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Non so scrivere e non mi è mai piaciuto ma
una cosa del genere andava scritta.
Non che abbia paura di dimenticarla. Ci sono cose nella "vita"
che non si dimenticano. Come ad esempio la propria morte.
Nulla di male nel ricordarsi la propria morte.
Non è uno scherzo.
Mio padre ha scavato con le proprie mani la fossa a decine di persone.
Centinaia con una stima indiretta.
Si è divertito a giocare con la vita e la morte per tutta la sua
vita risucchiando nella sua spirale di morte tutti noi.
Me, mia sorella, mia madre.
Sono stato il secondo a morire.
Dopo mia sorella.
Era mia sorella maggiore
ed aveva un talento speciale, una dote
di comando, uno sguardo
che da vivo avrei voluto avere.
Per lei non bastarono le guardie del corpo. Come a me del resto.
Non è solo vero. E tutto paradossalmente vero.
Non è uno scherzo.
Era una notte fredda, di quelle che fanno pensare al mille e duecento.
Quando gli abitanti della mia città non avevano i cappotti che
abbiamo adesso.
Successe tutto in fretta. Dal bastardo che tirò fuori larma
al rumore dei colpi che esplodevano in successione. Mi tolse di mezzo
proprio davanti alla finestra della famosa defenestrazione di Praga.
Le giornate a Praga non passano in fretta: sembra una città ghiacciata
nel suo tempo. Ogni tanto quella crosta di ghiaccio si spezza e fuoriesce
il presente... ma non dura mai più di tanto.
I suoi sette colli, i ponti sulla Moldava, le torri e le vecchie piazze
ricche di storia. Sono loro Praga, il cimitero ebraico, è quello
Praga. I suoi castelli della Boemia: Karlstejn, Konopiste, Kutna Hora
e qualche altro che adesso non rammento, quelli sono Praga.
E anche i ristoranti e la cucina dove si respira l'atmosfera di quel tempo
ghiacciato ormai da almeno due secoli mio padre ci portava spesso allUtripstrosu,
io frequentavo più volentieri le birrerie e le vinarne.
...quella finestra però è alta meno di un metro. Certo,
affascinante il castello, maestose e venerabili le chiese, ma la finestra
della defenestrazione mi ha fatto sempre sorridere.
Ed io ero li. A morire, e non ridevo.
E morii.
Davvero.
Non è uno scherzo ma in fondo è stato meglio così.
Sono morto e poi mi sono svegliato.
Della mia morte ho dei ricordi vaghi. Forse ero troppo impegnato a morire
per fare caso a quello che mi circondava.
Ricordo la faccia di quel bastardo. Le urla degli amici. Qualche altro
morto ammazzato. Un gatto dagli occhi verdi.
Ed unombra.
Non avevo mai fatto caso a quanto le ombre avessero un loro fascino.
La stanza di mio padre era quasi sempre immersa nelloscurità.
Lo vedevo sempre come una sagoma.
Appena accennato davanti alle luci che filtravano dalle serrande.
Strano tipo mio padre.
Sanguinario e generoso. Implacabile quanto gentile.
Mi sono sentito avvolgere da unombra oscura e calda. Non so
se era il vestito della morte o il suo corpo.
Ma mi prese con se.
Non vidi ne sentii nulla per lungo tempo.
Credo sia stato quello, il momento, in cui sono morto..
Venni trapassato da un dolore antico, al collo.
Cosa aveva quella dannata ombra?
Non bastavano i proiettili di quel mitra costruito in Korea del Nord.
I proiettili divennero un ricordo. Io stesso ero un ricordo. Mentre il
dolore veniva vinto da un piacere incontenibile.
Il resto..
Beh
non sono bravo a dire certe cose
Sono cambiato.
Non è uno scherzo.
Questo file è solo per me. Più in la scoprii delle cose
interessanti sulle persone come me. Come lutilità di mantenere
lanonimato con quelli che non erano come me.
Nessuno deve sapere cosa io sia diventato.
Persino mio padre non ne sa nulla.
Lui sapeva sempre tutto. Che io lo volessi o meno. Ma questo non lo venne
mai a sapere.
Con la scusa che mi avevano quasi ucciso, mentre in realtà mi avevano
ucciso del tutto, una sera mi presentai dal vecchio. La sua stanza era
accogliente. Un po meno il suo sollievo nel vedermi vivo quando
in realtà ero morto.
Mi feci spedire in qualche posto lontano da lui per starmene un po
in santa pace.
Daltra parte non mi andava di starmene li a farmi crivellare. Avevo
di meglio da fare.
Mio padre mi mise al seguito un suo amico.
Un tipo a posto. Professionale.
Gestisce tuttora i miei soldi e i miei affari nel mondo degli altri. Mentre
io
Beh
io mi occupo del resto.
E il resto è più di gli affari del mondo degli altri.
E incredibilmente di più. E la realtà.
Una nuova realtà.
Non è uno scherzo.
Temo di aver saltato alcuni passaggi. Come ad esempio quello che avvenne
dopo la mia morte.
La prima cosa che scoprì era che avevo fame. Ma non era una fame
da vivo.
Se esiste Dio spero abbia chiuso un occhio mentre mi nutrivo per la prima
volta.
Fu qualcosa di veramente
impressionante.
Scriverlo dopo averlo vissuto di persona forse ha poco senso.
Ma erano poche le cose che mi impressionavano in vita. Daltra parte
ero cresciuto in una realtà che alternava le cene fra boss malavitosi
a sparatorie e ammazzamenti.
Ma
il fatto è che non mi sarei mai ritenuto capace di fare
quello che ho fatto.
La cosa mi turbò.
Allinizio.
Poi sbiadì.
In fondo non avevo sempre bisogno di comportarmi in quel modo.
Bastava porvi attenzione.
Dopo i primi mesi imparai a tenermi a freno.
I primi mesi furono i peggiori.
Ma la prima notte fu pessima.
Non so cosa mi sia successo.
Mi ritrovai nascosto allinterno di una delle botteghe del vicolo
doro di Praga.
Era la bottega di un artigiano di pipe.
Ma dellartigiano non cera traccia.
Come una furia uscii fuori affamato. E la prima persona che mi capitò
a tiro fece una brutta fine.
Fu semplice. Troppo semplice. Come se la mia forza adesso non conoscesse
più limiti umani. Ero veloce come il vento e carezzavo la strada
come quando si ammira un paesaggio da un treno in corsa.
Forse per istinto, forse perché una parte di me voleva credere
a quello che aveva visto nei film, tornai prima dellalba alla bottega.
Andai nello scantinato. Odore di tabacco e fumo.
Cercai di rimanere sveglio fino allalba. Non feci granché
fatica ma appena fuori iniziò a divenire giorno persi di nuovo
il controllo di me.
Svenni.
Qualcuno mi accolse in quella bottega la notte seguente. Al mio risveglio.
Avvertì di nuovo quel dolore lancinante al collo. Sanguinavo.
Due fori allaltezza della mia giugulare. Bassi, quasi sulle clavicole.
Ma il dolore svanì di fronte a lei.
Una donna.
Non aveva le mani da artigiano di pipe.
E nemmeno la barba e le camice a quadrettoni degli artigiani di pipe.
Era quanto di meglio mi fosse capitato di vedere in tutta la mia vita.
Ma durò così poco che oggi ho i miei dubbi sul fatto che
una persona sia mai stata veramente li.
Mi disse poche e semplici parole. Circondata da una cascata di capelli
di seta corvini.
La luce non cancella lombra, lombra cancella la luce.
Il giorno gioca con te poi tabbandona.
Sarà la notte la tua padrona.
Quelle parole mi rimasero dentro. Più delle sue splendide fattezze.
Che oggi mi tornano alla mente ovattate.
La bottega dellartigiano di pipe era diversa. Adesso al suo interno
cera un libro. Una nuova oscurità, ed una katana.
Larma mi lasciò attonito.
Erano due giorni che ero diverso.
Il giorno mi aveva mandato in letargo. Nella mia testa cera costantemente
una fontana di sangue che mi sprizzava a dosso del nettare.
Probabilmente i ricordi del mio primo scempio.
Ma qualcuno si era occupato di me.
LOmbra. Quella bottega.
Il libro, e poi la katana.
Da morto mantenni alcune passioni che avevo da vivo.
Una riguardava le donne.
Laltra invece trattava di inutili modellini di navi dentro le bottiglie.
Mai provato? E affascinante.
La terza passione che mantenni era quella per le spade.
Orientali.
Mio padre non mi aveva mai preso sul serio. Forse faceva bene. Che senso
aveva imparare ad usare una spada se con una pallottola ti spedivano allaltro
mondo?
Beh il vecchio aveva ragione. Quando mi ammazzarono non c'erano spade
che avrebbero potuto salvarmi.
Scoprì solo più tardi che i morti si preoccupavano più
di unarma che può staccarti il braccio piuttosto che di una
che può farti qualche puntura.
Cosa ci faceva li quellarma?
Evidentemente la donna, o lartigiano di pipe
o chiunque altro
doveva avermi studiato.
Aveva indagato su di me da vivo. E poi aveva scelto un momento
direi
tempestivo per farmi quello che voleva fare.
La domanda mi venne spontanea.
Cosa significava tutto questo? Cera un motivo se ero ancora vivo.
Ed uno dei miei prossimi compiti sarebbe consistito nello scoprirlo.
Lessi il libro in una notte. Prima che il giorno arrivasse insolente.
Quella mattina fui io stesso a rinchiudermi nella cantina. Chiudendo bene
a chiave.
La cantina era completamente immersa nelloscurità.
Comè che gli altri vampiri ci chiamano?
Ah si
Lasombra.
Havel Vyehrad
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