Sessantaquattresimo Episodio: Session


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All’interno di una colonna di luce.
La stanza tutt’intorno riportava ancora i segni del loro scontro. Ferita. Sospesa nel tempo.
Il tempo aveva cessato di scorrere all'interno dell'ala Ovest del castello di Enid la Tessitrice d'Inganni nell'isola di Cathal.
Nulla era come nel resto del mondo. Non c’era silenzio, né polvere, solo distruzione e lei era lì, nella colonna di luce. Bella e tremendamente martoriata.
Immobile, nel riflesso dei suoi occhi castani era possibile vedere qualche vaga scia del dolore che stava provando, dolore.
Dolore.

Ho smesso di vivere. Ho smesso di sopravvivere. Adesso cerco solo la morte. Voglio che venga da me. E così la attiro a me.
La figura incappucciata di Astea avanzava fra le dune morte di un deserto. Il vento sferzava sul suo volto coperto e sul cappello. L’alabarda copriva a ogni passo il sole che spariva lievemente all’orizzonte.
Un sole morbido, tenero, delicato.
Faceva rabbia. Così tranquillo.
Attiro la morte. Distruggo. Galder, nemmeno tu puoi fermarmi”. Ogni tanto la sabbia si alzava in volute inghiottendolo, per poi lasciarlo andare.
Mana, dove sei?
Sei contento?
Le dune intorno cambiavano posizione e lui avanzava, verso il prossimo sterminio.
Lento.

Una sferzata più forte gli fece volare il cappello.
I suoi occhi, completamente bianchi, si alzarono in alto.
Il vento correva dietro di lui nel deserto, correva verso il villaggio… verso le rocce frantumate.
Verso il colore del sangue. La morte.
Verso l’ultima meta che aveva lasciato, un piccolo paese.
Erano un centinaio. Anche donne, vecchi e bambini.
In alcuni casi non era facile capire quali pezzi fossero di chi.
Tanta era stata la furia che avevano incontrato.
Una bambina piccola, dalla chioma bionda sporca di sangue singhiozzava sul corpo della mamma.
Respirava a fatica e tossiva sangue.
E piangeva.
L’unico rumore.
Quando arrivò Etrom, la vide lì.
Anche quella volta non era riuscita a vedere chi fosse stato e la leggenda del Fante Oscuro già serpeggiava fra i mortali. Si scosse, il lavoro non poteva attendere, i suoi occhi rossi vagarono alla ricerca di anime.
Poi la lama calò sulla bimba.
Sarebbe comunque morta di lì a poco.


Wein fissava il terreno immobile. I capelli sciolti.
Piccole gocce salate scendevano dai suoi occhi verdi.
Era rabbia e disperazione.
I pugni erano stretti.
Del vento lo carezzò.
Alzò gli occhi al cielo.
Serio e distante.


Noah era seduto sul trono.
Le sue due katane erano appese sopra la testa, come soprammobili.
Tolse gli occhiali da lettura e li posò sul grembo.
Poi lanciò via un quaderno pieno di scritte e numeri.
Sospirò. Fissando con sguardo vacuo la finestra, dove fuori il tempo infuriava.


La magione dove Dante alloggiava da qualche secolo era invasa da una strana luce quella sera… una luce cadaverica.
Seduto sul proprio trono aveva il mento appoggiato sulle mani incrociate.
Al suo fianco la ragazza che gli era stata vicina per tutto quel tempo.
Aimee.
Il Drago Occulto sorrise.
«... io vivo ancora in una stasi dalla quale non riesco a liberarmi, in cui si cade, non si muore...e poi si cade di nuovo. Preparati Aimee.»
«Cosa?»
«Adesso basta. Tutto questo finirà. Ho deciso.»
Aimeè si alzò dalla sedia di scatto e fissò Dante come per vedere se dicesse sul serio.
E non l'aveva mai visto così... serio.
Tolse il velo. Mostrando per la prima volta il suo splendido volto. Lo guardò negli occhi e lui ricambiò ammirando la sua bellezza.
«Pregherò per te... amico mio.» disse lei.
«Scegli bene il tuo dio.»

  Petrified Eyes - Time - Fine Seconda Serie  
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