Papadopulos

 

Lo vidi arrivare. Camminava storto, le gambe larghe, come una rana, che facevano su e giù come in una strana danza, sembrava che qualcosa lo avesse reso storpio da piccolo. Anche se secondo me non era mai stato piccolo, ero ragionevolmente convinto di questo. Indossava un cappotto lungo di quelli pesanti da inverno russo e un cilindro. La sua figura era troppo lunga ed affusolata per rientrare nel campo dei normali esseri umani, aveva qualcosa che non andava. Era...
strano.
Le braccia, le gambe... gli zigomi pronunciati, gli occhi a palla all'infuori ed il mento. Con quello strano pizzetto che si arricciava. Come nei diavoli d'altri tempi.
Mi porse la sua mano, per stringermela. Era in fiamme.
<< Salve.>> Disse mentre invece di sollevare il cappello metteva mano al piolo di un piccolo cassetto che aveva sulla fronte, lo aprì come un perfetto gentleman.
<< Sono il signor Papadopulos...io... assaggio le persone.>>
Era tardi. Rimise a posto il cassetto, con un'altra mano mi punzecchiò con una forchetta di plastica. Proprio sul fianco.
E poi che cazzo. Con quel cappotto.
Era estate!