Sessantatreesimo Episodio: 2 + 2 = 5 (The Lukewarm)


MusicPlaylist
MySpace Music Playlist at MixPod.com

Astea si ritrovò fra le braccia di Enid e, la prima cosa che fece, fu sgattaiolare via dal suo abbraccio in un lampo.
Rimase seduto là vicino per un po', Enid lo guardava senza espressione di sorta.
Il ragazzo si grattò il mento.
Fece per aprire bocca ma si fermò.
Silenzio.
Enid non sembrava intenzionata a parlare.
...
Astea provò a riprendere la parola iniziando con l'indicarla... ma scivolò di nuovo in un silenzio di tomba.
«Ehm.... beh... che è successo?»
«Come “che è successo?” non ricordi nulla?»
Astea si grattò la testa sotto il cappello che gli scivolò sul muso.
«Ehm... se rispondo di no ci faccio una figura del cavolo?»
Enid scosse la testa...
«Beh... a dire la verità qualcosa mi ricordo...»
Il demone lo fissò stavolta attenta.
«Astea...» disse lei infine. «Se vuoi finirla qui e mollare tutto sei libero.»
«Come?»
«Hai compreso le mie parole. Sei libero di andartene...»
Astea si inumidì le labbra.
«È stato così terribile?»
«... un po'...»
Lui abbassò lo sguardo, mentre Enid si issava in piedi con un fruscio lontano.
La Tessitrice se ne stette per qualche istante ferma in piedi, poi si voltò e fece per andarsene. «Troverai una nave ormeggiata sul lato nord dell'isola. Ti condurrà ad Aman... e da lì potrai ricongiungerti con tua sorella...»
Lei era sulla porta dell'ala Ovest quando lui si decise a parlare.
«Un... un momento!» gridò.
Enid non lo guardava ma lui si sentiva ugualmente i suoi occhi addosso.
«Non ho detto che avrei mollato tutto. Ho detto che in un anno avrei completato l'allenamento... e oggi sono più sicuro di quando lo dissi tempo fa...»
Enid si voltò, aveva un’espressione molto vicina all'incredulità.
«Quando è successo... l'ultima volta... sono stato io a liberare tutte quelle energie...»

Si sentiva sempre più strano, non poteva fare a meno di ripetersi che stava facendo tutto questo per Ville... ma in cuor suo un'altra verità andava facendosi largo.
Qualcosa da cui fuggiva con più foga di quanta ne usava per la sua maledizione.
La maledizione faceva parte di lui, non poteva sfuggirne, poteva solo imparare a comprenderla e a sopportarla...
Ripensò a Sofìa. Percepiva distintamente ora l'aura demoniaca che lo circondava. Era un effetto dell'allenamento, della padronanza che stava acquistando sui suoi poteri... quell'aura leniva i dolori, le preoccupazioni... l'amore. Era in grado di annebbiare tutto, di farlo scivolare in uno stato di placida calma. Un’accettazione di quello che era stato e di quello che sarebbe stato. Forse proprio perché in entrambe le direzioni c'erano solo morte e disperazione.
I pensieri nella sua mente si accavallavano.
Si accavallavano le figure di tre donne.
Sofìa.
Ville.
Enid.
"Enid non è una donna" urlava nella sua testa. "È un demone. Ti consumerà."
Era vero. Se ne stava accorgendo solo adesso... o meglio, solo adesso ne era conscio, ci pensava. Lui era cambiato. L'allenamento con Enid lo avvicinava sempre di più alla sua controparte demoniaca.
Guarire significava perdere Sofìa e non provare dolore? Significava perdere...
Non voleva pensarlo.
"Perdere Ville?"
Non l'aveva persa. Non ancora.
«Astea!» gridò Enid risvegliandolo dai suoi pensieri.
Schivò a malapena un artiglio del demone che l'avrebbe tranciato di netto.
«Ehm... s-si scusa...»
Mesi erano passati da quel fatidico giorno in cui aveva dato sfogo a tutto il suo potere. Mesi in cui si era allenato con Enid alternativamente nell'isola e nella stanza degli specchi.
Nell'ala Ovest combatteva bendato cercando di tranquillizzarsi nonostante la presenza dell'altro se stesso pronto a fluire sulle pareti.
Piano piano aveva imparato ad acquistare confidenza anche in quella stanza...
Forse la prossima volta non sarebbe esploso...
Il demone lo attaccò di nuovo e lui riuscì a ruotare su se stesso scagliandola lontano.
Gli fu addosso in una frazione di secondo puntandole l'alabarda alla gola, lei a terra.
Ma Enid scomparve e gli riapparve dietro pronta a colpirlo. Lui l’afferrò e cercò di gettarla di nuovo a terra, ma lei si resse e finirono a terra in due.
Era matematico. Quando erano vicini... troppo vicini... la sua aura cresceva facendo venire meno la sua volontà di respingerla.
Fu lei a levarselo di dosso e la sensazione si affievolì... ma era sicuro che ogni volta scivolava irrimediabilmente sempre più vicino a lei.
L'unica creatura che era stata capace di vivere insieme a lui la sua follia, il suo terrore. Fino in fondo.


«Ville?»
«Sì?»
«Forse sono riuscito a rimediare qualche informazione utile... per quanto sembri un po' assurda... ho una notizia buona e una cattiva...»
Ville fece entrare Wein nella sua stanza. Erano fermi a Celestia da una settimana e Wein, ormai abituato a non far notare la sua presenza, aveva spiato un incontro informale che si era tenuto lì fra Draghi Celesti e l'alto consiglio della città.
«Beh? Che hai scoperto?»
Wein entrò con un vassoio con sopra delle tartine e del vino dolce delle colline di Celestia.
Ville ebbe un tic al sopracciglio.
«Beh e questa roba per chi è?»
«Oh avevo intenzione di portarla alla figlia del proprietario della locanda... hai visto che bella figliuola?»
Ville lo squadrò.
«Ovvio che è per NOI. Devi mangiare di più e rimetterti in forze!»
«Col vino?»
«Che importanza ha con cosa ti rimetti in forze?» il drago sistemò il vassoio sul tavolino.
«Beh... e che si festeggia?» commentò Ville che non riusciva a nascondere un sorriso di fronte agli sguardi ammiccanti di Wein.
«Il ritrovamento di Astea!»
La ragazza si aggrappò al tavolo. «Finalmente una pista?? E dov'è?»
«Oh... beh questa è la notizia cattiva...»
«Sarebbe a dire?»
«Beh... ho scoperto che sull'isola di Cathal, che secondo alcuni testi esoterici dovrebbe essere la residenza di Enid la Tessitrice, ultimamente ci sono state delle deflagrazioni terrificanti... la cosa strana è che i Draghi Celesti non sono stati... e non sono stati nemmeno i Draghi Occulti...»
«Lotte interne fra demoni?»
«No, gli altri Demoni Sovrani se ne stanno tranquilli nelle loro dimore... e difficilmente un demone meno potente potrebbe creare eventi del genere, pare che dieci mesi fa un'onda anomala abbia spazzato via un mercantile diretto a Kalderon... e devastato i villaggi sulla costa...»
Stettero a lungo in silenzio... poi la pancia di Ville emise strani rumori.
La ragazza arraffò una tartina e iniziò a rimuginare... «potrebbe essere lui... certo... l'isola di Cathal è lontanissima da qui...»
Wein stappò la bottiglia e la versò nelle coppe. Rimase un po' a fissare Ville.
«C'è qualcosa che non va?»
«Che?»
«Ho detto che c'è qualcosa che non va.»
«Non era una domanda?»
«Prima lo era... ma ora è una constatazione, mi aspettavo una reazione più forte...»
Lei non rispose.
«È successo di nuovo?»
«Che?»
«Le tue emozioni... le hai perse?»
Lei bagnò le labbra nel bicchiere, tutto era fuori luogo in quella umile stanza. Anche le domande di Wein.
«Hai detto “delle deflagrazioni...” quindi significa che è li e in qualche modo è vivo... e questa era la notizia che mi premeva di più...»
Il drago sospirò e si mise a sedere stancamente su una poltrona.
«A questo punto c'è da chiedersi cosa starà facendo là... in fondo la Tessitrice per quello che ne sappiamo non si è mai interessata a lui vero?» domandò infine.
«È questo... quello che non quadra...»

[...]



L'anno era passato. Trecentosessantacinque giorni di allenamento filato senza che Astea avesse nemmeno il tempo per dire "a".
Ma aveva pensato in quei giorni, in quelle settimane, in quei mesi. Ragionato sulla sua situazione...
Domande e dubbi gli ronzavano in testa mentre entrava per l'ennesima volta nell'ala Ovest del castello. Enid lo vide entrare con un passo sicuro. Lui la salutò con un cenno del capo raggiungendo il centro della sala.
«“A”.»
«Cosa?».
«Niente, ricomincio.»
«Ok.»
«Enid...» disse fermo entrando nella stanza bendato. «Oggi toglierò la benda... »
«Il sigillo è pronto. Se te la senti.»
«Non ne avremo bisogno.» disse lui voltandosi verso di lei.
«Ora. Sono pronto.»
Astea tolse la benda fissò Enid negli occhi, dopo di che spostò lo sguardo sugli specchi che erano dietro di lei.


Il vento scompigliava i capelli di Ville che a stento riusciva a tenersi aggrappata alla schiena di Wein.
Il drago si era trasformato per l'ultimo tratto, quello sul mare. Non c'era nave che avrebbe acconsentito a portarli sulla isola di Cathal e così alla fine avevano deciso di andare lì a modo loro.
Le maestose ali aperte del drago fendevano l'aria come se fossero sottili e resistentissime ombre oscure.
Le parole di Tabata gli tornarono in mente mentre l'isola e la punta più alta del castello di Enid apparivano all'orizzonte.
Un giorno sarete di nuovo assieme, per l’ultima battaglia. Sarà allora che li dovrai abbandonare, o periranno entrambi.
Un giorno sarete di nuovo assieme... significava che se avesse rincontrato Astea avrebbe dovuto anche combattere "l'ultima battaglia"?
Di certo uno scontro con Enid era quanto di peggio ci si poteva aspettare dal loro viaggio a Cathal...
Anche se Astea avesse dato loro una mano sarebbe stata molto dura... per non dire impossibile... ma allora perché li avrebbe dovuti abbandonare? Forse attaccando il demone alla sprovvista come aveva sempre fatto, apparendo dal nulla nel momento critico, sarebbero riusciti quanto meno a salvarsi la vita...
E invece non doveva combattere. Combattere significare condannarli a morte. Non era possibile scherzare con le profezie di Tabata.
E lui? Che fine avrebbe fatto? Non diceva nulla di lui la profezia.
Sentiva Ville sulla schiena, un calore appena percepibile. Si stringeva a lui con forza, per non cadere.
Quei mesi con lei erano stati belli e distorti. Avevano qualcosa di più importante da fare... ma per qualche tempo, soli, insieme, era stato bello.
E ora tutto doveva di nuovo finire... e Tabata aveva predetto la morte dell'unica donna cui era stato veramente legato. Dell'unica donna che non sarebbe mai potuta essere veramente legata a lui. L’aveva affidata nelle sue mani. Lui che più di ogni altro avrebbe voluto poter fare qualcosa per quei due.
Fare qualcosa significava non fare nulla e abbandonarli al loro destino, qualunque esso fosse.
Un vuoto d'aria gli fece perdere quota. Erano quasi arrivati. Wein sorrise amaramente... Ville avrebbe fatto bene a non fidarsi di lui fin dall'inizio... non voleva pensarci.
Atterrarono sulla sabbia rovente dell'isola. Ville fece per voltarsi verso Wein ma lui era già sparito, avvolto nel suo manto invisibile.
La ragazza serrò i pugni e si diresse verso il castello.


Nulla.
Non era successo nulla agli specchi.
L'ala Ovest non era esplosa.
Ed Enid era ancora tutta d'un pezzo.
Sottili lingue rossastre lambivano i piedi del ragazzo per poi salirgli attorno in spirali che si contorcevano e si rilassavano. Un fumo denso lo circondava, un fumo che ogni tanto lasciava intravedere un volto demoniaco mostruoso e terribile.
Gli occhi del ragazzo erano rossastri e i suoi capelli erano baciati da riflessi scarlatti ed elettrici.
Un generale della morte. Un prediletto di Shagrath.
«... Astea? Sei tu?»
«... in parte...» rispose lui, la sua voce era come seguita da un'altra più oscura e cavernosa.
L'aura demoniaca attorno a lui danzava ed emetteva in piccole frazioni di secondo delle quantità enormi di energia che subito si riassopivano.
«Sei... stabile?»
«Presto... lo sarò del tutto... ed io e te faremo scempio dei nostri nemici... e degli amici...»
La Tessitrice sorrise. Poi però un'ombra turbò il suo volto.
«Sei veramente Astea? O Shagrath ha il totale controllo su di te?» era felice... ma...
L'aura prese a spirare più forte. «Sono io Enid... sono... io... e ho preso una decisione...»
Si avvicinò a lei e la baciò.
Così concentrati dalla realizzazione di tanti sforzi, da un avvenimento che apriva a migliaia di possibilità e futuri incerti, così presi in quel bacio demoniaco, non avvertirono né l'arrivo di Wein, né l'ingresso nel castello di Ville; né l'aprirsi della porta che dava nella sala.
Ville venne illuminata da quella luce scarlatta, sbarrò gli occhi nel vedere suo fratello baciare Enid in una sala piena di specchi.
Inoltre... lui era... calmo.
«ASTEA!» gridò. Poi si coprì la bocca con la mano.
Lui spezzò il bacio e si voltò di scatto. I suoi occhi rossi ebbero un’indecisione. Sul suo volto si dipinse un'espressione di colpevolezza.
«Vi...Ville...»
Il vuoto di Ville prese a pulsare impazzito, la sua vista barcollò.
«E così questa sarebbe tua sorella?» commentò sprezzante Enid. Le sue mani scivolarono dietro il collo di Astea baciandogli un orecchio.
«Ma... cosa...» Ville era rimasta senza parole.
«Sì... è lei...» rispose Astea scrocchiando leggermente il collo.
«Astea che è successo? Cosa significa questo? Cosa-»
Il ragazzo alzò una mano verso sua sorella.
«Non parlare Ville... ti spiegherò tutto io...» riprese con voce serena. «Qui da Enid ho imparato a conoscermi, a convivere con la maledizione... e a sfruttarla. Ora ... non dovremo più fuggire...»
«Fuggire? Che diavolo stai dicendo!» gridò sua sorella entrando nella sala. «Ma se era proprio dalla tua tremenda maledizione che fuggivamo! Ora tu... ne sembri schiavo!»
«Schiavo? Io ho guardato gli specchi. Ho visto la Vera Guerra, ho visto tutto... ma sono ancora qui... a parlare con te...»
Wein si era introdotto nella sala e adesso fissava il dialogo a bocca aperta.
«... tu... sei schiavo di Enid...»
La Tessitrice rise di gusto. «Schiavo? Lui è sempre stato libero di fare quello che voleva! Ma è rimasto qui perché una settimana con me è stata molto più utile di una vita passata a inseguire l'irrealizzabile al tuo fianco. Un luogo vuoto e privo di qualsiasi emozione...»
Queste frasi colpirono Ville nel vivo. Un duro colpo.
Forse il suo potere era affievolito dal castello, o forse la quantità di emozioni che si riversarono nella sua mente fu tale da non essere sparpagliata in poco tempo.
Lacrime presero a solcare il suo volto.
«A... Astea... è vero... quello che ha detto?»
«Ville... io volevo... essere utile...»
La sua voce era doppia, come se l'altra voce cavernosa facesse un verso canzonatorio a quelle parole, che circondate da fumi neri e lingue rosse suonavano solo come un crudele scherzo.
«Ma... ma no Astea... io... tu... non dovevi fare questo...» il tono di Ville era materno.
«Io... ero stanco di essere un peso... volevo... proteggerti...»
L'oscurità intorno ad Astea prese a traballare come una fiamma.
«Non... non è tardi vero? Lascia Enid... torna con me... possiamo... possiamo ancora essere felici...»
«Felici? Tu non hai idea di cosa sia la felicità, il dolore, la privazione.» l’aggredì Enid. «L'ardore di qualsiasi creatura vivente... tu questo non lo avrai mai. Per quanto ancora torturerai tuo fratello isolandolo del tuo deserto? »
«È una menzogna! Io... non voglio che finisca così...»
«E invece è così che finirà. Non c'è modo in cui tu possa essere salvata, non c'è modo di vivere col tuo fardello e nemmeno Astea ha modo di farlo.»
Enid come a sottolineare le proprie parole baciò ancora Astea, voluttuosa, mentre Ville crollava in ginocchio in preda ai singhiozzi.
In un momento del genere in cui rimanere fredda e calcolatrice era di vitale importanza, lei non ne era in grado. Le parole di Enid erano menzogne.
Lo erano?

Wein fece per intervenire... ma le parole di Tabata tornarono alla sua mente come una mannaia: "periranno entrambi". Si sentiva immobilizzato. E il suo cuore era rotto.
«Astea... fa qualcosa... non può finire così...» sussurrò.
Mentre baciava Astea Enid alzò una mano contro Ville in ginocchio. Liberò le sue energie ma non giunsero mai a destinazione.
Astea le aveva fatto mancare il bersaglio.
«Non è questo che voglio...» disse lui.
«Come no? Prima che lei entrasse stavi per comunicarmi la tua decisione. Il mondo è nostro e con esso la sua distruzione... baciami ancora... e dimentica tua sorella...»
Enid si avvicinò di nuovo ma Astea la evitò.
«Cosa c'è adesso? Gli specchi! Ricordi gli specchi? Tremavi come una foglia! Ora sei una divinità della guerra! Lasciati... andare...»

Il tempo nella mente di Astea rallentò fino a fermarsi.
Ville era a terra in ginocchio. In lacrime. Enid invece con la sua vicinanza lo infiammava di odio e rabbia... ma anche passione. Una passione capace anche di coprire il suo amore per Ville. Sua sorella.
Sua sorella.
Sentì il suo cuore, mancò due battiti. Come quella volta, nella torre di Tabata.
Le energie demoniache presero a pulsargli in testa con tanta forza che temette di esplodere.
Poi improvvisamente sentì di nuovo anche la presenza di Galder.
L'allenamento da Enid era servito a dargli un modo di utilizzare la sua maledizione. Assopire Galder e liberare Shagrath.
Ora ne aveva la certezza. Il grande inganno o una via di uscita.
Come da una piccola falla in una diga, l'energia di Galder prese a zampillare nella sua mente fumando ed evaporando non appena entrava in contatto con quella di Shagrath.
Ville.
Piangeva. Lo amava.
E soffriva.
Tutto il resto perse significato.

Scagliò lontano Enid mentre di fianco al fumo denso di Shagrath iniziava a sprigionarsi una luminescenza azzurrina.
Gli occhi felini di Enid lo fissarono inferociti.
«Cosa c'è che non va? Non è forse vero che con me hai risolto tutti i tuoi problemi?»
«Sì... ma se risolvere i problemi del passato significa precipitare in una spirale ancora maggiore di disperazione allora... rinuncio...»
Enid sbiancò in volto in una reazione molto umana.
«Significa che preferisci scappare per il resto della vita con quella donna morta piuttosto che vivere per l'eternità al mio fianco?» la sua voce aveva assunto ora connotazioni demoniache.
«Io... credo di sì.» E nel dirlo le energie sembrarono stabilizzarsi in lui. Metà luminose, metà oscure.
Enid ringhiò di rabbia mentre il sigillo dell'ala Ovest prendeva forma nella sala proteggendo le pareti dal suo furore.
Rocce e specchi andarono in frantumi.
«Come... hai potuto... TRADIRE... ME...» la pioggia di frammenti accompagnò quelle parole rendendole taglienti.
Astea e Enid si scontrarono a mezz'aria scatenando una vera e propria onda d’urto che affossò le pareti. Wein resistette a malapena in piedi coprendosi il volto. Era allibito. Non aveva mai visto niente di simile... ed Astea... adesso avrebbe potuto liberarsi di lui in un battito d'occhi.
«Non devi... io... » Enid contava per lui. Non voleva perdere nemmeno lei. «Basta! Voglio che tutto finisca! Voglio... la Morte...»
Enid fece per colpirlo ma Ville intervenne indebolendo col suo potere quell'attacco.
Astea atterrò fra le sue braccia. Lei lo strinse a se. «Astea... usciamo di qui...»
«Ville...» lui le cinse il volto e le baciò la fronte.
Fu l'ultima parola che rivolse alla sorella. Prima di scivolare per sempre nel turbine di oscurità che l'avrebbe reso il Fante Oscuro.
Prima che la realtà come la conosceva finisse irrimediabilmente in pezzi. Inservibile. Si alzò ed affrontò Enid con tutta l'abilità di cui era capace. Le energie di Galder e Shagrath zampillavano fuori dal suo spirito disegnando dei grossi archi di potere sui muri, incontrandosi a mezz'aria e crepitando come fulmini.
Si mosse come una scia oscura, la sua alabarda fu su Enid che schivò, ma un attacco ancora più veloce grazie alle energie che aveva liberato riuscì a portarlo a segno.
Nell'istante esatto in cui l'alabarda stava per colpire Enid qualcosa lo fermò. La sua carnagione mulatta, i suoi occhi azzurri adesso iniettati di un odio antico e anche di una sofferente delusione. Il suo corpo meraviglioso e fatale. Le sue parole così sagge e in grado di intimorire chi le ascoltava.
Il colpo rallentò e venne facilmente evitato da Enid.
Era in quel momento che Wein sarebbe potuto intervenire. Le sue mani scivolarono sulla balestra puntata alla fronte del Demone Sovrano, chiamò a sé tutte le energie di cui era capace caricando un unico dardo di tutto il potere che disponeva. La balestra divenne pesante e incandescente fra le sue mani. Avrebbe potuto evitare che la ruota del destino imboccasse definitivamente quella strada. Ma non lo fece, “periranno entrambi”.
Quante volte, in seguito si sarebbe trovato a rimpiangere quella scelta.
La morte sarebbe stata un sollievo, rispetto a quello che li attendeva.

Enid riscontrò negli occhi di Astea quella indecisione e questo non fece altro che accrescere il dolore per il suo orgoglio ferito, la rabbia per le attenzioni che aveva rivolto ad Astea, rabbia per aver desiderato, solo per alcuni istanti, che lui fosse suo per sempre. Solo lui e nient'altro.
Lo scaraventò lontano e nemmeno si preoccupò di arginare i poteri di Ville.
Prese a parlare con una voce così carica d'odio da crepare le pareti della sala. Le sue energie esplosero in colonne di luce violacea.
«E le mie parole saranno legge, la mia legge sarà il futuro e il mio futuro sarà realtà.» le colonne si unirono sulla volta iniziando a formare un unico terrificante vortice. «Il mio odio sarà dolore, il mio dolore sarà disperazione e la mia disperazione sarà la realtà.» dal vortice numerose lingue di potere afferrarono i due Ingram di Shaen facendoli urlare di dolore. «E la realtà sarà tremenda e implacabile, crudele e indifferente... e sarà meravigliosa e definitiva.»
Il marchio di Enid illuminò prima il petto di Astea... poi anche quello di Ville.
«Tu, donna dal cuore di vetro, soffrirai di un dolore lancinante per ogni secondo di vita che tuo fratello avrà nei secoli a venire. E rimarrai lucida. Grazie al tuo potere. E ogni volta sarà come la prima volta
Sul corpo di Ville si aprirono squarci orribili mentre il sangue prese a zampillare bagnando le sue vesti. Le iridi scivolarono all'indietro mentre gridava di dolore.
Gli occhi di Enid divennero ancora più affilati mentre lo sguardo si spostava su Astea. Il ragazzo si gettò verso di lei urlando nel vano tentativo di evitare il peggio. Ma ormai era troppo tardi.
«E tu, abominio del Mana, Messaggero della distruzione. I tuoi occhi non vedranno mai più e vivrai in eterno ché nessun mortale potrà regalarti la morte, » Astea si gettò le mani al volto mentre un bianco ovattato tingeva i suoi occhi scacciando l'oscurità, il sangue e il bene. Come se li stesse strappando via. Catene lacci e lingue di energia lo circondarono serrandolo in una stretta terrificante «e il tuo amore per tua sorella sarà la tua condanna... perché sarà solo grazie a te che lei vivrà la più grande maledizione che sia mai stata concepita in tutte le epoche. Che disperazione e futuro diventino realtà! Io ora, qui, vi maledico. L'eternità vi aspetta! Sarà, per sempre.»
Tutto divenne oscuro. Niente sarebbe stato più lo stesso.

previous
index
next