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Praga è una città.
Praga è una città mitteleuropea.
Praga è una città mitteleuropea e ottocentesca.
Praga è una città silenziosa, mitteleuropea e ottocentesca.
Praga è una città intima e silenziosa, mitteleuropea e ottocentesca.
Praga è una città per vampiri, intima e silenziosa, mitteleuropea
e ottocentesca.
Lei è i jazzisti su ponte Carlo e la musica classica nelle chiese
e nei palazzi. E' di classe ed affabile.
Tosta da descrivere in sette righe ma mi sono imposto questo limite. Arriviamo
alla nostra casa dove la signora Hana Formanova ci consegna chiavi di
casa e ci sfila duecento euro di caparra. Ma perché nessuno mi
dice mai che devo portarmi ALTRI soldi per la caparra? Fortuna che io
di solito me li porto.
Ad ogni modo non è della caparra che volevo parlare. Vado per flash.
Il quartiere dove alloggiamo. Hradcany è un angolo di mondo intimo
e con le tegole sui tetti. Case basse e tranquille, natura lussureggiante,
grandi pareti di mattoni a difendere e proteggere l'acciottolato delle
strade dall'avanzare del terzo millennio. Ogni tanto mi dimentico che
può esserci così tanta semplice bellezza. Resa ancora più
elegante da questa umiltà centroeuropea e medievaleggiante. Modificata
ma non svilita dal nostro terzo millennio.
Salgo sul tram insieme agli altri. Sento una voce che canta. Guardo Berto,
mi fa un cenno col capo, poi mi passa avanti. Rimango con Frocesco e Daniela.
Una ragazza è seduta davanti a noi su di un sedile. La sento cantare
ma non riesco a vederla bene, il tram è pieno. Non è una
delle principesse slave che vagano per questa città sospesa nel
tempo. E' bionda e un po' pienotta. Con la testa appoggiata al vetro canta
guardando di fuori.
Sembra stia cantando dei canti popolari cechi. Forse qualche antica leggenda,
una specie di bardo contemporaneo. E'... meravigliosa. Canta piano...
delicata e con un controllo eccezionale. Anche sulle note più alte.
Quando il tram si sposta un po' mi metto in una posizione migliore. Non
sta cantando sul tram per chiedere elemosina o altro. Canta perché
canta. Ed è cieca. I suoi occhi azzurri sono quasi del tutto coperti
di una opalescenza lattiginosa e bianca. Il contrasto con la sua voce
stupenda e meravigliosa è forte. In certi tratti mi ricorda Jacqui
McShee dei Pentangles, anche il tipo di melodia da canto popolare dell'ottocento
ha qualcosa a che vedere con un certo tipo di musica irlandese, forse.
Struggente, antica, popolare.
Praga mi sfila davanti e lei canta per tutto il viaggio. La Moldava, i
ponti, la collina col castello e la cattedrale. Ogni tanto lei si ferma,
da un colpetto di tosse e poi ricomincia. Vorrei dirle qualcosa, ma qua
nessuno parla inglese, e poi non voglio disturbarla. Poi com'è
apparsa se ne va. Si aiuta col bastone, scende, ha smesso di cantare e
viene inghiottita da un vicolo.
Stupenda.
Di giorno incanta coi suoi paesaggi, con le sue "situazioni",
con la cattedrale di Parler o il vicolo d'oro, il cimitero ebraico di
Josefov che costa l'equivalente in corone di più di dieci euri
e la piazza della città vecchia. Entrato nella cattedrale di S.Vito
mi dico che c'è qualcosa di inglese in questo gotico. Sono una
scimmia e non so nemmeno che è fatta da Parler finché non
me lo dice la guida. Fiero di me perché a pelle ho riconosciuto
il linguaggio nel colmo della navata centrale, scimmia perché non
lo sapevo da prima. Intanto Alphonse Mucha piazza una vetrata in art nouveau
in una cappella che mi lascia impietrito. Domani Museo di Mucha.
Necessario.
Incontriamo i Boa a suonare nella piazza centrale. Sono simpatici fanno
un crossover zozzo e si danno da fare. La cantante non è assolutamente
una delle principesse slave che vagano per questa città sospesa
nel tempo, però ha un suo fascino, sembra una versione cicciotta
di Kirsten Dunst...e quando canta ha una carica pazzesca. Quando fanno
"we are in this togheter now" dei Nine Inch Nails (che tajo,
e che bella scelta) io mi metto a cantare come un forsennato con lei tutto
il ritornello e ci si guarda e si ride e ci si diverte. Palco grande,
piazza grande ma non troppa gente, quindi contatto col pubblico. Bello.
Bravi Boa.
La sera Praga è vampirica. Noi non ci siamo fatti un week end,
l'abbiamo vissuta in mezzo alla settimana e tutto chiudeva abbastanza
presto a parte le discoteche. Inoltre stando nella zona del castello e
non in quella di piazza Venceslao credo che ci siamo beccati una parte
ben precisa della città. Beh di notte la nostra Praga diviene il
gigante dormiente del Golem e di Rabbi Low, di Havel Vyehrad, un
mio personaggio vampiro, e cacchio sè è affascinante. Anche
solo girare per ponte Carlo, la piazza, o i vicoli... o vedere deserto
il maestoso ingresso al castello... e le luci degli edifici pubblici che
dopo le dodici cominciano a spegnersi a poco a poco mandando a riposare
la città.
Prima l'opera, poi il Rudolfinum... mentre la Moldava prova a sorreggere
le tante fiammelle delle rive senza farle spegnere sul pelo dell'acqua.
Cibo ok, Birra molto ok, prezzi good anche se me li ricordavo più
bassi. Super alcolici no. Becherovska no good.
Cimitero ebraico ok. Quando sono venuto qui con la scuola me l'hanno fatto
perdere non so bene per quale motivo. Ecco, ora siamo pari. Questo cimitero
è la Praga che nelle mie fantasie, è la città più
simile a come mi immagino Vienna nell'ottocento. Dove non sono mai stato.
Si... è un po' contorto. Ho poche ore di sonno.
Finalmente Alphonse Mucha. Genio assoluto. Nell'ottocento anticipava tutto
un filone artistico moderno, da Milo Manara ad Hayao Miyazaki, dai fumetti
alla pubblicità, dipinti art nouveau elevati da questo maestro
a capolavori senza tempo, vicini alla volontà d'arte del nostro
tempo, ammesso che ne esista una.
Vicini a me.
Io esisto.
E mi sono comprato la stampa della sua Estate perché la sua Medea
era troppo impegnativa da mettersi dentro casa... sapete... un'assassina
con quello sguardo... alta due metri... avrebbe sbilanciato un po' tutto.
Mucha delicato, grandioso, geniale, patriottico e fico.
Ho scelto la sua Estate perché la Musica non era 'sto granché,
la Poesia non ti cagava con lo sguardo e poi io non sono un poeta... (e
nemmeno uno scrittore) e la Stella della Sera e la Luna erano troppo cupe
per il suo standard. Lorenzaccio è bello ma era un uomo, e uguale
Amleto, anche se era comunque interpretato da Sarah Bernhardt l'attrice
per cui Mucha faceva le locandine... alla fine l'Estate invece guarda
in camera ed ammicca. E' elegante eppure compagnona.
E' di classe ed affabile.
E io una donna del genere mi piacerebbe avercela in casa.
Vyehrad. La mattina del penultimo giorno visitiamo un altro cimitero
a Praga, celato nel silenzio profondo della fortezza di Vyehrad
divenuta ormai un grande parco cinto da mura ed a picco sulla Moldava.
Rendiamo omaggio a Dvorák ed a Mucha.
Mentre siamo alla ricerca della tomba di Mucha una folata di vento più
forte del solito fa cadere un vaso con dentro dei fiori da una tomba spaccandolo.
Il silenzio del cimitero viene turbato. Le lapidi nere osservano assenti.
Bardo e Daniela raccolgono il vaso ormai spezzato in due e lo rimettono
a posto. E' la tomba di un certo Bedrich Smetana, non lo conosco, l'ho
già sentito nominare. (No cazzo, si che lo conosco, ha fatto la
Moldava... l'ho pure canticchiata quando siamo scesi sulle sue sponde
stamattina. Ma non lo ricollego quando sto a Praga.)
Ha le corone di fiori e coccarde fresche portate dalla repubblica Ceca...
come pure Dvorák. Ma quel vaso s'è rotto.
Daniela lo rialza e lo rimette a posto.
Il vento torna rispettoso.
A casa chiacchiero con Nick Hornby di Alta Fedeltà. Si mi piaci
amico ma non mi reggi sulle lunghe distanze. Ogni tanto mi scasso. O forse
non ho ancora trent'anni. Una donna e poi un'altra, legate alla musica,
ancora in giro per Praga anche se ognuna di esse non è una delle
principesse slave che vagano per questa città sospesa nel tempo.
La sera andiamo al concerto.
Siamo io, Berto, Bardo, Marco e Frocesco. Siamo vestiti da sera. E andiamo
ad assistere ad un concerto da camera di musica classica. Una specie di
Greatest Hits per ignorantoni.
Sapevamo che c'era la primavera di Praga. Praga è piena di concerti
di musica classica e noi alla fine abbiamo scelto per il Rudolfinum, l'auditorium
di Praga con il Prague Echo Ensamble a suonare. Che coatti portarsi il
vestito da sera a Praga. Italians do it better. Una volta tanto sono fiero
del mio paese. E riesco a mettere da parte il coacervo di egoismi autodistruttivi
che siamo diventati. Come dice il Bardo.
Iniziano con Mozart. Quando ero piccolo il fatto che esistesse un Guglielmo
Tell mi aveva evidentemente colpito. Guglielmo è mio fratello.
La cosa doveva avermi colpito abbastanza a giudicare dalla pronta risposta
di mio padre. Che si inventò su due piedi che Eine Kleine Nachtmusik
di Mozart fosse il FILIPPO TELL.
Iniziano con quella. Ritorno bambino. Un po' mi commuovo.
Poi c'è Vivaldi. E continuo ad essere bambino... quando mi sentivo
le quattro stagioni dallo stereo di papà in camera sua. Vivaldi
è metallaro. Mi smuove dentro.
Poi c'è Dvorák e ritorno adulto, col suo Nuovo Mondo e la
Slavonic Dance. Sento le affinità di gusto musicale. E poi cacchio
bravi questi.
Poi, a sorpresa, c'è Smetana. E ripenso all'incontro di stamattina.
Smetana ci regala un pezzo di rara bellezza. Allegro e Praghese, deciso
e divertente. Tecnico. Il cuore mi si allarga. Grazie Bedrich...
...no no.. grazie a te.
Verso la fine del concerto l'orchestra di dimostra composta da cazzoni.
Durante una polka di Strauss iniziano ad allargarsi. Prima uno slide del
contrabbasso da blues. Poi ad un certo punto si fermano, girano tutti
insieme la pagina dello spartito e fanno un'ultima nota finale tutti insieme
a concludere.
Risate.
Finiscono a mischiare Offenbach con un Can Can... e concludono con un
Bis alla Igudesman & Joo in cui fanno suoni strambi e finiscono a
suonare gli archi come chitarre. E me tajo.
Perché suonano da dio, ma sono giovani e cazzoni. Mi piace.
L'ultima sera, mentre puliamo casa, vado a buttare l'immondizia. Esco
in pigiama e ciabatte. Scendo le scale di legno che mi portano sulla via.
Sui "sanpietrini" che qua avranno un nome diverso, forse solo
strada. Cammino un po' alla luce dei lampioni ottocenteschi,
respiro l'aria fresca della sera. Un topolino piccolo mi passa davanti.
Butto l'immondizia e risalgo. Mi vivo Praga da abitante. Da solo nel silenzio.
del ritorno ricordo una sveglia presto, una serie infinita di contrattempi
e lo sguardo severo della tipa del check-in che non è una delle
principesse slave che vagano per questa città sospesa nel tempo,
ma ha i suoi occhi gelidi e gli occhiali da professoressa cattiva. E ci
rompe le balle perché abbiamo fatto tardi. E poi la corsa al metal
detector, lo spogliarello, mio, niente Big Sister... perché le
mie scarpe sono di ferro al 90% credo, e la cinta ha la fibbia di acciaio
damascato di Toledo. La corsa al gate con le scarpe slacciate e senza
cinta a reggere i pantaloni. E sudato, stanco morto per la corsa, col
vento gelido di Praga che mi gela addosso il sudore, faccio per salire
sull'aereo e una delle principesse slave che vagano per questa città
sospesa nel tempo mi ferma per un braccio con delicatezza e mi porge il
maglione che mi era caduto nella fretta di tirare fuori il biglietto.
Mi sorride solare, di classe ed affabile.
Ciao Praga, prima o poi ritorno.
Praga è una città?
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