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Quando Astea prese di nuovo conoscenza i suoi capelli erano
tornati castani... ed Enid era al suo capezzale a fissarlo.
Per alcuni minuti non disse nulla, cercando di ricollegare bene cosa fosse
successo durante lo scontro con Ghorost.
Poi le dedicò uno sguardo diffidente. «Cosa c'era su quella
benda?»
«Del veleno.» rispose lei sorridente.
Anche Astea abbozzò un sorriso. «Sarebbe stato troppo facile
ucciderlo senza vero?»
Lei annuì.
«Peccato che alla fine sia stato lui ad avere la possibilità
di uccidermi. A questo non avevi pensato? Mi avresti fatto morire là
come un cane?»
Enid distolse lo sguardo ma senza aria colpevole, rispose con voce suadente,
«non lo so. Non avevo pensato a una eventualità simile. Mi
fidavo di te.»
«Mi hai fregato ancora una volta...» disse lui.
«Non volevo "fregarti", faceva parte dell'allenamento...»
«No... non mi riferisco a Ghorost, ma... alle tue parole. Suonano
così concilianti, sagge, eppure so che non sei veritiera fino in
fondo... sei la Tessitrice d'Inganni.» Astea si voltò dall'altra
parte del letto.
Passarono alcuni minuti, poi Astea sentì tintinnare i braccialetti
e le labbra di Enid gli sfiorarono l'orecchio. Sussultò perché
non riusciva a percepire i movimenti di Enid come quelli delle altre creature.
«Sappi che per me vale ancora quello che ti dissi anni fa: mi interessi.»
Era sparita.
Il ragazzo si raggomitolò nelle coperte.
Era di nuovo al suo cospetto, ammantato del suo lungo cappotto nero. All'interno
del castello non era facile dire se facesse caldo o freddo. Dipendeva
dalle stanze, dall'umore di Enid e dall'umore di chi le attraversava.
Il Demone Sovrano lo attendeva al trono come una statua di una pietra
calda e lucidissima.
«Dobbiamo parlare.» disse lui.
«Immagino di sì.» rispose lei senza muovere la bocca.
«Vuoi che io diventi tuo. Altrimenti non ci sarebbe motivo per tutto
quello che hai fatto fino a ora.»
«Te lo ripeto, non farò mai di te un mio subordinato. Ma
se te lo stai chiedendo, la risposta è sì. Voglio che tu
faccia qualcosa per me.»
Astea strinse i denti. Era esattamente la situazione in cui non voleva
ritrovarsi, ma a un primo momento di smarrimento subentrò una sicurezza
di se stesso, che mai prima d'ora aveva avvertito.
«Perché non me lo hai imposto? Perché non hai semplicemente
cercato di dominarmi? In fondo per un demone come te non dovrebbe essere
troppo difficile.»
«Dominarti sarebbe come avere me in un altro corpo. Non mi interessa,
voglio che sia un mio allievo a fare quello che desidero.»
«Stai aspettando che sia io a domandartelo. Non me l'hai ancora
detto.»
Lei sorrise.
Astea si grattò la testa. «Beh parla! Cosa vuoi che faccia.»
La statua si mosse, i suoi occhi la persero di vista e lei era di nuovo
vicino a lui.
«Esiste una creatura su questo mondo... che molto tempo fa mi fece
un torto,» iniziò lei.
Astea sentì distintamente al suo interno che la vicinanza di Enid
gli provocava uno strano effetto, era come se la sua energia si espandesse...
e fluisse fuori di lui.
Enid emise uno strano sospiro e si allontanò un poco, la sua sensazione
si attenuò.
«Più di quattromila anni fa lui mi sfidò e mi sconfisse
in un duello. È lui che io voglio che tu sconfigga.» disse
semplicemente.
Astea provò a riordinare le idee.
«Non riesco nemmeno a percepire i tuoi movimenti... come credi che
io possa combattere qualcuno che ti ha sconfitto.»
I braccialetti tintinnarono ancora. «Più di quattromila anni
fa la mia tecnica di combattimento era acerba, ora i tempi sono maturi
e tu hai dentro il potere per affrontarlo.»
«Per affrontarlo dovrei trattenermi ancora qui con te e continuare
l'allenamento. Dico bene?»
Enid annuì.
«Ora come ora non avresti speranze se persino Ghorost ti ha messo
in difficoltà. Anche il tuo problema non si può dire che
sia risolto... anche se in fondo ora sei abbastanza autosufficiente anche
da cieco e ho notato che il tuo spirito si è rafforzato dopo quella
settimana di allenamento intensivo.»
Come darle torto, era esattamente la sensazione che aveva dentro. Si sentiva
più sicuro... e di certo proseguire l'allenamento lo avrebbe aiutato
a ricominciare una nuova vita...
Astea se ne andò senza rispondere. Doveva pensare.
«Da dove cominciamo?» domandò Ville.
«Oh beh... in genere eri tu quella che organizzava le cose... anzi...»
Wein si fermò di botto, era compito di Nives in genere organizzare
il gruppo...
Ville fermò il cameriere. Erano seduti a un tavolino tondo di legno
e stavano facendo colazione.
«Ci porti il conto. Partiamo fra poco.» disse prima di riprendere
a sorseggiare il suo caffè.
«Abbiamo un punto di forza, sembra che draghi e demoni pensino che
nessuno di noi sia sopravvissuto a Tabata... dobbiamo sfruttare questo
vantaggio per indagare su che fine ha fatto mio fratello...» commentò
Ville calcolatrice...
«Sei sicura di essere in grado di rimetterti in viaggio?»
«Sì, le ferite sono guarite quasi del tutto... e poi non
possiamo permetterci di perdere altro tempo... se mio fratello è
vivo... non vorrei che facesse qualche sciocchezza.»
«Senti, io ci ho riflettuto... » cominciò Astea prendendo
il coraggio a quattro mani. «Sono convinto che il tuo allenamento
sia stato molto utile... ma...»
«...ma vorresti almeno rivedere Ville prima di riprendere....»
«Sì. Però...»
«Sì però... c'è qualcosa che ti turba...»
proseguì Enid. «Hai paura che tua sorella non approverebbe?»
Astea distolse lo sguardo. «Credo di sì.»
«E adesso ci pensi?»
«All'inizio... era diverso... ma ora... sento che qualcosa dentro
di me sta cambiando...»
«E hai paura che ti biasimi?»
«Pressappoco...»
«Uno strano ragionamento. Sei salvo, sei più forte di prima
e più stabile, perché dovrebbe biasimarti?»
«Perché... tutto questo l'ho ottenuto grazie a un demone...
e volente o nolente sto seguendo i suoi insegnamenti... è come
se in una manciata di settimane stessi spazzando via tutta la nostra vita
di fuggitivi.»
«E dimmi Astea, come mai fuggivate?»
«Come?»
«Hai compreso. Voglio sapere perché avete sempre osteggiato
sia draghi che demoni.» ancora la melodia ipnotica di braccialetti
e cavigliere di Enid.
Il ragazzo prese tempo e ci pensò su.
«Volevamo essere liberi.»
«Ed è libertà quella che avete ottenuto?»
«Beh-»
«Libertà di essere braccati da qualsiasi forza presente su
questo mondo?»
«I nostri poteri... ci hanno trasformato in creature alienate dal
primo giorno in cui siamo venuti al mondo. Non hai idea di quello che
abbiamo passato...»
«Io forse no... ma quei vostri poteri... così tremendi, sotto
la guida di un buon maestro sarebbero potuti diventare molto più
efficaci e meno terribili... specialmente per voi... non è vero?»
«Certo! Avremmo dovuto lavorare per i demoni andando in giro a razziare
villaggi?»
Enid scoppiò in una risata di classe. «E credi che questo
significhi lavorare per i demoni? Astea pensavo che la permanenza sull'isola
di Cathal avesse fatto cadere qualcuno dei tuoi pregiudizi...»
«Prima o poi dovrò...»
«E perché allora avete detto di no ai draghi? In fondo loro
lavorano per il "bene"» disse enfatizzando l'ultima parola
con un tono beffardo. «Con loro non sareste andati in giro a razziare...»
«Ma avremmo pur sempre fatto parte di un esercito... noi non volevamo
rientrare nei giochi di potere di altri...»
«Certo, un proposito encomiabile rimanere puliti in
questo mondo... peccato che non dipendesse da voi. Peccato che il vostro
sia solo un vezzo un lusso che quasi nessuno si può
permettere sul continente di Aman, dal mendicante al re. Il sogno di due
ragazzini in fuga da quando sono nati. E poi... volenti o nolenti avete
scatenato decine di conflitti... alcuni fra i più aspri degli ultimi
secoli e tutto per accaparrarsi il vostro potere... devo forse ricordarti
del massacro di Samirien?»
«Un lusso? Scegliere con la propria testa cosa farne della propria
vita lo chiami un lusso? E poi cosa vorresti dire con Samirien? Se non
sbaglio fu Ghorost ad uccidere donne e bambini quella mattina, non io...
o mia sorella. Draghi o demoni non fa differenza! I vostri metodi sono
i loro, forse un po' meno ipocriti...»
«Ma pensavo di averti dimostrato che in fondo non è proprio
così che stanno le cose non è vero?»
Astea stringeva i pugni. «Dove vuoi arrivare...»
Enid si sporse in avanti sul trono e lo fissò come se gli stesse
leggendo dentro. «Da nessuna parte... sto solo cercando di ragionare
con te...»
Il ragazzo deglutì.
«Non è forse vero che pochi giorni in mia compagnia sono
stati più tranquilli e fruttuosi di una vita passata a fuggire?»
«Non-»
«Non ho finito.» gli chiuse la bocca lei con una punta di
autorità. «Non è forse vero che ora ti senti meglio?
Avverti il potere, fluisce fuori di te...» la sua voce divenne un
sussurro. «Ma non lo temi più... e temi ancora di meno i
giochi di potere dei draghi ... e dei demoni... e stai tenendo testa alla
Sovrana Enid la Tessitrice... solo con le tue parole... e la determinazione
che hai acquisito.»
«Un anno.» disse infine Astea alzando il pugno chiuso verso
la Tessitrice. «In un anno terminerò il mio allenamento...
sconfiggerò il tuo avversario e sarò via da questa isola.»
Se ne andò.
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