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...ballava sfiorando delicatamente le sue volute, quelle
curve perfette e sinuose che illuminavano la sala.
Il suo cappotto lungo e caldo carezzava gli specchi unendosi a loro in
un movimento ipnotico.
Le sue gambe storte come quelle di un vecchio schiaccianoci sembravano
incredibilmente eleganti e delicate nell'accompagnare la musica, ed attorno
ai due, le altre figure impegnate nel ballo scivolavano senza toccarli,
fluide ed aggraziate.
Nei suoi occhi che sporgevano dagli zigomi aguzzi brillava una luce accecante,
innaturale.
Una folata di vento.
Su di lei avvertì affievolirsi il fuoco della passione, e allora
la sua mano bruciante la carezzò e la sfiorò senza la minima
indecisione confortando le nuove fiamme che ravvivò in lei.
Poi il ballò finì. Papadopulos uscì fuori dalla finestra
chiudendola, mentre la lucerna rimase li. Attaccata al soffitto specchiato.
Un lampadario.
Sotto. Sul pavimento, le persone ignare applaudirono.
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