Sessantunesimo Episodio: Dark Secret Love


MusicPlaylist
MySpace Music Playlist at MixPod.com

Quando Astea prese di nuovo conoscenza i suoi capelli erano tornati castani... ed Enid era al suo capezzale a fissarlo.
Per alcuni minuti non disse nulla, cercando di ricollegare bene cosa fosse successo durante lo scontro con Ghorost.
Poi le dedicò uno sguardo diffidente. «Cosa c'era su quella benda?»
«Del veleno.» rispose lei sorridente.
Anche Astea abbozzò un sorriso. «Sarebbe stato troppo facile ucciderlo senza vero?»
Lei annuì.
«Peccato che alla fine sia stato lui ad avere la possibilità di uccidermi. A questo non avevi pensato? Mi avresti fatto morire là come un cane?»
Enid distolse lo sguardo ma senza aria colpevole, rispose con voce suadente, «non lo so. Non avevo pensato a una eventualità simile. Mi fidavo di te.»
«Mi hai fregato ancora una volta...» disse lui.
«Non volevo "fregarti", faceva parte dell'allenamento...»
«No... non mi riferisco a Ghorost, ma... alle tue parole. Suonano così concilianti, sagge, eppure so che non sei veritiera fino in fondo... sei la Tessitrice d'Inganni.» Astea si voltò dall'altra parte del letto.
Passarono alcuni minuti, poi Astea sentì tintinnare i braccialetti e le labbra di Enid gli sfiorarono l'orecchio. Sussultò perché non riusciva a percepire i movimenti di Enid come quelli delle altre creature.
«Sappi che per me vale ancora quello che ti dissi anni fa: mi interessi.»
Era sparita.
Il ragazzo si raggomitolò nelle coperte.

Era di nuovo al suo cospetto, ammantato del suo lungo cappotto nero. All'interno del castello non era facile dire se facesse caldo o freddo. Dipendeva dalle stanze, dall'umore di Enid e dall'umore di chi le attraversava.
Il Demone Sovrano lo attendeva al trono come una statua di una pietra calda e lucidissima.
«Dobbiamo parlare.» disse lui.
«Immagino di sì.» rispose lei senza muovere la bocca.
«Vuoi che io diventi tuo. Altrimenti non ci sarebbe motivo per tutto quello che hai fatto fino a ora.»
«Te lo ripeto, non farò mai di te un mio subordinato. Ma se te lo stai chiedendo, la risposta è sì. Voglio che tu faccia qualcosa per me.»
Astea strinse i denti. Era esattamente la situazione in cui non voleva ritrovarsi, ma a un primo momento di smarrimento subentrò una sicurezza di se stesso, che mai prima d'ora aveva avvertito.
«Perché non me lo hai imposto? Perché non hai semplicemente cercato di dominarmi? In fondo per un demone come te non dovrebbe essere troppo difficile.»
«Dominarti sarebbe come avere me in un altro corpo. Non mi interessa, voglio che sia un mio allievo a fare quello che desidero.»
«Stai aspettando che sia io a domandartelo. Non me l'hai ancora detto.»
Lei sorrise.
Astea si grattò la testa. «Beh parla! Cosa vuoi che faccia.»
La statua si mosse, i suoi occhi la persero di vista e lei era di nuovo vicino a lui.
«Esiste una creatura su questo mondo... che molto tempo fa mi fece un torto,» iniziò lei.
Astea sentì distintamente al suo interno che la vicinanza di Enid gli provocava uno strano effetto, era come se la sua energia si espandesse... e fluisse fuori di lui.
Enid emise uno strano sospiro e si allontanò un poco, la sua sensazione si attenuò.
«Più di quattromila anni fa lui mi sfidò e mi sconfisse in un duello. È lui che io voglio che tu sconfigga.» disse semplicemente.
Astea provò a riordinare le idee.
«Non riesco nemmeno a percepire i tuoi movimenti... come credi che io possa combattere qualcuno che ti ha sconfitto.»
I braccialetti tintinnarono ancora. «Più di quattromila anni fa la mia tecnica di combattimento era acerba, ora i tempi sono maturi e tu hai dentro il potere per affrontarlo.»
«Per affrontarlo dovrei trattenermi ancora qui con te e continuare l'allenamento. Dico bene?»
Enid annuì.
«Ora come ora non avresti speranze se persino Ghorost ti ha messo in difficoltà. Anche il tuo problema non si può dire che sia risolto... anche se in fondo ora sei abbastanza autosufficiente anche da cieco e ho notato che il tuo spirito si è rafforzato dopo quella settimana di allenamento intensivo.»
Come darle torto, era esattamente la sensazione che aveva dentro. Si sentiva più sicuro... e di certo proseguire l'allenamento lo avrebbe aiutato a ricominciare una nuova vita...
Astea se ne andò senza rispondere. Doveva pensare.


«Da dove cominciamo?» domandò Ville.
«Oh beh... in genere eri tu quella che organizzava le cose... anzi...» Wein si fermò di botto, era compito di Nives in genere organizzare il gruppo...
Ville fermò il cameriere. Erano seduti a un tavolino tondo di legno e stavano facendo colazione.
«Ci porti il conto. Partiamo fra poco.» disse prima di riprendere a sorseggiare il suo caffè.
«Abbiamo un punto di forza, sembra che draghi e demoni pensino che nessuno di noi sia sopravvissuto a Tabata... dobbiamo sfruttare questo vantaggio per indagare su che fine ha fatto mio fratello...» commentò Ville calcolatrice...
«Sei sicura di essere in grado di rimetterti in viaggio?»
«Sì, le ferite sono guarite quasi del tutto... e poi non possiamo permetterci di perdere altro tempo... se mio fratello è vivo... non vorrei che facesse qualche sciocchezza.»


«Senti, io ci ho riflettuto... » cominciò Astea prendendo il coraggio a quattro mani. «Sono convinto che il tuo allenamento sia stato molto utile... ma...»
«...ma vorresti almeno rivedere Ville prima di riprendere....»
«Sì. Però...»
«Sì però... c'è qualcosa che ti turba...» proseguì Enid. «Hai paura che tua sorella non approverebbe?»
Astea distolse lo sguardo. «Credo di sì.»
«E adesso ci pensi?»
«All'inizio... era diverso... ma ora... sento che qualcosa dentro di me sta cambiando...»
«E hai paura che ti biasimi?»
«Pressappoco...»
«Uno strano ragionamento. Sei salvo, sei più forte di prima e più stabile, perché dovrebbe biasimarti?»
«Perché... tutto questo l'ho ottenuto grazie a un demone... e volente o nolente sto seguendo i suoi insegnamenti... è come se in una manciata di settimane stessi spazzando via tutta la nostra vita di fuggitivi.»
«E dimmi Astea, come mai fuggivate?»
«Come?»
«Hai compreso. Voglio sapere perché avete sempre osteggiato sia draghi che demoni.» ancora la melodia ipnotica di braccialetti e cavigliere di Enid.
Il ragazzo prese tempo e ci pensò su.
«Volevamo essere liberi.»
«Ed è libertà quella che avete ottenuto?»
«Beh-»
«Libertà di essere braccati da qualsiasi forza presente su questo mondo?»
«I nostri poteri... ci hanno trasformato in creature alienate dal primo giorno in cui siamo venuti al mondo. Non hai idea di quello che abbiamo passato...»
«Io forse no... ma quei vostri poteri... così tremendi, sotto la guida di un buon maestro sarebbero potuti diventare molto più efficaci e meno terribili... specialmente per voi... non è vero?»
«Certo! Avremmo dovuto lavorare per i demoni andando in giro a razziare villaggi?»
Enid scoppiò in una risata di classe. «E credi che questo significhi lavorare per i demoni? Astea pensavo che la permanenza sull'isola di Cathal avesse fatto cadere qualcuno dei tuoi pregiudizi...»
«Prima o poi dovrò...»
«E perché allora avete detto di no ai draghi? In fondo loro lavorano per il "bene"» disse enfatizzando l'ultima parola con un tono beffardo. «Con loro non sareste andati in giro a razziare...»
«Ma avremmo pur sempre fatto parte di un esercito... noi non volevamo rientrare nei giochi di potere di altri...»
«Certo, un proposito encomiabile rimanere “puliti” in questo mondo... peccato che non dipendesse da voi. Peccato che il vostro sia solo un “vezzo” un lusso che quasi nessuno si può permettere sul continente di Aman, dal mendicante al re. Il sogno di due ragazzini in fuga da quando sono nati. E poi... volenti o nolenti avete scatenato decine di conflitti... alcuni fra i più aspri degli ultimi secoli e tutto per accaparrarsi il vostro potere... devo forse ricordarti del massacro di Samirien?»
«Un lusso? Scegliere con la propria testa cosa farne della propria vita lo chiami un lusso? E poi cosa vorresti dire con Samirien? Se non sbaglio fu Ghorost ad uccidere donne e bambini quella mattina, non io... o mia sorella. Draghi o demoni non fa differenza! I vostri metodi sono i loro, forse un po' meno ipocriti...»
«Ma pensavo di averti dimostrato che in fondo non è proprio così che stanno le cose non è vero?»
Astea stringeva i pugni. «Dove vuoi arrivare...»
Enid si sporse in avanti sul trono e lo fissò come se gli stesse leggendo dentro. «Da nessuna parte... sto solo cercando di ragionare con te...»
Il ragazzo deglutì.
«Non è forse vero che pochi giorni in mia compagnia sono stati più tranquilli e fruttuosi di una vita passata a fuggire?»
«Non-»
«Non ho finito.» gli chiuse la bocca lei con una punta di autorità. «Non è forse vero che ora ti senti meglio? Avverti il potere, fluisce fuori di te...» la sua voce divenne un sussurro. «Ma non lo temi più... e temi ancora di meno i giochi di potere dei draghi ... e dei demoni... e stai tenendo testa alla Sovrana Enid la Tessitrice... solo con le tue parole... e la determinazione che hai acquisito.»
«Un anno.» disse infine Astea alzando il pugno chiuso verso la Tessitrice. «In un anno terminerò il mio allenamento... sconfiggerò il tuo avversario e sarò via da questa isola.»
Se ne andò.

previous
index
next