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Ville aprì gli occhi un mese e mezzo dopo lo scontro
con Tabata.
Wein si era occupato di fornirle le energie per sopravvivere lanciando
degli incantesimi di sostentamento ogni giorno.
Il volto del drago si illuminò quando riuscì finalmente
a scorgere le iridi castane chiare della ragazza.
«Ville! Riesci a sentirmi?»
«Non urlare
imbecille
» sussurrò lei provando
a sorridergli.
Lui le prese una mano. « È più di un mese che dormi!
Ho il diritto di urlare!»
«Dormo? S
sono viva?»
«Certo che sei viva! Altrimenti come farei io a stare qui e parlarti
a meno che non fossi morto pure io
ad
ehm
mi davi per
spacciato sin dallinizio?»
Lei abbozzò un sorriso stanco. «Ma no
è che
speravo di averti con me nellaldilà
»
Wein rimase di gesso.
«C
come??»
«Non fa nulla
dove
dove sono gli altri?»
Wein distolse lo sguardo rabbuiandosi.
«Non ho notizie di Nives e Astea
»
Gli occhi di Ville divennero una fessura.
«Cosa hai fatto in questo tempo.»
«Sono stato qui a vegliare te
non potevo lasciarti da sola
»
«Astea?»
«Astea
è vivo.»
«Dovè?»
«Non lo so
ma so che è vivo. Me lha detto lei.»
«Lei chi?»
«Tabata.»
«È il miglior subordinato che sia mai stato creato!»
disse risoluto il Guardiano.
«Ho infuso in lei anche le capacità di combattimento e le
conoscenze così che non debba perdere tempo e studiare tutto quello
che avrebbe avuto bisogno di sapere e apprendere
»
«Non ti pare un po limitativo decidere tu le sue esperienze?»
domandò disinteressata Enid.
«Al contrario! In questo modo so esattamente cosa aspettarmi da
lei!»
Enid aspirò prontamente da una sigaretta col bocchino e sputò
via il fumo.
«E come va col tuo nuovo giocattolo?» domandò Kaviel
assalendo il suo cono gelato.
«Devo dire che non mi sarei mai aspettata niente di simile
»
«Davvero sei così sorpresa? In fondo è un incrocio
»
«Non mi riferisco solo ai suoi poteri. Ma anche al suo carattere.
Sembra che nello scontro con Tabata abbia perso qualcuno di vicino oltre
alla sorella. E la sua reazione sai qual è stata?»
«È scoppiato in lacrime come fanno i mortali?»
«No, ha assunto subito un atteggiamento di sfida cauto nei miei
confronti. Sembra come che quella perdita sia stata registrata e ignorata.»
«Beh i mortali non controllano fino in fondo la loro mente, spesso
alcuni ricordi particolarmente dolorosi vengono messi da parte, come dimenticati
»
«Interessante
»
«Già, probabilmente è un qualcosa di così doloroso
per lui che è stato evitato dalla sua psiche
»
Enid fissò distrattamente il Guardiano per qualche istante mentre
il bambino slinguazzava il gelato.
«Che cè?» chiese dopo un po lui.
«No
niente
a ogni modo tornando ai suoi poteri
sono qualcosa di devastante. Sono riuscita a contenerli per bene solo
grazie a un potente sigillo che è poi comunque esploso dopo una
settimana
»
«Beh, in fondo è sopravvissuto a Tabata no?»
«Già
e poi ho idea che si stia affezionando.»
«Affezionando? A te?» chiese il bimbo.
«Credo di sì. Ogni tanto mi guarda in modo strano
»
Il bambino rise di gusto. «Qualunque mortale rimarrebbe imbambolato
di tanto in tanto avendo a che fare con te
»
«Sì ma lui
i suoi occhi
diventano penetranti
nel mese in cui lho sottoposto a una serie di allenamenti per affinare
la sua sensibilità
ogni tanto sembrava come se oltre i suoi
occhi, sotto la benda, si potesse appena scorgere qualcosa di nostro padre
o di Galder
»
Il Guardiano attaccò una colata di stracciatella che
stava irrimediabilmente scendendo verso la sua piccola mano.
«Strane parole dette da te. Pensavo che quel mortale ti interessasse
solo in quanto allievo
»
Enid fulminò il bambino con lo sguardo che rispose con unaria
colpevole.
«Perché, » tagliò corto, «quali altri
motivi potrebbero esserci?»
«Nessuno, nessuno!!» si affrettò a correggersi Kaviel.
«Brynard come se la passa?»
«Ah non saprei
dopo la batosta di Samirien sta pianificando
la presa di un regno ancora più potente
sembra che abbia
intenzione di estendere il suo dominio al Nord, magari conquistando un
bel castello per sistemare definitivamente la sua dimora...»
«Ho sentito dire che il sovrano di uno di quei regni del Nord è
un umano dalle capacità straordinarie
» ragionò
Enid «magari sta cercando qualche altro giocattolo...»
«Domani è il grande giorno dello scontro con Ghorost
si sveglierà il tuo cucciolo di umano? Ormai è svenuto da
giorni
»
«Io mi preoccuperei di più per Ghorost
chissà
se si è ripreso da Samirien
» ghignò Enid.
Astea si svegliò lentamente, era di nuovo sdraiato in quella che
era divenuta la sua stanza.
I suoi capelli. Erano bianchi.
Si strinse nelle braccia, come per cercare di coprirsi. Quando era andato
fuori controllo per la seconda volta tutto era ritornato su di lui. Lo
scontro con Tabata, il modo in cui Ville si era afflosciata fra le sue
braccia. Wein e il suo sangue. E Sofìa.
Lei era andata ed era anche venuta a salutarlo, bella, in punto di morte.
Era sicuro di non averla vista spirare, era sicuro che quelle parole che
lei gli aveva detto non erano mai state proferite.
Eppure era sicuro di aver vissuto con lei gli ultimi istanti della sua
vita, come se la sua anima fosse venuta a trovarlo prima di svanire.
Quello che lo stupiva, era, che in tutto ciò non provava dolore.
Ma solo un vago senso di smarrimento.
Salendo le scale per arrivare da Tabata era stato sempre più convinto
di amare veramente Sofìa
eppure, adesso, non poteva che provare
solo pietà per la loro situazione. Ma nientaltro.
Troppo poco dolore.
Si sentì a disagio. Forse era un uomo peggiore di quanto avesse
potuto immaginare.
Pensò alla sorella. Forse Ville era lunica persona di cui
gli importasse realmente qualcosa
ma nello stesso momento alla figura
della sorella si affiancò quella di Enid.
Lunica creatura, pur demoniaca, che si fosse dimostrata disposta
ad aiutarlo e in grado di farlo.
Sapeva che era un demone, troppe volte Ville lo aveva messo in guardia
dalle loro lusinghe. Ma ecco che accanto alle parole della sorella gli
tornavano alla mente quelle del demone.
Non parli come un demone.
Dimenticati i tipi come Ghorost
io non sono come lui.
Gli tornava alla mente lallenamento, il modo in cui lo aveva duramente
addestrato, senza dargli tregua, la freddezza perversa con la quale lo
aveva consegnato alle sue paure più recondite lasciandolo nudo
di fronte a ciò che temeva di più al mondo
eppure
eppure ora era più sereno. Si sentiva più sicuro di
sé. O forse questo era il sentimento che utilizzava per colmare
il vuoto lasciato da Sofìa.
Rimarrebbero solo i demoni
Beh
eccomi qua
Spontanea. Nelle sue parole una musicalità che mai prima aveva
ascoltato.
I suoi passi leggeri e superbi e una essenza musicale che carezzava i
suoni dellisola con un tintinnare timido e un profumo più
leggero e accorto.
Sospirò, era strano vedere di nuovo coi suoi occhi dopo un mese
e più.
Ancora disagio. Ma la paura di ciò che aveva dentro si era sostituita
a una più intima accettazione.
Forse, quello era un tentativo di conoscere il suo fardello.
Possibile che quel demone senza aver mai fatto parte della sua vita, lo
conoscesse meglio di chiunque altro e possedesse la chiave della sua esistenza?
Una domanda ancora assillava i suoi pensieri mentre si rigirava nel letto.
I suoi occhi presero a fissare suoi stessi capelli marmorei.
Perché?
La mattina seguente si presentò alla sala del trono di Enid vestito
degli abiti che il demone gli aveva lasciato preparati. Sui toni del nero,
con qualche accenno viola. Alcuni fregi e iscrizioni demoniache ornavano
una maglia nera a maniche lunghe con dei lacci di stoffa e cuoio legati
attorno al torace e alle braccia. Sopra un cappotto molto simile a quello
che indossava prima di conoscerla... ma di stoffa migliore con delle fibbie
piatte per chiuderlo lungo una linea spezzata su tutto il lato sinistro.
Lalabarda era leggera e per quanto fosse voluminosa, non era difficile
fissarla sulla schiena con dei legacci e ganci che uscivano dal retro
del cappotto.
Enid osservò a lungo il ragazzo che in piedi attese davanti a lei
per lunghi minuti.
Sentiva qualcosa di diverso dentro Astea. Una nuova stabilità si
era fatta strada dentro di lui in quella settimana di dolore e follia.
Come se dalle ceneri della sua mente fosse rinato qualcosa di più
forte di prima.
Se solo si concentrava, poteva sentire la tiepida aura di Shagrath presente
nel ragazzo. Una specie di vento caldo e leggero che si contrapponeva
a una frizzante brezza azzurrina, laura di Galder.
Ne era sicura. Laura dell'Oscuro aveva sorpassato di poco quella
del Luminoso.
Si beò per qualche istante di quella sensazione piacevole dopodiché
portò i suoi occhi freddi su di lui e parlò.
«Come sai, oggi combatterai contro Ghorost. Servirà a capire
se questo periodo di permanenza da me è servito qualcosa.»
disse sicura.
Astea provò a interromperla, poi sospirò e riprovò
quando lei ebbe finito. «Tu
cosa ne ricavi da tutto ciò?»
chiese alla fine.
Lei lo guardò meglio e si alzò dal trono accompagnata dala
sottile musicalità discordante di cavigliere e braccialetti.
«Non dirmi che non senti ancora quel
sottile calore che ti
attraversa
» sussurrò fissandolo in maniera così
penetrante che Astea fu costretto a distogliere lo sguardo.
«Io
»
«Non senti anche tu labbraccio sereno e imperioso delle energie
che ti porti dentro?»
Senza che se ne accorgesse ora lei era vicina e gli stava girando intorno,
lentamente.
«Avverti anche il calore del mio corpo come non hai mai avvertito
nientaltro vero?» continuò sfiorandolo, o forse non
lo aveva toccato, era la sua aura demoniaca.
«Non
non è una risposta
» disse dimprovviso
lui spezzando quella danza ipnotica.
Lei si allontanò leggermente e sorrise. «Se batterai Ghorost
e sarai soddisfatto di quanto hai ottenuto fino ad adesso
ne parleremo
ora andiamo. Brynard ci aspetta. Non è buona educazione fare aspettare
un Demone Sovrano
specialmente se parliamo del Signore dei Ghiacci...»
Lo oltrepassò ancheggiando leggermente e svanì con un ultimo
alito di veste bianca dietro limponente portale daccesso.
Astea tirò il fiato.
Brynard se ne stava seduto sul suo trono ghiacciato a sorseggiare un cocktail
con dentro una oliva ed un ombrellino.
Ghorost, in tutti i suoi svariati metri di altezza, attendeva qualche
gradino sotto. Le sue zampe da rettile non sembravano fatte per farlo
stare fermo e così ogni tanto muoveva qualche passo avanti o indietro
di assestamento, sempre con quell'effetto di leggero disturbo, con quegli
scatti innaturali dati dalla sua manifestazione materiale. Forse smaniava
semplicemente dalla voglia di annientare Astea.
Due enormi spade di ghiaccio pendevano ai fianchi della sua armatura,
dalla schiena tre fodere con altrettante armi sbucavano appena dietro
la sua gigantesca mole.
Enid arrivò in una esplosione di profumi sedendosi su uno dei braccioli
del trono del padrone di casa tanto per dargli fastidio.
Non che facesse granché per suscitare la sua ira, bastava che se
ne stesse seduta e immobile su quel dannato bracciolo per farlo uscire
di testa.
A ogni modo Brynard stava facendo sfoggio della sua grandezza da Demone
Sovrano e non disse una parola per molto tempo.
Astea era con lei.
Brynard socchiuse un attimo gli occhi nel vedere il pezzo più pregiato
degli uomini entrare tranquillamente nella sua dimora al seguito
di Enid.
Sorrise di un riso amaro. Enid aveva avuto la meglio sulla sua strategia,
laveva fatto letteralmente aspettando che il cadavere di Astea scivolasse
lungo il fiume lungo il quale si era appostata.
«Bene, che strano vedere Astea Ingram di Shaen circondato da Demoni
Sovrani
nella mia temporanea dimora
» esordì con
una voce profonda.
«Certo Brynard, sono anche io felice di rivederti
» tagliò
corto Enid dando una occhiata in giro, sembrava stesse cercando la subordinata
del Guardiano ma il bambino ancora non era arrivato.
«Questo posto non fa per te Brynard
ti meriti di meglio.»
sussurrò la Tessitrice sbirciando linterno vuoto di una delle
armature che era appoggiata ai lati della ampia sala del trono.
«Oh
lubicazione della mia dimora non è un problema,
presto farò mio il più meraviglioso castello del Nord che
sia mai stato costruito e lo renderò ancora più magnifico
»
Arrivò anche il Guardiano, da solo. Enid registrò l'ennesima
astuzia del Guardiano. Probabilmente sapeva di Etrom ed Astea.
Brynard con un cenno del capo cessò i convenevoli e teletrasportò
i tre ospiti in una colossale arena scavata nelle profondità di
qualche ghiacciaio.
I tre Demoni Sovrani si disposero sulla tribuna di onore poi, mano a mano,
presero ad apparire sulle gradinate centinaia e centinaia di demoni minori.
Apparivano come una torma oscura di figure indistinte, si muovevano a
volte con sincronia, come uno strano stormo di uccelli, altre volte in
modo completamente disordinato.
In poco meno di dieci minuti larena fu completamente piena e i demoni
presero a rumoreggiare.
«Con tutti questi demoni in giro non mi sorprenderei che i draghi
venissero subito a sapere che sono ancora vivo
» commentò
Astea guardandosi intorno.
«Non ti preoccupare, lo tranquillizzò Enid, siamo in un varco
scavato da Brynard nella dimensione astrale, un lavoro molto ben congegnato.
Nessuna spia fra i draghi e nessuno dei presenti che spiffererà
qualcosa a loro
non dimenticare che essi sono al nostro servizio
e per i più deboli di loro il venire meno al legame che li unisce
a noi non è neanche concepibile.»
«Confortante... vorresti fare qualcosa del genere anche con me?»
ribatté il ragazzo.
«Oh... non ci sarebbe gusto...» sorrise di rimando lei facendogli
gelare il sangue nelle vene.
Quando Brynard prese la parola tutti ammutolirono.
«Quest'oggi per mia gentile concessione vi sarà concesso
di assistere a uno scontro fra i più interessanti che abbiano mai
avuto luogo nell'Arena di Ghiaccio.»
«Come rappresentante della razza demoniaca, il comandante della
truppa di assalto del mio esercito: Ghorost dei Ghiacci!»
Un boato assordante salutò il campione di Brynard, seguito da una
manifestazione indistinta di energia oscura che lambì l'altissima
volta dell'arena.
«Pare che Ghorost sia molto popolare...» sussurrò ancora
Astea fissando da sotto il cappello le centinaia di migliaia di creature
accorse per l'evento. Il suo fiato creava piccole nuvolette di fumo nell'aria
e notò che anche Enid e il Guardiano le creavano, segno che tenevano
alla loro manifestazione umana più di Brynard.
«Non ti preoccupare Astea... li conquisterai presto coi tuoi poteri...»
gli sorrise Kaviel che gli si era avvicinato di soppiatto.
Astea rimase un po' a fissare il piccoletto che sorrise ancora più
divertito.
«Questo corpo da bambino è una strana dimora per qualcuno
come voi...»
Kaviel con un cenno del capo accolse il commento come un complimento.
«Potrei dire lo stesso di voi due, Galder e Shagrath...»
Astea non ebbe tempo di maledire il Demone Sovrano che Brynard lo chiamò
in gioco.
«Lo sfidante è il pezzo da novanta del genere umano! L'anelito
di draghi e demoni, il Messaggero: Astea Ingram di Shaen!»
Un coro di insulti e fischi coprì l'ingresso in campo del ragazzo,
che mentre si avvicinava al centro dell'arena prese a giocherellare con
l'alabarda.
Sembrava come che giocasse con una pallina, passandosela dalla mano chiusa
al dorso della mano aperta e poi indietro, solo che lo faceva col manico
di un'arma di oltre due metri e ottanta.
«Il tipo sembra sicuro di sé!» commentò Kaviel
attento.
«Secondo me se la sta facendo sotto... conosce di cosa è
capace Ghorost.» ribatté Enid scostando una ciocca di capelli
dorati all'indietro.
I passi del ragazzo intanto si fecero sempre più piccoli mentre
raggiungeva il centro di quella colossale costruzione a metà fra
la dimensione astrale e quella in cui era abituato a vivere.
«Bene Astea...» si disse fra sé e sé a bassa
voce «intanto se batti Ghorost, volenti o nolenti, tutti i demoni
presenti ti lasceranno in pace... dovrai preoccuparti solo
dei Demoni Sovrani...»
Ghorost alzò in cielo una delle sue due spadone di ghiaccio portate
per l'occasione. Da sotto il suo elmo cavo emise qualche strano miasma,
poi con un cenno del capo salutò Astea, che rispose, dopodiché
i due si voltarono verso la tribuna dove Brynard, vestito di una regale
tunica con spallacci rilucenti come diamanti, ottenne di nuovo il silenzio.
Qualche secondo dopo diede il via.
Erano partiti.
Ghorost scatenò subito le sue energie colpendo in pieno Astea con
un torrente oscuro che lo scaraventò indietro di qualche metro.
I demoni si zittirono temendo che lo spettacolo fosse già finito...
ma Astea si rialzò con calma spolverando un po' di brina che gli
era finita su una spalla, in seguito fece cenno al demone di farsi sotto.
Il pubblico esplose in un nuovo grido mentre Ghorost sorretto dalle potenti
zampe da rettile caricava Astea facendo tremare l'intera arena.
L'impatto fu duro ma, incredibilmente, Astea resse e non si fece schiacciare
dall'impeto del demone che ora superava i quattro metri e mezzo di altezza.
«Siamo cambiati dall'ultima volta...» sibilò la creatura
spingendo ancora di più sull'alabarda. Nonostante la differenza
di altezza i loro volti erano vicini.
«Ti piacevo di più coi capelli castani? Beh... non preoccuparti...
il colore tornerà...»
Iniziarono a lanciarsi una selva di colpi parandoli e passando automaticamente
al contrattacco.
Il pubblico era in visibilio. Chi l'avrebbe mai detto che un umano, per
quanto forte, potesse reggere a un corpo a corpo col demone?
Ghorost affondò profondamente, tagliando di netto una ciocca di
Astea, il pubblico sospirò.
«Merda
se non mi sbrigo a combattere come mi ha insegnato
Enid qua il pubblico non si diverte
» disse fra sé e
sé mentre fissava la sua ciocca cadere lentamente a terra.
Ghorost attaccò di nuovo stavolta sicuro di colpirlo in pieno ma
Astea sembrò scivolargli intorno per poi colpirlo con la sfera
in fondo al bastone della sua arma sulla schiena.
Un colpetto leggero, come in un allenamento.
Brynard aguzzò lo sguardo, «bel movimento...»
Enid sorrise.
Ghorost tornò all'attacco ma Astea schivò ancora con facilità,
in pochi minuti le sorti dello scontro furono ribaltate. Sembrava come
se giocasse col demone, gli astanti man mano si zittirono nel vedere il
campione di Brynard in difficoltà.
Dopo un quarto d'ora di schermaglie Ghorost si decise a sfoderare la sua
arma segreta e il suo corpo prese a brillare per poi divenire di nuovo
coperto da una superficie riflettente.
Attaccò di nuovo in quella nuova forma e Astea ebbe più
problemi a schivare finché un colpo di spada non gli aprì
una lunga ferita sul torace.
Gli spalti si infiammarono mentre Astea si voltò di scatto per
non guardare la creatura, reggendosi la ferita.
«Cosa succede Ingram? Sei già stanco di questo scontro?»
schernì il demone, ma Astea non perse la calma. Tolse il cappello
e lo lanciò in aria, svolazzò alto fino a finire nelle mani
di Enid. La Tessitrice senza scomporsi gli lanciò una benda viola
che dopo qualche evoluzione in cielo finì fra le mani del ragazzo.
In tutta tranquillità la prese e se la sistemò sugli occhi
per poi legarla ben stretta.
I demoni ammutolirono, Astea si voltò nuovamente verso Ghorost,
scrocchiò il collo e poi fece nuovamente segno di farsi sotto.
«Con piacere...» il demone riprese a incalzarlo ma adesso
che Astea non aveva più paura di fissare gli specchi, il demone
era nuovamente in svantaggio.
Il Messaggero sembrava danzare al suono della sua alabarda che fendeva
l'aria, la sua figura si muoveva a una velocità inaudita lasciando
negli occhi degli spettatori una lieve scia nera residua durante le sue
evoluzioni. Una delle due spade lo sfiorò in un affondo e incredibilmente
il ragazzo sfruttò il lieve momento di indecisione di Ghorost per
assestargli una testata.
I demoni allibirono.
Ghorost indietreggiò barcollando gigantesco di fronte a quel colpo
terrificante mentre Astea prese a sorridere.
«Me la ricordavo più dura la tua testa...» lo schernì.
Il generale di Brynard sibilò sinistro passando all'attacco ma,
ancora, Astea riuscì a evitarlo e stavolta lo colpì con
l'alabarda e Ghorost fu costretto a teletrasportarsi.
Alcuni demoni iniziarono a tifare per Astea.
In fondo il teletrasporto di Ghorost era stata una chiara dimostrazione
del fatto che il demone in un corpo a corpo classico era in svantaggio.
«Quello stile di combattimento Enid...» sussurrò il
Guardiano. «È per caso la tecnica che hai sviluppato dopo
la Vera Guerra?»
«Astea è ancora un principiante... a ogni modo... sì.»
Kaviel si alzò in piedi e si sporse sulla balaustra per guardare
meglio lo scontro.
«Non capisco però come mai non abbia ancora concluso lo scontro...»
«Beh lo capirai presto.»
Astea colpì ancora Ghorost ma gli fece poco più di un graffio.
«Sarai anche abile ma la tua forza è risibile...» sentenziò
il demone mentre cercava di colpirlo con delle lingue di energia oscura...
«In effetti me ne sto accorgendo anche io...» bofonchiò
Astea; iniziava ad avere il fiatone.
«La mia armatura non è come quelle che usate voi umani, non
potrete mai scalfirla....»
«Non mi riferisco alla tua armatura... se è per questo ho
tagliato di peggio...»
Il pubblico si infiammò di nuovo a quelle parole.
A ogni modo i movimenti di Astea col passare del tempo divennero più
lenti e meno fluidi, finché Ghorost non passò di nuovo in
vantaggio. L'umano respirava a fatica e i suoi sensi erano annebbiati.
«Che cosa gli prende ad Astea?» domandò un demone d'alto
rango dal dietro la tribuna dove sostavano i Demoni Sovrani. «Se
avesse avuto questa resistenza non sarebbe stato difficile sconfiggerlo
qualche anno fa... privo della tecnica della Sovrana Enid
»
Enid sorrise divertita...
«Credo che nostra sorella abbia giocato un bello scherzo ad Astea...»
commentò il Guardiano.
Il demone che avevano dietro rimase in silenzio incuriosito dal bambino.
«Ci sono addirittura quattro fattori che stanno facendo perdere
lentamente colpi ad Astea,» spiegò docile il Guardiano, «il
primo è l'arena, combattere alla cieca in un posto così
affollato e a metà fra le due dimensioni è tutt'altra cosa
che combattere alla cieca in un uno contro uno normale. L'altro è
la ferita che Ghorost gli ha inflitto sul petto, gli umani non rigenerano
come noi e ovviamente più tempo passa peggio è. Terzo, Astea
viene da un allenamento molto duro e il fatto che i suoi capelli siano
ancora bianchi ne è una prova, in un certo senso non è in
grado di usare tutta la forza fisica a cui ci aveva abituato qualche tempo
fa, e... in ultimo, se non vado errato, la benda che gli ha passato Enid
era avvelenata.»
Alcuni dei demoni a loro vicini si fecero scappare delle esclamazioni
di stupore.
«Acuta osservazione...» commentò Enid, «non ci
sarebbe stato gusto se Astea avesse chiuso l'incontro con facilità.
Quel veleno sta inibendo i suoi sensi e lo sta rendendo piano piano meno
lucido...»
Kaviel a ogni modo fece schioccare la bocca sdegnato. «Così
lo condanni...»
Enid si passò una mano fra i capelli. «È solo un altro
passo del mio allenamento. Solo una mente lucida in una situazione come
questa può salvarlo dalla morte. È la stessa mente lucida
che deve aiutarlo quando andrà fuori controllo di nuovo.»
Astea arrancava, Ghorost riuscì a colpirlo di nuovo anche se di
striscio, un colpo di striscio di Ghorost era sempre un attacco potenzialmente
mortale.
Il ragazzo indietreggiò e le gambe non lo ressero. Le urla dei
demoni, i rumori di Ghorost, le vibrazioni dell'aria. Tutto era ovattato...
e poi... come mai si sentiva sempre più pesante e intontito?
Iniziò a sentire in bocca un lieve sapore metallico, era il sapore
del panico.
Il demone lo attaccò ancora e lui schivò per poi inciampare
all'indietro, Ghorost cercò di infilzarlo con una spada ma lui
rotolò su un fianco schivandolo, si rialzò in piedi ma barcollava.
«A quanto pare sei giunto alla fine piccolo Ingram...» sibilò
l'avversario.
«Merda...»
Il Guardiano lanciò una occhiata di sbieco a Enid, le cose si mettevano
male per Astea, forse il suo maestro aveva esagerato... e se ne stava
rendendo conto la stessa Enid che sembrava quasi... preoccupata.
Il bambino con un leggero balzo si sedette sulla balaustra e si voltò
di nuovo verso lo scontro sorridendo divertito.
Il demone si fece ancora sotto mandando Astea al tappeto restituendogli
la testata. Per Astea fu come se l'avessero tuffato in uno specchio d'acqua.
Il mondo gli ruotò intorno, si sentì sprofondare e vide
come da lontano Ghorost che continuava a colpirlo.
«Se non mi do una mossa adesso mi toccherà salutare anche
Ville... e questo... questo non posso permetterlo.» disse senza
che dalla sua bocca uscisse alcun suono. Cercò disperatamente di
riacquistare la calma. Ripensò agli ultimi sei anni passati con
gli amici e capì che non era così che voleva che finisse.
Ghorost alzò alte le spade in cielo per poi farle calare pesantemente
sull'avversario in uno scenico colpo di grazia.
Ma Astea svanì da sotto le due spade, colpì due volte con
la sfera all'estremità del bastone il corpo del demone sbilanciandolo
e poi in un terzo e ultimo colpo roteò l'alabarda troncando di
netto la testa al demone.
La folla ammutolì.
L'elmo cavo del demone toccò terra scavando un piccolo cratere
sul campo di battaglia e scatenando un piccolo terremoto.
I demoni sugli spalti proruppero in un clamoroso grido di incitamento.
Astea si appoggiò all'alabarda e si lasciò lentamente cadere
seduto.
I demoni lo acclamavano. Non si era mai sentito così... così
fiero.
La montagna di ferraglia di Ghorost crollò a terra scossa da alcuni
scatti inconsulti ma il suo capo era ancora illuminato.
In un incredibile dispendio di energie il demone riuscì a rigenerarsi
e fu di nuovo sul ragazzo ma Brynard fermò lo scontro.
«Basta così, » parlò piano, sicuro che comunque
tutti si sarebbero zittiti in quell'esatto secondo e infatti così
fu.
«Lo scontro è terminato.» concluse. Dopodiché
si alzò e se ne andò.
Il Guardiano saltò giù dalla balaustra e guardò sorridente
Enid. «Beh, sei stata fortunata, Ghorost non avrebbe avuto problemi
a finirlo.»
Enid annuì per poi passarsi una mano sotto al mento. «Già,
credo che Brynard abbia capito che in condizioni normali... Ghorost non
avrebbe avuto scampo.»
Uscito Brynard la folla prese di nuovo ad acclamare Astea. Ghorost svanì
nel nulla.
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