbia intenzione di estendere il suo dominio al Nord, magari conquistando un bel castello per sistemare definitivamente la sua dimora...»
«Ho sentito dire che il sovrano di uno di quei regni del Nord è un umano dalle capacità straordinarie…» ragionò Enid «magari sta cercando qualche altro giocattolo...»
«Domani è il grande giorno dello scontro con Ghorost… si sveglierà il tuo cucciolo di umano? Ormai è svenuto da giorni…»
«Io mi preoccuperei di più per Ghorost… chissà se si è ripreso da Samirien…» ghignò Enid.


Astea si svegliò lentamente, era di nuovo sdraiato in quella che era divenuta la sua stanza.
I suoi capelli. Erano bianchi.
Si strinse nelle braccia, come per cercare di coprirsi. Quando era andato fuori controllo per la seconda volta tutto era ritornato su di lui. Lo scontro con Tabata, il modo in cui Ville si era afflosciata fra le sue braccia. Wein e il suo sangue. E Sofìa.
Lei era andata ed era anche venuta a salutarlo, bella, in punto di morte. Era sicuro di non averla vista spirare, era sicuro che quelle parole che lei gli aveva detto non erano mai state proferite.
Eppure era sicuro di aver vissuto con lei gli ultimi istanti della sua vita, come se la sua anima fosse venuta a trovarlo prima di svanire.
Quello che lo stupiva, era, che in tutto ciò non provava dolore. Ma solo un vago senso di smarrimento.
Salendo le scale per arrivare da Tabata era stato sempre più convinto di amare veramente Sofìa… eppure, adesso, non poteva che provare solo pietà per la loro situazione. Ma nient’altro.
Troppo poco dolore.
Si sentì a disagio. Forse era un uomo peggiore di quanto avesse potuto immaginare.
Pensò alla sorella. Forse Ville era l’unica persona di cui gli importasse realmente qualcosa… ma nello stesso momento alla figura della sorella si affiancò quella di Enid.
L’unica creatura, pur demoniaca, che si fosse dimostrata disposta ad aiutarlo e in grado di farlo.
Sapeva che era un demone, troppe volte Ville lo aveva messo in guardia dalle loro lusinghe. Ma ecco che accanto alle parole della sorella gli tornavano alla mente quelle del demone.
Non parli come un demone.
Dimenticati i tipi come Ghorost… io non sono come lui.”
Gli tornava alla mente l’allenamento, il modo in cui lo aveva duramente addestrato, senza dargli tregua, la freddezza perversa con la quale lo aveva consegnato alle sue paure più recondite lasciandolo nudo di fronte a ciò che temeva di più al mondo… eppure…
…eppure ora era più sereno. Si sentiva più sicuro di sé. O forse questo era il sentimento che utilizzava per colmare il vuoto lasciato da Sofìa.
Rimarrebbero solo i demoni…
Beh…eccomi qua…
Spontanea. Nelle sue parole una musicalità che mai prima aveva ascoltato.
I suoi passi leggeri e superbi e una essenza musicale che carezzava i suoni dell’isola con un tintinnare timido e un profumo più leggero e accorto.
Sospirò, era strano vedere di nuovo coi suoi occhi dopo un mese e più.
Ancora disagio. Ma la paura di ciò che aveva dentro si era sostituita a una più intima accettazione.
Forse, quello era un tentativo di conoscere il suo fardello.
Possibile che quel demone senza aver mai fatto parte della sua vita, lo conoscesse meglio di chiunque altro e possedesse la chiave della sua esistenza?
Una domanda ancora assillava i suoi pensieri mentre si rigirava nel letto.
I suoi occhi presero a fissare suoi stessi capelli marmorei.
Perché?

La mattina seguente si presentò alla sala del trono di Enid vestito degli abiti che il demone gli aveva lasciato preparati. Sui toni del nero, con qualche accenno viola. Alcuni fregi e iscrizioni demoniache ornavano una maglia nera a maniche lunghe con dei lacci di stoffa e cuoio legati attorno al torace e alle braccia. Sopra un cappotto molto simile a quello che indossava prima di conoscerla... ma di stoffa migliore con delle fibbie piatte per chiuderlo lungo una linea spezzata su tutto il lato sinistro.
L’alabarda era leggera e per quanto fosse voluminosa, non era difficile fissarla sulla schiena con dei legacci e ganci che uscivano dal retro del cappotto.
Enid osservò a lungo il ragazzo che in piedi attese davanti a lei per lunghi minuti.
Sentiva qualcosa di diverso dentro Astea. Una nuova stabilità si era fatta strada dentro di lui in quella settimana di dolore e follia.
Come se dalle ceneri della sua mente fosse rinato qualcosa di più forte di prima.
Se solo si concentrava, poteva sentire la tiepida aura di Shagrath presente nel ragazzo. Una specie di vento caldo e leggero che si contrapponeva a una frizzante brezza azzurrina, l’aura di Galder.
Ne era sicura. L’aura dell'Oscuro aveva sorpassato di poco quella del Luminoso.
Si beò per qualche istante di quella sensazione piacevole dopodiché portò i suoi occhi freddi su di lui e parlò.
«Come sai, oggi combatterai contro Ghorost. Servirà a capire se questo periodo di permanenza da me è servito qualcosa.» disse sicura.
Astea provò a interromperla, poi sospirò e riprovò quando lei ebbe finito. «Tu… cosa ne ricavi da tutto ciò?» chiese alla fine.
Lei lo guardò meglio e si alzò dal trono accompagnata dala sottile musicalità discordante di cavigliere e braccialetti.
«Non dirmi che non senti ancora quel… sottile calore che ti attraversa…» sussurrò fissandolo in maniera così penetrante che Astea fu costretto a distogliere lo sguardo.
«Io…»
«Non senti anche tu l’abbraccio sereno e imperioso delle energie che ti porti dentro?»
Senza che se ne accorgesse ora lei era vicina e gli stava girando intorno, lentamente.
«Avverti anche il calore del mio corpo come non hai mai avvertito nient’altro vero?» continuò sfiorandolo, o forse non lo aveva toccato, era la sua aura demoniaca.
«Non… non è una risposta…» disse d’improvviso lui spezzando quella danza ipnotica.
Lei si allontanò leggermente e sorrise. «Se batterai Ghorost e sarai soddisfatto di quanto hai ottenuto fino ad adesso… ne parleremo… ora andiamo. Brynard ci aspetta. Non è buona educazione fare aspettare un Demone Sovrano…specialmente se parliamo del Signore dei Ghiacci...»
Lo oltrepassò ancheggiando leggermente e svanì con un ultimo alito di veste bianca dietro l’imponente portale d’accesso.
Astea tirò il fiato.


Brynard se ne stava seduto sul suo trono ghiacciato a sorseggiare un cocktail con dentro una oliva ed un ombrellino.
Ghorost, in tutti i suoi svariati metri di altezza, attendeva qualche gradino sotto. Le sue zampe da rettile non sembravano fatte per farlo stare fermo e così ogni tanto muoveva qualche passo avanti o indietro di assestamento, sempre con quell'effetto di leggero disturbo, con quegli scatti innaturali dati dalla sua manifestazione materiale. Forse smaniava semplicemente dalla voglia di annientare Astea.
Due enormi spade di ghiaccio pendevano ai fianchi della sua armatura, dalla schiena tre fodere con altrettante armi sbucavano appena dietro la sua gigantesca mole.
Enid arrivò in una esplosione di profumi sedendosi su uno dei braccioli del trono del padrone di casa tanto per dargli fastidio.
Non che facesse granché per suscitare la sua ira, bastava che se ne stesse seduta e immobile su quel dannato bracciolo per farlo uscire di testa.
A ogni modo Brynard stava facendo sfoggio della sua grandezza da Demone Sovrano e non disse una parola per molto tempo.
Astea era con lei.
Brynard socchiuse un attimo gli occhi nel vedere il pezzo più pregiato degli “uomini” entrare tranquillamente nella sua dimora al seguito di Enid.
Sorrise di un riso amaro. Enid aveva avuto la meglio sulla sua strategia, l’aveva fatto letteralmente aspettando che il cadavere di Astea scivolasse lungo il fiume lungo il quale si era appostata.
«Bene, che strano vedere Astea Ingram di Shaen circondato da Demoni Sovrani… nella mia temporanea dimora…» esordì con una voce profonda.
«Certo Brynard, sono anche io felice di rivederti…» tagliò corto Enid dando una occhiata in giro, sembrava stesse cercando la subordinata del Guardiano ma il bambino ancora non era arrivato.
«Questo posto non fa per te Brynard… ti meriti di meglio.» sussurrò la Tessitrice sbirciando l’interno vuoto di una delle armature che era appoggiata ai lati della ampia sala del trono.
«Oh… l’ubicazione della mia dimora non è un problema, presto farò mio il più meraviglioso castello del Nord che sia mai stato costruito e lo renderò ancora più magnifico…»
Arrivò anche il Guardiano, da solo. Enid registrò l'ennesima astuzia del Guardiano. Probabilmente sapeva di Etrom ed Astea.

Brynard con un cenno del capo cessò i convenevoli e teletrasportò i tre ospiti in una colossale arena scavata nelle profondità di qualche ghiacciaio.
I tre Demoni Sovrani si disposero sulla tribuna di onore poi, mano a mano, presero ad apparire sulle gradinate centinaia e centinaia di demoni minori.
Apparivano come una torma oscura di figure indistinte, si muovevano a volte con sincronia, come uno strano stormo di uccelli, altre volte in modo completamente disordinato.
In poco meno di dieci minuti l’arena fu completamente piena e i demoni presero a rumoreggiare.
«Con tutti questi demoni in giro non mi sorprenderei che i draghi venissero subito a sapere che sono ancora vivo…» commentò Astea guardandosi intorno.
«Non ti preoccupare, lo tranquillizzò Enid, siamo in un varco scavato da Brynard nella dimensione astrale, un lavoro molto ben congegnato. Nessuna spia fra i draghi e nessuno dei presenti che spiffererà qualcosa a loro… non dimenticare che essi sono al nostro servizio e per i più deboli di loro il venire meno al legame che li unisce a noi non è neanche concepibile.»
«Confortante... vorresti fare qualcosa del genere anche con me?» ribatté il ragazzo.
«Oh... non ci sarebbe gusto...» sorrise di rimando lei facendogli gelare il sangue nelle vene.
Quando Brynard prese la parola tutti ammutolirono.
«Quest'oggi per mia gentile concessione vi sarà concesso di assistere a uno scontro fra i più interessanti che abbiano mai avuto luogo nell'Arena di Ghiaccio.»
«Come rappresentante della razza demoniaca, il comandante della truppa di assalto del mio esercito: Ghorost dei Ghiacci!»
Un boato assordante salutò il campione di Brynard, seguito da una manifestazione indistinta di energia oscura che lambì l'altissima volta dell'arena.
«Pare che Ghorost sia molto popolare...» sussurrò ancora Astea fissando da sotto il cappello le centinaia di migliaia di creature accorse per l'evento. Il suo fiato creava piccole nuvolette di fumo nell'aria e notò che anche Enid e il Guardiano le creavano, segno che tenevano alla loro manifestazione umana più di Brynard.
«Non ti preoccupare Astea... li conquisterai presto coi tuoi poteri...» gli sorrise Kaviel che gli si era avvicinato di soppiatto.
Astea rimase un po' a fissare il piccoletto che sorrise ancora più divertito.
«Questo corpo da bambino è una strana dimora per qualcuno come voi...»
Kaviel con un cenno del capo accolse il commento come un complimento. «Potrei dire lo stesso di voi due, Galder e Shagrath...»
Astea non ebbe tempo di maledire il Demone Sovrano che Brynard lo chiamò in gioco.
«Lo sfidante è il pezzo da novanta del genere umano! L'anelito di draghi e demoni, il Messaggero: Astea Ingram di Shaen!»
Un coro di insulti e fischi coprì l'ingresso in campo del ragazzo, che mentre si avvicinava al centro dell'arena prese a giocherellare con l'alabarda.
Sembrava come che giocasse con una pallina, passandosela dalla mano chiusa al dorso della mano aperta e poi indietro, solo che lo faceva col manico di un'arma di oltre due metri e ottanta.
«Il tipo sembra sicuro di sé!» commentò Kaviel attento.
«Secondo me se la sta facendo sotto... conosce di cosa è capace Ghorost.» ribatté Enid scostando una ciocca di capelli dorati all'indietro.
I passi del ragazzo intanto si fecero sempre più piccoli mentre raggiungeva il centro di quella colossale costruzione a metà fra la dimensione astrale e quella in cui era abituato a vivere.
«Bene Astea...» si disse fra sé e sé a bassa voce «intanto se batti Ghorost, volenti o nolenti, tutti i demoni presenti ti lasceranno in pace... dovrai preoccuparti “solo” dei Demoni Sovrani...»
Ghorost alzò in cielo una delle sue due spadone di ghiaccio portate per l'occasione. Da sotto il suo elmo cavo emise qualche strano miasma, poi con un cenno del capo salutò Astea, che rispose, dopodiché i due si voltarono verso la tribuna dove Brynard, vestito di una regale tunica con spallacci rilucenti come diamanti, ottenne di nuovo il silenzio.
Qualche secondo dopo diede il via.
Erano partiti.
Ghorost scatenò subito le sue energie colpendo in pieno Astea con un torrente oscuro che lo scaraventò indietro di qualche metro.
I demoni si zittirono temendo che lo spettacolo fosse già finito... ma Astea si rialzò con calma spolverando un po' di brina che gli era finita su una spalla, in seguito fece cenno al demone di farsi sotto.
Il pubblico esplose in un nuovo grido mentre Ghorost sorretto dalle potenti zampe da rettile caricava Astea facendo tremare l'intera arena.
L'impatto fu duro ma, incredibilmente, Astea resse e non si fece schiacciare dall'impeto del demone che ora superava i quattro metri e mezzo di altezza.
«Siamo cambiati dall'ultima volta...» sibilò la creatura spingendo ancora di più sull'alabarda. Nonostante la differenza di altezza i loro volti erano vicini.
«Ti piacevo di più coi capelli castani? Beh... non preoccuparti... il colore tornerà...»
Iniziarono a lanciarsi una selva di colpi parandoli e passando automaticamente al contrattacco.
Il pubblico era in visibilio. Chi l'avrebbe mai detto che un umano, per quanto forte, potesse reggere a un corpo a corpo col demone?
Ghorost affondò profondamente, tagliando di netto una ciocca di Astea, il pubblico sospirò.
«Merda… se non mi sbrigo a combattere come mi ha insegnato Enid qua il pubblico non si diverte…» disse fra sé e sé mentre fissava la sua ciocca cadere lentamente a terra.
Ghorost attaccò di nuovo stavolta sicuro di colpirlo in pieno ma Astea sembrò scivolargli intorno per poi colpirlo con la sfera in fondo al bastone della sua arma sulla schiena.
Un colpetto leggero, come in un allenamento.
Brynard aguzzò lo sguardo, «bel movimento...»
Enid sorrise.
Ghorost tornò all'attacco ma Astea schivò ancora con facilità, in pochi minuti le sorti dello scontro furono ribaltate. Sembrava come se giocasse col demone, gli astanti man mano si zittirono nel vedere il campione di Brynard in difficoltà.
Dopo un quarto d'ora di schermaglie Ghorost si decise a sfoderare la sua arma segreta e il suo corpo prese a brillare per poi divenire di nuovo coperto da una superficie riflettente.
Attaccò di nuovo in quella nuova forma e Astea ebbe più problemi a schivare finché un colpo di spada non gli aprì una lunga ferita sul torace.
Gli spalti si infiammarono mentre Astea si voltò di scatto per non guardare la creatura, reggendosi la ferita.
«Cosa succede Ingram? Sei già stanco di questo scontro?» schernì il demone, ma Astea non perse la calma. Tolse il cappello e lo lanciò in aria, svolazzò alto fino a finire nelle mani di Enid. La Tessitrice senza scomporsi gli lanciò una benda viola che dopo qualche evoluzione in cielo finì fra le mani del ragazzo.
In tutta tranquillità la prese e se la sistemò sugli occhi per poi legarla ben stretta.
I demoni ammutolirono, Astea si voltò nuovamente verso Ghorost, scrocchiò il collo e poi fece nuovamente segno di farsi sotto.
«Con piacere...» il demone riprese a incalzarlo ma adesso che Astea non aveva più paura di fissare gli specchi, il demone era nuovamente in svantaggio.
Il Messaggero sembrava danzare al suono della sua alabarda che fendeva l'aria, la sua figura si muoveva a una velocità inaudita lasciando negli occhi degli spettatori una lieve scia nera residua durante le sue evoluzioni. Una delle due spade lo sfiorò in un affondo e incredibilmente il ragazzo sfruttò il lieve momento di indecisione di Ghorost per assestargli una testata.
I demoni allibirono.
Ghorost indietreggiò barcollando gigantesco di fronte a quel colpo terrificante mentre Astea prese a sorridere.
«Me la ricordavo più dura la tua testa...» lo schernì.
Il generale di Brynard sibilò sinistro passando all'attacco ma, ancora, Astea riuscì a evitarlo e stavolta lo colpì con l'alabarda e Ghorost fu costretto a teletrasportarsi.
Alcuni demoni iniziarono a tifare per Astea.
In fondo il teletrasporto di Ghorost era stata una chiara dimostrazione del fatto che il demone in un corpo a corpo classico era in svantaggio.
«Quello stile di combattimento Enid...» sussurrò il Guardiano. «È per caso la tecnica che hai sviluppato dopo la Vera Guerra?»
«Astea è ancora un principiante... a ogni modo... sì.»
Kaviel si alzò in piedi e si sporse sulla balaustra per guardare meglio lo scontro.
«Non capisco però come mai non abbia ancora concluso lo scontro...»
«Beh lo capirai presto.»
Astea colpì ancora Ghorost ma gli fece poco più di un graffio.
«Sarai anche abile ma la tua forza è risibile...» sentenziò il demone mentre cercava di colpirlo con delle lingue di energia oscura...
«In effetti me ne sto accorgendo anche io...» bofonchiò Astea; iniziava ad avere il fiatone.
«La mia armatura non è come quelle che usate voi umani, non potrete mai scalfirla....»
«Non mi riferisco alla tua armatura... se è per questo ho tagliato di peggio...»
Il pubblico si infiammò di nuovo a quelle parole.
A ogni modo i movimenti di Astea col passare del tempo divennero più lenti e meno fluidi, finché Ghorost non passò di nuovo in vantaggio. L'umano respirava a fatica e i suoi sensi erano annebbiati.
«Che cosa gli prende ad Astea?» domandò un demone d'alto rango dal dietro la tribuna dove sostavano i Demoni Sovrani. «Se avesse avuto questa resistenza non sarebbe stato difficile sconfiggerlo qualche anno fa... privo della tecnica della Sovrana Enid…»
Enid sorrise divertita...
«Credo che nostra sorella abbia giocato un bello scherzo ad Astea...» commentò il Guardiano.
Il demone che avevano dietro rimase in silenzio incuriosito dal bambino.
«Ci sono addirittura quattro fattori che stanno facendo perdere lentamente colpi ad Astea,» spiegò docile il Guardiano, «il primo è l'arena, combattere alla cieca in un posto così affollato e a metà fra le due dimensioni è tutt'altra cosa che combattere alla cieca in un uno contro uno normale. L'altro è la ferita che Ghorost gli ha inflitto sul petto, gli umani non rigenerano come noi e ovviamente più tempo passa peggio è. Terzo, Astea viene da un allenamento molto duro e il fatto che i suoi capelli siano ancora bianchi ne è una prova, in un certo senso non è in grado di usare tutta la forza fisica a cui ci aveva abituato qualche tempo fa, e... in ultimo, se non vado errato, la benda che gli ha passato Enid era avvelenata.»
Alcuni dei demoni a loro vicini si fecero scappare delle esclamazioni di stupore.
«Acuta osservazione...» commentò Enid, «non ci sarebbe stato gusto se Astea avesse chiuso l'incontro con facilità. Quel veleno sta inibendo i suoi sensi e lo sta rendendo piano piano meno lucido...»
Kaviel a ogni modo fece schioccare la bocca sdegnato. «Così lo condanni...»
Enid si passò una mano fra i capelli. «È solo un altro passo del mio allenamento. Solo una mente lucida in una situazione come questa può salvarlo dalla morte. È la stessa mente lucida che deve aiutarlo quando andrà fuori controllo di nuovo.»
Astea arrancava, Ghorost riuscì a colpirlo di nuovo anche se di striscio, un colpo di striscio di Ghorost era sempre un attacco potenzialmente mortale.
Il ragazzo indietreggiò e le gambe non lo ressero. Le urla dei demoni, i rumori di Ghorost, le vibrazioni dell'aria. Tutto era ovattato... e poi... come mai si sentiva sempre più pesante e intontito?
Iniziò a sentire in bocca un lieve sapore metallico, era il sapore del panico.
Il demone lo attaccò ancora e lui schivò per poi inciampare all'indietro, Ghorost cercò di infilzarlo con una spada ma lui rotolò su un fianco schivandolo, si rialzò in piedi ma barcollava.
«A quanto pare sei giunto alla fine piccolo Ingram...» sibilò l'avversario.
«Merda...»
Il Guardiano lanciò una occhiata di sbieco a Enid, le cose si mettevano male per Astea, forse il suo maestro aveva esagerato... e se ne stava rendendo conto la stessa Enid che sembrava quasi... preoccupata.
Il bambino con un leggero balzo si sedette sulla balaustra e si voltò di nuovo verso lo scontro sorridendo divertito.
Il demone si fece ancora sotto mandando Astea al tappeto restituendogli la testata. Per Astea fu come se l'avessero tuffato in uno specchio d'acqua. Il mondo gli ruotò intorno, si sentì sprofondare e vide come da lontano Ghorost che continuava a colpirlo.
«Se non mi do una mossa adesso mi toccherà salutare anche Ville... e questo... questo non posso permetterlo.» disse senza che dalla sua bocca uscisse alcun suono. Cercò disperatamente di riacquistare la calma. Ripensò agli ultimi sei anni passati con gli amici e capì che non era così che voleva che finisse.
Ghorost alzò alte le spade in cielo per poi farle calare pesantemente sull'avversario in uno scenico colpo di grazia.
Ma Astea svanì da sotto le due spade, colpì due volte con la sfera all'estremità del bastone il corpo del demone sbilanciandolo e poi in un terzo e ultimo colpo roteò l'alabarda troncando di netto la testa al demone.
La folla ammutolì.
L'elmo cavo del demone toccò terra scavando un piccolo cratere sul campo di battaglia e scatenando un piccolo terremoto.
I demoni sugli spalti proruppero in un clamoroso grido di incitamento.
Astea si appoggiò all'alabarda e si lasciò lentamente cadere seduto.
I demoni lo acclamavano. Non si era mai sentito così... così fiero.
La montagna di ferraglia di Ghorost crollò a terra scossa da alcuni scatti inconsulti ma il suo capo era ancora illuminato.
In un incredibile dispendio di energie il demone riuscì a rigenerarsi e fu di nuovo sul ragazzo ma Brynard fermò lo scontro.
«Basta così, » parlò piano, sicuro che comunque tutti si sarebbero zittiti in quell'esatto secondo e infatti così fu.
«Lo scontro è terminato.» concluse. Dopodiché si alzò e se ne andò.
Il Guardiano saltò giù dalla balaustra e guardò sorridente Enid. «Beh, sei stata fortunata, Ghorost non avrebbe avuto problemi a finirlo.»
Enid annuì per poi passarsi una mano sotto al mento. «Già, credo che Brynard abbia capito che in condizioni normali... Ghorost non avrebbe avuto scampo.»
Uscito Brynard la folla prese di nuovo ad acclamare Astea. Ghorost svanì nel nulla.

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