|
Astea si ritrovò fra le braccia di Enid e, la prima
cosa che fece, fu sgattaiolare via dal suo abbraccio in un lampo.
Rimase seduto là vicino per un po', Enid lo guardava senza espressione
di sorta.
Il ragazzo si grattò il mento.
Fece per aprire bocca ma si fermò.
Silenzio.
Enid non sembrava intenzionata a parlare.
...
Astea provò a riprendere la parola iniziando con l'indicarla...
ma scivolò di nuovo in un silenzio di tomba.
«Ehm.... beh... che è successo?»
«Come che è successo? non ricordi nulla?»
Astea si grattò la testa sotto il cappello che gli scivolò
sul muso.
«Ehm... se rispondo di no ci faccio una figura del cavolo?»
Enid scosse la testa...
«Beh... a dire la verità qualcosa mi ricordo...»
Il demone lo fissò stavolta attenta.
«Astea...» disse lei infine. «Se vuoi finirla qui e
mollare tutto sei libero.»
«Come?»
«Hai compreso le mie parole. Sei libero di andartene...»
Astea si inumidì le labbra.
«È stato così terribile?»
«... un po'...»
Lui abbassò lo sguardo, mentre Enid si issava in piedi con un fruscio
lontano.
La Tessitrice se ne stette per qualche istante ferma in piedi, poi si
voltò e fece per andarsene. «Troverai una nave ormeggiata
sul lato nord dell'isola. Ti condurrà ad Aman... e da lì
potrai ricongiungerti con tua sorella...»
Lei era sulla porta dell'ala Ovest quando lui si decise a parlare.
«Un... un momento!» gridò.
Enid non lo guardava ma lui si sentiva ugualmente i suoi occhi addosso.
«Non ho detto che avrei mollato tutto. Ho detto che in un anno avrei
completato l'allenamento... e oggi sono più sicuro di quando lo
dissi tempo fa...»
Enid si voltò, aveva unespressione molto vicina all'incredulità.
«Quando è successo... l'ultima volta... sono stato io a liberare
tutte quelle energie...»
Si sentiva sempre più strano, non poteva fare a meno di ripetersi
che stava facendo tutto questo per Ville... ma in cuor suo un'altra verità
andava facendosi largo.
Qualcosa da cui fuggiva con più foga di quanta ne usava per la
sua maledizione.
La maledizione faceva parte di lui, non poteva sfuggirne, poteva solo
imparare a comprenderla e a sopportarla...
Ripensò a Sofìa. Percepiva distintamente ora l'aura demoniaca
che lo circondava. Era un effetto dell'allenamento, della padronanza che
stava acquistando sui suoi poteri... quell'aura leniva i dolori, le preoccupazioni...
l'amore. Era in grado di annebbiare tutto, di farlo scivolare in uno stato
di placida calma. Unaccettazione di quello che era stato e di quello
che sarebbe stato. Forse proprio perché in entrambe le direzioni
c'erano solo morte e disperazione.
I pensieri nella sua mente si accavallavano.
Si accavallavano le figure di tre donne.
Sofìa.
Ville.
Enid.
"Enid non è una donna" urlava nella sua testa.
"È un demone. Ti consumerà."
Era vero. Se ne stava accorgendo solo adesso... o meglio, solo adesso
ne era conscio, ci pensava. Lui era cambiato. L'allenamento con Enid lo
avvicinava sempre di più alla sua controparte demoniaca.
Guarire significava perdere Sofìa e non provare dolore? Significava
perdere...
Non voleva pensarlo.
"Perdere Ville?"
Non l'aveva persa. Non ancora.
«Astea!» gridò Enid risvegliandolo dai suoi pensieri.
Schivò a malapena un artiglio del demone che l'avrebbe tranciato
di netto.
«Ehm... s-si scusa...»
Mesi erano passati da quel fatidico giorno in cui aveva dato sfogo a tutto
il suo potere. Mesi in cui si era allenato con Enid alternativamente nell'isola
e nella stanza degli specchi.
Nell'ala Ovest combatteva bendato cercando di tranquillizzarsi nonostante
la presenza dell'altro se stesso pronto a fluire sulle pareti.
Piano piano aveva imparato ad acquistare confidenza anche in quella stanza...
Forse la prossima volta non sarebbe esploso...
Il demone lo attaccò di nuovo e lui riuscì a ruotare su
se stesso scagliandola lontano.
Gli fu addosso in una frazione di secondo puntandole l'alabarda alla gola,
lei a terra.
Ma Enid scomparve e gli riapparve dietro pronta a colpirlo. Lui lafferrò
e cercò di gettarla di nuovo a terra, ma lei si resse e finirono
a terra in due.
Era matematico. Quando erano vicini... troppo vicini... la sua aura cresceva
facendo venire meno la sua volontà di respingerla.
Fu lei a levarselo di dosso e la sensazione si affievolì... ma
era sicuro che ogni volta scivolava irrimediabilmente sempre più
vicino a lei.
L'unica creatura che era stata capace di vivere insieme a lui la sua follia,
il suo terrore. Fino in fondo.
«Ville?»
«Sì?»
«Forse sono riuscito a rimediare qualche informazione utile... per
quanto sembri un po' assurda... ho una notizia buona e una cattiva...»
Ville fece entrare Wein nella sua stanza. Erano fermi a Celestia da una
settimana e Wein, ormai abituato a non far notare la sua presenza, aveva
spiato un incontro informale che si era tenuto lì fra Draghi Celesti
e l'alto consiglio della città.
«Beh? Che hai scoperto?»
Wein entrò con un vassoio con sopra delle tartine e del vino dolce
delle colline di Celestia.
Ville ebbe un tic al sopracciglio.
«Beh e questa roba per chi è?»
«Oh avevo intenzione di portarla alla figlia del proprietario della
locanda... hai visto che bella figliuola?»
Ville lo squadrò.
«Ovvio che è per NOI. Devi mangiare di più
e rimetterti in forze!»
«Col vino?»
«Che importanza ha con cosa ti rimetti in forze?» il drago
sistemò il vassoio sul tavolino.
«Beh... e che si festeggia?» commentò Ville che non
riusciva a nascondere un sorriso di fronte agli sguardi ammiccanti di
Wein.
«Il ritrovamento di Astea!»
La ragazza si aggrappò al tavolo. «Finalmente una pista??
E dov'è?»
«Oh... beh questa è la notizia cattiva...»
«Sarebbe a dire?»
«Beh... ho scoperto che sull'isola di Cathal, che secondo alcuni
testi esoterici dovrebbe essere la residenza di Enid la Tessitrice, ultimamente
ci sono state delle deflagrazioni terrificanti... la cosa strana è
che i Draghi Celesti non sono stati... e non sono stati nemmeno i Draghi
Occulti...»
«Lotte interne fra demoni?»
«No, gli altri Demoni Sovrani se ne stanno tranquilli nelle loro
dimore... e difficilmente un demone meno potente potrebbe creare eventi
del genere, pare che dieci mesi fa un'onda anomala abbia spazzato via
un mercantile diretto a Kalderon... e devastato i villaggi sulla costa...»
Stettero a lungo in silenzio... poi la pancia di Ville emise strani rumori.
La ragazza arraffò una tartina e iniziò a rimuginare...
«potrebbe essere lui... certo... l'isola di Cathal è lontanissima
da qui...»
Wein stappò la bottiglia e la versò nelle coppe. Rimase
un po' a fissare Ville.
«C'è qualcosa che non va?»
«Che?»
«Ho detto che c'è qualcosa che non va.»
«Non era una domanda?»
«Prima lo era... ma ora è una constatazione, mi aspettavo
una reazione più forte...»
Lei non rispose.
«È successo di nuovo?»
«Che?»
«Le tue emozioni... le hai perse?»
Lei bagnò le labbra nel bicchiere, tutto era fuori luogo in quella
umile stanza. Anche le domande di Wein.
«Hai detto delle deflagrazioni... quindi significa che
è li e in qualche modo è vivo... e questa era la notizia
che mi premeva di più...»
Il drago sospirò e si mise a sedere stancamente su una poltrona.
«A questo punto c'è da chiedersi cosa starà facendo
là... in fondo la Tessitrice per quello che ne sappiamo non si
è mai interessata a lui vero?» domandò infine.
«È questo... quello che non quadra...»
[...]
L'anno era passato. Trecentosessantacinque giorni di allenamento filato
senza che Astea avesse nemmeno il tempo per dire "a".
Ma aveva pensato in quei giorni, in quelle settimane, in quei mesi. Ragionato
sulla sua situazione...
Domande e dubbi gli ronzavano in testa mentre entrava per l'ennesima volta
nell'ala Ovest del castello. Enid lo vide entrare con un passo sicuro.
Lui la salutò con un cenno del capo raggiungendo il centro della
sala.
«A.»
«Cosa?».
«Niente, ricomincio.»
«Ok.»
«Enid...» disse fermo entrando nella stanza bendato. «Oggi
toglierò la benda... »
«Il sigillo è pronto. Se te la senti.»
«Non ne avremo bisogno.» disse lui voltandosi verso di lei.
«Ora. Sono pronto.»
Astea tolse la benda fissò Enid negli occhi, dopo di che spostò
lo sguardo sugli specchi che erano dietro di lei.
Il vento scompigliava i capelli di Ville che a stento riusciva a tenersi
aggrappata alla schiena di Wein.
Il drago si era trasformato per l'ultimo tratto, quello sul mare. Non
c'era nave che avrebbe acconsentito a portarli sulla isola di Cathal e
così alla fine avevano deciso di andare lì a modo loro.
Le maestose ali aperte del drago fendevano l'aria come se fossero sottili
e resistentissime ombre oscure.
Le parole di Tabata gli tornarono in mente mentre l'isola e la punta più
alta del castello di Enid apparivano all'orizzonte.
Un giorno sarete di nuovo assieme, per lultima battaglia.
Sarà allora che li dovrai abbandonare, o periranno entrambi.
Un giorno sarete di nuovo assieme... significava che se avesse rincontrato
Astea avrebbe dovuto anche combattere "l'ultima battaglia"?
Di certo uno scontro con Enid era quanto di peggio ci si poteva aspettare
dal loro viaggio a Cathal...
Anche se Astea avesse dato loro una mano sarebbe stata molto dura... per
non dire impossibile... ma allora perché li avrebbe dovuti abbandonare?
Forse attaccando il demone alla sprovvista come aveva sempre fatto, apparendo
dal nulla nel momento critico, sarebbero riusciti quanto meno a salvarsi
la vita...
E invece non doveva combattere. Combattere significare condannarli a morte.
Non era possibile scherzare con le profezie di Tabata.
E lui? Che fine avrebbe fatto? Non diceva nulla di lui la profezia.
Sentiva Ville sulla schiena, un calore appena percepibile. Si stringeva
a lui con forza, per non cadere.
Quei mesi con lei erano stati belli e distorti. Avevano qualcosa di più
importante da fare... ma per qualche tempo, soli, insieme, era stato bello.
E ora tutto doveva di nuovo finire... e Tabata aveva predetto la morte
dell'unica donna cui era stato veramente legato. Dell'unica donna che
non sarebbe mai potuta essere veramente legata a lui. Laveva affidata
nelle sue mani. Lui che più di ogni altro avrebbe voluto poter
fare qualcosa per quei due.
Fare qualcosa significava non fare nulla e abbandonarli al loro destino,
qualunque esso fosse.
Un vuoto d'aria gli fece perdere quota. Erano quasi arrivati. Wein sorrise
amaramente... Ville avrebbe fatto bene a non fidarsi di lui fin dall'inizio...
non voleva pensarci.
Atterrarono sulla sabbia rovente dell'isola. Ville fece per voltarsi verso
Wein ma lui era già sparito, avvolto nel suo manto invisibile.
La ragazza serrò i pugni e si diresse verso il castello.
Nulla.
Non era successo nulla agli specchi.
L'ala Ovest non era esplosa.
Ed Enid era ancora tutta d'un pezzo.
Sottili lingue rossastre lambivano i piedi del ragazzo per poi salirgli
attorno in spirali che si contorcevano e si rilassavano. Un fumo denso
lo circondava, un fumo che ogni tanto lasciava intravedere un volto demoniaco
mostruoso e terribile.
Gli occhi del ragazzo erano rossastri e i suoi capelli erano baciati da
riflessi scarlatti ed elettrici.
Un generale della morte. Un prediletto di Shagrath.
«... Astea? Sei tu?»
«... in parte...» rispose lui, la sua voce era come seguita
da un'altra più oscura e cavernosa.
L'aura demoniaca attorno a lui danzava ed emetteva in piccole frazioni
di secondo delle quantità enormi di energia che subito si riassopivano.
«Sei... stabile?»
«Presto... lo sarò del tutto... ed io e te faremo scempio
dei nostri nemici... e degli amici...»
La Tessitrice sorrise. Poi però un'ombra turbò il suo volto.
«Sei veramente Astea? O Shagrath ha il totale controllo su di te?»
era felice... ma...
L'aura prese a spirare più forte. «Sono io Enid... sono...
io... e ho preso una decisione...»
Si avvicinò a lei e la baciò.
Così concentrati dalla realizzazione di tanti sforzi, da un avvenimento
che apriva a migliaia di possibilità e futuri incerti, così
presi in quel bacio demoniaco, non avvertirono né l'arrivo di Wein,
né l'ingresso nel castello di Ville; né l'aprirsi della
porta che dava nella sala.
Ville venne illuminata da quella luce scarlatta, sbarrò gli occhi
nel vedere suo fratello baciare Enid in una sala piena di specchi.
Inoltre... lui era... calmo.
«ASTEA!» gridò. Poi si coprì la bocca
con la mano.
Lui spezzò il bacio e si voltò di scatto. I suoi occhi rossi
ebbero unindecisione. Sul suo volto si dipinse un'espressione di
colpevolezza.
«Vi...Ville...»
Il vuoto di Ville prese a pulsare impazzito, la sua vista barcollò.
«E così questa sarebbe tua sorella?» commentò
sprezzante Enid. Le sue mani scivolarono dietro il collo di Astea baciandogli
un orecchio.
«Ma... cosa...» Ville era rimasta senza parole.
«Sì... è lei...» rispose Astea scrocchiando
leggermente il collo.
«Astea che è successo? Cosa significa questo? Cosa-»
Il ragazzo alzò una mano verso sua sorella.
«Non parlare Ville... ti spiegherò tutto io...» riprese
con voce serena. «Qui da Enid ho imparato a conoscermi, a convivere
con la maledizione... e a sfruttarla. Ora ... non dovremo più fuggire...»
«Fuggire? Che diavolo stai dicendo!» gridò sua sorella
entrando nella sala. «Ma se era proprio dalla tua tremenda maledizione
che fuggivamo! Ora tu... ne sembri schiavo!»
«Schiavo? Io ho guardato gli specchi. Ho visto la Vera Guerra, ho
visto tutto... ma sono ancora qui... a parlare con te...»
Wein si era introdotto nella sala e adesso fissava il dialogo a bocca
aperta.
«... tu... sei schiavo di Enid...»
La Tessitrice rise di gusto. «Schiavo? Lui è sempre stato
libero di fare quello che voleva! Ma è rimasto qui perché
una settimana con me è stata molto più utile di una vita
passata a inseguire l'irrealizzabile al tuo fianco. Un luogo vuoto e privo
di qualsiasi emozione...»
Queste frasi colpirono Ville nel vivo. Un duro colpo.
Forse il suo potere era affievolito dal castello, o forse la quantità
di emozioni che si riversarono nella sua mente fu tale da non essere sparpagliata
in poco tempo.
Lacrime presero a solcare il suo volto.
«A... Astea... è vero... quello che ha detto?»
«Ville... io volevo... essere utile...»
La sua voce era doppia, come se l'altra voce cavernosa facesse un verso
canzonatorio a quelle parole, che circondate da fumi neri e lingue rosse
suonavano solo come un crudele scherzo.
«Ma... ma no Astea... io... tu... non dovevi fare questo...»
il tono di Ville era materno.
«Io... ero stanco di essere un peso... volevo... proteggerti...»
L'oscurità intorno ad Astea prese a traballare come una fiamma.
«Non... non è tardi vero? Lascia Enid... torna con me...
possiamo... possiamo ancora essere felici...»
«Felici? Tu non hai idea di cosa sia la felicità, il dolore,
la privazione.» laggredì Enid. «L'ardore di qualsiasi
creatura vivente... tu questo non lo avrai mai. Per quanto ancora torturerai
tuo fratello isolandolo del tuo deserto? »
«È una menzogna! Io... non voglio che finisca così...»
«E invece è così che finirà. Non c'è
modo in cui tu possa essere salvata, non c'è modo di vivere col
tuo fardello e nemmeno Astea ha modo di farlo.»
Enid come a sottolineare le proprie parole baciò ancora Astea,
voluttuosa, mentre Ville crollava in ginocchio in preda ai singhiozzi.
In un momento del genere in cui rimanere fredda e calcolatrice era di
vitale importanza, lei non ne era in grado. Le parole di Enid erano menzogne.
Lo erano?
Wein fece per intervenire... ma le parole di Tabata tornarono alla sua
mente come una mannaia: "periranno entrambi". Si sentiva
immobilizzato. E il suo cuore era rotto.
«Astea... fa qualcosa... non può finire così...»
sussurrò.
Mentre baciava Astea Enid alzò una mano contro Ville in ginocchio.
Liberò le sue energie ma non giunsero mai a destinazione.
Astea le aveva fatto mancare il bersaglio.
«Non è questo che voglio...» disse lui.
«Come no? Prima che lei entrasse stavi per comunicarmi la tua decisione.
Il mondo è nostro e con esso la sua distruzione... baciami ancora...
e dimentica tua sorella...»
Enid si avvicinò di nuovo ma Astea la evitò.
«Cosa c'è adesso? Gli specchi! Ricordi gli specchi? Tremavi
come una foglia! Ora sei una divinità della guerra! Lasciati...
andare...»
Il tempo nella mente di Astea rallentò fino a fermarsi.
Ville era a terra in ginocchio. In lacrime. Enid invece con la sua vicinanza
lo infiammava di odio e rabbia... ma anche passione. Una passione capace
anche di coprire il suo amore per Ville. Sua sorella.
Sua sorella.
Sentì il suo cuore, mancò due battiti. Come quella volta,
nella torre di Tabata.
Le energie demoniache presero a pulsargli in testa con tanta forza che
temette di esplodere.
Poi improvvisamente sentì di nuovo anche la presenza di Galder.
L'allenamento da Enid era servito a dargli un modo di utilizzare la sua
maledizione. Assopire Galder e liberare Shagrath.
Ora ne aveva la certezza. Il grande inganno o una via di uscita.
Come da una piccola falla in una diga, l'energia di Galder prese a zampillare
nella sua mente fumando ed evaporando non appena entrava in contatto con
quella di Shagrath.
Ville.
Piangeva. Lo amava.
E soffriva.
Tutto il resto perse significato.
Scagliò lontano Enid mentre di fianco al fumo denso di Shagrath
iniziava a sprigionarsi una luminescenza azzurrina.
Gli occhi felini di Enid lo fissarono inferociti.
«Cosa c'è che non va? Non è forse vero che con me
hai risolto tutti i tuoi problemi?»
«Sì... ma se risolvere i problemi del passato significa precipitare
in una spirale ancora maggiore di disperazione allora... rinuncio...»
Enid sbiancò in volto in una reazione molto umana.
«Significa che preferisci scappare per il resto della vita con quella
donna morta piuttosto che vivere per l'eternità al mio fianco?»
la sua voce aveva assunto ora connotazioni demoniache.
«Io... credo di sì.» E nel dirlo le energie sembrarono
stabilizzarsi in lui. Metà luminose, metà oscure.
Enid ringhiò di rabbia mentre il sigillo dell'ala Ovest prendeva
forma nella sala proteggendo le pareti dal suo furore.
Rocce e specchi andarono in frantumi.
«Come... hai potuto... TRADIRE... ME...» la pioggia
di frammenti accompagnò quelle parole rendendole taglienti.
Astea e Enid si scontrarono a mezz'aria scatenando una vera e propria
onda durto che affossò le pareti. Wein resistette a malapena
in piedi coprendosi il volto. Era allibito. Non aveva mai visto niente
di simile... ed Astea... adesso avrebbe potuto liberarsi di lui in un
battito d'occhi.
«Non devi... io... » Enid contava per lui. Non voleva perdere
nemmeno lei. «Basta! Voglio che tutto finisca! Voglio... la Morte...»
Enid fece per colpirlo ma Ville intervenne indebolendo col suo potere
quell'attacco.
Astea atterrò fra le sue braccia. Lei lo strinse a se. «Astea...
usciamo di qui...»
«Ville...» lui le cinse il volto e le baciò la fronte.
Fu l'ultima parola che rivolse alla sorella. Prima di scivolare per sempre
nel turbine di oscurità che l'avrebbe reso il Fante Oscuro.
Prima che la realtà come la conosceva finisse irrimediabilmente
in pezzi. Inservibile. Si alzò ed affrontò Enid con tutta
l'abilità di cui era capace. Le energie di Galder e Shagrath zampillavano
fuori dal suo spirito disegnando dei grossi archi di potere sui muri,
incontrandosi a mezz'aria e crepitando come fulmini.
Si mosse come una scia oscura, la sua alabarda fu su Enid che schivò,
ma un attacco ancora più veloce grazie alle energie che aveva liberato
riuscì a portarlo a segno.
Nell'istante esatto in cui l'alabarda stava per colpire Enid qualcosa
lo fermò. La sua carnagione mulatta, i suoi occhi azzurri adesso
iniettati di un odio antico e anche di una sofferente delusione. Il suo
corpo meraviglioso e fatale. Le sue parole così sagge e in grado
di intimorire chi le ascoltava.
Il colpo rallentò e venne facilmente evitato da Enid.
Era in quel momento che Wein sarebbe potuto intervenire. Le sue mani scivolarono
sulla balestra puntata alla fronte del Demone Sovrano, chiamò a
sé tutte le energie di cui era capace caricando un unico dardo
di tutto il potere che disponeva. La balestra divenne pesante e incandescente
fra le sue mani. Avrebbe potuto evitare che la ruota del destino imboccasse
definitivamente quella strada. Ma non lo fece, periranno entrambi.
Quante volte, in seguito si sarebbe trovato a rimpiangere quella scelta.
La morte sarebbe stata un sollievo, rispetto a quello che li attendeva.
Enid riscontrò negli occhi di Astea quella indecisione e questo
non fece altro che accrescere il dolore per il suo orgoglio ferito, la
rabbia per le attenzioni che aveva rivolto ad Astea, rabbia per aver desiderato,
solo per alcuni istanti, che lui fosse suo per sempre. Solo lui e nient'altro.
Lo scaraventò lontano e nemmeno si preoccupò di arginare
i poteri di Ville.
Prese a parlare con una voce così carica d'odio da crepare le pareti
della sala. Le sue energie esplosero in colonne di luce violacea.
«E le mie parole saranno legge, la mia legge sarà il futuro
e il mio futuro sarà realtà.» le colonne si unirono
sulla volta iniziando a formare un unico terrificante vortice. «Il
mio odio sarà dolore, il mio dolore sarà disperazione e
la mia disperazione sarà la realtà.» dal vortice
numerose lingue di potere afferrarono i due Ingram di Shaen facendoli
urlare di dolore. «E la realtà sarà tremenda e
implacabile, crudele e indifferente... e sarà meravigliosa e definitiva.»
Il marchio di Enid illuminò prima il petto di Astea... poi anche
quello di Ville.
«Tu, donna dal cuore di vetro, soffrirai di un dolore lancinante
per ogni secondo di vita che tuo fratello avrà nei secoli a venire.
E rimarrai lucida. Grazie al tuo potere. E ogni volta sarà come
la prima volta.»
Sul corpo di Ville si aprirono squarci orribili mentre il sangue prese
a zampillare bagnando le sue vesti. Le iridi scivolarono all'indietro
mentre gridava di dolore.
Gli occhi di Enid divennero ancora più affilati mentre lo sguardo
si spostava su Astea. Il ragazzo si gettò verso di lei urlando
nel vano tentativo di evitare il peggio. Ma ormai era troppo tardi.
«E tu, abominio del Mana, Messaggero della distruzione. I tuoi
occhi non vedranno mai più e vivrai in eterno ché nessun
mortale potrà regalarti la morte, » Astea si gettò
le mani al volto mentre un bianco ovattato tingeva i suoi occhi scacciando
l'oscurità, il sangue e il bene. Come se li stesse strappando via.
Catene lacci e lingue di energia lo circondarono serrandolo in una stretta
terrificante «e il tuo amore per tua sorella sarà la tua
condanna... perché sarà solo grazie a te che lei vivrà
la più grande maledizione che sia mai stata concepita in tutte
le epoche. Che disperazione e futuro diventino realtà! Io ora,
qui, vi maledico. L'eternità vi aspetta! Sarà, per sempre.»
Tutto divenne oscuro. Niente sarebbe stato più lo stesso.
|