Death City of Caleria

 

Ieri ho visitato la Città morta di Caleria.
Sopra un colle che domina una vallata scavata da un antico ruscello sorgeva mille e più anni fa la città di Caleria.
Poi un giorno di settecento anni fa una tremenda epidemia di peste spazzò l'intera zona, e, nel 1300 la città venne abbandonata.
Lasciata a se stessa.
Oggi il teatro di morte, disperazione e dolore è diventato un tutt'uno con la foresta.
Alberi arrampicati sui ruderi, attorcigliati in volute che solleticano la schiena con brividi freddi e meravigliati.
Ruderi, archi distrutti, cantine interrate, radici che reggono le pietre che uomini di dieci secoli fa misero l'una sull'altra ora giacciono in silenzio.
Dalla valle la città morta emerge dal colle con le forti le mura e i bastioni. Ma il tempo ha combattuto con loro.
Ed è andato oltre la peste. Distruggendo e scavando, mordendo e carezzando i sassi smussati.
Il silenzio, il sole, ed il canto degli uccelli non cancellano dalla mia mente scene tragiche in cui fantasmi che da secoli ripetono la stessa scena, muoiono e si contorcono dal dolore e dalla disperazione.
La città morta, così grande e maestosa da non sembrare vera.
Un labirinto in rovina in cui nemmeno il filo di Arianna può trovare la strada.
Quando ieri notte le tenebre sono scese sulla città, sono scese anche sulle numerose grotte che corrodono un fianco del colle.
Antichi riti, tutt'oggi avvengono in quei luoghi remoti. Come se il tempo non fosse passato.
E i satanisti dell'ultima ora avvolgono nelle loro tuniche comprate a suon di centinaia di euro quelle antiche pietre.
Figure incappucciate.
Gothic Shop, ed antiche grotte.
Tornerò li.
E mi sentirò di nuovo a casa.
In un posto dove non riesco a sentire la mia voce.