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E' così facile fare del bene che a volte sembra
banale. Un gesto, un sorriso. E in poco puoi cambiare una giornata, lo
stato d'animo di una persona.
Stavo a San Giovanni, alla fermata dell'ottantacinque ad attendere due
amici per andare a giocare a calciotto, che poi è diventato calcio
a sei con profusione di imprecazioni da entrambe le squadre, che poi erano
una da sette una da otto.
Ho fatto un tunnel e un paio d'assist insieme a qualche dribbling e a
qualche cagatona in difesa.
Dicevo. Ero li ad attendere.
Su via Appia, dietro di me una macchina sfreccia e suona il clacson. Mi
giro di scatto e vedo ad un paio di metri di distanza da me un vecchio
in una maglietta a maniche corte verde con una giacca fra le mani. Anche
lui si è girato, tutti e due contempliamo l'idiozia del tipo in
macchina, capisco che ci sta pensando anche lui e gli sorrido.
Anche lui sorride. Comincia così:
« Qualche anno fa mi venne un infarto proprio qua.»
Inizia a parlare. Non avevo granché voglia di starlo a sentire...
poi però ho detto. Beh cavolo, tanto sto aspettando quei due. Che
mi costa?
Mi avvicino. Ha degli occhi verdi luminosi.
Parla a lungo. Ad ogni semaforo le macchine passano e quasi non lo sento.
All'inizio rispondo con sorrisi di circostanza. In fondo se gli avessi
chiesto di ripetere non avrei capito ugualmente col casino che faceva
il Traffico.
Ed è strano. Perché quello di cui mi parla è una
metafora di noi che stiamo li a parlare.
In mezzo al casino percepisco alcuni concetti. Capisco quasi subito che
non è un vecchio pazzo o un rimbambito. Parla in italiano corretto,
utilizzando termini appropriati e anche un po' colti.
Mi incuriosisce. E mi parla del significato dell'essere osservatori.
Di come in mezzo al caos sia possibile percepire quello che conta, "le
voci", capirle e farle proprie.
E' minuto ma in un certo senso sprigiona una sorta di aura di saggezza.
Si appoggia al palo e sorride radioso.
« Nei miei quasi ottant'anni di vita... ho sentito molte voci..
e le ho conservate...» si batte il petto con una mano. « Sono
tutti ottimi ricordi.»
Continua a parlare, i suoi occhi vagano sull'asfalto persi nei ricordi.
Parla di come abbia saputo vivere la sua vita sapendo conservare e valorizzare
quanto c'era di prezioso. Senza condurre una vita noiosa. Anzi, divertendosi.
Arriva il mio amico. Francesco.
Squilla il cellulare. Rispondo in fretta. L'amico in macchina fa dieci
minuti di ritardo.
Francesco si mette a canto a noi ed ascolta senza dire una parola.
Vedendo che avevo altro da fare mentre lui parlava, quando gli rivolgo
di nuovo l'attenzione, mi dice che una volta fece una gaffe con un altro
signore.
Poi però mi dice che quando avvenne fu così bravo a parlare
da riprendere in mano la situazione, fino a che il signore non gli offrì
un caffè nel bar la vicino.
Dice anche che quando si separarono il signore gli disse che aveva capito
che aveva parlato e parlato per rimediare a quella gaffe, ma che lo ammirava
per quello, per il suo stile, per la cortesia che aveva dimostrato.
Passa un autobus vicino a noi e lo prende di sorpresa. Quasi lo spaventa.
Si muove strano. Quasi quasi penso sia di nuovo rimbambito ma in realtà
era solo preoccupato di vedere quale fosse il numero dell'autobus.
Mi ero sbagliato.
Riprende a parlare. Mi parla di un libro che ha letto, della disfida di
Barletta, non ho capito di chi era, forse un autore famoso...data la mia
ignoranza. Dice che quel libro per lui è stato bello, e ha potuto
parlare con lo scrittore. Non ne sono tanto sicuro. Una moto custom mi
sfreccia a poco meno di qualche centimetro dal naso. Dice che lo scrittore
gli disse che un libro, se non riesce a toccare la persona che lo legge,
non è un libro.
Deve influenzarlo, farlo riflettere. Deve calare il lettore nel suo mondo
e regalargli delle "voci".
Le voci.
Possibile che dal nulla qualcuno venga a parlare dell'anima dei libri
proprio a me? Sembra una coincidenza.
Il caos continua, e io cerco di stare sempre più attento.
Continua a parlare, concetti semplici, limpidi, e ogni tanto delle massime.
Passano gli autobus ma non sono i suoi.
Inizio a pensare che non abbia più così tanta fretta di
prendere l'autobus. La seconda volta che l'autobus passa gli chiedo se
è il su ma lui scuote la testa sorridente.
Il discorso langue, e allora mi guarda serio.
Mi ringrazia per l'attenzione che gli ho dedicato.
E io: « Si figuri, è stato interessante!»
E allora il suo sguardo diventa ancora più serio.
« Non hai idea di quanto hai potuto fare per me ascoltandomi, dandomi
la dignità che ormai non è più propria dei vecchi.
Sei un ottimo osservatore... e mi hai fatto molto bene. Essere buoni osservatori
è molto importante.»
Un vecchio che aveva solo voglia di parlare non avrebbe analizzato con
tanta lucidità la situazione regalandomi queste ultime belle parole...
Gli stringo la mano.
Arriva la macchina col mio amico.
Anche lui, si ferma li ed aspetta.
La situazione è particolare ma "l'autista" non fa storie.
Il vecchio continua a parlare per un po'.
Alla fine, prima di salire in macchina mi presento, e presento anche Francesco.
« Beh io mi chiamo Felice... ed il cognome... beh, facciamo così,
siamo tre F, effe per effe per effe, ed il mio cognome comincia per A.
Effe al cubo per A. Come una funzione matematica!»
Salgo in macchina.
Mi sento meglio.
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